NIPPUR. - Città dell'antica Babilonia.
Le diverse colline (= tell) di N. - situata fra Kut el-Amārah e Diwānijeh (nel deserto fra l'Eufrate ed il Tigri) - separata dal letto del canale asciutto Šaṭṭ en-Nil, si elevano 14-17 m. sopra il livello della pianura. Dopo una prima esplorazione fatta da A. H. Layard e W. K. Loftus, nel 1889 una spedizione americana composta da J. P. Peters, P. H. Field (architetto), R. Fr. Harper e H. V. Hilbrecht (assirologo) e J. H. Haynes cominciò a scavare. Ma in seguito scavarono soltanto o J. P. Peters o J. H. Haynes (senza architetti e senza assirologo) fino al 1900, in cui di nuovo H. V. Hilbrecht con 2 architetti tentò di coordinare i diversi risultati.
Si sono trovate due cinture di mura: Imgur-Marduk, che cinge il santuario di Enlil, cioè torre, tempio e cortile, ed un'altra più estesa Nimit-Marduk che comprende anche il palazzo del sovrano.
Nell'angolo nord-orientale è il tempio del dio Enlil, celeberrimo santuario dell'antica Mesopotamia, e immediatamente ad occidente la torre (ziqqurat), dinanzi ai quali si estende un gran cortile che con una larga porta comunica con un altro cortile (a sud-est). La ziqqurat
eterno, atto ad offrire al santo un rifugio dopo morte; nell'*Ittuttaka*, silloge dei cosiddetti apoftegmi del Buddha, pare che il velo del mistero si sollevi: «C'è, o discepoli, un Non-nato, Non-divenuto, Non-fatto, Non-composto. Se non esistesse, non ci sarebbe scampo per il Nato, Fatto, Diventato, Composto (43)» E nel *Suttanipata*, rispondendo ad una domanda di Kappa che richiede d'indicargli un'isola dove possa salvarsi chi sta per essere sommerso dai frutti, il Buddha risponde: «Un'isola incomparabile ti nomino, Kappa, dove regna solitudine e dove ogni desiderio vien meno; io la chiamo n., di-struzione della vecchiazza e della morte» (V, 11).
Per ciò che riguarda il «Grande Veicolo», il parinirvàpa, concepito come Realtà suprema e inconsciabile, continuò ad essere considerato della carriera di Bodhisattva, ma fu posposto alle gioie del paradiso di Amitàbha e relegato in fine di tre periodi incalcolabili, per poco non equivalenti all'eternità.
