PERGAMO

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PERGAMO. - Nel Nuovo Testamento, P. è ricordata in Apoc. I, II e 2, 12 (Περγαμος) quale sede di una florente comunità cristiana, che aveva dato da tempo (ibid. 2, 13) a Cristo la testimonianza del martirio. ANTIPAPA (v.) non è, forse, che un caso illustre, preso a modello. L'evangelizzazione di P. poté avvenire per opera d'invitati di Paolo o per lo zelo spontaneo di convertiti durante la predicazione efesina di lui (54-57).

Ad Efeso convenivano per le Artemisie (v. DIANA) forestieri di tutta l'Asia; per cui questa città si prestava a divenire un centro d'irradiazione cristiana. Indice dei rapidi progressi del Vangelo nella provincia sono i saluti delle «Chiese dell'Asia» già in I Cor. 16, 19. L'abitudine poi di Paolo d'investire i maggiori centri delle regioni da evangelizzare, l'avere egli inviato (Col. 1, 7; 4, 12 sg.). Epafra (v.) Colosse (v.), Laodicea (v.), Gerapoli porta a credere che non abbia trascurato la celebre città della Misia. Allora, però, lo splendore di P. andava Efeso (v.), divenuta effettivamente la più importante città della provincia e sede del proconsolo. Forse per questo Efeso è nominata al primo posto tra le sette Chiese (Apoc. 1, 11), mentre P. viene terza, dopo Smirne.

Le prime conquiste cristiane a P. poterono avvenire, come altrove, tra i Giudei (una comunità giudaica a P. è attestata da Flavio Giuseppe, Antiq. Ind., XIV, 10, 22); ma l'elemento etnico-cristiano dovette presto divenire prevalente, come si può arguire anche dalle caratteristiche di quei nicolaiti (v.), che sono uno scandalo per la comunità, paragonabile a quello suscitato da Balaam ai danni d'Israele: idolatria e fornicazione (Apoc. 2, 14 sg.).

Tutta la lettera indirizzata alla Chiesa di P. s'inquadra bene in tale ambiente. Al potere imperiale, ivi divinizzato, viene opposto il potere di Cristo; allo ius gladii del rappresentante di Roma, che perseguitava la Chiesa, la spada a doppio taglio di Cristo (ibid. 2, 12). Che P. potesse considerarsi come «trono di Satana» e il luogo ove Satana abita (ibid. 2, 13) si spiega per le svariate manifestazioni idolatriche che si svolgevano nei molti templi disseminati sui fianchi dell'Acropoli e nella città bassa.

L'Acropoli stessa somiglia a un colossale trono che s'innalza tra gli avvallamenti del Cezio e del Seilno. Ma soprattutto era famoso l'altare di Giove. Il culto di Asclepio, con l'emblema del serpente, può aver evocato Gen. 3, 1 (cf. Apoc. 12, 9; 20, 2).

Caiò (o Gaio [v.]), al quale è indirizzata la III Epistola di Giovanni, sarebbe stato vescovo di P., secondo le Cost. apost. (VII, 46; PG 1, 1053).

Bibl.: V. Chapot, La province romaine proconsulaire d'Asie, Parigi 1904, pp. 507-32 (passim); W. M. Ramsay, The letters to the seven Churches, Londra 1904, pp. 281-315; id., Pergamus et Pergamum, in Dict. of the Bible, III, pp. 749-52; L. Fillion, Pergame, V, in DB, coll. 134-40; E-B. Allo, L'Apocalypse, Parigi 1921, pp. 27-30, cf. p. 16; V. Schultze, Altchristliche Städte und Landschaften, II, Gütersloh 1926, pp. 20-49; M. Kiddle, The revelation of st. John, Londra 1940, ristampa 1946, pp. 29-35. Teodorico da Castel San Pietro