NOEMI. - Moglie di Elimelech, da Betlemme, Ruth (v.); in ebr. *No'omi* «graziosa», appellativo che ricorre nel poema di 'Anat (IV AB, 2, 16; 3, 11; C. Virolleaud, in *Syria*, 17 [1936], p. 150 sg.), nei testi di Ràs Samrah.
Spinto dalla carestia, Elimelech con N. e i due figli si rifugia in Moab, dove muore. I figli sposano due moabite, e muoiono anch'essi. N. decide di rimpatriare ed esorta le nuore Orpha e Ruth a provvedere a se stesse ritornando alle loro famiglie. Ruth non l'abbandona e se ne viene con lei a Betlemme. N. pensa a sistemare la devota nuora e riesce a sposarla a Booz suo ricco parente. Alla nascita di Obed, N. riceve le felicitazioni delle donne potelette; adotta il bimbo e ne diviene la nutrice (*Ruth* 1-4). N. è esempio di fiducia e umile sottomissione alla divina Provvidenza, e di materna sollecitudine.
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**da V. LÉRINS, Les spautiers mas. latins des bibl. pub. de France, Micon 1910-11, tav. 81**
Nob - L'arca di N., il corvo e la colomba. Salterio di Parigi o Saltcro di S. Luigi (ca. 1260) - Parigi. Biblioteca nazionale, ms. lat. 10525, f. 3V.
L'ufficio che ebbe di salvatore dell'umanità dopo di averla invano esortata alla penitenza con l'esempio e la costruzione dell'arca e, secondo la tradizione giudaica (H. L. Strack-P. Billerbeck [V. BIBLICA.], III, p. 769), con la parola, per l'offerta del sacrificio accetto a Dio e il rinnovamento del patto con lui.
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ARCHEOLOGIA. - Nell'arte cristiana primitiva le più antiche rappresentazioni dell'arca di N. si trovano negli affreschi cimiteriali; apre le serie quello che lo rappresenta mentre esce orante dall'arca nella cosiddetta cappella greca in Priscilla. In tutti questi affreschi cimiteriali e anche nei sarcofagi l'arca è una semplice cassa; non ha mai la forma di nave; proprio come nelle scene mitiche di Deucalione e Pirra, di Danae e Perseo, gettati in mare dentro una cassa. Unica eccezione è al-Baghaouat dove assume l'aspetto di una gondola (W. De Bock, *Matériaux pour servir à l'arch. chrét. de l'Egypte*, Pietroburgo 1901, p. 22 e tav. 12). L'arca ha serrature e coperchio quasi sempre alzato, secondo il testo *aperiens Noe tectum arcae* (Gen. 8, 13). All'elenco di G. Wilpert (*Pitture*, p. 332) si devono aggiungere altre scene; in un ipogeo rinvenuto presso il sepolcro degli Scipioni, fra l'Appia e la Latina, in un arcosolio era N. nell'arca (G. B. De Rossi, *Conferenze di arch. crist.*, in *Bull. arch. crist.*, 4a serie, 4 [1886], p. 5 e tav. 3, 3). Nel cimiterio di Panfilo in un arcosolio anteriore al 350 è dipinta l'arca chiusa e al di fuori il corvo che parte e la colomba che torna con il rametto d'olivo (E. Josi, *Il cimitero di Panfilo*, in *Riv. di arch. crist.*, 3 [1926], p. 191, fig. 76). Altre due scene furono trovate dipinte nel cimiterio *inter duas lauros* (G. P. Kirsch, *Un gruppo di cripte dipinte inedite del cimitero dei SS. Pietro Marcellino*, ibid., 7 [1930], p. 219, fig. 9; p. 228, fig. 15).
L'arca di N. è molto frequente nelle rappresentazioni anche dei sarcofagi. La più antica secondo Wilpert è quella del sarcofago 119 (*Sarcofagi*, tav. 9, 3, p. 233).
