Enciclopedia Cattolica vol. X, 1953 Sacra Scrittura Ebraismo post biblico

ŠABBĒTHAJ ZĒBHĪ

English Cita

Noto anche come: inglese: Sabbatai Sevi, Shabbatai Tzvi, Shabbetai Zvi, Shabbethai Zebi; Sabbatai Zebi

ŠABBĒTHAJ ZĒBHĪ. - Pseudo-messia ebreo, n. a Smirne il 7 luglio 1626, m. a Berat (Albania) il 30 sett. 1675. Da giovane si dette allo studio della cabbala (v.), ma ben presto dette segni di squilibrio. Nel 1650 un mistificatore gli fece credere di essere il messia e più tardi Abraham Nathan Benjamin Ashkenazi (detto Nathan da Gaza o Nathan il profeta) lo radicò decisamente in questa convinzione (se Š. era il messia, Nathan era Elia). Il popolo fu preso da entusiasmo fanatico per lui, mentre i rabbini lo guardavano con diffidenza, ritenendolo malato di mente. Infatti le sue stravaganze passarono il limite e le autorità turche lo arrestarono. Non resistendo alla vita del carcere, negò di essere il messia e si convertì all'islamismo.

Il sabbatianismo, corrente dei seguaci di Š., minacciò di trascinare il giudaismo nell'anarchia religiosa; fu il primo caso in cui idee di carattere cabalistico si posero a disintegrarne le basi. Dovendo infatti a tutti i costi giustificare l'apostasia di Š., i sabbatiani fecero una chiara distinzione tra realtà interiore e realtà storica, tra mondo interiore e esteriore a tutto svantaggio di quest'ultimo. Mentre il cabalismo precedente tendeva a presentare il mondo esteriore come il simbolo del mondo interiore, ora si stabiliva un'antitesi fra di essi. Il fatto storico del l'apostasia di Š. perdeva qualsiasi valore, quando veniva presentato come l'unico atto capace di salvare tutto il popolo dal destino di diventare marrano (nome che in Spagna si dava a coloro che abbandonavano il giudaismo solo apparentemente, restandovi attaccati col cuore). Il messia aveva dovuto accettare questo sacrificio, essendo l'unica anima capace di sopportare una simile prova senza subirne danno. Il pericolo per il giudaismo era grande, perché il mondo esteriore svalutato dal sabbatianismo era rappresentato dal rabbinismo; si arrivò a dire che la Töräh doveva dissolversi, come il seme nella terra, per mostrarsi poi in tutta la sua gloria messianica.

La fortuna di Š. va ricercata nell'acuirsi dell'interesse messianico che si ebbe in seguito alla cacciata degli Ebrei dalla Spagna. Nel sabbatianismo si determinano due correnti: una seconda la quale la condotta del messia doveva servire d'esempio per tutti e che sosteneva la santità del peccato, che solo poteva essere vinto buttandocisi dentro; l'altra che riteneva invece che la condotta di Š. era giustificabile solo nel suo caso. Si ebbero due casi di apostasia in massa: uno da parte degli adepti della setta detta dai Turchi degli apostati, che passarono all'islamismo a Salonicco nel 1683; e l'altro da parte dei frankisti (v. FRANK, JACOB) in Galizia nel 1759, che passarono al cattolicesimo. Al sabbatianismo si collega il movimento frankista che, per il suo spirito antirabbinico, è considerato come l'origine remota del movimento riformista che si ebbe in Germania nel sec. XVIII.

Bibliografia2 opere
BIBL.: A. Galanté, Nouveaux documents sur S. Z., Istanbul 1935; H. G. G. Scholem, Les grands courants de la mystique juive, Parigi 1950, cap. 8.

Eugenio Zolli

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Di Eugenio Zolli

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Testo originale: Enciclopedia Cattolica, vol. X (1953), coll. 1514–1515.

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Pagina 899
vol. 10, coll. 1513–1514
Pagina 900
vol. 10, coll. 1515–1516

Altre voci di Eugenio Zolli: SABOREI · SA'ADJĀH BEN JŌSĒPH · ŠAMMAJ · SANTIFICAZIONE DEI SENSI · REGGIO, ISACCO SAMUELE

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Zolli, Eugenio. “ŠAbbĒThaj ZĒBhĪ.” In Enciclopedia Cattolica, vol. X, coll. 1514–1515. Città del Vaticano: Ente per l’Enciclopedia Cattolica e per il Libro Cattolico, 1953. https://azioneromana.com/it/article/sabbethaj-zebhi.

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Zolli, Eugenio. “ŠAbbĒThaj ZĒBhĪ.” Enciclopedia Cattolica, vol. X, Ente per l’Enciclopedia Cattolica e per il Libro Cattolico, 1953, coll. 1514–1515. Azione Romana, https://azioneromana.com/it/article/sabbethaj-zebhi.

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