MAIMON, SALOMON

MAIMON, SALOMON. - Filosofo, n. a Neschwitz (Lituania) nel 1754, m. a Nieder-Siegersdorf (Liegnitz, Slesia meridionale) il 22 nov. 1800. Il suo nome originario era S. ben Ychōshunā (quello di M. lo assunse in omaggio a Maimonide [v.] che ebbe in massima venerazione). Figlio di un rabbino, si diede fin dall'infanzia, trascorsa in strettezzze economiche, allo studio del Talmud. Visse a Berlino, Amburgo, Königsberg, Amsterdam, Hannover, Breslavia e trascorse gli ultimi anni presso il conte Kalckreuth, nella Slesia.

La Lebensgeschichte (Berlino 1793; trad. II. Milano 1920), il documento più efficace della sua vita randagia ed agitata, contiene, tra l'altro, un triste quadro delle condizioni sociali della Polonia di quel tempo. Vanno ricordate tra le altre sue opere: Versuch über die Transzen-dentalphilosophie (Berlino 1790); Philosophisches Wörterbuch, ecc., (ivi 1791); Bacons von Verulam neues Organon (ivi 1793); Versuch einer neuen Logik oder Theorie des Denkens (ivi 1794); Die Kategorien des Aristoteles (ivi 1794); Kritische Untersuchungen über den menschlichen Geist, ecc. (Lipsia 1797).

La filosofia di M. si sviluppa in pieno kantismo. La Transzendentalphilosophie risulta dalle varie tendenze sulle quali si è formata la sua cultura filosofica; in particolare quella kantiana, humana e spinozistico-leibniziana. Il dualismo kantiano di sensibilità e intelletto portava da una parte all'ammissione di una cosa in sé come causa delle rappresentazioni, dall'altro alla necessità di un potere unificante il diverso. La soluzione di M. consiste nell'aver eliminata la presupposizione della cosa in sé come causa delle rappresentazioni e nell'aver ridotto la conoscenza alla sintesi dei dati prodotti dalla immaginazione. L'originarsi di questi dati rimane sconosciuto perché si svolge in una sfera remota della coscienza. «Il dato è ciò che la coscienza non può produrre a suo piacere, ma ciò che è prodotto in essa senza che ne penetri la causa ed il modo di produzione, cioè una coscienza imperfetta. Questa imperfezione della coscienza può essere notata attraverso una decrescenza che va dalla coscienza chiaramente determinata fino al niente della coscienza. Di conseguenza, il dato è la semplice idea del limite di questa serie, alla quale ci si può avvicinare come ad una grandezza irrazionale senza poterla comprendere» (Phil. Wort., p. 169). Questo limite che sfugge ad ogni intuizione è il «differenziale della coscienza». In merito alle forme a priori, esclusa, con Kant, la tesi naturalistica dello spazio e tempo come proprietà delle cose in sé, M. nega la possibilità di considerarli forme trascendentali dell'oggetto. Nella Logik (1794) il M. modifica sostanzialmente la sua gnoseologia, lasciando finalmente l'impressione di un eclettismo che egli stesso non esitò a chiamare Koalitionsystem.

La filosofia di M., considerata come capitolo del kantismo, benché si muova su di un piano diverso dalla Critica, come riconobbe lo stesso Kant (a M. Herz, 26 maggio 1789, in Briefwechsel, ed. Meiner, I, Lipsia 1924, pp. 395-402), ha tuttavia in comune l'esigenza di una riforma dei principi per una metafisica avvenire. L'insufficiente analisi del dato al quale non è riconosciuta la proprietà dell'immediatamente noto, e il mantenuto carattere della costruttività della coscienza, costringono tuttavia questa filosofia nelle angustie del fenomenismo.

BIBL.: I. H. Witte, S. M., Berlino 1826; F. Kuntze, Die Philosophie S. M., Heidelberg 1912; M. Gueroult, La philosophie transcendante de S. M., Parigi 1929. Per una valutazione della filosofia del M. in rapporto alla evoluzione dell'idealismo transcendente cf. A. Massolo, Schelling e la «Dottrina della scienza», Firenze 1950. Altre indicazioni in Überweg, III, p. 750. Enrico Garulli