SINOTTICI, VANGELI

SINOTTICI, VANGELI. - Titolo attribuito ai Vangeli di Matteo, Marco e Luca per il fatto che, trascritti in colonne affiancate, possono essere facilmente abbracciati con un solo sguardo d'insieme (σύνοψις); il termine «sinossi» per questa forma di trascrizione dei Vangeli fu usato per la prima volta da J. J. GRIESBACH, JOHANN JAKOB (v.) nel 1774. Lo studio della «questione sinottica» mira a dare le ragioni delle somiglianze e delle differenze che si notano fra i tre S.

I. I FATTI

Le somiglianze e differenze si possono facilmente constatare nelle Sinossi greche di W. Larfeld,

M.-J. Lagrange, P. Vannutelli, ed anche nella Sinossi degli evangeli in italiano di P. Vannutelli (Roma 1938).

1. Somiglianze nel contenuto

I S., a differenza di Giovanni, seguono un piano generico comune nel raccontare la vita pubblica di Gesù: predicazione del Battista, battesimo di Gesù, digiuno e tentazioni, ministero prevalentemente in Galilea, viaggio verso la Giudea, ultima settimana a Gerusalemme, Passione, Morte, Risurrezione, apparizioni. In questo quadro comune i S. includono quasi gli stessi miracoli, gli stessi discorsi. Si calcola che, dividendo in 100 parti la materia dei tre S., Marco ha il 93% in comune con uno o con ambedue gli altri (e solo il 7% di proprio), Matteo ha di proprio solo il 42%, Luca il 59% (cf. J. M. Vosté, De synopticorum mutua relatione, Roma 1928, p. 9, che cita i calcoli di W. Strond e A. Norton).

2. Somiglianze nell'ordine delle sezioni

Oltre alle somiglianze generiche di piano e di contenuto comune, molte sezioni si susseguono nello stesso ordine, specialmente in Matteo e Luca; anche l'ordine di Mt. 14-28 corrisponde frequentemente a quello di Mc. 6,14 - 16,8. Certi gruppi di episodi, non legati tra loro da nessun nesso cronologico o logico, si trovano riferiti nello stesso ordine. Ad es.: la predicazione del Battista, il Battesimo e le tentazioni (Mt. 3,1 - 4, 12 = Mc. 1, 1-14 = Lc. 3,1-4, 14); la tempesta sedata, gli indemoniati geraseni, la guarigione del paralitico, la vocazione di Matteo-Levi, la disputa sul digiuno, la figlia di Jair e l'emorroissa (Mt. 8,23 - 9, 26 = Mc. 4,35 - 5,43 = Lc. 8, 22-56); la confessione di Pietro, la prima predizione della Passione, la trasfigurazione, il lunatico, la seconda predizione della Passione (Mt. 16,13 - 17,22 = Mc. 8,27 - 9,32 = Lc. 9, 18-45).

3. Somiglianze nella forma letteraria

A differenza di Giovanni, i V. semplice, popolare, aneddotico; in certi punti si trovano le stesse parole greche che si succedono nello stesso ordine. Questo avviene non solo nei discorsi di Gesù o di altri che, si noti, avevano parlato in aramaico, ma nello stesso racconto dei fatti. Le piccole varianti rispecchiano i gusti letterari dei singoli, ma il fondo comune è evidente. Si trascrive qui dalla Sinossi di P. Vannutelli, che rispecchia bene il greco, un saggio in cui i tre V. S. si accordano perfino in un anacoluto:

Mt. 9, 5-6.

5. Che cosa infatti
è più fattibile, dire:
Son rimessi
i tuoi peccati, o dire: Lèvati,
e cammina?

6. Affinché dunque sappiate che ha potere il figlio dell'uomo sulla terra di rimetter peccati, allora dice al paralitico: Lèvati, prendi il tuo letto, e vanne in casa tua.

