EPAFRA (Volg. Epaphras). – Discepolo e collaboratore di Paolo (Col. 1, 7; 4, 12; Philem. 23).
Che il suo nome (Ἐπαφράς) Epafrodito (v.) pare certo; ma non può dirsi altrettanto dell'opinione che vorrebbe fare dei due un solo personaggio, designato ora con la forma pieno ora con quella vezzeggiativa. La distinzione è richiesta dalla diversità dell'ambiente in cui i due operano i due loro rapporti con Paolo.
E. aveva ammaestrato (Col. 1, 7; cf. 2, 6 sq.) i fedeli di Colosse (v. COLOSSESI, EPISTOLA AI). In Col. 4, 12 sq. E. saluta la comunità a cui appartiene, come nativo della stessa città di Colosse e come organizzatore a capo. Paolo lo dice «servo di Cristo Gesù», sempre ansioso (ἀνθρωπίνης), νομίζει, nella preghiera del bene, non solo dei Colossesi, ma anche dei fedeli di Laodicea e di Gerasa. È probabile che a lui si dovesse anche la
EPAFRA (Volg. Epaphras). – Discepolo e collaboratore di s. Paolo, noto dalla sola Lettura ai Filippesi, se lo si considera, com'è quasi certo, Epafra (v.). Il quadro vivo che di lui ci traccia Phil. 2, 25-30 ha il tono affettuoso di tutta la lettera. Paolo lo chiama suo «frattello e cooperatore e commilitone» (v. 25), con una gradazione ascendente che esprime bene il sentire comune, il comune lavoro, il rischio e la sofferenza comuni. È detto, inoltre, «invitato» (ἀναστάλω), nel senso profano della parola, perché mandato dai Filippesi, con doni di vario genere, per sovvenire alle necessità di Paolo; onde questi lo chiama pure «ministro» (ἀναστάτης), ἐκτενοῦνται V. 30) delle mie necessità.
A Roma E. era caduto in una malattia mortale, che aveva tenuto in grave preoccupazione tanto Paolo che i fedeli di Filippi. Il Signore, però, aveva avuto pietà di lui, ed anche di Paolo, affinché questi non avesse tristezza sopra tristezza (v. 27). Ora Paolo s'affrettava a rimandarlo Filippesi, perché la gioia divenisse comune. Pare che la malattia di E. fosse una conseguenza degli strapazzi del viaggio a Roma, perché Paolo, dopo avere detto che E. ha rasentato la morte per l'opera (ἐκ τῷ ἔργον) di Cristo (v. 30), aggiunge subito, precisando, che egli aveva esposto la propria vita per il compimento di quella ἀποστολή, che i Filippesi avevano voluto compiere verso il loro Apostolo. Il Martyrologo Romano lo ricorda il 22 marzo come vescovo e martire a Terracina (οἱ Ἀρμανοί) dove l'avrebbe inviato s. Pietro. Cf. Acta SS. Martii, 3a ed., Parigi-Roma 1865, p. 367 sq.
EPAFRA (Volg. Epaphras). – Discepolo e collaboratore di s. Paolo, noto dalla sola Lettura ai Filippesi, se lo si considera, com'è quasi certo, Epafra (v.). Il quadro vivo che di lui ci traccia Phil. 2, 25-30 ha il tono affettuoso di tutta la lettera. Paolo lo chiama suo «frattello e cooperatore e commilitone» (v. 25), con una gradazione ascendente che esprime bene il sentire comune, il comune lavoro, il rischio e la sofferenza comuni. È detto, inoltre, «invitato» (ἀναστάλω), nel senso profano della parola, perché mandato dai Filippesi, con doni di vario genere, per sovvenire alle necessità di Paolo; onde questi lo chiama pure «ministro» (ἀναστάτης), ἐκτενοῦνται V. 30) delle mie necessità.
