METODOLOGIA

METODOLOGIA. - La parola metodo (μεθοδοσ, da μετά, attraverso e όδός, via), usata talvolta dagli antichi nel senso di «ricerca», viene poi a significare sempre più nettamente il procedimento della ricerca, la direzione seguita dal pensiero o l'insieme ordinato delle operazioni che si devono compiere per raggiungere uno scopo. La m. (che è un concetto generico per designare la dottrina e lo studio del metodo) può pertanto definirsi come lo studio sistematico dei mezzi che si mettono in opera per realizzare un determinato scopo. Essa ha quindi valore essenziale, mentre teorico, in quanto esame dei mezzi e della loro corrispondenza allo scopo: ma assume insieme un carattere pratico, in quanto la conoscenza scientifica dei mezzi diventa la norma per la loro pratica applicazione. La m. si fa così disciplina normativa, che prescrive le vie da seguire (e al tempo stesso indica gli errori da evitarsi) in vista di raggiungere le proposte finalità. Queste distinzioni sono essenziali per comprendere i vari usi linguistici della parola «m.» e il loro intimo nesso con il problema di rapporti fra teoria e pratica. Il termine si usa talvolta per caratterizzare l'insieme della logica aristotelica (in quanto studio teorico dei metodi di ragionamento); ma più spesso s'intende per m. la logica applicata, e (nei trattati di filosofia scolastica) quella parte della logica, che ha per oggetto l'applicazione della logica in generale e nelle singole scienze; altre volte la m., dissociata dalla logica tradizionale, si presenta direttamente (come, ad es., nel *Discours de méthode* di Descartes) quale insieme di regole o consigli «per ben condurre la ragione e cercare le verità nelle scienze». Occorre inoltre osservare che - pur potendosi genericamente definire la m. come studio dei mezzi da usarsi per raggiungere un determinato scopo - non è possibile definire univocamente questo scopo. In senso molto ampio qualsiasi cosa può diventare uno scopo e la m. tende a confondersi con lo studio della tecnica; ma anche restando nel campo della scienza e della filosofia è possibile proporsi scopi diversi: così la disciplina formale del ragionamento, la costruzione della scienza sperimentale, la costruzione della filosofia, la conquista della consapevolezza operativa o la chiarificazione delle idee rappresentano fini logicamente e storicamente distinti, che richiedono diversi metodi. Si spiega così come la parola «metodo» possa ricevere varie qualifiche (analitico, sintetico, intuitivo, sperimentale, a priori, a posteriori, regressivo, critico, trascendentale, dialettico, fenomenologico, pragmatista, semantico...) in conformità sia dei vari fini che dei mezzi o procedimenti rispondenti alla natura dei rispettivi scopi e campi di indagine. È pertanto necessario distinguere una m. generale dalle m. particolari che intraprendono lo studio dei metodi in uso nelle varie discipline.

La m. classica è condizionata soprattutto dall'ideale di una scienza dimostrativa (nel senso aristotelico): la logica di Aristotele (esposta essenzialmente nei *Primi e Secondi Analitici*) è in gran parte un'indagine delle condizioni della conoscenza scientifica; questa indagine mette in sillogismo (v.) dimostrazione (v.), e la funzione centrale della induzione (nel senso classico, come estrazione universalizzata, induzione dell'universale implicito come forma nel particolare) per la determinazione delle premesse della dimostrazione. La messa in forma sillogistica dei ragionamenti è importante per decidere il grado di fondatezza e di certezza delle singole proposizioni, e per scoprire gli errori o i sofismi; essa serve inoltre a fornire una rigorosa disciplina della discussione (sviluppata soprattutto nella scolastica). La trasformazione dell'ideale conoscitivo agli albori dell'età moderna ha tuttavia determinato una serie di nuovi compiti per la m.: la logica classica appare sterile agli scopi dell'invenzione e il metodo dell'astrazione scolastica inadeguato alla costruzione di una moderna scienza della natura tendente a edificarsi sempre più sulla solida base dell'esperienza. Il problema del metodo in Bacone (*Novum Organum*, 1620) si può formulare così: «come si deve interrogare la natura, utilizzare l'esperienza per costruire la scienza?»; occorre prima di tutto evitare gli idoli (cioè i pregiudizi di ogni genere), poi raccogliere il maggior numero di casi particolari che si riferiscono a una data questione, per instaurare un confronto sistematico e ricavare quindi (per induzione [v.]) il generale. Il problema del metodo si presenta diversamente in *Cartesio* (*Regulae ad directionem ingenii*, 1628; *Discours, cit.*, 1637): secondo la sua concezione della conoscenza e della scienza, Cartesio ha sempre presente il modello di un'evidenza matematica; e raccomanda pertanto un procedimento di analisi (analogo a quello che ha portato lui stesso alla scoperta della geometria analitica) in virtù del quale è possibile giungere ai primi elementi intuitivi, alle nature semplici, che assicurano la razionalità di tutto l'insieme.