Si veda pure il racconto della Trasfigurazione (Mt. 17, 1-13 = Mc. 9, 1-12 = Lc. 9, 28-36). Degne di nota sono pure certe uniformità in costrutti rari, come ἀπεκρίμενο invece del più comune ἀπεκρίθη (Mt. 27, 12 = Mc. 14, 61 = Lc. 23, 9), in citazioni del Vecchio Testamento uniformi nei S. ma diverse tanto dall'ebraico che dal greco dei Settanta (cf. Mt. 3, 3 = Mc. 1, 3 = Lc. 3, 4; Mt. 26, 31 = Mc. 14, 27).

4. Differenze nel contenuto

Le percentuali indicate sopra mostrano che Matteo e Luca hanno una notevole quantità di parti proprie. Matteo ha in proprio l'ansietà di s. Giuseppe (1, 18-25), i Magi, la fuga in Egitto, la strage degli innocenti, il ritorno (cap. 2), le parabole

della zizzania (13, 24-30, 36-43), del tesoro, della perla, della grande rete (13, 44-50), del servo (18, 23-35), delle vergini (25, 1-13), il miracolo di Pietro che cammina sulle acque (15, 28-31), la promessa del primato (16, 17-19). Marco ha solo tre sezioni proprie: il sordo balbuziente della Decapoli (7, 31-37), il cieco di Bethsaida (8, 22-26), la parabolletta della semente che cresce per virtù propria (4, 26-29). Luca ha molto di proprio nei racconti dell'infanzia (capp. 1-2); inoltre: l'episodio di Marta e Maria (10, 38-42), la conversione di Zaccheo (19, 1-29), e molti altri tratti nei capp. 9-19 (racconti dei viaggi). Nella storia della Passione ha di suo gli episodi di Erode (23, 6-12), del buon ladrone (23, 40-43), ecc.

5. Differenze nell'ordine

Sono frequenti le inversioni delle sezioni comuni o di particolari delle stesse sezioni. Ad es., Lc. 4, 1-13 inverte le due ultime tentazioni riferite da Mt. 4, 1-11. Talvolta in una serie di sezioni comuni appaiono episodi propri di qualche V. S. (cf. Mt. 8-13 con Mc. 1, 29-6, 13; il discorso della montagna di Mt. 5-7 con Lc. 6, 20-49; ecc.).

6. Differenza nella scelta delle parole greche e nel loro ordine

Anche nei tratti in cui si notano maggiori somiglianze di contenuto, si trovano talora vocaboli diversi (sinonimi), inversioni di incisi. Normalmente gli stessi fatti sono riferiti più succitamente da Matteo che da Marco, il quale è invece più breve nei resoconti dei discorsi. Più strane sono le differenze tra i S. anche nei punti dove si aspetterebbe la maggiore consonanza verbale; ad es., nelle genealogie (v.) di Gesù (Mt. 1, 1-17 e Lc. 3, 23-38), nel Pater noster (Mt. 6, 9-13 e Lc. 11, 2-4), nelle parole della consacrazione ove Matteo (26, 26-28; cf. Mc. 14, 22-24) diverge da Luca (22, 19-20); nel titolo della Croce (Mt. 27, 37; Mc. 15, 26; cf. Lc. 23, 38 e Io. 19, 19).

II. I TENTATIVI DI SOLUZIONE

Le difficoltà suscitate da questi fatti hanno fatto sorgere un gran numero di ipotesi che tentano di dare una ragione sufficiente di tale concordia discors. Siccome alcune di queste si oppongono ai dati tradizionali sull'origine dei Vangeli, nonché al loro valore storico, la Pontificia commissione biblica intervenne con due responsi del 26 giugno 1912 (Denz-U, 2164 sg.).

a) Nel trattare la questione si deve salvare l'auten-

Mc. 2, 9-10.

9. Che cosa
è più fattibile dire al paralitico: Son rimessi
i tuoi peccati, o dire: Lèvati,
prendi il giaciglio tuo e cammina?

10. Affinché dunque sappiate che ha potere il figlio dell'uomo

di rimetter peccati sulla terra, dice al paralitico: A te dico, lèvati, prendi il giaciglio tuo, e vanne in casa tua.

