NEOPOSITIVISMO

NEOPOSITIVISMO. - Il n., detto anche positivismo logico, riconosce il suo inizio formale nella fondazione del Wienerkreis (circolo di Vienna), avvenuta nel 1928 in seno alla Società E. Mach, già esistente in quella città. Scopo principale del n. è quello positivismo (v.), cioè fornire un fondamento sicuro per le scienze e dimostrare metafisica (v.); e questa comunità di intenti si può dire quasi l'unico nesso fra il n. e il positivismo classico di Comte e dei suoi successori del sec. XIX. La sua caratteristica essenziale invece sta nell'uso esclusivo dell'analisi logica per dimostrare le tesi positivistiche.

Il n. è quindi una sintesi dell'empirismo, derivato specialmente da Hume e da Mach, e di quella corrente di logica formale o logistica che, partendo da Leibniz, attraverso Boole, De Morgan, si è costituita specialmente per opera di Pierce, Frege, Peano, Russell e la scuola polacca. Tuttavia il titolo di padre del n. spetta a Ludwig Wittgenstein, il cui Tractatus logico-philosophicus (Londra 1922) rimane tuttora l'opera fondamentale, per mezzo della quale è possibile spiegarsi i vari temi della scuola e anche le varie posizioni contrastanti. Il n. si è rapidamente esteso dall'Austria alla Germania, Stati Uniti e, in diversa misura, anche in Francia, Inghilterra e Italia; e la ragione principale del suo successo risiede nel fatto che il n. si presenta come la filosofia ufficiale della nuova fisica e come l'interpretazione filosofica del pensiero di Einstein e di Heisenberg. I principali fondatori del Circolo di Vienna furono Moritz Schlick, Rudolf Carnap, Hans Reichenbach, Otto Neurath. In seguito alle persecuzioni antiebraiche della Germania e all'annessione dell'Austria, molti di questi filosofi si trasferirono in America, raccogliendosi nella scuola di Chicago, insieme con elementi del luogo, fra i quali John Dewey, Charles W. Morris, Julius R. Weinberg, ecc. In Italia vengono considerati precursori del n. Peano, Pieri, Vailati; di tendenze affini Federigo Enriques; seguaci od ammiratori Ludovico Geymonat, il Centro di studi metodologici di Torino (N. Abbagnano, P. Buzzano, E. Frola), il Centro di metodologia e analisi del linguaggio di Milano (S. Ceccato, V. Somenzi, G. Vaccarino).

Il principio fondamentale del n. consiste nell'assumere come principio categorico universale quello che è un principio metodico della fisica moderna: il significato di ogni proposizione è il metodo della sua verifica, ossia le sole questioni che abbiano un senso sono quelle nelle quali si ricerca il risultato di una o più esperienze che, almeno concettualmente, si possono eseguire. In altri termini, le sole proposizioni che hanno un significato sono quelle interamente traducibili nel linguaggio fisico; e ciò induceva il Neurath a designare la teoria neopositivistica con il termine di Fisicalismo (Physikalismus, in Scientia, 50 [1931], pp. 297-303). A questo principio empiristico deve essere congiunta per il n. la possibilità della logica, la quale viene presa in senso puramente nominalistico, come un insieme di proposizioni riguardanti la forma del discorso e le regole di trasformazione di una proposizione in un'altra di identico significato. Tutte le proposizioni logiche perciò sono tautologiche, e da ciò deriva la loro necessità e universalità; e loro unico compito è facilitare il riconoscimento di tautologie, quando il ragionamento è complicato. Per il Wittgenstein anzi, correntemente con il principio empiristico fondamentale, le proposizioni di

logica non esprimono nessun significato, sono un non-senso importante (Weinberg). Ciò costituisce una grave difficoltà per il n., giacché una logica che non possa venire espressa è una contraddizione in termini; il Carnap ha superato questa difficoltà distinguendo un doppio linguaggio: il linguaggio sintattico e il linguaggio oggettivo. Alla sintassi logica del Carnap si deve la spinta al più puro formalismo linguistico della logica e della stessa scienza.

