MANSEL, HENRY LONGEVILLE. - Teologo e filosofo inglese, n. a Casgrove (Northamptonshire) il 6 ott. 1820, m. a Oxford il 31 luglio 1871, nella cui Università era stato professore di storia della Chiesa.
Seguace dell'agnosticismo metafisico dello Hamilton (v.), negli scritti Limits of religions thought (1858) e Philosophy of the conditioned (1866), irrigidisce il concetto della concepibilità di Dio come assoluto ed infinito. «L'assoluto non può essere concepito né come cosciente né come inconsciente; né come complesso né come semplice, non può essere identificato con l'universo né può essere distinto» (Limits of r. th., p. 30). Tuttavia la costituzione stessa del nostro spirito ci costringe a credere (e tale credenza si fonda anche sulla Rivelazione) nell'esistenza di un Essere assoluto e infinito. Reid (v.) Kant (v.), attraverso il kantismo in senso fenomenistico dello Hamilton. L'agnosticismo, spinto a questo punto, è scetticismo della ragione e fideismo puro. Degli altri scritti va ricordato The limits of demonstrative science (1853).