SENSISMO

SENSISMO. - Sistema o indirizzo filosofico che ammette come unica fonte di conoscenza la sensazione (v.) e in essa risolve tutte le forme o funzioni del pensiero (v.). Il s. si oppone pertanto a una distinzione sostanziale fra senso e intelletto, fra percezione e concetto (v.). Si distingue dal sensazionalismo che intende la realtà stessa, fenomenisticamente, come pura sensazione, e dal sensualismo che, nell'italiano, ha significato esclusivamente etico e indica, con lo stesso senso di edonismo (v.), il sistema che ripone la norma della moralità nel piacere sensibile. La terminologia è altrove più incerta: sensualismo è infatti usato, nel francese, tedesco e inglese, con il significato di s., termine che in queste lingue manca (recentemente W. Brugger lo ha introdotto [Sensismus] nel suo Philosophisches Wörterbuch, Vienna 1948).

Il s. rappresenta in un certo senso l'antitesi del razionalismo (v.); derivando ogni sapere dall'esperienza, esso si oppone alle varie forme di innatismo (v.) e coinvolge logicamente la negazione di una conoscenza teoretica valida oltre l'esperienza stessa (positivismo [v.]).

Le prime formulazioni del s., ma con un significato che intende essere soltanto psicologico, si hanno nella filosofia presocratica. Infatti, nonostante il dualismo gnoseologico che accentuava la distinzione fra opinione o conoscenza empirico-volgare (βῆζα) e la verità o sapere razionale (ἀληθε), in Parmenide è affermata la identità sostanziale fra pensiero e corporeità (Diels, fr. 16 B, I, p. 244, 8; Aristotele, Met., III, 5, 1009 b 21-25; cf. Gli eleati, a cura di P. Albertelli, Bari 1939, p. 155). Per Empedocle « pensare e percepire sono la stessa cosa » (Aristotele, De anima, III, 3, 427 a 19-20; cf. Met., III, 5, 1009 b 12-13), e secondo Protagora « l'anima non è nulla fuori del senso » (Diogene Laerzio, IX, 51; cf. Platone, Theaet., 152 a, c) : s., questo di Protagora, che si poneva come premessa del relativismo gnoseologico, in quanto la percezione sensibile, condizionata dal momento individuale soggettivo-oggettivo, non ha valore di universalità. Sensistica è anche la gnoseologia stoica: « Per mezzo dei sensi la natura ci offre le nozioni delle cose » (fr. 66 : N. Testa, I framm. degli stoici antichi, I, Bari 1932, p. 36; cf. fr. 62, ibid., p. 32) : esperienza, concetti e scienza hanno nella sensazione la loro unica fonte. Altrettanto esplicito è il s. nella scuola di Epicuro (v.): « ogni conoscenza razionale proviene dalle sensazioni » (πᾶς λόγος ἀπὸ τῶν ἀλόθηκων ἡρτησαι: Diogene Laerzio, X, 32). Nel primo pensiero cristiano inclina al s. Tertulliano e, non senza influsso dell'epicureismo, Arnobio (cf. Adversus Gent., II, 16-20 sgg.: PL 5, 833 sgg.). Il pensiero medievale, anche nell'indirizzo nominalistico dei secc. XI e XIV, mantenne la sostanziale distinzione fra senso e intelletto, e pertanto non si può parlare di s. nella scolastica: i principi tuttavia del s. erano latenti nella svalutazione del sapere universale da parte dell'occamismo (v. NOMINALISMO; OCCAM). È altrettanto inesatto attribuire il s. al Campanella (v.): egli ritiene che l'universale, come idee e concetto, se non come nozione comune, trascende il senso: « homini... mentem divinam immitti, quandoquidem in eo apparent operationes quae non in caeteris » (Prodromus, Francoforte 1617, p. 85, in G. Di Napoli, T. Campanella, Padova 1947, p. 278 sgg.). Nel pensiero moderno il s. si presenta innanzitutto in Hobbes (v.): non c'è distinzione fra anima e corpo, e quindi «ogni conoscenza e scienza deriva dalla sensazione» (cf. Leviathan, I, 1 e 34), intesa