A Roma E. era caduto in una malattia mortale, che aveva tenuto in grave preoccupazione tanto Paolo che i fedeli di Filippi. Il Signore, però, aveva avuto pietà di lui, ed anche di Paolo, affinché questi non avesse tristezza sopra tristezza (v. 27). Ora Paolo s'affrettava a rimandarlo Filippesi, perché la gioia divenisse comune. Pare che la malattia di E. fosse una conseguenza degli strapazzi del viaggio a Roma, perché Paolo, dopo avere detto che E. ha rasentato la morte per l'opera (ἐκ τῷ ἔργον) di Cristo (v. 30), aggiunge subito, precisando, che egli aveva esposto la propria vita per il compimento di quella ἀποστολή, che i Filippesi avevano voluto compiere verso il loro Apostolo. Il Martyrologo Romano lo ricorda il 22 marzo come vescovo e martire a Terracina (οἱ Ἀρμανοί) dove l'avrebbe inviato s. Pietro. Cf. Acta SS. Martii, 3a ed., Parigi-Roma 1865, p. 367 sq.
EPAFRA (Volg. Epaphras). – Discepolo e collaboratore di s. Paolo, noto dalla sola Lettura ai Filippesi, se lo si considera, com'è quasi certo, Epafra (v.). Il quadro vivo che di lui ci traccia Phil. 2, 25-30 ha il tono affettuoso di tutta la lettera. Paolo lo chiama suo «frattello e cooperatore e commilitone» (v. 25), con una gradazione ascendente che esprime bene il sentire comune, il comune lavoro, il rischio e la sofferenza comuni. È detto, inoltre, «invitato» (ἀναστάλω), nel senso profano della parola, perché mandato dai Filippesi, con doni di vario genere, per sovvenire alle necessità di Paolo; onde questi lo chiama pure «ministro» (ἀναστάτης), ἐκτενοῦνται V. 30) delle mie necessità.
A Roma E. era caduto in una malattia mortale, che aveva tenuto in grave preoccupazione tanto Paolo che i fedeli di Filippi. Il Signore, però, aveva avuto pietà di lui, ed anche di Paolo, affinché questi non avesse tristezza sopra tristezza (v. 27). Ora Paolo s'affrettava a rimandarlo Filippesi, perché la gioia divenisse comune. Pare che la malattia di E. fosse una conseguenza degli strapazzi del viaggio a Roma, perché Paolo, dopo avere detto che E. ha rasentato la morte per l'opera (ἐκ τῷ ἔργον) di Cristo (v. 30), aggiunge subito, precisando, che egli aveva esposto la propria vita per il compimento di quella ἀποστολή, che i Filippesi avevano voluto compiere verso il loro Apostolo. Il Martyrologo Romano lo ricorda il 22 marzo come vescovo e martire a Terracina (οἱ Ἀρμανοί) dove l'avrebbe inviato s. Pietro. Cf. Acta SS. Martii, 3a ed., Parigi-Roma 1865, p. 367 sq.
EPAFRA (Volg. Epaphras). – Discepolo e collaboratore di s. Paolo, noto dalla sola Lettura ai Filippesi, se lo si considera, com'è quasi certo, Epafra (v.). Il quadro vivo che di lui ci traccia Phil. 2, 25-30 ha il tono affettuoso di tutta la lettera. Paolo lo chiama suo «frattello e cooperatore e commilitone» (v. 25), con una gradazione ascendente che esprime bene il sentire comune, il comune lavoro, il rischio e la sofferenza comuni. È detto, inoltre, «invitato» (ἀναστάλω), nel senso profano della parola, perché mandato dai Filippesi, con doni di vario genere, per sovvenire alle necessità di Paolo; onde questi lo chiama pure «ministro» (ἀναστάτης), ἐκτενοῦνται V. 30) delle mie necessità.
