Poiché la indivisibilità è unità («nihil enim est aliud unum quam ens indivisum»: s. Tommaso, De verit., q. 1, a. 1, c.) e l'unità è convertibile con l'essere («Unum... convertitur cum ente»: id., De potentia, q. 9, a. 7), la
semplicità o indivisibilità è una perfezione o qualità positiva; ma poiché la conoscenza umana ha inizio dall'esperienza del mondo corporeo, e il corpo è composto, il concetto di s. si ha per negazione della partibilità o composizione: esso è quindi relativo a quello delle parti negate. Assolutamente s. è ciò che non ha parti affatto, ciò che è tutto e puro essere, atto puro: Dio (v.). Ogni ente finito, anche se spirituale, comporta invece una composizione di atto e di potenza (secondo il sommo di esistenza e di essenza). La realtà spirituale è però relativamente s. in quanto non ha parti quantitative; questa semplicità procede, sempre nella concezione tomistica, dal non avere composizione di parti essenziali (materia e forma): dall'essere cioè pura forma. Il corpo composto di materia e forma, è esteso e come tale composto anche di parti quantitative.