RUTH

RUTH. - Virtuosa donna moabita, sposa di Booz, ava di David (Mt. 3, 3-6), del tempo dei Giudici (Ruth 1, 1), la cui storia è oggetto del libro omonimo.

R., vedova senza prole, non abbandona la suocera Noemi che, perduti marito (Elimelech) e figli, ritorna in patria (ibid. 1). A Betlemme, per il loro sostentamento, R. va a spogliare, e si guadagna la stima di Booz, parente di Elimelech (ibid. 2). Booz gradisce l’invito di

sposare R., secondo il costume del levirato (ibid. 3). Ottenuta la rinuncia di un parente che aveva diritto di precedenza, Booz sposa R.; dal loro figlio Obed, nascerà Isai, padre di David, progenitore del Messia (ibid. 4). «Lo stile, semplice e terso, la grazia del racconto, la viva pittura dei caratteri e dei costumi pongono R. tra i migliori modelli di prosa narrativa, che presenti il Vecchio Testamento» (A. Vaccari).

L’autore, che è ignoto, ha voluto dare la genealogia di David (Ruth 4, 18-22) e mostrare l’azione particolare della Provvidenza in essa; come conservare i molti preziosi insegnamenti contenuti nel viviello e soave racconto. Non v’è traccia alcuna di natura polemica. Fu scritto non prima del Regno di David (ibid. 1, 1; 4, 7-8-22), e, assai probabilmente, non molto dopo. Molteplici infatti sono le tracce in R. dell’antichità e storicità del racconto. Elimelech (ibid. 1, 2) risponde a Illimluk dei testi di el-Amramah e Râs Samrah; «Efratei» (ibid. 1, 2) di Betlemme dimostra che la fusione tra gli abitanti di Betlemme e il clan giudeo (Efratei) che li colonizzò non era ancora avvenuta (F.-M. Abel, Géographie de la Palestine, II, Parigi 1938, p. 276). La concezione del dio territoriale (Ruth 1, 15; 2, 11 sgg.) è caratteristica del tempo antico: cf. Inde. 3, 20; 11, 24; ceto inspiegabile dopo l’esilio (cf. R. Tamisier [V. BIBLICA.], p. 312). La formula di giuramento solenne (Ruth 1, 17) è in uso solo in Samuele-Re. L’estensione del levirato (ibid. 3-4) risponde agli antichi costumi ittici e accadici (cf. Gen. 38; C. H. Gordon, Parallèles nouzies aux lois et coutumes de l’Ancien Testament, in Revue biblique, 42 [1935], p. 37); Deut. 25, 5-10 limita tale legge al cognato (R. Tamisier, p. 322 sgg.). Si osservino inoltre gli antichi costumi presentati in Ruth 4, 1-10, 16 sgg., insieme alla nota redazionale (ibid. 4, 7), e ai paralleli di Nuzi (cf. R. Tamisier, p. 323 sgg.). Il fatto che David porta in salvo la famiglia dall’ira di Saul, presso il re di Moab (I Sam. 22, 3), fa supporre che esistessero particolari relazioni di David con Moab e aggiunge una forte presunzione in favore della storicità di R. Infine, l’idillio e i particolari trovano esattamente posto nel periodo dei Giudici (Inde. 3, 11, 30) e nella vita del tempo (L. Desnoyers, Histoire du peuple hébreu, I, Parigi 1922, pp. 87 sgg., 100 sgg.).

Alcuni cattolici, concordi per la difesa integrale della storicità di R., ne rimandano tuttavia la redazione a dopo l’esilio (P. Jóson, J. Goettesberger: per gli aramasimi; R. Tamisier: per la dottrina teologica, universalità della salvezza, sofferenza del giusto, come in Giobbe). La direzione del P. Istituto Biblico, nel pubblicare il R. di P. Jóson (v. BIBLICA), «crede suo dovere avvertire che ritiene molto più probabile che R. sia stato scritto prima dell’esilio. Infatti il confronto della lingua di R. si poco lontana dall’ebraico classico dell’epoca migliore (l’autore stesso ne conviene) è tutta in favore di una data antica. (cf. lo stesso giudizio di S. R. Driver, Ed. König). Le particolarità morfologiche rilevate dall’autore sono veri arcaismi, indici di un’epoca remota. Il tono sereno del racconto, l’aria di gioia sparsa su tutto questo idillio sono difficilmente conciliabili con le circostanze penose che dovette attraversare la piccola comunità giudaica al ritorno dall’esilio, fino al trionfo degli sforzi politici di Neemia. Infine la vividezza e la freschezza del racconto, l’abbondanza dei minuti particolari sembrano indicare che l’autore sacro non era lontano dagli avvenimenti che raccontava» (P. Jóson, p. 13; A. Schulz). Le idee accennate dal Tamisier si ritrovano nelle fonti più antiche ebraiche e (per le sofferenze del giusto) anche babilonesi; né in R. esse sono in un rilievo particolare.