A Roma E. era caduto in una malattia mortale, che aveva tenuto in grave preoccupazione tanto Paolo che i fedeli di Filippi. Il Signore, però, aveva avuto pietà di lui, ed anche di Paolo, affinché questi non avesse tristezza sopra tristezza (v. 27). Ora Paolo s'affrettava a rimandarlo Filippesi, perché la gioia divenisse comune. Pare che la malattia di E. fosse una conseguenza degli strapazzi del viaggio a Roma, perché Paolo, dopo avere detto che E. ha rasentato la morte per l'opera (ἐκ τῷ ἔργον) di Cristo (v. 30), aggiunge subito, precisando, che egli aveva esposto la propria vita per il compimento di quella ἀποστολή, che i Filippesi avevano voluto compiere verso il loro Apostolo. Il Martyrologo Romano lo ricorda il 22 marzo come vescovo e martire a Terracina (οἱ Ἀρμανοί) dove l'avrebbe inviato s. Pietro. Cf. Acta SS. Martii, 3a ed., Parigi-Roma 1865, p. 367 sq.
EPAFRA (Volg. Epaphras). – Discepolo e collaboratore di s. Paolo, noto dalla sola Lettura ai Filippesi, se lo si considera, com'è quasi certo, Epafra (v.). Il quadro vivo che di lui ci traccia Phil. 2, 25-30 ha il tono affettuoso di tutta la lettera. Paolo lo chiama suo «frattello e cooperatore e commilitone» (v. 25), con una gradazione ascendente che esprime bene il sentire comune, il comune lavoro, il rischio e la sofferenza comuni. È detto, inoltre, «invitato» (ἀναστάλω), nel senso profano della parola, perché mandato dai Filippesi, con doni di vario genere, per sovvenire alle necessità di Paolo; onde questi lo chiama pure «ministro» (ἀναστάτης), ἐκτενοῦνται V. 30) delle mie necessità.
A Roma E. era caduto in una malattia mortale, che aveva tenuto in grave preoccupazione tanto Paolo che i fedeli di Filippi. Il Signore, però, aveva avuto pietà di lui, ed anche di Paolo, affinché questi non avesse tristezza sopra tristezza (v. 27). Ora Paolo s'affrettava a rimandarlo Filippesi, perché la gioia divenisse comune. Pare che la malattia di E. fosse una conseguenza degli strapazzi del viaggio a Roma, perché Paolo, dopo avere detto che E. ha rasentato la morte per l'opera (ἐκ τῷ ἔργον) di Cristo (v. 30), aggiunge subito, precisando, che egli aveva esposto la propria vita per il compimento di quella ἀποστολή, che i Filippesi avevano voluto compiere verso il loro Apostolo. Il Martyrologo Romano lo ricorda il 22 marzo come vescovo e martire a Terracina (οἱ Ἀρμανοί) dove l'avrebbe inviato s. Pietro. Cf. Acta SS. Martii, 3a ed., Parigi-Roma 1865, p. 367 sq.
EPAFRA (Volg. Epaphras). – Discepolo e collaboratore di s. Paolo, noto dalla sola Lettura ai Filippesi, se lo si considera, com'è quasi certo, Epafra (v.). Il quadro vivo che di lui ci traccia Phil. 2, 25-30 ha il tono affettuoso di tutta la lettera. Paolo lo chiama suo «frattello e cooperatore e commilitone» (v. 25), con una gradazione ascendente che esprime bene il sentire comune, il comune lavoro, il rischio e la sofferenza comuni. È detto, inoltre, «invitato» (ἀναστάλω), nel senso profano della parola, perché mandato dai Filippesi, con doni di vario genere, per sovvenire alle necessità di Paolo; onde questi lo chiama pure «ministro» (ἀναστάτης), ἐκτενοῦνται V. 30) delle mie necessità.
A Roma E. era caduto in una malattia mortale, che aveva tenuto in grave preoccupazione tanto Paolo che i fedeli di Filippi. Il Signore, però, aveva avuto pietà di lui, ed anche di Paolo, affinché questi non avesse tristezza sopra tristezza (v. 27). Ora Paolo s'affrettava a rimandarlo Filippesi, perché la gioia divenisse comune. Pare che la malattia di E. fosse una conseguenza degli strapazzi del viaggio a Roma, perché Paolo, dopo avere detto che E. ha rasentato la morte per l'opera (ἐκ τῷ ἔργον) di Cristo (v. 30), aggiunge subito, precisando, che egli aveva esposto la propria vita per il compimento di quella ἀποστολή, che i Filippesi avevano voluto compiere verso il loro Apostolo. Il Martyrologo Romano lo ricorda il 22 marzo come vescovo e martire a Terracina (οἱ Ἀρμανοί) dove l'avrebbe inviato s. Pietro. Cf. Acta SS. Martii, 3a ed., Parigi-Roma 1865, p. 367 sq.