passivamente come moto del soggetto organico verso l'oggetto; l'associazione deterministico-meccanica dà ragione di tutti i processi psichici. Locke (v.), sebbene affermi che ogni idea proviene dalla esperienza (Ess., II, 1, § 2), supera tuttavia il s., in quanto riconosce, accanto alla sensazione, come fonte di conoscenza la «riflessione» o percezione interna che l'anima ha dei propri atti (ibid., 4 sgg.). Il s. è associato al materialismo (v.) in Lamettrie: la intera vita psichica è funzione del cervello e ogni contenuto della conoscenza deriva dai sensi e si risolve in sensazioni. In Lamettrie, come anche in Helvétius (v.), il materialismo sensistico si traduceva, sul piano etico, in edonismo: non c'è altro movente dell'atto morale che l'utilità e l'interesse individuale, anche se cercato nell'obbedienza alle leggi: essere «morali» non è in fondo che un modo di essere felici. L'espressione più tipica del s. si ha, nell'illuminismo francese, in Condillac (v.). Egli accetta l'empirismo lockiano, ma risolve nella sensazione anche la seconda fonte di conoscenza, la «riflessione»: «la sensation enveloppe toutes les facultés de l'âme» (Traité des sens., I, 7, § 2). Ogni contenuto della conoscenza e tutte le sue funzioni non sono pertanto che sensazioni elaborate e trasformate («sensations transformées»): attenzione, astrazione, riflessione, analisi, sintesi, immaginazione, comparazione, giudizio, sillogismo sono semplici caratteri (vivezza, persistenza...) o rapporti (di concomitanza, successione, coordinazione, somiglianza, distinzione...) delle sensazioni. Analogamente nel campo affettivo tutti i sentimenti (amore, timore, speranza, desiderio, volontà del bene...) derivano dal carattere fondamentale di piacere-dispiacere, inerente alle sensazioni. Ma, a differenza del Lamettrie (il cui materialismo, come ha dimostrato il Lange in Gesch. d. Materialismus, I, parte 1ª, cap. 2; trad. it. Milano 1932, p. 337 sgg., non deriva dal s. condillac-chiano), Condillac mantiene al suo s. intonazione spiritualistica: non esclude infatti l'esistenza dell'anima spirituale, distinta dalla materia e dal moto, soggetto delle sensazioni (cf. De l'art de raisonner, I, 3). Il s. di Condillac come sistematica empirica della genesi e dello sviluppo della conoscenza, ebbe largo successo e divenne, in Francia, la filosofia ufficiale della seconda metà del '700 (v. IDEOLOGIA); fra gli «ideologi» conserva al s. carattere spiritualistico Ch. Bonnet (v.). Fu imitato in Italia dal Romagnosi (v.), dal Soave (v.), dal Borrelli (v.). In seguito il s. si accompagna agli sviluppi del materialismo: Robinet; Cabanis (non c'è anima distinta dal corpo; le funzioni psichiche si risolvono in processi chimici nervosi [Diderot li aveva intesi come processi meccanici]: il pensiero come secrezione del cervello); Czobel (la coscienza è pura copia della realtà materiale e anche le sue rappresentazioni sono dotate di estensione, cf. Neue Darstellung d. Sensualismus, Lipsia 1856); Feuerbach (s. morale: la morale e l'azione sono dirette unicamente dalla ricerca della felicità di cui è criterio la sensazione). Il s. è pure associato all'empirismo humano (v. HUME, DAVID): il potere della mente e del pensiero non è, in fondo, che «la facoltà di comporre, trasporre, accrescere o diminuire i materiali fornitici dai sensi e dall'esperienza» (Enquiries, sez. II, § 13, ed. Selby-Bigge, rist., Oxford 1932, p. 19); né permane estraneo ai postulati e ai motivi del positivismo e neopositivismo (v.). Fu combattuto in Francia dall'indirizzo spiritualistico di Maine de Biran, Jouffroi, Cousin.

