MAMIANI, TERENZIO della ROVERE. - Politico e scrittore, n. a Pesaro il 27 sett. 1799, m. a Roma il 21 giugno 1885.
Prese viva parte ai moti delle Romagne nel 1831, per cui da Gregorio XVI fu condannato all'esilio, e passò in Francia. Rimpatriato dopo l'amnistia di Pio IX, fu a Roma ministro degli Interni e poi degli Esteri (1848); ma la fuga del Papa a Gaeta e la caduta della Repubblica mancina lo decisero a ritirarsi a Genova e a Torino. Qui fu deputato al Parlamento, professore di storia della filosofia nell'Università, ministro dell'Istruzione; nel 1864 fu nominato senatore del Regno e nel 1871 professore di storia della filosofia all'Università di Roma.
Lasciò scritti in gran numero, specialmente di filosofia; ma non è un pensatore originale e può considerarsi ormai tramontato. Qualche opera tuttavia si può ricordare ancora: Del rinnovamento della filosofia italiana (Parigi 1834; all'Indice, 27 ag. 1838), in cui espone il suo sistema di idealismo ontologico (secondo cui la prima certezza dell'ente è nella realtà del pensiero), congiunto ad un ecletismo metodico, che vuol fondere insieme, per assecondare i tempi nuovi, i metodi antichi di s. Tommaso, Telesio, Campanella, Galileo, Vinci, Vico; ma le sferzate del Rosmini lo "convertirono" al platonismo, che prima guardava titubante, e nelle Confessioni di un metafisico (2 voll., Firenze 1865; all'Indice, 14 febbr. 1881) e nel Compendio e sintesi della propria filosofia (Torino 1866; all'Indice, 14 febbr. 1881), ricostruisce la sua metafisica, in piena adesione alle teorie platoniche della preesistenza delle idee, all'argomento ontologico anselmiano, come prova dell'esistenza di Dio, cadendo, nonostante la sua protesta, in un panteismo almeno vago. Già parecchie forti vene di laicismo permeavano qua e là le opere accennate e altre, pure condannate all'Indice; ma più chiaramente appaiono in La religione dell'avvenire. Della religione positiva e perpetua del genere umano (Milano 1879; all'Indice, 13 genn. 1880) dove si nega l'incarnazione e il valore soddisfattori della Passione di Gesù Cristo, si escludono i dogmi, valevoli però sempre come alti significazione di un mito, si riducono le profezie a fatti naturali, si toglie ogni valore alla Chiesa. E per giustificare giuridicamente e politicamente la separazione dello Stato dalla Chiesa, scrisse: Teoria della religione e dello Stato (Firenze 1868; all'Indice, 22 marzo 1869); e Del Papato negli ultimi tre secoli (postumo, Milano 1885; all'Indice, 7 sett. 1885). Fondò nel 1870 la rivista: La filosofia delle scuole italiane (destinata in fondo a favorire le sue teorie) di cui il Ferri, dopo profusioni di elogi, cambiò nell'anno dopo la morte del M. il titolo in Rivista italiana di filosofia, come segno dell'abbandono delle idee del maestro.