HACELDAMA. - Nome di quel campo che il Sinedrio (perché era finita l'argilla?) comprò da un vasaio con 30 Giuda (v.) aveva ricevuto per il suo delitto e che poi, disperato, gettò contro il Santuario (eìs vavò: il solo edificio). Così narra Act. 1, 19 (infatti nel testo di Mt. 27, 8 il nome H. è spurio, essendo proprio della sola Volgata e di pochi codici dell'Italia [b, c]).
La forma 'AxeAaxaax' è composta dal nome aramaico (estraneo alla lingua ebraica) haqla 'campo' e dema (ebr. dam) 'sangue'; la consonante finale si aggiunge come in Σεποχά (Eccli., proemio) e 'Iωσέχ' = 'Iωσέχ' (Giuseppe) (Lc. 3, 26) per la pronuncia volgare della consonante (G. Dalman, Grammatik des jüd.-paläst. Aramaïsch, 2a ed., Lipsia 1905, p. 202, n. 3).
Occorre evitare tre errori: a) il nome H. non è connesso al verbo siriaco demek 'dormire', sicché H. significa "cimitero"; tale verbo infatti si trova solo nella lingua siriaca, né ha altro significato che quello primitivo di "dormire"; b) A. Schulz (Biblische Zeitschrift, 7 [1909], p. 153 sgg.) non pensa al sangue di Cristo, ma al sangue di Giuda (versato con gli intestini); ma non si sa quale sia stato il luogo del suicidio; c) quanto è detto da S. Pietro: "questi (Giuda) prese possesso del campo" non esige che Giuda da vivo abbia comperato quel podere; metaforicamente infatti un uomo morto si può dire proprietario del luogo dove il suo corpo è sepolto.
Della ubicazione di questo podere informano gli autori dei primi secoli. Secondo S. Girolamo, è "sul versante meridionale del Monte Sion"; ma Eusebio (III, 38, 21; 39, 26), di cui traduce il testo, dice "εφεσχος τοῦ Σιδου φους, "a settentrione". L'Itine-ravium Placentinum legge: "uscendo da Sion venimmo nel campo, che fu acquistato con il prezzo del Signore" (26: CSEL, 39, p. 177, 10). Un'altra recensione dice trovare il luogo "uscendo da Sione" (26: loc. cit., p. 208, 9). Adamanno e Beda cercano "illum agellulum, qui hebraice Achieldemach vocitatur" sul versante occi- dentale del monte Sion (19: loc. cit., p. 243, 17; 307, 18). Consentono gli autori odierni: G. Dalman, Orte und Wege Jesu, Gütersloh 1924, p. 351; G. Perrella, I Luoghi Santi, Piacenza 1936, pp. 297-302.