Lc. 5, 23-24.

23. Che cosa
è più fattibile dire:
Son rimessi a te
i peccati tuoi, o dire: Lèvati,
e cammina?

24. Affinché dunque sappiate che il figlio dell'uomo ha potere

sulla terra di rimetter peccati, disse al paralizzato: A te dico, lèvati, e preso il lettuccio tuo, vattene in casa tua.

ticità e l'integrità dei tre V. S, l'identità sostanziale fra la versione greca di Matteo e l'originale primitivo, l'ordine di tempo (Matteo, Marco, Luca); è lecito disputare liberamente ricorrendo sia all'ipotesi della tradizione orale o scritta, sia alla mutua dipendenza. b) Non salvano tali esigenze i sostenitori dell'ipotesi «delle due fonti», che fanno derivare Matteo e Luca da Marco e da una cosiddetta raccolta di discorsi del Signore.

Gli antichi scrittori ecclesiastici procuravano di accordare i Vangeli componendo concordanze (diatessaron [v.]) o dividendoli in sezioni (canoni di Ammonio e di Eusebio) onde poterli facilmente

confrontare. Non affrontarono la questione dal punto di vista letterario. Solo s. Agostino prospettò l'ipotesi di una mutua dipendenza, affermando che Marco fu «pedissequus, breviator Matthaei» (De consensu Ev., 1, 2: PL 34, 1044). Solo nel sec. XVIII con G. E. Lessing si iniziò a trattare scientificamente della questione sinottica.

1. Ipotesi di una sola fonte comune scritta. – Fu proposta per la prima volta da G. E. Lessing (Neue Hypothese über die Evangelien, Berlino 1784, p. 45 sg.): da un Vangelo primitivo redatto in ebraico (analogo a quello che fu poi trovato da s. Girolamo presso i Nazarei [v.]), dipenderebbero come versioni o come recensioni gli attuali; Matteo ne avrebbe estratto il suo Vangelo (in greco), e analogamente Marco e Luca. Secondo J. G. Eichhorn (in Allgemeine Bibliothek der bibl. Lit., 3 [1794], p. 353 sg.) il Vangelo primitivo sarebbe stato scritto in aramaico verso l'a. 35 d. C.; elaborando con aggiunte di altre fonti, con omissioni e inversioni, questa trama, Matteo avrebbe composto il suo in aramaico; la versione greca di Matteo avrebbe aggiunto molti particolari, ad es. l'infanzia (capp. 1-2). L'ipotesi della fonte comune scritta fu poi esposta in varie altre forme e rinnovata recentemente in Italia da P. Vannutelli il quale suppone pure che lo stesso Matteo abbia dato poi la redazione greca del suo Vangelo (traduzione in senso largo) e non esclude che Marco abbia seguito la catechesi petrina per dare vivacità al suo racconto e che, nelle parti loro proprie, i singoli evangelisti abbiano seguito altre fonti scritte od orali degne di fede. L'ipotesi dell'unica fonte comune, intesa con queste attenuazione, non si oppone ai dati tradizionali; rientra nella soluzione eclettica preferita da molti moderni.

2. Ipotesi di due fonti scritte. – Sebbene esposta con molte varianti presso i diversi critici, ammette che i tre S. dipendono, per i fatti, prevalentemente da Marco (o da un Protomarco), e, per i discorsi, da una raccolta di lóghia PAPA (v.) attribuisce a Matteo e che i critici tedeschi indicano con la sigla Q (Quelle, «fonte»). L'ipotesi delle due fonti, proposta da Schleiermacher (Über die Zeugnisse des Papias, in Theol. Studien und Kritiken, 5 [1832], pp. 735-68), venne accettata dalla stragrande maggioranza dei critici acattolici, specialmente tedeschi. La storia dell'ipotesi fino al 1892 fu esposta da H. J. Holtzmann (Einleitung in das N. Test., Friburgo 1892, p. 345 sgg.), la successiva da Goguel, Wernle (1899), Bultmann (1925-31). Pur divergendo tra loro nel determinare il contenuto e le date delle due fonti, i sostenitori di quest'ipotesi si accordano nel ritenere che Marco sarebbe il più antico dei S., perché più primitivo nello stile più vivace e nella teologia meno evoluta, e nell'affermare che l'altra fonte (lóghia, Q) sarebbe postulata dalle somiglianze fra Matteo e Luca nei discorsi.

