SABAZIO, MISTERI DI

SABAZIO, MISTERI di. - Dio traco-frigio, ipostasi di Dioniso (Diodoro Siculo, IV, 4, 1) il cui culto, iniziato in Grecia nel sec. V, fu largamente diffuso, specie sul finire del paganesimo, in Asia Minore e nel mondo romano.

Una prima testimonianza relativa ai suoi misteri si trova in Demostene (De coronae, 259 sgg.). In essi aveva grande importanza il serpente, simbolo del dio, che gli iniziò i lasciavano svolgere attraverso il seno: δὰς χάλην δέος (Clemente Aless., Prot., II, 13, 5), sino alle parti sessuali: inferioribus partibus atque imis (Arnobio, Adv. nat. V, 21); antico rito di adozione o di nuova nascita per gli iniziati. Forse a questi misteri allude s. Am-brogio (De virg., I, cap. 4, n. 16): «Quid de sacris Phrygii loquar, in quibus impudicitia disciplina est... Quid de

orgiis Liberi ubi religionis mysterium est incentivum libidinis?».

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SABBETHAJ ZEBĤĤ - SABINA

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il messia e più tardi Abraham Nathan Benjamin Ashkenazi (detto Nathan da Gaza o Nathan il profeta) lo radicò decisamente in questa convinzione (se S. era il messia, Nathan era Elia). Il popolo fu preso da entusiasmo fanatico per lui, mentre i rabbini lo guardavano con diffidenza, ritenendolo malato di mente. Infatti le sue stravaganze passarono il limite e le autorità turche lo arrestarono. Non resistendo alla vita del carcere, negò di essere messia e si convertì all’islamismo.

Il sabbatinismo, corrente dei seguaci di S., minacciò di trascinare il giudaismo nell’anarchia religiosa; fu il primo caso in cui idee di carattere cabbalistico si posero a disintegrare le basi. Dovendo infatti a tutti i costi giustificare l’apostasia di S., i sabbatinari fecero una chiara distinzione tra realtà interiore e realtà storica, tra mondo interiore e esteriore a tutto svantaggio di quest’ultimo. Mentre il cabbalismo precedente tendeva a presentare il mondo esteriore come il simbolo del mondo interiore, ora si stabiliva un’antitesi fra di essi. Il fatto storico del l’apostasia di S. perdeva qualsiasi valore, quando veniva presentato come l’unico atto capace di salvare tutto il popolo dal destino di diventare marrano (nome che in Spagna si dava a coloro che abbandonavano il giudaismo solo apparentemente, restandovi attaccati col cuore). Il messia aveva dovuto accettare questo sacrificio, essendo l’unica anima capace di sopportare una simile prova senza subirne danno. Il pericolo per il giudaismo era grande, perché il mondo esteriore svalutato dal sabbatinismo era rappresentato dal rabbinismo; si arrivò a dire che la Tôrâh doveva dissolversi, come il seme nella terra, per mostrarsi poi in tutta la sua gloria messianica.

La fortuna di S. va ricercata nell’acquis dell’interesse messianico che si ebbe in seguito alla cacciata degli Ebrei dalla Spagna. Nel sabbatinismo si determinò due correnti: una secondo la quale la condotta del messia doveva servire d’esempio per tutti e che sosteneva la santità del peccato, che solo poteva essere vinto buttandosi dentro; l’altra che riteneva invece che la condotta di S. era giustificabile solo nel suo caso. Si ebbero due casi di apostasia in massa: uno da parte degli abiti della settimana dal Turchi degli apostati, che passarono all’islamismo a Salonicco nel 1683; e l’altro da parte dei franksisti (v. FRANK, JACOB) in Galizia nel 1759, che passarono al cattolicesimo. Al sabbatinismo si collega il movimento franksista che, per il suo spirito antirabbinico, è considerato come l’origine remota del movimento riformista che si ebbe in Germania nel sec. XVIII.

BIBL.: A. Galanté, Nouveaux documents sur S. Z., Istanbul 1935; H. G. G. Scholem, Les grands courants de la mystique juive, Parigi 1950, cap. 8.