Non hanno fondamento le varie opinioni critiche cattoliche, che rimandano R. a dopo l’esilio e ne fanno una pura novella (J. Wellhausen) causata da I Sam. 22, 3 (1); un midhrâš (K. Budde) per inculcare l’applicazione della legge del levirato (Deut. 25, 5-10); o per posizione polemica contro Deut. 23, 4 sgg.; o più comunemente (A. Berthelot, H. Gratz, A. Kuenen, W. Nowack) per protestare contro le norme esprime sui matrimoni con straniere (Esd. 9-10; Neh. 13, 23-29). Oltre agli aramasimi, costoro arguiscono dai nomi propri Noemi, Mahalon, Chelion, che ritenevano simbolici; ma nulla di più arduo e di più fragile che l’affidarsi alle etimologie; R., Orpha, Booz resistono, p. es., a qualsiasi spiegazione.

Isolati rimasero i tentativi mitologici di H. Winckler, H. Gunkel: culto rurale, morte e ritorno in vita della vegetazione, rispettivamente di Tammuz-Ishtar, o di Iside-Osiride; riuniti insieme da M. Haller. E il tentativo di E. Reuss di spiegare Efratei per Ephraimiti (Inde. 2, 5; 3 Sam. 1, 1), attribuendo a R. la rivendicazione dei diritti di Giuda su Ephraim! Ma Efratei indica certamente qui Betlemme (I Sam. 17, 12; Mi. 5, 1).

Nella Bibbia ebraica R. sta tra i Kethûbîm (Scritti); non mancano testimonianze e indizi che il suo posto primitivo era immediatamente dopo il libro dei Giudici (versione greca dei Settanta, Volgata), cui fu talvolta congiunto (Origene, In Ps. 1: PG 12, 1084; s. Girolamo, Prol. gal.: PL 28, 522 sgg.; Melitone di Sardi: PG 20, 396; Giuseppe Flavio, Contra Apion., I, 8). Con ogni probabilità, lo spostamento méghilloth (v.), in cui R. sta al secondo posto: si leggeva nella Pentecoste, per la viva descrizione della messe dell’orzo (Ruth 2-3). Il testo masoretico è mediocre; letterale la versione dei Settanta; elegante ma molto libera la Volgata.

Bibl.: 1) introduzioni: A. Clamer, s. V. in DTHC, XIV. coll. 372-82; H. Höpfl, Introductio..., 5° ed., Roma 1946, pp. 146-148. 2) Commenti: A. Berthelot, Tubinga 1898; G. A. Cooke, Cambridge 1913; P. Jóson, Roma 1924; A. Schulz, Bonn 1926; A. R. S. Kennedy, Londra 1928; H. J. Grimmelmann, Chicago 1931; C. Lattey, Londra 1935; C. J. Goslinga, Kampen 1938; W. Rudolph, Lipsia 1939; M. Haller, Tubinga 1940; A. Vaccari, La S. Bibbia, II, Firenze 1947, pp. 151-162; R. Tamisier, La Ste Bible (ed. L. Pirot, 3), Parigi 1949, pp. 301-26. 3) Studi: A. Rahlfs, Das Buch R. griechisch als Probe einer kritischen Handausgabe der Septuaginta, Stoccarda 1922; M. Burrows, The marriage of Boaz and R., in Journal of biblical literature, 59 (1940), pp. 23-33, 445-54; M. David, The date of the book of R., in Outletstamentische Studien, 1 (1941), pp. 55-63; H. H. Rowley, The marriage of R., in Harvard theological reciter, 40 (1947), pp. 77-99.