Enciclopedia Cattolica vol. X, 1953 Sacra Scrittura

SABATO

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Noto anche come: inglese: Shabbos; Shabbat

SABATO (ebr. šabhāth). - Nella Bibbia così è chiamato ogni settimo giorno, che rivestiva uno speciale carattere sociale-religioso, perché « il settimo giorno è il s. del Signore » ed il terzo precetto del decalogo (v.) imponeva per quel giorno l'astensione da ogni lavoro, obbligando anche i forestieri ed indirettamente anche le bestie; e questo perché Dio nei sei giorni aveva creato il mondo ed il settimo s'era riposato (Gen. 2, 3; Ex. 20, 8-11). Specificamente il s. era proibito arare e mietere (Ex. 34, 21); nemmeno si doveva nelle case accendere il fuoco; chi « lavorerà in esso sarà ucciso » (ibid. 35, 2-3). Mosè condannò infatti a morte un uomo trovato a raccoglier legna un giorno di s. (Num. 15, 32-36); durante il viaggio per il deserto, la manna non cadeva il s., perché la sua raccolta significava violazione del riposo; era permessa la preparazione del cibo (Ex. 16, 22-30), non però l'accensione del fuoco.

Da testi profetici (Ier. 17, 21-27; Am. 8, 5) e da Neh. 13, 15-22 si conosce che anche il mercato era proibito in tal giorno.

Dopo l'esilio la legge del s. acquista importanza sempre maggiore. Si insiste sulla sua osservanza e si moltiplicano i casi di azioni interdette. P. es., al tempo dei Maccabei, c'era chi riteneva illecito ogni atto di difesa (I Mach. 2, 32-41; cf. II Mach. 8, 26); ma tale caso di coscienza viene risolto da Mattatia, che dichiara lecita la difesa, ma non un'azione offensiva. Dai Vangeli l'astensione dal lavoro appare estesa considerevolmente dai farisci, contro i quali insorge spesso Gesù (cf. Mt. 12, 1 sgg.; Lc. 13, 10 sgg.; 14, 1-6; Io. 5, 8 sgg.; 9, 14 sgg., ecc.), il quale dichiara che il s. è per gli uomini, non questi schiavi di quello (Mc. 2, 27). Il culmine della meticolosità è raggiunto nella Mishāh, che contiene un intero trattato in proposito (Šabbāth), e specifica 39 azioni proibite, ma nello stesso tempo si danno consigli ingegnesi per soddisfare alle necessità indispensabili della vita, senza venir meno alla lettera del precetto.

In Num. 28, 9 si prescrive di immolare il s. due agnelli di un anno senza macchia, oltre quelli prescritti per il sacrificio quotidiano. Nella legislazione proposta da Ez. 46, a figura l'offerta di sei agnelli e di un ariete. Nel periodo successivo, specialmente nella diaspora, i Giudei in tal giorno si raccoglievano in preghiera nelle sinagoghe, per leggere la Bibbia e recitare i salmi (cf. Act. 13, 14, 15; 15, 21; 16, 13). Però tale servizio liturgico appare legato al giorno del s. solo in un secondo tempo, mentre primitivo ed essenziale risulta, e sempre, il concetto del riposo. Tale precetto aveva un motivo sociale ed umano, in quanto sanciva la necessità di interrompere il lavoro. Ma in fondo predomina sempre il concetto religioso, quello di una specie di offerta, che il popolo faceva a Dio (cf. Ex. 16, 23; 20, 10; Lev. 23, 3; Deut. 5, 14).

Si è cercato di spiegare il s. israelitico con l'esempio di altri popoli. Ma presso nessun altro popolo semitico si mostra simile uso. Testi babilonesi parlano di un settimo giorno, ma esso appare intimamente connesso con le fasi lunari, mentre quello israelitico ne è indipendente. Inoltre in Babilonia tale giorno era concepito « nefasto » (imā' Ḥanā); durante esso si cumpriano sacrifici di penitenza per placare gli dèi. Solo da un testo si può dedurre che nel II millennio a. C. il settimo giorno era sacro al pianeta Saturno (Sakhāth) e che in esso erano proibiti alcuni lavori, come quello del fabbro. Ma è ben difficile dedurre da ciò l'estensione dell'usanza e solo con molte ipotesi è possibile affermare, basandosi su Am. 5, 25, che gli Ebrei presero dai Babilonesi l'usanza del s. Né hanno condotto a conclusioni più sicure le osservazioni circa il carattere del popolo, che praticò per primo il s. Senza dubbio la sua osservanza si addice più ad un popolo agricoltore che non ad uno dedito alla pastorizia.

Il s. rimane perciò una caratteristica inconfondibile del popolo ebraico. Dagli ebrei i cristiani presero il raggruppamento dei giorni in una settimana. Ma il carattere di giorno religioso fu posticipato alla Domenica (v.), non senza contrasti da parte dei primitivi giudeo-cristiani (cf. Col. 2, 16).

Bibliografia10 opere
BIBL.: W. Lotz, Sabbath, in Realenz. f. prot. Theol. u. Kirche, XVII, pp. 283-91; H. Lesêtre, Sabbat, in DB, V. coll. 1291-1302; J. Hehn, Siebenzahl und Sabbat bei den Babyloniern und im Alt. Test., Lipsia 1907; id., Das israelitische Sabbat, Münster 1909; id., Zur Sabbathfrage, in Biblische Zeitschrift, 14 (1917), pp. 198-213; K. Budde, The Sabbath and the week, in Journal of theol. studies, 30 (1928), pp. 1-15; J. Meinhold, Zur Sabbathfrage, in Zeitschrift f. d. attest. Wissenschaft, 48 (1930), pp. 121-38; K. Budde, Antwort auf J. Meinhold's 'Zur Sabbathfrage', ibid., pp. 138-45; Ed. Kalt, Sabbath, in Biblisches Reallexikon, II (1939), coll. 552-56; F. Nötscher, Biblische Altertumskunde, Bonn 1940, pp. 350-52.

Angelo Penna

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Testo originale: Enciclopedia Cattolica, vol. X (1953), coll. 1512–1513.

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Altre voci di Angelo Penna: SABBATICO, ANNO · SABAOTH · SALES, MARCO · SALMANA (EBR. SALMUNNĀ') · SALMI DI S

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Penna, Angelo. “Sabato (Ebr. ŠAbhĀTh).” In Enciclopedia Cattolica, vol. X, coll. 1512–1513. Città del Vaticano: Ente per l’Enciclopedia Cattolica e per il Libro Cattolico, 1953. https://azioneromana.com/it/article/sabato-ebr-sabhath.

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Penna, Angelo. “Sabato (Ebr. ŠAbhĀTh).” Enciclopedia Cattolica, vol. X, Ente per l’Enciclopedia Cattolica e per il Libro Cattolico, 1953, coll. 1512–1513. Azione Romana, https://azioneromana.com/it/article/sabato-ebr-sabhath.

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