MARÉCHAL, Joseph. - Filosofo, n. a Charleroi in Belgio il 19 luglio 1878, m. a Lovanio l'11 dic. 1944. Entrò nella Compagnia di Gesù il 24 sett. 1895; si laureò in scienze naturali nel 1905; nel 1906 fu membro della Società di scienze naturali di Bruxelles, nel 1932 della Società filosofica di Lovanio. Insegnò nel 1919 e 1920 teodicea, per tre anni psicologia sperimentale, per cinque psicologia razionale: soprattutto storia della filosofia (1919-35).
La sua più nota opera sulla teoria della conoscenza, Le point de départ de la métaphysique, consta di cinque cahiers (effettivamente, volumi: I, 3a ed., Parigi 1944; II, 2a ed., ivi 1942; III, 2a ed., ivi 1942; IV, ivi 1947; V, 2a ed., ivi 1949), dei quali è soprattutto apprezzato il 111, che resta ancor oggi una delle migliori esposizioni del sistema kantiano. Il IV, uscito tre anni dopo la morte del M. (1947), contiene uno studio quasi compiuto su Kant postumo. Nel cahier V è studiato il tommio nei suoi rapporti con la filosofia critica. Il M., esposta dapprima la teoria tomistica critico-metafisica della conoscenza, mettendone anche in luce ed accogliendone il metodo ed il valore epistemologico, passa poi a trattare più dappresso il problema kantiano: egli afferma che è possibile superare Kant anche accettandone il punto di partenza fenomenale ed il metodo trascendentale. Questo superamento avverrebbe integrando la posizione kantiana con la concezione dinamica del conoscere e del volere nei riguardi dell'Assoluto: riconosciuto Dio come termine della nostra intenzionalità, sarebbe lecito concludere alla oggettività realistica del giudizio umano, in quanto appunto ogni giudizio particolare si riferirebbe a Dio. Questa concezione, indubbiamente originale, ha dato luogo a molte discussioni: particolarmente, in che senso, accettato il punto di vista della Critica della ragion pura, si possa parlare dell'Assoluto ontologico e di una nostra intenzionalità logica nei riguardi dell'Assoluto. Comunicamente si ritiene che non giova ricorrere a una iniziale intuizione o quasi intuizione di Dio, che Kant non accetterebbe mai, e che del resto non è naturalmente possibile nell'intelletto umano. Nemmeno può valere il ricorso alla ragion pratica, perché la volontà non tende se non a ciò che è conosciuto dall'intelletto e quindi non può servire a fondare la oggettività prima del conoscere stesso. E neanche sembra valido il ricorso al principio metafisico che ogni tendenza naturale implica l'esistenza reale del suo oggetto, perché, dal punto di vista kantiano, questo principio è messo in questione e non si può metodicamente ricorrere ad esso prima di aver mostrato la legittimità della metafisica. Il problema posto dal M., più che un problema iniziale, sembra un problema ulteriore. Il pensiero neoscolastico suole oggi iniziare il processo epistemologico prendendo netta posizione contro l'arbitrario punto di partenza kantiano, e mettendo innanzitutto in luce, con la fenomenologia e la riflessione filosofica, la naturale apertura della conoscenza umana all'es-sere.
Il Van Riet in L'épistémologie thomiste (Lovanio 1946), vede nel pensiero del Rousselot e del M. spiccate analogie, e pensa che ambedue dipendono dall'influsso del bolsismo (pp. 263 e 300). In realtà i quattro brani di corrispondenza tra il Blondel ed il M. (Mélanges [V. BIBLICA.], 1, pp. 338-53) mostrano una concordia discors: tuttavia sembra che l'osservazione del Van Riet possa essere punto di partenza per una valutazione serena e obbiettiva della vasta opera maréchaliana. Nel congedarsi dai suoi alunni, il M. diceva loro che la teoria del suo cahier V non doveva considerarsi come l'espressione autentica e completa del suo pensiero, il quale avrebbe dovuto determinarsi nel cahier VI, non mai potuto definitivamente stendere e ancora inedito. Quale sia questo pensiero, non è dato fino ad oggi di determinare, ma giova tener presente quanto afferma un suo riguardevole discepolo, il P. A. Hayen, nella sua accurata presentazione (op. cit., pp. 3-
21). Ad ogni modo si può fin da ora riconoscere che il cahier V rappresenta fino ad oggi il più ampio studio comparativo tra il tomismo e il kantismo.