MAINE DE BIRAN, François-Pierre. - Filosofo e uomo politico, n. a Bergerac il 29 nov. 1776, m. a Parigi il 22 luglio 1824. Nobile, antirivoluzionario, ma non reazionario, ricoprì cariche politiche rilevanti durante l'Impero e la Restaurazione (membro del Consiglio dei Cinquecento, Questore alla Camera ecc.).
La filosofia biraniana si presenta come un itinerario di meditazione personale che trova nel « Diario » (Journal intime) la sua espressione più significativa: iniziatasi con gli schemi scientisti dell'ideologia (v.), essa si conclude in uno stile spiritualistico e con un approdo religioso nello sforzo di recuperare, contro le tendenze dell'ideologismo, entro l'io psicologico l'io consistente e un principio adeguato per il suo approfondimento metafisico. Tale principio è il senso intimo, forma immediata e diretta di contatto e di presenza dell'io a se medesimo. Fatto primo costituito del senso intimo è l'effort, o tendenza all'essere, punto di inizio dell'autocoscienza, e pertanto condizione prima del meccanismo psichico e insieme criterio per la conoscenza della sua realtà metafisica: elemento equivalente, in questo senso, al cogito cartesiano, ma del tutto diverso da esso. Nel'effort infatti l'esistente assume scienza di sé non come pensiero formale, ma, concretamente, come una tensione attiva che si applica ad una resistenza passiva. Per tal via, partendo da una istanza critica analoga a quella di Kant, M. de B. tende, più che ad ammettere la parziale verità di empirismo e razionalismo, a trovare nel senso intimo e nell'effort una terza misura, dopo l'esperienza sensibile esterna e la razionalità pura, per la conoscenza umana, tale che permetta la sussistenza di una conoscenza metafisica. L'effort, infatti, fornisce potenzialmente, con la sua composita natura (che rivela l'idea primigenia di forza attiva e di resistenza assoluta), le forme a priori di essere, sostanza, forza, durata, spazio, assoluto, ecc., che rendono possibile la conoscenza umana in generale, e che costituiscono in particolare termini di validità della metafisica. Tali idee non sono che una traduzione della credenza primitiva implicita nel senso intimo, il quale diventa così, per eccellenza, facoltà dei principi assoluti, o, come si esprime il M. de B., facoltà delle credenze. Le idee prime, apprese nel concreto del loro riferimento all'io, si presentano così come oggettive ed assolute (sistema dei principi assoluti pertinenti la meta-fisica) e sono insieme dinamiche e formali nel senso che condizionano il sistema delle nozioni acquisite, pertinenti la scienza. Tale distinzione permette a M. de B. di concepire la facoltà della credenza come direttamente aperta alla conoscenza metafisica di Dio. Cogliendosi come forma e come attività, l'io presuppone contenuta in questa conoscenza concreta di sé la nozione dell'attività o forza assoluta, non in senso astratto o generale ma, proporzionalmente alla natura stessa dell'io, come Soggetto assoluto, Causa libera agente: l'idea di Dio, fornita dalla facoltà della credenza, è pertanto oggettiva, assolutamente necessaria, e designa non un principio generico, bensì un Soggetto personale, lo stesso Soggetto specifico della sede religiosa, Dio. M. de B. tende a ricomporre su questa base il quadro di un'antropologia completa: la vita umana, che è fondamentalmente tendenza ad un equilibrio psichico elementare e animale, il cui epicentro è già l'effort, ma ancora come conato biologico (prima vita o vita animale o vita dei sensi), si fa più tardi tendenza ad un equilibrio di natura non biologica, ma morale, avente quale epicentro l'effort visto come coscienza spirituale di sé e volto a rendere l'io dominante di se medesimo (vita seconda, o propriamente umana). Nell'ultimo M. de B. (1815-24), avviato alla conversione religiosa, oltreché intellettuale, al cristianesimo, si delinea una terza forma di equilibrio di vita: quella cristiana, incentrata sulla presenza operante di un elemento che trascende l'anima (terza vita, vita dello spirito o della Grazia). La comprensione delle tre vite, assunta con valore non psicologico, ma metafisico, descrive un'antropologia a visione ascendente e unitaria, che è la creazione conclusiva del biranismo.
La raffinata sensibilità per l'autobiografia spirituale e un'acute disposizione introspettiva inseriscono M. de B. nella tradizione dei grandi « moralisti » e « saggisti » francesi. Ma il merito principale della speculazione biraniana è la capacità di conglobare nel sondaggio interiore dell'uomo, profondamente e personalmente vissuto, i quesiti filosofici salienti del mondo moderno, primo innanzitutto il problema critico. M. de B. è un teoretico e un metafisico, oltreché un grande intimista, per aver denunciata la necessità assoluta di una soluzione congiunta del problema critico e del problema metafisico, e per aver intravisto la possibilità dell'attuazione di tale congiunzione sulla linea di un approfondimento della concezione moderna dell'autocoscienza, sottratta all'astratismo cartesiano, e resa capace insieme di rendere conto dell'apriorismo sintetico del conoscere, illustrato da Kant come condizione di conoscenza critica, e della oggettività e concretezza del senso intimo e del sapere originario dell'io, scoperta da Agostino come base e luogo di sapere metafisico. I limiti della filosofia di M. de B. sono molteplici: il permanere di una curiosità analitica, appresa alla scuola degli ideologi, ostacola la comprensione coerente e concreta della terza vita e rende frammentaria la speculazione, così come il gusto intimistico spesso tende a confondere la vita con la speculazione su di essa. Di qui le opposte accuse, e non esatte tuttavia, anche se giustificabili, di psicologismo autobiografico o di scientificismo astratto, mosse dalla critica. Importantissimo l'influsso del biranismo sulla tradizione francese successiva (Ollé-Laprune, Blondel, Le Senne, ecc.).
Opere fondamentali, quasi tutte pubblicate postume: Journal intime (1792-96; 1813-24); Nouveaux essais d'anthropologie (1823-24; riproducente per l'journal, specie 1818-19). Altri testi essenziali: Premier e Second mémoire sur l'habitude (1800, 1801-1802); Mémoire s. la décomposition de la pensée (1805-1807); Mém. s. les rapports du phys. et du moral de l'homme (1811); Essais s. le fondem. de la psychol. (1812); Des rapports d. sciences natur. avec la psychol. (1813); Fragments relatifs aux fondem. de la morale et de la religion (1818); Nouvelles considér. s. les rapports du phys. et du moral de l'homme (1820); Considér. sur les principes d'une div. de faits psycholog. et physiolog. (1822).