Enciclopedia Cattolica vol. XI, 1953 Filosofia Problemi e argomenti particolari

SENTIMENTO

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SENTIMENTO. - Si distingue il s. dal semplice «sentire» della sensibilità esterna o interna, in quanto mentre il sentire riferisce «contenuti» oggettivi, il s. presenta la situazione del soggetto, p. es., di soddisfazione o d'insoddisfazione. Il s. costituisce perciò un atteggiamento dell'io profondo, nucleo dell'interiorità individuale: in questo senso anzi si è potuto dire che il s. come tale è pura attestazione di sé, non solo senza esigere un preciso riferimento ad oggetti ma senza un rapporto diretto neppure con la coscienza dell'io sostanziale, così che nei s. più intensi la coscienza dell'io è assai debole o perfino assente, mentre il delinearsi della coscienza individuale indebolisce e può perfino far scomparire il s. stesso.

La controversia pertanto fra coloro che sostengono l'intenzionalità (v.) dei s., ovvero che il s. come ogni atto psichico si rapporta a un oggetto in quanto «ci si rallegra, ci si addolora di qualche cosa...» (scuola del Brentano, Bollnow), e coloro che negano tale riferimento in quanto esso appartiene al momento conoscitivo e cade fuori del s. ch'è ineffabile esperienza dell'io (Pfaender, Beck), si può risolvere distinguendo due momenti nel s. stesso: l'uno centripeto come s. puro originario e l'altro centrifugo in quanto il s. entra come un elemento dell'orientamento del soggetto verso la realtà. Evidentemente ogni s. sorge nel soggetto in seguito a qualche apprensione sione più o meno distinta e costituisce la risposta del soggetto stesso alla presentazione dell'oggetto: tuttavia il primo momento, ovvero l'impressione originaria (Stimmung in ted.), è in direzione del soggetto in sé, come il sentirsi contento o scontento, timoroso o fiducioso..., e solo in seguito può venire, ma non è necessario che segua, e talora di fatto non segue, il rapporto all'altro.

Il s. è stato perciò definito «la situazione del soggetto psichico dell'io» come tale (cf. A. Pfaender, Einführung in die Psychologie, 2ᵃ ed., Lipsia 1920, pp. 205 e 214). Questa situazione si presenta sotto due forme fondamentali: o come affermazione dell'io (v.), e allora assume la forma del piacere o soddisfazione in generale, oppure come negazione e limitazione, costrizione dell'io che viene indicata come dispiacere. Attorno a questi due s. fondamentali si collocano le altre forme di s. sia cosiddetti elementari (ad es., simpatia, antipatia, amore, odio...), come anche superiori ovvero appartenenti alla sfera della vita intellettiva e volitiva (s. estetici, religiosi, morali...): ma non si è raggiunta ancora in questo campo fra gli psicologi una classificazione uniforme. Nell'indirizzo della «psicologia della forma e della totalità» (Gestalt- und Ganzheitspychologie) il s. è considerato come un atteggiamento globale in quanto «nei s. noi viviamo immediatamente l'essenza delle situazioni mutevoli dell'io in noi e negli altri» e in questo senso i s. sono chiamati «qualità formali della coscienza totale» (Gestaltqualitäten des Gesamtbewusstseins). Così i s., insieme al conoscere (sentire e pensare) e all'attività tendenziale (istinto, volontà), costituiscono una propria sfera della soggettività, che ha un contributo decisivo nella qualificazione stessa degli oggetti da parte dell'io: è merito della psicologia moderna aver distinto lo stato originario dei s. dagli «affetti» che indicano gli stati acuti già oggettivati, come dalle «inclinazioni» che sono gli elementi tendenziali innati e dalle «passioni» (v.) che sono le strutture tendenziali acquisite e moralmente definite. I s. in quanto sono impressioni immediate astraggono da ogni oggetto, astraggono anche dalla moralità e da ogni giudizio di valore: se si vuol dire che anche i s. hanno un riferimento all'oggetto (intenzionalità), ciò non appartiene ai s. come tali ma dipende dall'io stesso che operando come un tutto individuale e personale si rapporta alle realtà esterne del mondo della natura e della società (famiglia, Stato, Chiesa), si tratta cioè del rapporto fra microcosmo e macrocosmo (cf. M. Beck, Psychologie, Wesen und Wirklichkeit der Seele, Leida 1938, pp. 235 e 239). Il pensiero esistenzialista ha esteso e approfondito l'analisi dei s. come l'angoscia e il timore (Kierkegaard, Heidegger), la noia e la nausea (Sartre) e simili, i quali suppongono però un definito orientamento sulla natura della dialettica della coscienza e della libertà.