Contro questa ipotesi si fa notare che essa non si accorda con la tradizione più antica sull'origine dei Vangeli. Questa pone Matteo al primo posto in ordine cronologico. È possibile tuttavia ammettere che il Matteo greco, giunto a noi, si sia giovato, nel tradurre e nel redigere, del Vangelo di Marco. Lo stile di Marco, che sembra più primitivo, si può spiegare anche tenendo conto del carattere «visivo» del suo informatore (s. Pietro [v.]); così pure la teologia meno evoluta di Marco si giustifica tenendo conto dello scopo e dei destinatari del secondo Vangelo. Non consta poi dalla testimonianza di Papia, o da altre fonti, dell'esistenza di una raccolta di lóghia o discorsi di Gesù diversa dal Vangelo di Matteo giunto a noi. Come si vede, i cardini di questa ipotesi non hanno fondamento nella tradizione storica, anzi vi si oppongono.

I cattolici favorevoli all'ipotesi delle due fonti la modificano in senso consono alla tradizione, ritenendo che il Vangelo di Marco e i lóghia (da identificare nell'opera aramaica di Matteo) siano stati fonti comuni di Matteo greco e di Luca. Così (con varianti accessorie) pensano J. Sickenberger, H. Vogels, M.-J. Lagrange, Camerlynck e altri. L. Tondelli (Gesù Cristo, Torino 1936, p. 115) pensa che Matteo «formasse prima una raccolta di materiale più limitato, specialmente di sentenze del

Signore, come ne aveva contezza Papia; e poi, più tardi, 'mentre Pietro e Paolo fondavano la Chiesa di Roma', secondo le parole di s. Ireneo, usando del testo di Marco già apparso, innestasse i discorsi da sé raccolti nella narrazione della vita di Cristo, dando al racconto quell'aspetto di dimostrazione messianica che un Vangelo per Ebrei esigeva. Questo secondo lavoro egli l'avrebbe compiuto in aramaico e sarebbe poi stato, più tardi, ad epoca imprecisata, volto nella lingua greca». Intesa in questo senso, l'ipotesi delle due fonti non sarebbe in contrasto con i dati tradizionali sull'origine dei S. e sulla identità sostanziale fra Matteo aramaico e Matteo greco.

3. Ipotesi di parecchie fonti scritte. – B. H. Streeter (The four Gospels, Oxford 1924, pp. 151-260) propose quattro fonti; fu seguito da molti anglicani. Le fonti sarebbero Marco, Q (= lóghia), un Protomarco (M) e un Protoluca (L). Altri parlano di molte fonti scritte, aramaiche e greche, supponendole accennate nel termine δῆλγαις usato da Lc. 1, 1, ove allude alle fonti sue. Anche questa ipotesi, pur contenendo qualche elemento positivo di soluzione, da sola non dà la ragione sufficiente delle somiglianze e delle differenze fra i S.

Potrebbe entrare in quest'orbita anche la cosiddetta «FORMA (v.)» che pone all'origine tante piccole unità letterarie sorte per impulso della comunità e poi fissate nei Vangeli. Ma i sostenitori di tale teoria, soggetta a molte riserve, non la propongono in funzione della soluzione della questione sinottica.

