Enciclopedia Cattolica vol. XII, 1954 Sacra Scrittura Vecchio Testamento

VANGELO (EVANGELO)

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Noto anche come: latino: Evangelium

VANGELO (EVANGELO). - Dal greco εὐαγγέλιον, che significa «buona novella» o «lieto annunzio», fu con tale vocabolo chiamato il messaggio di redenzione e di salute che Gesù Cristo recò al mondo; per estensione poi con lo stesso vocabolo si designò il libro che di quel messaggio dà relazione.

Gesù, il vero autore del V. sotto ogni aspetto, predicò, non scrisse; ma le primi origini del V. scritto datano, si può dire, dal giorno stesso che il divino Maestro fu rapito alla terra. Nella predicazione degli Apostoli, nell'istruzione dei novelli fedeli, si raccontavano i fatti e i detti di Gesù. Quella fu la prima e precipua base dei V. a noi giunti.

S. Luca, scrivendo circa l'anno 60, afferma che «molti» prima di lui s'erano accinti a narrare i fatti e insegnamenti di Gesù. Fra quei molti vanno messi s. Matteo e s. Marco; ma c'è posto ancora per altri, ed è possibile, non però provato, che fra questi sia da contare qualcuno almeno degli autori di quei V. detti degli Ebrei, degli Ebioniti, degli Egiziani, dei quali i Padri hanno tramandato qualche frammento. Comunque sia, fra i molti V., che circolavano tra la fine del 1 sec. e il principio del II, la Chiesa cristiana ebbe presto riconosciuti come autentici, ossia ispirati da Dio e fededegni, soltanto i quattro, che sotto i nomi di Matteo, Marco, Luca e Giovanni formano ancor oggi il patrimonio comune di tutti i cristiani. Ma va notato che sia nei manoscritti, così numerosi, del testo originale, sia nel linguaggio ufficiale della Chiesa, come nella liturgia, non portano mai altro titolo che di «secondo Matteo, secondo Marco, secondo Luca, secondo Giovanni». Si professa così che, come fu sopra accennato, proprio e unico autore del V. è Gesù stesso, e i quattro libri canonici non sono che quattro redazioni o quattro aspetti di quell'unico V. A questo concetto s. Ireneo (II sec.) diede la sua formola scultoria, creando la felice locuzione di «V. tetraformo», ossia «quadriforme».

Infatti gli Evangelisti non si proposero di dir tutto ciò che sapevano intorno al divin Maestro, ma solo quel tanto ch'era opportuno e sufficiente allo stabilimento della fede e della pratica di vita cristiana. Presentano così l'unico V. ognuno sotto un particolare aspetto secondo determinati scopi, e in buona armonia si completano a vicenda. Come forma letteraria i loro scritti appartengono a quel genere storico di «memorabilia», che anche nella letteratura profana dei Greci ha insigni modelli. E di quel genere essi hanno tutta la virtù e il valore: stretta verità storica nei fatti e sublime insegnamento nella dottrina (v. anche CATECHESI APOSTOLICA; GIOVANNI; LUCA; MARCO; MATTEO; SINOTTICI).

Bibliografia3 opere
BIBL.: J. Huby, L'Evangile et les Evangiles, Parigi 1929; G. Kittel, Theolog. Wörterbuch zum Neuen Testament, II, pp. 719-734; A. Robert-A. Tricot, Initiation biblique, 2ª ed., Parigi 1948, pp. 180-86.

Alberto Vaccari

SMITOLOGIZZAZIONE DEL V

Teoria del teologo luterano Rodolfo Bultmann (n. nel 1884, professore di esegesi del Nuovo Testamento a Marburg) sotto il duplice influsso della scuola storico-esegetica della «storia delle forme» e della corrente teologico-filosofica dell'esistenzialismo barthiano, che è un compromesso tra ortodossia protestante e razionalismo teologico.

L'elemento razionalista sta nella tesi, desunta dalla critica comparatista delle fonti cristiane, secondo cui il Nuovo Testamento sarebbe intimamente compenetrato delle concezioni «mitiche» circa la struttura del mondo, dell'uomo e la natura della salvezza, che sostanziano la letteratura apocalittica del tardo ebraismo e lo gnosticismo ellenistico, e avrebbe ad esse dato svolgimento; perciò il modo di pensare per immagini del Nuovo Testamento, in radicale antitesi con quello dell'uomo moderno che procede per concetti scientifici, e una presentazione apologetica efficace del cristianesimo ne esigerebbero, in via preliminare, la «smitologizzazione», la sua riesposizione in termini scientifici moderni, liberando la sostanza del V. dalle idee mitiche. L'esigenza dell'ortodossia sta nel fatto che il Bultmann mantiene la realtà del soprannaturale, riservando però alla sola coscienza religiosa, non pertanto alla coscienza storica, la percezione del fatto salutare del Cristo, quale una realtà esistenziale che risponde alla sua disperazione di uomo perduto, alla sua ansia di salvarsi. Perciò del Nuovo Testamento dovrebbe essere presentata soprattutto la situazione esistenziale.

Bibliografia7 opere
BIBL.: R. Bultmann, Kerygma und Mythos. Ein theolog. Gespräch, Amburgo 1948; id., Theol. des N. T., Monaco 1948 sg.; id., Le christianisme primitif dans le cadre des religions antiques (trad. franc. con pref. di M. Goguel), Parigi 1950; per la critica dal punto di vista protestante: R. Prenter, Mythe et Evangile, in Rev. de théol. et de phil., 1947, pp. 49-67; G. Bornkamm - W. Klaas, Mythos und Evangelium. Zum Programm R. B., in Theol. Existenz heute, nuova serie, n. 26 (Monaco 1951); dal punto di vista cattolico: R. Schnackenburg, Von der Formgeschichte zur Entmythologisierung des N. T.-Zur Theologie R. B., in Münchener Theol. Zeitschr., 2 (1915), pp. 345-60; M. Bendiscioli, Interpretazioni razionalistiche del cristianesimo primitivo, Padova 1932, p. 68-82.

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Di Alberto Vaccari

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Testo originale: Enciclopedia Cattolica, vol. XII (1954), coll. 1019–1021.

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Vaccari, Alberto. “Vangelo (Evangelo).” In Enciclopedia Cattolica, vol. XII, coll. 1019–1021. Città del Vaticano: Ente per l’Enciclopedia Cattolica e per il Libro Cattolico, 1954. https://azioneromana.com/it/article/vangelo-evangelo.

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Vaccari, Alberto. “Vangelo (Evangelo).” Enciclopedia Cattolica, vol. XII, Ente per l’Enciclopedia Cattolica e per il Libro Cattolico, 1954, coll. 1019–1021. Azione Romana, https://azioneromana.com/it/article/vangelo-evangelo.

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