La normalità o l'anomalia del comportamento dei s. incide profondamente nella costituzione della personalità individuale: questa ha nei s. la forma segreta e più attiva che determina la sua preferenza e avversione, l'inclinazione e spesso la stessa decisione ultima del suo agire, quale la scelta di una vocazione o di una professione, il cambiamento improvviso della condotta (perversioni, conversioni...). Si può riconoscere che non esiste ancora una teoria soddisfacente dei s.: la teoria empirista sostenuta da James, Lange (seguiti dal Sergi) che identifica il s. con la sua manifestazione («si è tristi perché si piange!») è stata definitivamente confutata dalla fenomenologia e dallo stesso esistenzialismo. L'intima natura dei s. non è oggetto di definizioni ma di esperienza, perché esso è un prius assoluto che sfugge ad ogni analisi riflessiva e non si lascia descrivere che in modo indiretto.

Filosofia del s. - È in genere l'indirizzo filosofico che attribuisce al s. il primato direttivo della vita cosciente sulla ragione. Nell'empirismo inglese Shaftesbury, Hutcheson, Butler, Hume affermano che tanto la conoscenza del reale, come lo stesso giudizio morale si fondano sul s. immediato, inteso come convinzione o credenza (belief, custom, feeling). Nella filosofia francese già Pascal (v.) aveva proclamato «les raisons du coeur», seguito da Malebranche e Rousseau secondo i quali il giudizio del s. è infallibile; alla filosofia del s. ritornano Maine de

Biran (v.) e il Bergson ([v.] cf. la « morale dinamica » di Les deux sources de la morale et de la religion, Parigi 1932). Nella filosofia tedesca la dottrina del s. si sviluppa specialmente a partire dalla Critica del giudizio di Kant (Jacobi, Fries, Schleiermacher); merita un cenno particolare la filosofia di Max Scheler secondo la quale la stessa « intuizione delle essenze » (Wesenschau) è un processo di apprensione affettiva in quanto è concepita come « partecipazione di simpatia » (Einsfühlung): ciò vale anche per la conoscenza stessa di Dio (cf. Max Scheler, Vom Wesen der Philosophie, in Vom Ewigen im Menschen, II, 2e ed., Lipsia 1923, p. 68 sgg.).

Le filosofie del s. rappresentano la reazione e l'istanza del mistero dell'essere e della coscienza contro l'oggettivismo assoluto del razionalismo (v.).

Bibliografia14 opere
BIBL.: R. Eisler, Gefühl, in Wort, d. philos. Begriffe, I, 4e ed., Berlino 1927, p. 466 sgg.; Th. Ribot, La psychol. des sentiments, Parigi 1896 (è la prima trattazione analitica sull'argomento); id., Problèmes de psychol. affective, ivi 1910; T. Ziehen, Die Grundlagen der Psychol., II, Lipsia 1915, p. 199 sgg.; J. Ward, Psycholog. principes, 2e ed., Cambridge 1920, p. 243 sgg.; T. Erismann, Die Eigenart des Geistigen, II, Lipsia 1924, p. 124 sgg.; S. De Sanctis, Psicol. sperimentale, I, Roma 1929, p. 249 sgg.; D. Feuling, Das Leben der Seele, Salisburgo 1940, p. 166 sgg.; W. Metzger, Psychologie, in Wissenschaftl. Forschungsberichte, 52 (1941), pp. 67 sgg., 298 sgg.; A. Miotto, La psicol. del s., Firenze 1941; A. Gemelli-G. Zanini, Introduzione alla psicol. Milano 1947, p. 193 sgg. (bibl.); M. Pradines, Traité de psychol. générale, Parigi 1948, cf. specialmente I, pp. 659-81; III, pp. 239-303 (ampia discussione su teorie del s.); A. Willwoll, Gefühl, in W. Brugger, Philosophisch. Wörterbuch, Vienna 1948 (bibl. tedesca).

Cornelio Fabro

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Testo originale: Enciclopedia Cattolica, vol. XI (1953), coll. 347–349.

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Fabro, Cornelio. “Sentimento.” In Enciclopedia Cattolica, vol. XI, coll. 347–349. Città del Vaticano: Ente per l’Enciclopedia Cattolica e per il Libro Cattolico, 1953. https://azioneromana.com/it/article/sentimento.

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Fabro, Cornelio. “Sentimento.” Enciclopedia Cattolica, vol. XI, Ente per l’Enciclopedia Cattolica e per il Libro Cattolico, 1953, coll. 347–349. Azione Romana, https://azioneromana.com/it/article/sentimento.

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