EPAFRA (Volg. Epaphras). – Discepolo e collaboratore di s. Paolo, noto dalla sola Lettura ai Filippesi, se lo si considera, com'è quasi certo, Epafra (v.). Il quadro vivo che di lui ci traccia Phil. 2, 25-30 ha il tono affettuoso di tutta la lettera. Paolo lo chiama suo «frattello e cooperatore e commilitone» (v. 25), con una gradazione ascendente che esprime bene il sentire comune, il comune lavoro, il rischio e la sofferenza comuni. È detto, inoltre, «invitato» (ἀναστάλω), nel senso profano della parola, perché mandato dai Filippesi, con doni di vario genere, per sovvenire alle necessità di Paolo; onde questi lo chiama pure «ministro» (ἀναστάτης), ἐκτενοῦνται V. 30) delle mie necessità.
A Roma E. era caduto in una malattia mortale, che aveva tenuto in grave preoccupazione tanto Paolo che i fedeli di Filippi. Il Signore, però, aveva avuto pietà di lui, ed anche di Paolo, affinché questi non avesse tristezza sopra tristezza (v. 27). Ora Paolo s'affrettava a rimandarlo Filippesi, perché la gioia divenisse comune. Pare che la malattia di E. fosse una conseguenza degli strapazzi del viaggio a Roma, perché Paolo, dopo avere detto che E. ha rasentato la morte per l'opera (ἐκ τῷ ἔργον) di Cristo (v. 30), aggiunge subito, precisando, che egli aveva esposto la propria vita per il compimento di quella ἀποστολή, che i Filippesi avevano voluto compiere verso il loro Apostolo. Il Martyrologo Romano lo ricorda il 22 marzo come vescovo e martire a Terracina (οἱ Ἀρμανοί) dove l'avrebbe inviato s. Pietro. Cf. Acta SS. Martii, 3a ed., Parigi-Roma 1865, p. 367 sq.
EPAFRA (Volg. Epaphras). – Discepolo e collaboratore di s. Paolo, noto dalla sola Lettura ai Filippesi, se lo si considera, com'è quasi certo, Epafra (v.). Il quadro vivo che di lui ci traccia Phil. 2, 25-30 ha il tono affettuoso di tutta la lettera. Paolo lo chiama suo «frattello e cooperatore e commilitone» (v. 25), con una gradazione ascendente che esprime bene il sentire comune, il comune lavoro, il rischio e la sofferenza comuni. È detto, inoltre, «invitato» (ἀναστάλω), nel senso profano della parola, perché mandato dai Filippesi, con doni di vario genere, per sovvenire alle necessità di Paolo; onde questi lo chiama pure «ministro» (ἀναστάτης), ἐκτενοῦνται V. 30) delle mie necessità.
A Roma E. era caduto in una malattia mortale, che aveva tenuto in grave preoccupazione tanto Paolo che i fedeli di Filippi. Il Signore, però, aveva avuto pietà di lui, ed anche di Paolo, affinché questi non avesse tristezza sopra tristezza (v. 27). Ora Paolo s'affrettava a rimandarlo Filippesi, perché la gioia divenisse comune. Pare che la malattia di E. fosse una conseguenza degli strapazzi del viaggio a Roma, perché Paolo, dopo avere detto che E. ha rasentato la morte per l'opera (ἐκ τῷ ἔργον) di Cristo (v. 30), aggiunge subito, precisando, che egli aveva esposto la propria vita per il compimento di quella ἀποστολή, che i Filippesi avevano voluto compiere verso il loro Apostolo. Il Martyrologo Romano lo ricorda il 22 marzo come vescovo e martire a Terracina (οἱ Ἀρμανοί) dove l'avrebbe inviato s. Pietro. Cf. Acta SS. Martii, 3a ed., Parigi-Roma 1865, p. 367 sq.
