BORRELLI, Pasquale. - Filosofo, n. a Tornareccio (Chieti) l'8 giugno 1782, m. a Napoli nel 1849. Ebbe una vita assai movimentata ed avventurosa. Verso i quarant'anni fu ministro di polizia nel governo liberale del 1820. Esiliato a Trieste, passò in seguito a Graz, quindi a Baden e finalmente a Vienna. Nel 1825 ritornò a Napoli dove esplicò la sua attività, prevalentemente scientifica, fino alla morte.
Le sue opere, sotto lo pseudonimo anagrammatico di Pirro Lallebasque, sono: Introduzione alla filosofia naturale del pensiero (Lugano 1824); Principi della genealogia del pensiero (ivi 1825); ambedue ristampate in nuova edizione col titolo Opere filosofiche (4 voll., ivi 1839); Principi della scienza etimologica (ivi 1830).
Il B., venuto alla filosofia dagli studi di matematica, medicina e legge, è un empirico-positivista che a stento si salva dal materialismo puro. A ventun anni nei Principia zoognosiae (1803) sostiene che la vita sarebbe un effetto dell'eccitabilità, ossia forza organica azionata dallo stimolo secondo una legge zootimica. Nell'Introduzione, il pensiero è presentato come un'azione dell'anima prodotta da una occasione o stimolo che agisce sui nervi, e allo stesso modo. Nascrebbero le idee universali. Le funzioni dello spirito si riducono a tre: sensazione, giudizio e volontà; a questa
però è negato il libero arbitrio che non è già potere di autodeterminazione, ma si riduce alla semplice immunitas a coazione, ossia a mera spontaneità.
Umberto Degl'Innocenti