BARI, ARCIDIOCESI di. - In Puglia, nella omonima provincia di B., conta ca. 464.000 ab., 53 parrocchie, sacerdoti secolari 245 e 120 regolari, 2 seminari (minore e regionale). Alla sede di B., che ha per diocesi suffraganee Ruvo-Bitonto e Conversano, è unito Canosa (v.). L'arcivescovo ha titolo di primate della Puglia. Particolare importanza ha il capitolo della cattedrale, i cui canonici hanno il privilegio delle insegne pontificali. Clero proprio, retto da un gran priore, ch'è la prima

autorità religiosa della diocesi dopo l'arcivescovo, ha la basilica palatina di S. Nicola, esente dalla giurisdizione arcivescovile. Patroni: s. Nicola vescovo di Mira e s. Sabino vescovo di Canosa; festa (della trzsalazione delle ossa di
autorità religiosa della diocesi dopo l'arcivescovo, ha la basilica palatina di S. Nicola, esente dalla giurisdizione arcivescovile. Patroni: s. Nicola vescovo di Mira e s. Sabino vescovo di Canosa; festa (della trisslazione delle ossa di s. Nicola), il 9 maggio.
B. è sorta in prossimità della necropoli di Cae-liae (oggi Ceglie del Campo), che raggiunse il suo massimo fiore nel v sec. a. C., e fu soppiantata da B., che divenne uno dei luoghi più ricchi della Magna Grecia, in cui l'elemento italia, degli Japygi (da cui il nome di Japygi alla regione tra il Capo Salentino e la Daunia, il territorio presso a poco cioè delle odierne province di Bari, Brindisi, Lecce e Taranto), e l'elemento greco si fusero. Città autonoma, sul modello delle altre colonie greche della Magna Grecia, divenne, dopo la conquista romana della Puglia (317 a. C.), un municipio di qualche importanza: forse nell'età augustea, quando Orazio, nel suo viaggio a Brindisi, ne parla come di una città fortificata.
Dopo la rovina dell'impero d'Occidente, i Goti vi si insediano. Più tardi, sul finire del v sec., il predominio dei Longobardi, sotto Autarico, si estende a tutta la Puglia. Saccheggiata da Costante II intorno alla metà del VII sec., B. entra nell'orbita dell'impero d'Oriente ma per poco tempo, perché, alla morte di Costante II, la città passa sotto il ducato longobardo di Benevento. Sotto Leone l'Isaurico, l'impero d'Oriente si afferma nuovamente sulle coste apule, ma quella soggezione è mal sopportata e B. la scoute dandosi un capo indipendente, nella persona del duca Teodoro. La storia posteriore della città oscilla tra l'alto dominio bizantino e l'obbedienza ai principi benevolenti tanto più vicini. Dall'841 all'870 si ha una parentesi saracena finché Ludovico II imperatore riesce a liberare la città, dopo lungo assedio. Ma il ritorno di B. alla cristianità torna a vantaggio, nuovamente, di Bisanzio. Da allora, benché contesa fra Saraceni, Longobardi e Tedeschi, B. soggiace al governo bizantino e per ca. due secoli è la roccaforte del mezzogiorno e la sede del catapano d'Italia. Dopo alcuni tentativi di autonomia non riusciti intervengono i Normanni che sanno sfruttare i dissensi locali e in particolare l'ostilità contro i Bizantini. Nel 1071 B. cade in possesso di Roberto il Guiscardo che rende ereditario nel suo casato il ducato di Puglia. In età normanna, B. vede la traslazione delle reliquie di s. Nicola, che un gruppo di mercanti baresi trasferisce solennemente dalla tomba del Santo a Mira di Licia. Il 9 maggio 1087, secondo la tradizione, le reliquie furono deposte nel palazzo del catapano ceduto dal suo nuovo possessore, l'arcivescovo Urso II. Un'altra versione ritarda al 1098 tale traslazione e ne dà il merito ai Veneziani. Sul luogo ove le reliquie vennero deposte sorse rapidamente la celebre basilica, dedicata a s. Nicola. L'evento consacrò quel che il dominio normanno rendeva possibile: il ritorno della Chiesa barese alla diretta dipendenza da Roma, da cui era stata staccata durante il governo bizantino.