EPAFRA (Volg. Epaphras). – Discepolo e collaboratore di s. Paolo, noto dalla sola Lettura ai Filippesi, se lo si considera, com'è quasi certo, Epafra (v.). Il quadro vivo che di lui ci traccia Phil. 2, 25-30 ha il tono affettuoso di tutta la lettera. Paolo lo chiama suo «frattello e cooperatore e commilitone» (v. 25), con una gradazione ascendente che esprime bene il sentire comune, il comune lavoro, il rischio e la sofferenza comuni. È detto, inoltre, «invitato» (ἀναστάλω), nel senso profano della parola, perché mandato dai Filippesi, con doni di vario genere, per sovvenire alle necessità di Paolo; onde questi lo chiama pure «ministro» (ἀναστάτης), ἐκτενοῦνται V. 30) delle mie necessità.
A Roma E. era caduto in una malattia mortale, che aveva tenuto in grave preoccupazione tanto Paolo che i fedeli di Filippi. Il Signore, però, aveva avuto pietà di lui, ed anche di Paolo, affinché questi non avesse tristezza sopra tristezza (v. 27). Ora Paolo s'affrettava a rimandarlo Filippesi, perché la gioia divenisse comune. Pare che la malattia di E. fosse una conseguenza degli strapazzi del viaggio a Roma, perché Paolo, dopo avere detto che E. ha rasentato la morte per l'opera (ἐκ τῷ ἔργον) di Cristo (v. 30), aggiunge subito, precisando, che egli aveva esposto la propria vita per il compimento di quella ἀποστολή, che i Filippesi avevano voluto compiere verso il loro Apostolo. Il Martyrologo Romano lo ricorda il 22 marzo come vescovo e martire a Terracina (οἱ Ἀρμανοί) dove l'avrebbe inviato s. Pietro. Cf. Acta SS. Martii, 3a ed., Parigi-Roma 1865, p. 367 sq.
EPAFRA (Volg. Epaphras). – Discepolo e collaboratore di s. Paolo, noto dalla sola Lettura ai Filippesi, se lo si considera, com'è quasi certo, Epafra (v.). Il quadro vivo che di lui ci traccia Phil. 2, 25-30 ha il tono affettuoso di tutta la lettera. Paolo lo chiama suo «frattello e cooperatore e commilitone» (v. 25), con una gradazione ascendente che esprime bene il sentire comune, il comune lavoro, il rischio e la sofferenza comuni. È detto, inoltre, «invitato» (ἀναστάλω), nel senso profano della parola, perché mandato dai Filippesi, con doni di vario genere, per sovvenire alle necessità di Paolo; onde questi lo chiama pure «ministro» (ἀναστάτης), ἐκτενοῦνται V. 30) delle mie necessità.
A Roma E. era caduto in una malattia mortale, che aveva tenuto in grave preoccupazione tanto Paolo che i fedeli di Filippi. Il Signore, però, aveva avuto pietà di lui, ed anche di Paolo, affinché questi non avesse tristezza sopra tristezza (v. 27). Ora Paolo s'affrettava a rimandarlo Filippesi, perché la gioia divenisse comune. Pare che la malattia di E. fosse una conseguenza degli strapazzi del viaggio a Roma, perché Paolo, dopo avere detto che E. ha rasentato la morte per l'opera (ἐκ τῷ ἔργον) di Cristo (v. 30), aggiunge subito, precisando, che egli aveva esposto la propria vita per il compimento di quella ἀποστολή, che i Filippesi

Eos - E, sostiene il corno di Memnone. Vasa a Spura zesse. opera di Duris (fine del sec. vi a. C.) - Parigi. Museo dei Louvre.