NASH, PAPIRO

NASH, PAPIRO. - Papiro ebraico che nel 1902 c. W. L. Nash (segretario della «Society of biblical archeology») acquistò in quattro frammenti provenienti dall’Egitto. Lo dette alla Biblioteca dell’Università di Cambridge, dove tuttora si trova sotto la sigla Ms. Orient. 233. Nel 1903 St. A. Cook lo identificò e pubblicò. Disponendosi i frammenti nella loro posizione originale, il papiro misura 4,6 su 12,6 cm. È scritto soltanto da un lato. Non sembra mai essere stato parte di un rotolo, ma piuttosto un foglio separato, destinato a scopo liturgico o all’insegnamento. Contiene 24 linee e tracce della 25a. Manca la fine di tutte le linee. Soltanto le linee 16-18, dove il foglio è largo 7,3 cm., hanno l’inizio intatto. Contiene il Decalogo (linn. 1-21), lo *Sema* (= *Deut.* 6, 4-5; linn. 23-24) e una breve introduzione ad esso (linn. 22-23) che non si trova nella Bibbia ebraica, bensì nei Settanta (Deut. 6, 4).

Dato il suo argomento, la sua grande antichità e la rarità di antichi papiri ebraici, il papiro N. suscitò vivo interesse, tanto per la paleografia ebraica, quanto per la storia e la critica del testo. Cook nel 1903, su indizi paleografici, attribuì il papiro al sec. II d. C., e fu in tale opinione generalmente seguito dagli autori. Nel 1937, invece, W. F. Albright, alla luce di nuovo materiale paleografico, lo attribuì al sec. II a. C., cioè al tempo dei Maccabei. Il papiro N. ottenne nuova importanza paleografica, quando negli ultimi anni si scoprirono i manoscritti ebraici del Mar Morte, la cui scrittura ha grande somiglianza con quella del papiro.

Il testo ha parecchie lezioni discordanti dal Decalogo del testo masoretico, sia di *Ex.* 20, 2-17 che di *Deut.* 5, 6-18 (inverte, p. es., l’ordine dei comandamenti: «Non uccidere, non adulterare!»). Il testo si avvicina alla forma presentata dal Codice Vaticano (B) dei Settanta. Sembra dunque non trattarsi di un testo liberamente modificato, ma di uno speciale ramo della trasmissione del testo biblico.

BIBL.: St. A. Cook, *A pre-masoretic biblical papyrus*, in *Proceedings of the Society of biblical archeology*, 25 (1903), pp. 54-56; F. C. Burkitt, *The hebrew papyrus of the Ten Commandments*, in *Jewish quarterly review*, 15 (1903), pp. 392-408; anon., *Un papyrus hebreu pré-masordétique*, in *Revue biblique*, 1 (1904), pp. 242-50; W. F. Albright, *A biblical fragment from the maccabean age: the N. papyrus*, in *Journal of biblical literature*, 61 (1937), pp. 145-76; id., *On the date of the scrolls from ‘Ain Feshkha and the N. papyrus*, in *Bulletin of the American schools of oriental research*, 115 (1949), pp. 10-19 (a p. 11 si trova la migliore riproduzione pubblicata del papiro di N.); E. R. La-chemian, *A matter of method in hebrew paleography*, in *Jewish quarterly review*, 40 (1949), pp. 15-40. Ernesto Vogt