SEMPITERNUS REX

«SEMPITERNUS REX». - Enciclica di Pio XII per il XV centenario del Concilio ecumenico di Calcedonia (8 sett. 1951).

Il Concilio di Calcedonia è il terzo dei grandi Concili cristologici, dopo quello di Nicea (commemorato nell'Anno Santo 1925) e quello di Efeso (encic. Lux Veritatis, 25 dic. 1931) che definirono rispettivamente la consostanzialità del Figlio con il Padre e l'unità di persona in Cristo. Dopo questo breve richiamo l'enciclica ricorda le circostanze storiche e il clima teologico nei quali si svolse il Concilio di Calcedonia, ponendo in risalto la richiesta da parte dei vescovi orientali e l'accettazione dell'intervento del papa s. Leone Magno. Nel quadro di

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(fot. Musci Vaticani)

questa importante affermazione solenne del primato del Romano Pontefice viene presentato nel suo vero valore il can. 28, che, pur non contenendo, secondo le intenzioni degli autori, una vera negazione del primato, fu respinto dal Papa e poi dall'Imperatore e dallo stesso vescovo di Costantinopoli, giudicandolo privo di valore perché compilato in assenza dei legati pontifici. Nella seconda parte dell'enciclica viene illustrato il significato della formula dogmatica di Calcedonia, mettendo in guardia da errori che oggi serpeggiano, i quali compromettono l'unità di persona in Cristo. Il Sommo Pontefice non intende solo parlare della teoria kenotica diffusa tra gli acattolici, ma accenna a talune correnti della stessa teologia cattolica.

L'insigne documento termina con un appello agli Orientali dissidenti perché ritornino all'unità dell'ovile e all'unione con la Sede Apostolica, il cui primato fu egregiamente riconosciuto dai loro padri nel Concilio ecumenico di Calcedonia (AAS, 43 [1951], pp. 625-44).

BIBL.: P. Parente, Valore storico dottrinale del Concilio di Calcedonia nella luce dell'enciclica, S. R., in Euntes Docete, 4 (1951), pp. 339-63; Das Konsil V. Chalcedon, raccolta di studi a cura di A. Grillmeier e H. Bacht, Würzburg 1951; V. MONACO, Genesi storica del can. 28 di Calcedonia, in Gregorianum, 33 (1952), pp. 292-98.