4. Ipotesi della catechesi orale – J. C. L. Gieseler (Historisch-kritischer Versuch..., Lipsia 1818, p. 53) sostenne che Matteo, Marco e Luca posero in scritto la predicazione, o catechesi apostolica (v. CATECHESI), senza servirsi di documenti scritti; questa catechesi sarebbe stata all'inizio fissata, quasi stereotipata, oralmente, in un tipo uniforme. Ammetteva però varianti, a seconda della diversità dei luoghi e dei destinatari. Matteo avrebbe posto in scritto il tipo della catechesi palestinese destinata agli Ebrei. Marco il tipo di quella romana predicata da Pietro, Luca il tipo di quella antiochena predicata da Paolo. Questa ipotesi ebbe molti sostenitori, specialmente fra i cattolici (R. Cornely, J. Knabenbauer, L. C. Fillion, C. Fouard, J. Felten, L. Murillo, ecc.) e parecchi tra i protestanti (Westcott, de Wette, Godet, ecc.). Quasi tutti però ammettono, oltre alla fonte principale, orale, anche qualche fonte scritta. Infatti la catechesi orale, per quanto attestata dalle fonti in diversi tipi (Paolo parlava delle sue «vie»: I Cor. 4, 17; del suo «evangelo» e «tipo di dottrina»: Rom. 2, 16; 6, 17), non doveva essere così stereotipa da conservare inalterate in cose secondarie certe espressioni, e di permettersi tante libertà in certe altre, ove si attenderebbe un accordo più stretto. Questa ipotesi, da sola, non spiega né le divergenze di fondo né le parti proprie di Matteo e di Luca. Non si deve poi esagerare la forza della memoria «orientale». Tuttavia questa ipotesi fornisce un elemento fondamentale per la soluzione della questione sinottica.

5. Ipotesi della dipendenza reciproca. – Fu esposta in varie forme. Alcune di queste salvano i dati tradizionali sull'ordine cronologico dei Vangeli (ammettendo che Luca dipenda da Marco, e, forse, da Matteo, e che Marco dipenda da Matteo), altri invece invertono tale ordine, specialmente quelli che sostengono la priorità di Marco. Molti ritengono che Matteo greco si sia giovato del Vangelo di Marco (così J. L. Hug, F. S. Patrizi, Cladder, ecc.). Pochi sono tuttavia quelli che ritengono di poter risolvere la questione sinottica soltanto con la dipendenza reciproca dei Vangeli, anche perché, se questa ipotesi spiega bene le somiglianze, non risolve da sola il problema delle divergenze.

III. LA SOLUZIONE PIÙ PROBABILE

Nessuna delle diverse ipotesi proposte risolve da sola la questione. Per questo molti moderni si orientano verso soluzioni eclettiche, pur dando maggiore o minore importanza a taluni elementi.

L'ipotesi della catechesi orale primitiva, fondamentalmente uniforme e parzialmente diversa a seconda dei

diversi destinatari, è certamente uno degli elementi positivi che si deve porre all'origine dei Vangeli. Si può ammettere che questa catechesi, destinata agli Ebrei, ebbe una certa uniformità in Palestina, dove venne fissata, tanto in aramaico quanto in greco, per gli Ebrei ellenisti. Tale catechesi confluì certamente nel Vangelo di Matteo. Estendendosi nel mondo pagano, la catechesi primitiva, pure conservando l'uniformità fondamentale, subiva necessariamente adattamenti conformi alle necessità dei diversi uditori. La tradizione informa che Marco scrisse secondo la catechesi di Pietro, e Luca secondo quella di Paolo. Anche questo è un elemento positivo di soluzione.

Inoltre Luca stesso dichiara nel suo prologo (1, 1-4) di aver fatto uso di molte fonti orali e scritte. Tra i « molti » (πολλοί) che « ordinarono in scritto » ciò che sapevano a memoria (è il senso di ἀνατάξασθαι) e dei quali l'indagatore Luca si giovava, si possono elencare anche i due Vangeli precedenti di Matteo e di Marco. Il primo sembra utilizzato da Luca specialmente per i discorsi, il secondo specialmente per i racconti. Tra quei « molti » si potrebbero collocare anche altri brevi scritti contenenti, ad es., INFANZIA (v.), che in Luca hanno un forte colore semitico, assai diverso dallo stile del prologo, e che potrebbero derivare da una fonte « mariana ». Altre fonti orali e scritte (oltre alla predicazione ed agli scritti di s. Paolo), si possono supporre specialmente nelle sue sezioni proprie (racconti dei viaggi, capp. 9-19). Anche per Matteo si può pensare a fonti proprie, specialmente per la storia dell'infanzia, che sembra desunta da tradizioni provenienti, sia pure indirettamente, da s. Giuseppe, che vi appare come protagonista.

