NILO. - Fiume d'Egitto. Si ricorda in molti passi della Bibbia e lo si dice anzi spesso semplicemente «il fiume» per antonomasia (Gen. 41, 1-3; Ex. 1, 22; 2,3; 7, 17-22; 8, 5-13; 9, 9; Ps. 77 [78], 44; Ier. 46, 7-8; Is. 19, 6-9; 18, 2). Come è naturale, è sempre presente nella vita del paese: lo sogna il faraone nella Genesi (41, 1-3), quando vede salire dal fiume le sette vacche grasse e poi le sette magre della pre-dizione; al fiume ordina il faraone che si gettino tutti i maschi neonati degli Ebrei (Ex. 1, 22); e fra i giunchi della riva è deposto Mosè e poi ritrovato e salvato dalla figlia del faraone, che era scesa a bagnarsi nelle acque (ibid. 2, 3-6).
Il N. è strumento della vendetta di Jahweh contro l'Egitto, quando Mosè ha l'ordine di comandare ad Aronne di stendere la mano sul fiume per farne uscire le rane (ibid. 8, 5-13), e lo stesso Mosè proclama di essere in grado con Aronne di trasformare l'acqua in sangue, sicché i pesci moriranno e le acque diventeranno putride
(ibid. 7, 17-22; cf. 4, 9; Ps. 44). Altra volta si allude alla possibilità che il fiume rimanga asciutto (Is. 19, 6); anzi tra le gravi minacce che risuonano nelle parole di Ezechiele (29, 1-16) è quella di Jahweh di rendere arido, deserto, inabitabile l'Egitto a causa della superbia del faraone, che si rifiuta di riconoscere in Dio il creatore del fiume e quindi della prosperità del paese.
Ancora nella Bibbia si trova un'allusione alla piena del N. (Ier. 46, 7-8), al fatto che Alessandria è tutta circondata dalle acque del fiume oltre che dal mare (Nah., III, 8), all'ippopotamo e al coccodrillo del N. (Iob 40, 10-28) e forse al dragone (Ez. 32, 2; Am. 9, 4); come pure ai pescatori con la rete e con l'amo (Is. 19, 8) e alle barche di papiro che vengono dall'Etiopia verso il settentrione (ibid. 18, 2).