NICOLAITI. - Setta libertino-gn'astica, menzionata in Apoc. 2, 6 e 16 («apostoli mendaci»: V. 2), che infestava le comunità asiatiche di Efeso (ove era lodevolmente combattuta) e di Pergamo. Debbono, pare, identificarsi con i «fautori della dottrina di Balaam» (ibid. 2, 14) a Pergamo, e con i «sedotti da Iezabel profetessa» (ibid. 2, 20) a Tiatira che praticavano la fornicazione e l'uso degli idolotiti. Forse si pretendevano muniti di carisma profetico, il che spiegherebbe l'allusione a Balaam. A essi sembra dovuto, in parte, il rilassamento morale anche delle comunità di Sardi e di Laodicea (ibid. 3, 1-6, 14-22).
S. Ireneo li dice discepoli di Nicola proselito di Antiochia, uno dei primi sette diaconi (Act. 6, 5), e li ritiene un ramo (ἀπόσπασμα) della falsa gnosi (C. haer., I, 26, 3; III, 11, 1: PG 7, 687 e 880); così s. Ippolito (Philosophoumena, VII, 36). L'opinione che riallaccia i n. al diacono Nicola (uno dei 70 discepoli, poi vescovo di Samaria; al 12º posto in Pseudo-Ippolito: PG 10, 956, all'ultimo o 70º nel Chronicon Paschale: PG 92, 545) divenne comune. Ma è possibile che il Nicola fondatore dei n. sia diverso dal diacono: qualcuno ne faceva un discepolo di Simon Mago. J. Coccejus emise Tipotesi, poi sostenuta da L. Vitringa (1705: ba'al-'am) e C. A. Heumann (1712), poi da J. Janus (1723), J. D. Michaelis, J. G. Eichhorn, H. Ewald, E. W. Hengstenberg, R. E. Stier, oggi da R. H. Charles, che n. fosse un nome simbolico, l'adattamento greco di «Balaamiti», sostenendo l'equivalenza Νικόλαος = Bile'am; ma νικάν («vincere») ha senso diverso da bila' («devastare»). Tertulliano, s. Epifanio, s. Filastro, s. Girolamo, s. Agostino, Cassiano, fanno risalire la setta («assertores libidinis atque luxuriae»: Tertulliano: PL 2, 306) al diacono Nicola, che paragonano al traditore Giuda. Ma è più probabile che si sia abusato del suo nome: Clemente Alessandrino (Strom., II, 20; III, 4: PG 8, 1061, 1129-32), seguito da Eusebio (Hist. eccl., III, 29: PG 20, 275-78) e da Teodoreto (Haer. fabulae, III, 1: PG 83, 401), spiega che uomini immorali svinarono il detto del pio diacono Nicola παρχιρῶθαι τῇ αἰχρίᾳ δῆ («bisogna trascurare la carne») e autorizzarono ogni vizio avvalendosi della sua autorità; a ciò sembra accennare (sec. III) Constit. apost., VI, 8, 2 (dopo aver enumerato le sette gnostiche e adoperato le parole di Clemente Alessandrino): οἱ νῦν ψευδόνυμοι Νικολαῖται «quelli che oggi si dicono a torto discepoli di Nicola» (ed. F. X. Funk, I, p. 119). «I n. si collegavano al diacono Nicola così come i marcioniti all'apostolo Paolo» (Harnack [V. bibl.], p. 422). Alla fine del sec. II i n. dovevano già essere fusi con altre sette gnostiche (Eusebio, ibid.: «l'eresia dei n. rimase per brevissimo tempo»). Nel medioevo si chiamarono n. gli avversari del celibato ecclesiastico.