Enciclopedia Cattolica vol. IX, 1952 Paleografia

PERGAMENA

English Cita

Noto anche come: inglese: parchment; latino: membrana

PERGAMENA. - La p. o cartapecora (in latino
membrana) è pelle di animale conciata secondo un
processo che, a detta di Plinio il Vecchio (Nat. hist.,
XIII, 11), che cita Varrone, fu scoperto da Eumene II
re di Pergamo quando, al principio del sec. II a. C.,
Tolomeo re d'Egitto vietò l'esportazione del papiro
per impedire che la Biblioteca di Pergamo si svilup-
passe ed eclissasse quella d'Alessandria. In realtà
fin dai tempi più lontani era stato impiegato il cuoio
per ricevere la scrittura presso gli stessi Egiziani,
gli Ebrei, gli Assiri, i Persiani e i Greci, che desi-
gnarono poi con il nome di diphtherai anche altre
materie che servivano per scrivere. Ma la tecnica
adottata a Pergamo e l'industria che ne derivò fu-
rono senza dubbio, ormai, quelle che dettero il
nome alla p. (pergamemum).

Si utilizzava in generale pelle di montone, di bue
o di capra, che, ben raschiata, era poi immersa in acqua
calda per essere sgrassata, quindi messa ad asciugare
e strofinata, senz'altra concia, con creta in polvere, e in-
fine pulita con pietra pomice o altro surrogato. La ma-
teria così ottenuta era meravigliosamente atta a ricevere
la scrittura, presentava una superficie liscia e sufficient-
mente solida e poteva essere adoperata indifferentemente
da tutte e due le parti; inoltre si conservava assai meglio
del papiro, reagendo ottimamente all'influenza degli agenti
esteriori e, contrariamente al papiro, sopportava facil-
mente la cancellazione, ciò che contribuì alla sua diffu-
sione. Si trovano, infatti, fra i manoscritti su p., specie
durante il medioevo, numerosi palinsesti (v.), vale a dire
manoscritti su cui la primitiva scrittura era stata raschiata
per riscrivervi un nuovo testo.

La p. fu dapprima usata per scrivere lettere, docu-
menti, brevi note; più tardi fu utilizzata per la confe-
zione di libri; tuttavia la sua industria non si genera-
lizzò che lentamente e dovette attendere tre secoli prima
che trionfasse completamente sul papiro, il cui uso si
perdette a poco a poco a partire dal sec. IV. Senza dubbio
si conoscevano ancora, verso il sec. XI, rotoli e fogli di
papiro della Cancelleria pontificia, ma bisognerà consi-
derarli come eccezioni che dovevano la loro esistenza
solo a un prezzo d'affezione per una materia ormai scarsa
e divenuta rarissima.

È oggi accertato che i primi libri in p. furono pre-
parati in forma di rotolo, benché non se ne conservi
alcun esemplare classico (è noto che i rotoli furono molto
in uso presso gli Ebrei, che li impiegarono per il loro
libro sacro, la Tóráh). La loro lunghezza fu generalmente
quella della pelle impiegata, ma ove necessario furono
cuciti e confezionati rotoli più lunghi. Si usò anche la
p. tinta in porpora nei primi tempi per coprire i rotoli
di papiro, e fu certo questa la prima apparizione della
legatura. Tuttavia la forma del rotolo doveva essere poco
maneggevole e alquanto incomoda, se nel sec. II d. C.
già si pensò di dare ai libri la forma stessa delle antiche
tavolette cerate (da cui presero anche il nome di codices
o caudices). I più antichi codici conservati su p. risalgono
al sec. IV o al III d. C.; quanto ai documenti membra-
nacei, i più antichi che siano pervenuti sono del sec. VII.
Tra i codici alcuni furono scritti a lettere d'oro o d'ar-
gento, e sono in parte giunti fino ad oggi, già dal sec. VI,
come il famoso Codice argenteo degli Evangeli greci di
Ulfila, a Uppsala, e, in Italia, il Codice purpureo della
cattedrale di Rossano Calabro. Molti altri codici pur-
purei si conservano anche dei secc. VIII, IX e X, specie
del periodo carolino, in cui interi volumi furono scritti
con inchiostri a più colori, azzurro, verde, violetto, giallo,
il primo particolarmente per la coloritura delle iniziali, uni-
tamente al rosso, che, nei più antichi codici membranacei,
si trova specialmente nelle linee iniziali, nei titoli e nelle
sottoscrizioni (colophon). Il rosso rimase poi per le iniziali,
per i titoli e le didascalie dei capitoli e dei paragrafi (donde
rubrica e rubricare) e talora per le annotazioni marginali,
le segnature, i richiami, più largamente nei libri liturgici.