Sebbene la tradizione locale attribuisca a s. Pietro l'evangelizzazione di B. e la nomina del suo primo vescovo, Mauro, la storia non conosce altro vescovo del luogo prima di Concordino, presente al Concilio romano del 465. Dall'epoca longobarda sino alla metà del sec. X della sede di B. non si sa più nulla. I Bizantini, impadronitisi più tardi delle coste pugliesi, concessero per scopi politici il titolo di arcivescovo a quello di B. nel sec. X, titolo confermato nel 1025 da papa Giovanni XIX, ma non riconosciuto da Leone IX. Solo Alessandro II nel 1069 confermava i privilegi
di B. come metropoli, dandole giurisdizione su Canosa, Giovinazzo, Molfetta, Trani, Ruvo, Canne, Minervino, Montemilone, Lavello, Cisterna, Vitalba, Conversano, Polignano e Cattaro, sull'opposta sponda dell'Adriatico.
Nel 1089 Urbano II, consegnando il pallio all'arcivescovo Elia, lo proclamò primate di Puglia. Abate dell'antico monastero di S. Benedetto, prima culla del sentimento religioso nella città, Elia ebbe incarico della custodia delle reliquie di s. Nicola e della costruzione del tempio dedicato al Santo, tempio del quale fu anche il primo rettore. Egli resse la Chiesa barese per tre lustri, fino al 1104. A B. era stato tenuto un concilio nel 1064, ne fu tenuto un secondo nel 1098 per volontà e alla presenza di Urbano II, che già anni prima, nella occasione del Concilio di Melfi e della consacrazione di Elia, era venuto a venerare le reliquie del Santo e a riconoscere il culto. Ma il tentativo fatto allora di rinnovare l'unità religiosa fra Occidente ed Oriente non ebbe seguito. Porto già da tempo frequentato dai pellegrini di Terra Santa, B. divenne, sull'incredibilità Xisca, una tappa importante delle imprese crociate. Pietro il Venerabile fu ospite di Elia nella preparazione della Crociata; il vescovo di Valenza vi muore nell'attesa dell'imbarco. Durante il periodo delle Crociate B. fu, con Brindisi, l'estrema tappa dell'Occidente prima del viaggio nel mar di Levante per principi normanni, francesi, provenzali. Il principio eretto da Boemondo ad Antiochia e il sempre più frequente stabilirsi di mercanti pugliesi e baresi nel Levante mediterraneo, infittendo i rapporti marittimi, segnano, per alcuni secoli, una sempre più larga partecipazione della città alla rinnovata unità latina del mare che'era stato di Roma; dai secoli più lontani del medioevo, B. ha mantenuto la sua funzione essenziale di porta d'Oriente.
Il dominio normanno, consolidatosi per opera di Ruggero II in tutta la penisola meridionale, fece di B. uno dei suoi centri maggiori. Negli anni intorno al 1130 l'arcivescovo Angelo si fece, in armonia alla politica normanna, sostenitore di Anacleto II contro Innocenzo II. Successivamente la città, divenuta centro di un tentativo autonomistico per opera del principe Grimoaldo Alferanite, e contesa tra Ruggero II, Lotario III e l'elettore duca di Puglia Rainulfo d'Alife, è nel 1156 barbaramente distrutta dal re Guglielmo I. Passò attraverso la serie delle dominazioni del mezzogiorno: dai Normanni agli Svevi, che la predissero, specie sotto Federico II, anche per la vicinanza della colonia militare saracena di Lucera e della rocca di Castel del Monte; dagli Svevi agli Angioini, fra i cui due rami la città fu disputata; dagli Angioini agli Aragonesi, che la diedero in feudo, prima, ai Del Balzo-Orsini, poi agli Sforza di Milano; dagli Aragonesi agli Spagnoli, agli Asburgo e ai Borboni. Secoli di decadenza, quelli successivi all'età aragonese: al principio dell'Ottocento la città era ridotta a poco più dell'antico borgo, e dai 50.000 ab. del tempo felice a 18.860. Contenuta anche durante gli anni della Rivoluzione Francese e dell'epopea napoleonica, durante l'occupazione delle truppe del Direttorio nel 1798, la prima breve restaurazione ed il regno di Giuseppe Bonaparte, Gioacchino Murat, pose nel 1813 la prima pietra della città nuova, al margine del Borgo vecchio, segnando per Bari l'avvento di nuovi tempi.
