HELVÉTIUS, Claude-Adrien. - Filosofo, n'a Parigi nel genn. del 1715 da Gian Claudio, medico di fama, m. ivi il 26 dic. 1771. Attratto dapprima dalla lettura di La Fontaine e Boileau, ancora al Collegio di Luigi il Grande, divenne ammiratore e seguace del Saggio sull'intelletto umano del Locke. Nel suo pensiero, di scarsa originalità e profondità, confluiscono illuminismo, desimo e sensismo, piggando verso un deciso materialismo.
Opere principali: Le bonheur (in versi, ed. postuma di C. F. de St-Lambert, Parigi 1773), in cui svolge l'idea che la felicità è da cercarsi piuttosto nel fare l'interesse di uno che di tutti; De l'esprit (ivi 1758; messo all'Indice con breve del 31 genn. 1759), opera che suscitò molto rumore, consensi di ammiratori e viva opposizione: fu condannata dalla Sorbona e pubblicamente bruciata per ordine del Parlamento; De l'homme, de ses facultés et de son éducation (postumo, Londra 1772; messo all'Indice con decreto del 29 ag. 1774); Le vrai sens du système de la nature (ivi 1774); Les progrès de la raison dans la recherche du vrai (ivi 1775).
H. limita il suo interesse alla psicologia morale, all'etica e alle sue applicazioni. Come Condillac, riduce l'attività dello spirito, incluso il giudicare e quindi il pensare, al puro sentire. In etica pone come unico movente di tutte le azioni umane l'interesse egoistico personale; massima importanza hanno le leggi e l'educazione, il cui compito è di realizzare il maggior possibile accordo
tra l'utile generale e quello privato. Nell'educazione H. ha una fiducia illimitata. Il cap. 1, sez. 10 del vol. II De l'homme (1772) ha per titolo L'éducation peut tout (ed. di Londra 1765, p. 421).
Riguardo alla religione, particolarmente positiva, H. condivide, e sovente in forma più violenta, l'atteggiamento negativo comune all'illuministi «C'est toujours à sa raison que l'homme honnête obéira de préférence à la révélation. Il est, dira-t-il, plus certain que Dieu est l'auteur de la raison humaine, c'est à dire, de la faculté que l'homme a de discerner le vrai du faux, qu'il n'est certain que ce même Dieu soit l'auteur d'un tel livre» (De l'homme, ed. cit., nota 11, p. 201).
Quasi tutte le religioni, secondo H., sarebbero da condannarsi, perché vietano l'uso della ragione e rendono gli uomini infelici e crudeli (ibid., n. 13).