Supponendo all'origine dei S. l'influsso di queste diverse fonti, scritte ed orali, accentuando ora l'una ora l'altra secondo che predominano le somiglianze o le differenze, tenendo conto anche del gusto letterario proprio dei singoli autori che, anche quando dipendono da altre fonti, amano « invertere » (come scrive Tacito, Annales, XV, 63) o ritoccare, si raggiunge una soluzione relativamente soddisfacente della questione sinottica. Tenendo conto anche dei possibili influssi delle diverse versioni greche precanoniche dell'opera originale di Matteo, alle quali accennà Papia, si possono riassumere nel seguente schema gli elementi della soluzione preferibile:

CATECHESI APOSTOLICA FONDAMENTALMENTE UNIFORME

Article illustration
Non tutti questi elementi possono avere lo stesso grado di certezza; non si può dire neppure che tutti influirono in tutte le parti dei S. In diversi casi si dovrà scegliere fra l'influsso di fonti comuni o di fonti proprie, orali o scritte.

BIBL.: tra le innumerevoli opere che trattano della questione sinottica: R. Cornely, Introd. in S. Scr., III, Parigi 1885, pp. 170-189; R. Cornely - A. Merk, Compendium, 10ª ed., ivi 1929, nn. 370-78; H. Lusseau - H. Collomb, Manuel d'és. bibl., ivi 1932, pp. 80-107; H. Simon - G. G. Dorado, Praelect. Bibl.: Nov. Test., I, 6ª ed., Torino 1944, nn. 79-95 (con molta bibl.). Fra le introduzioni premesse ai commentari cattolici: M. Sales, La S. Biblia, Nuovo Test., I, Torino 1911, pp. XXI-XXIV; J. Knabenbauer - A. Merk, Comm. in Matth., I, Parigi 1922, pp. 39-53; M.-J. Lagrange, St Matthieu, ivi 1923, pp. XXIV-CSLIX; id., St Marc, ivi 1923, pp. CVIII-CXXV; id., St Luc, ivi 1921, pp. XLVIII-XCIV. Tra gli studi speciali: G. Semeria, La question synoptique, in Rev. biblique, 1 (1892), pp. 520-59; G. Bonaccorsi, I tre primi

Vangeli, Monza 1904; L. Méchineau, I Vangeli di s. Marco e di s. Luca e la questione sinottica, Roma 1913; P. Vannutelli, Questiones de synopticis Evangelii, ivi 1935; id., in Synoptica, 1-3 (1936-39), V. indici; G. Ricciotti, Vita di Gesù Cristo, Milano 1940, nn. 148-55. Le sinossi più notevoli sono: W. Larfeld, Griechische Synopse der vier neutest. Evangelien, Tubinga 1911; P. Vannutelli, Evangelii in sinossi, Torino 1931; id., Evangelie synoptice secundum textum Graecum disposita, ivi 1936; id., Sinossi degli evangeli, Roma

1938. La sinossi greca di M

J. Lagrange (Parigi 1925) fu adattata e tradotta in francese da C. Laverne (ivi 1927), e in italiano da un anon. con il titolo: Sinossi dei quattro Evangelii secondo la sinossi greca del p. M.-J. Lagrange (Brescia 1931 agg.); in latino è molto noto A. Brassac, Nova evangeliorum synopsis, 2ª ed., Parigi 1922. Pietro De Ambroggi

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“SINOTTICI, VANGELI.” Enciclopedia Cattolica, vol. XI (1953), p. 428. Azione Romana digital edition, https://azioneromana.com/it/article/sinottici-vangeli.