Il s. presenta un'istanza positiva già fatta valere da Aristotele contro l'idealismo innatistico di Platone e accolta dal tomismo: la dipendenza oggettivo-funzionale dell'attività del pensiero dalle forme della sensibilità. Il principio «nihil est in intellectu quod prius non fuerit in sensu» (cf. s. Tommaso, De verit., q. 2, a. 3 ad 19) può avere un'accezione corretta, in quanto nessun oggetto si fa in atto nel pensiero senza un rapporto, immediato o mediato, con i dati della conoscenza sensibile: «sine sensu non potest aliquis homo addiscere, quasi de novo acquirens scientiam, neque intelligere, quasi utens scientia habita» (s. Tommaso, In De an., III, lect. 13ª, ed. Pirotta, n. 791). Ma ciò non significa che la funzione dell'intelligenza si esaurisca nel senso. Il concetto (v.) si presenta invece come interpretazione ed emergenza, sul piano dell'essere e dei suoi principi assoluti, del contenuto empirico della sensazione. L'intelletto manifesta pertanto una essenziale trascendenza noetica, come discoperta del significato e dei valori universali dell'esperienza. La conoscenza sensibile non vale quindi come principio adeguato delle elaborazioni concettuali: non è, come s'esprime s. Tommaso, «totalis et perfecta causa intellectionis, sed magis quodammodo est materia causae» (Sum. Theol., 1ª, q. 74, a. 6, c., in fine). Ugualmente irriducibile al senso è la conoscenza che il pensiero ha di se stesso come autocoscienza (v.) e riflessione (v.).

Il s. coinvolge, nei suoi sviluppi ed esigenze sistematiche, sul piano sia teoretico che pratico, il relativismo (v.).

BIBL.: sources
per indicazioni generali, R. Eisler, Sensualismus, in Wörterb. d. philos. Begriffe, III, Berlino 1930, pp. 61-63; P. Siwek, Psychologica metaphysica, Roma 1932, pp. 168-78; U. Degl'Innocenti, «Nihil est in intellectu quod prius non fuerit in sensu», in Sophia, 9 (1941), pp. 433-45; G. Windelband, Storia della filos. moderna, I, trad. it., Firenze 1942, pp. 417-24; E. Bréhier, Hist. de la philos. moderne, II, III, cap. 7, 4ª ed., Parigi 1947, pp. 382-400 (bibl. su Condillac). V. anche ai singoli autori, e inoltre alle voci INTELLETTO: MATERIALISMO; RAGIONALISMO; SENSAZIONE. Ugo Viglino

Informazioni sulla voce

Di Ugo Viglino

Fonte firma a stampa

Testo originale: Enciclopedia Cattolica, vol. XI (1953), coll. 337–340.

Pagina 217
vol. 11, coll. 337–338
Pagina 218
vol. 11, coll. 339–340

Scansioni: Internet Archive.

Altre voci di Ugo Viglino: SENSO COMUNE · SENSAZIONE · SEGNO · SILLOGISMO · SCETTICISMO

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Viglino, Ugo. “Sensismo.” In Enciclopedia Cattolica, vol. XI, coll. 337–340. Città del Vaticano: Ente per l’Enciclopedia Cattolica e per il Libro Cattolico, 1953. https://azioneromana.com/it/article/sensismo.

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Viglino, Ugo. “Sensismo.” Enciclopedia Cattolica, vol. XI, Ente per l’Enciclopedia Cattolica e per il Libro Cattolico, 1953, coll. 337–340. Azione Romana, https://azioneromana.com/it/article/sensismo.

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