Entrata nel nuovo Stato italiano, all'indomani della spedizione dei Mille, riceveva in questi ultimi anni un impulso decisivo che ne faceva il maggior centro, dopo Napoli, commerciale e marittimo della penisola meridionale. Nei secoli più vicini, la storia ecclesiastica della diocesi presenta solo alcuni momenti di particolare interesse: un suo arcivescovo, che tuttavia non era mai entrato in sede, Bartolomeo Prignano, fu eletto papa (Urbano VI); sorto sotto di lui il grande scisma d'Occidente, anche la Chiesa barese fu scissa fra clero urbanista e clementino. Altre insigni gruppi di arcivescovi si susseguirono lungo i secc. XV-XVII: al tempo di Leone X, Gian Giacomo Castiglioni; avanti e dopo, i cardd. La tino Orsini, Stefano Gabriele Marini, che fu poi patriarca delle Indie, Girolamo Grimaldi; l'antico nunzio alla corte di Torino Giulio Cesare Riccardi; il card. Bonvisi; Ascanio Gesualdi, già nunzio nel Belgio e in Germania e poi patriarca di Costantinopoli; Nunzio Gaeta, che passò quindi al seggio patriarcale di Gerusalemme. Accresciuta già in antico del territorio di Canosa, nella diocesi di B. vennero conglobate poi quelle di Acquaviva e, nella versione della costituzione ecclesiastica del regno operata nel 1818, di Bitetto. Di B. sono alcuni nomi illustri per santità, come il B. Giacomo da B., frate minore; per dignità, come i cardd. Giacomo da Turri e Francesco de Caris, del Trecento, e gli arcivescovi Paolo il Teutonico di Manfredonia (XVI sec.) e Francesco Nicali (XVIII sec.); per iniziative politiche, come i capi dell'autonomismo barese Argiro longobardo, Agrizzo greco, Melo apulo; cronisti e storici, come l'arcidiacono Giovanni, autore della Translatio s. Nicolai e d'altre scritture (XI sec.); Lupo Protospata e l'autore anonimo degli Annales Barenses e forse anche Guglielmo Pugliese, il cantore di Roberto il Guiscardo; il secentesco storico della città, il P. Antonio Beattilo, gesuita, e il descrittore settecentesco del culto di s. Nicola, Nicola Putignani, canonico della cattedrale; e fra i moderni studiosi che attesero alla pubblicazione del Codice diplomatico barese, occorre ricorridare almeno Francesco Carabellese e mons. Francesco Nitti.
A poca distanza dalla città, mèta di un pellegrinaggio l'ultima domenica di ag., è il santuario del Pozzo di Capurso, dedicato alla Vergine. In città sono le case dei Domenicani, già convento di S. Francesco di Paola, che occuparono dopo il loro ritorno nel 1820; dei Minori cappuccini, dei Gesuiti, nella casa annessa alla chiesa del Gesù, dei Salesiani, delle Benedettine di s. Scolastica, più volte emigrate di edificio in edificio. A Palo del Colle è il solo monastero delle Olivetane che resti in Italia.
critica de sacri pastori baresi, ivi 1844; G. Petroni, Della storia di B. sino al 1856, Napoli 1857-58; id., Della storia di B., 1860-95, con note e argi. di V. Roppo, Bari 1912; Cappelletti, XXI, p. 524; P. Gams, Series Episcoporum ecclesiae catholicae, Ratisbona 1873, p. 856; Eubel, I, p. 111; II, p. 115; III, p. 143; G. C. Berarducci e V. BISCEGLIE, Cronache dei fatti del 1799, Bari 1900; F. Carabellese, La Puglia nel sec. XV, 2 voll., ivi 1900; id., L'Apulia e il suo comune nell'alto medioevo, Trani 1905; id., Il comune pugliese durante la monarchia normano-sveva, ivi 1919; T. Massa, Le consuetudini della città di B., ivi 1904; J. Gay, L'Italie meridionale et l'empire byzantin, Parigi 1904; F. Chalandon, Histoire de la domination normande en Italie et en Sicile, 2 voll., Parigi 1907; S. Lasorsa, La vita di B. durante il sec. XIX, Bari 1915-17; A. Jatta, La Puglia preistorica, Trani 1916; A. Lucarelli, La Puglia nel Risorgimento, 2 voll., Bari 1922-23; Lanzoni, p. 301; G. Praga, La traslazione di S. Niccolò e i primordi delle guerre normane in Adriatico, in Arch. stor. per la Dalmaia, 10 (1935) sq.; F. Nitti di Vito, La leggenda della traslazione di S. Niccolò da Mira a B., in Jagiata, 8 (1937); id., La ripresa gregoriana di B. (1087-1105) e i riflessi nel mondo contemporaneo politico e religioso, Bari 1942.
Piet Fausto Palumbo