Bibliografia
BIBL.: E. Egger, Histoire du livre depuis ses origines jusqu'à nos jours, Parigi s. a., p. 16 sg. W. Wattenbach, Das Schriftper lo zelo spontaneo di convertiti durante la predicazione efesina di lui (54-57).

Ad Efeso convenivano per le Artemisie (v. DIANA) forestieri di tutta l'Asia; per cui questa città si prestava a divenire un centro d'irradiazione cristiana. Indice dei rapidi progressi del Vangelo nella provincia sono i saluti delle « Chiese dell'Asia » già in I Cor. 16, 19. L'abitudine poi di Paolo d'investire i maggiori centri delle regioni da evangelizzare, l'avere egli inviato (Col. 1, 7; 4, 12 sg.) Epafra (v.) nelle città frigie di Colosse (v.), Laodicea (v.), Gerapoli porta a credere che non abbia trascurato la celebre città della Misis. Allora, però, lo splendore di P. andava offuscandosi di fronte alla rivale Efeso (v.), divenuta effettivamente la più importante città della provincia e sede del proconsole. Forse per questo Efeso è nominata al primo posto tra le sette Chiese (Apoc. 1, 11), mentre P. viene terza, dopo Smirne.

Le prime conquiste cristiane a P. poterono avvenire, come altrove, tra i Giudei (una comunità giudaica a P. è attestata da Flavio Giuseppe, Antiq. Iud., XIV, 10, 22); ma l'elemento etnico-cristiano dovette presto divenire prevalente, come si può arguire anche dalle caratteristiche di quei nicolaiti (v.), che sono uno scandalo per la comunità, paragonabile a quello suscitato da Balaam ai danni d'Israele: idolatria e fornicazione (Apoc. 2, 14 sg.).

Tutta la lettera indirizzata alla Chiesa di P. s'inquadra bene in tale ambiente. Al potere imperiale, ivi divinizzato, viene opposto il potere di Cristo; allo ius gladii del rappresentante di Roma, che perseguitava la Chiesa, la spada a doppio taglio di Cristo (ibid. 2, 12). Che P. potesse considerarsi come « trono di Satana » e il luogo ove Satana abita (ibid. 2, 13) si spiega per le svariate manifestazioni idolatriche che si svolgevano nei molti templi disseminati sui fianchi dell'Acropoli e nella città bassa.

wesen im Mittelalter, 3ª ed., Lipsia 1896, pp. 113-39; Th. Birt, Kritik und Hermeneutik, nebst Abriss des antiken Buchwesens (Handbuch der hlass. Altertumswissenschaft, 1, III), Monaco 1913, pp. 280-83; C. Paoli, Programma scolastico di paleografia latina e diplomatica, II: Materie scrittorie e librarie, Firenze 1913, pp. 40-49.

Renso Frattarolo

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Di Renzo Frattarolo

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Testo originale: Enciclopedia Cattolica, vol. IX (1952), coll. 1176–1177.

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Frattarolo, Renzo. “Pergamena.” In Enciclopedia Cattolica, vol. IX, coll. 1176–1177. Città del Vaticano: Ente per l’Enciclopedia Cattolica e per il Libro Cattolico, 1952. https://azioneromana.com/it/article/pergamena.

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Frattarolo, Renzo. “Pergamena.” Enciclopedia Cattolica, vol. IX, Ente per l’Enciclopedia Cattolica e per il Libro Cattolico, 1952, coll. 1176–1177. Azione Romana, https://azioneromana.com/it/article/pergamena.

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