EPAFRA (Volg. Epaphras). - Discepolo e collaboratore di Paolo (Col. 1, 7; 4, 12; Philem. 23).
Che il suo nome (Ἐπασρᾶς) Epafrodito (v.) pare certo; ma non può dirsi altrettanto dell'opinione che vorrebbe fare dai due un solo personaggio, designato ora con la forma piena ora con quella vezeggistica. La distinzione è richiesta dalla diversità dell'ambiente in cui i due operano a dei loro rapporti con Paolo.
E. aveva ammaestrato (Col. 1, 7; cf. 2, 6 sg.) i fedeli di Colosse (v. COLOSSESI, EPISTOLA AI). In Col. 4, 12 sg. E. saluta la comunità a cui appartiene, come nativo della stessa città di Colosse e come organizzatore a capo. Paolo lo dice « servo di Cristo Gesù », sempre ansioso (« lottante », ἀγωνιζόμενος, nella preghiera) del bene, non solo dei Colossesi, ma anche dei fedeli di Laodicea e di Gerapoli. È probabile che a lui si dovesse anche la
fondazione e l'evangelizzazione di queste due comunità. Che E. fosse etnico-cristiano risulta dal modo deciso con cui viene distinto dal gruppo dai nominati immediatamente prima (Col. 4, 10 sg.) come « appartenenti alla circoncisione ».
Mentre Paolo era prigioniero la prima volta a Roma (con poca probabilità altri pensano piuttosto a Cesarea: V. PRIGIONIA, EPISTOLE della) E. venne a visitarlo e a portargli notizie complessivamente confortanti sulle condizioni della comunità di Colosse (Col. 1, 4-8). Pare, anzi, che l'amore verso l'Apostolo, che lo dice « dilettissimo compagno di servizio » (Col. 1, 7), lo abbia spinto a rimanere presso di lui, quasi prigioniero volontario; onde il titolo di « concettivo » in Philem.