HARAN. - Antichissima città della Mesopotamia nord-occidentale. Fu chiamata dagli Assiri Harranu, dai Greci Kāpēa, dai Romani Carrae o Carrhae, nella Volgata H. Sita sul fiume Balih, era al centro del grande arco che l'Eufrate descrive verso il Mediterraneo, a una giornata a sud-est di Edessa, in una regione fertile dove i re assiri amavano andare a caccia di fieri e di elefanti.
Il nome di H. ha un fascino speciale, perché evoca la storia dei Patriarchi. Abramo (v.), venuto da Ur, visse colà lunghi anni prima di partire alla volta di Canaan (Gen. 11, 3 sg.; 12, 4 sg.); vi si svolsero gli idilli cipiosi di Rebecca e di Rachele presso il pozzo di H., e la fuga di Giacobbe (Gen. 24, 10; 27, 43; 28, 10; 29, 4).
Grazie alla sua posizione geografica, era un grande emporio e nodo di importanti strade commerciali provenienti dall'Asia Minore, dall'Assiria e Baltonia, dalla Siria e Fenicia. È significativo il nome assiro Harranu, cioè «via», che solleva essere scritto con un segno cuneiforme rappresentante un crocevia. Non ebbe mai grande influenza politica, ma deve il suo splendore al commercio e, non meno, alla sua qualità di grande centro culturale del dio della luna, Sin, il quale vi possedeva il magnifico tempio Ehlulbul.
Siccome nel sito di H. non si sono mai fatti degli scavi, si conosce la sua storia solo dalle abbondanti fonti letterarie. Le origini di H. sono sconosciute. Nei documenti cuneiformi H. è forse già nominata nelle tavole dei commercianti assiri della Cappadocia (inizio del
Il millennio a. C.). Un trattato del sec. XIV a. C. fra il re di Mitanni e il re degli Hittiti mostra che H. apparteneva allora al Regno di Mitanni. Ma poi (secc. XIII-XI a. C.) fu sotto il dominio dell'Impero assiro, nel quale godette di certi privilegi. Come già le narrazioni del Genesi, così anche i documenti assiri di questi tempi rivelano la presenza di numerose tribù aramaiche che pascolavano i loro nei greggi dintorni della città. Nel susseguente periodo del dominio aramaico (secc. XI-IX a. C.) il santuario di Sin esercitò sempre più la sua influenza su tutta la Siria, si che, quando la fortezza H. a. cadde di nuovo sotto l'impeto dell'espansione assira (secc. IX-VII a. C.; cf. Is. 37, 12), venne ad essere residenza di un governatore assiro, e imperatori assiri non sdegnavano di essere incoronati nel tempio di Sin o di rivolgersi al suo oracolo. Quanta importanza gli Assiri attribuissero a questa città, si vede dal fatto che dopo la distruzione di Ninive (612 a. C.) l'ultimo re assiro scelse H. per capitale e cercò di ristabilire di là il suo regno; ma nel 610 H. e il suo tempio furono distrutti dai Medi. Soltanto l'ultimo re babilonese, Nabonid, oriundo di H. e probabilmente antico sacerdote di Sin, ricostruì nel 555 città e tempio, che sembra da allora essere esistito per molto tempo. Il commercio non patì danno da queste vicissitudini politiche, perché Es. 27, 23 descrive un vizio traffico fra H. e le città fenice.
La schiacciante sconfitta che il console romano Crasso soffrì dai Parti presso H. nel 53 a. C. rese la città per molti secoli tristemente celebre fra i Romani. E non ne fu migliorata la fama, quando nel 217 l'imperatore Caracalla, dopo una visita al tempio di H., fu assassinato non lontano dalla città. H. rimase, nei secoli d. C., una città essenzialmente pagana nella quale il cristianesimo a stento si poté mantenere. La città, che era sopravissuta alle conquiste dei Persi, dei Seleucidi, dei Romani e Parti, continuò anche a vivere dopo la conquista araba. Oggi però non è che un piccolo villaggio, che conserva tuttora l'antico nome nella forma Harrân.