SABEISMO. - Nome applicato nei vecchi trattati alla religione degli Arabi preislamiti, specialmente della regione meridionale, dove già nel primo millennio a C. appaiono i regni dei Minei, Sabei, Qatabân, Ḥadramut; tra questi, quello dei Sabei finì per assumere nel sec. III d. C. una posizione preponderante.
Il pantheon di detti Arabi era costituito, non esclusivamente ma in maniera preponderante, da divinità astrali: ‘Attar’, il pianeta Venere (Istar dei Babilonesi, Astarte dei Cananei), Šams, il sole (Šamas dei Babilonesi); la luna, Wadd tra i Minei, Ilumquh tra i Sabei, Sin nel l’Ḥadramut, uguale al dio Luna babilonese. Nell’Arabia del nord la grande divinità femminile è Allāt da identificarsi con il sole: al-‘Uzzat la potentissima da identificarsi con il pianeta Venere sotto i due aspetti, mattutino (Pheosphoros, Azizos) e vespertino (Hesperos, Monimos); mentre il centro Nielsen – manca presso gli Arabi del nord il culto della luna. Sarebbe esagerato ridurre al dio Venere, al dio Luna e alla de Sode tutto il pantheon dell’Arabia del sud. Certo essi vi hanno avuto una posizione preponderante.
Né vi manca la menzione di vari ba’al, ossia dèi locali protettori di una località o di una tribù. È assai im
portante la menzione di Allah estesa a tutti gli Arabi, conforme alla radice al comune a tutto il pantheon semitico (Ilum degli Accadi, El dei Cananei, ‘Elōah ed ‘Elōhīm degli Ebrei). I nomi teofori, abbondanti nell’Arabia del sud, rivelano il concetto che Sabei e Jemeniti si facevano della divinità, come si vede dagli appellativi di padre, signore, re, potente, giusto, tenace, lucente.