Su queste basi, il n. pretende l'eliminazione della metafisica per mezzo dell'analisi logica del discorso fornito di significato. Se infatti gli asserti forniti di significato si limitano a ciò che è empiricamente verificabile e se tutte le dimostrazioni e operazioni logiche si riducono a trasformazioni tautologiche, ne segue che ogni enunciazione metafisica, che per definizione è una proposizione non empirica, è una pseudoproposizione, priva di significato. La metafisica non è un errore, né un'illusione, ma semplicemente un non-senso. E sulla medesima base è fondata la teoria del metodo scientifico, in cui particolare attenzione viene rivolta alle leggi naturali, che per la loro universalità non hanno un senso empirico diretto. Per il Wittgenstein esse sono proposizioni incomplete, prive di significato, e devono essere prese unicamente come regole prescrittive per la formazione di proposizioni empiriche singolari, riguardanti il futuro; per il Carnap invece sono proposizioni universali fornite di senso, in quanto esprimono la classe di tutte le proposizioni particolari, conseguenza di quelle; per entrambi però non possono mai avere un valore assoluto, ma solo probabilistico e provvisorio.

Tutte queste teorie hanno contro un'obiezione, che non è sfuggita ai loro stessi autori; e cioè la difficoltà o, anche, l'impossibilità di costruire in soli termini di esperienza possibile un mondo intersoggettivo e oggettivo, quale è il mondo oggetto della scienza fisica: all'interno della mia esperienza personale, che è la sola esperienza per me possibile, non ha senso parlare di esperienze altrui, di altri soggetti, di comunicazione fra individui. Si cade così nel solipsismo linguistico, dal quale non è possibile uscire né con il solo principio empiristico, né con la pura sintassi logica del linguaggio. Lo sforzo del n. è quello di superare la difficoltà, esasperando ancor più il formalismo del linguaggio, fino ad escludere da esso ogni menzione non solo di fatti e di dati, ma anche di esperienza; anche il linguaggio protocollare (esprimente il resoconto diretto dell'esperienza personale di un individuo), secondo il Neurath, deve avere fin dal principio un carattere impersonale e formale senza riferimento estralingistico. Il problema del solipsismo è così radicalmente eliminato, è vero; non però nel senso dell'intersoggettività e oggettività, ma in quello di un puro impersonalismo e nominalismo e insieme di un assoluto convenzionalismo; infatti anche per le proposizioni protocollari viene abbandonato il criterio di verità, fondamentale per tutto il positivismo, cioè il fatto positivo, indipendente dal ricercatore; e tutte le proposizioni non vengono più giudicate se non sulla coerenza interna del linguaggio. Così il positivismo logico o n. si dimostra autocontrazzatorio; poiché o accetta il significato puramente empirico delle proposizioni, e allora vuota la logica di ogni significato; o si rinchiude nel formalismo della logica pura, e allora perde ogni contatto con la realtà assoluta del dato oggettivo (v. METODOLOGIA).

BIBL.: oltre il già citato Wittgenstein: R. Carnap, Der logische Aufbau der Welt, Berlino 1928; id., Logische Syntax der Sprache, Vienna 1934; id., Meaning and necessity, Chicago 1947; O. Neurath, Le développement du Cercle de Vienne et l'avenir de l'empirisme logique, Parigi 1932; id., Experience and prediction, Chicago 1947; L. Geymonat, Studi per un nuovo razionalismo,

ivi 1945; id., Fondamenti logici della scienza, ivi 1947; J. R. Weinberg, Introduzione al positivismo logico, trad. II. di L. Geymonat, Torino 1950. Per una critica dal punto di vista della filos. cattolica: P. Hoenen, De principio fundamentali neopositivismi, in Acta II Congr. them., Roma 1937, pp. 367-74; L. Pelloux, La scuola neopositivistica di Vienna, in Riv. di filos. neos., 28 (1936), pp. 217-26; F. Selvaggi, Il n. e il metodo della nuova scienza, in Cin. Catt., 1947, II, pp. 501-13; id., Introduzione al positivismo logico, ibid., 1951, II, pp. 626-36.

Filippo Selvaggi

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“NEOPOSITIVISMO.” Enciclopedia Cattolica, vol. VIII (1952), p. 1032. Azione Romana digital edition, https://azioneromana.com/it/article/neopositivismo.