Ma empirismo e razionalismo, in quanto orientamenti metodologici distinti, sono unilaterali, e con il loro contrasto generano antinomie: Kant (v.). Il metodo critico kantiano implica una specie di regresso alle condizioni trascendentali che rendono possibile la conoscenza: l'analisi così intrapresa della funzione conoscitiva si propone di disciplinare l'uso della ragione, e quindi di stabilire i limiti e la portata della conoscenza scientifica. L'idealismo postkantiano trasforma dialettica (v.) progressiva, che consente una deduzione organica delle varie determinazioni conoscitive: il metodo dialettico è stato impiegato anche per la costruzione di una filosofia della natura, che avrebbe dovuto sostituire la scienza newtoniana. Ma dopo Hegel l'idealismo (v.) ha subito una profonda revisione; ed è interessante notare come al termine di questo processo il Croce (*Teoria e storia della storiografia*, 3a ed., Bari 1927, p. 138),

rinunziando a definire la filosofia in funzione della metafisica, l'abbia invece definita « come m. del giudizio, ossia della conoscenza storica » (cioè come consapevolezza teorica dell'unica conoscenza criticamente possibile).

Ma la m. contemporanea presenta ancora una varietà di altre correnti, alle quali specialmente oggi si allude quando si parla di m.: esse hanno in comune lo scopo prevalentemente analitico, non prescrittivo e normativo; non intendono cioè fornire norme a priori per raggiungere la verità, o tracciare il cammino che si deve seguire: ma piuttosto studiare il cammino effettivamente percorso per conquistare una maggiore consapevolezza dell'opera sia scientifico che filosofico. La m. scientifica, promossa dal grande progresso scientifico contemporaneo, si dedica allo studio dei metodi scientifici, dei vari procedimenti d'indagine, dei rapporti fra teoria ed esperienza. Essa ha chiarito linguaggio (v.) e della precisazione delle condizioni d'impiego dei concetti; i positivi logici, o neopositivi (facenti capo, in un primo tempo, al cosiddetto Circolo di Vienna, e oggi diffusi in America), hanno logica simbolica (v.) per condurre a fondo questo studio. Si tende in questo modo a soddisfare talune fra le più vive esigenze del pensiero contemporaneo: chiarire cioè il significato dei concetti, distinguere fra problemi e pseudoproblemi, determinare la forma logica delle teorie e analizzare logicamente i rapporti fra teorie diverse. La m. operativa (sviluppata soprattutto in Italia da S. Ceccato) pone, a proposito di ogni questione, il quesito: « con quali operazioni si parla di...? »; e abbandonando ogni preoccupazione teorico-conoscitiva, essa mira essenzialmente ad analizzare l'attività dello scienziato o del filosofo, cioè ad esplicitare il ciclo di operazioni che essi compiono quando impiegano un linguaggio o costruiscono una teoria. La m. contemporanea fornisce così diversi criteri di analisi, con cui soddisfare la sua esigenza fondamentale di maggiore consapevolezza, al tempo stesso in cui pone le basi per una più rigorosa disciplina della comunicazione linguistica. V. POSITIVISMO, SCIENZA.

BIBL.: Per la m. aristotelico-scolastica, oltre le indicazioni in ogni trattato di logica formale, V. J. M. Le Blond, Logique et méthode chez Aristote, Parigi 1938. Per la m. scientifica, J. Stuart Mill, A system of logic rationative and inductive, 2 voll., London 1843 (nuova ed. 1911); W. S. Jevons, The principles of science, Londra 1871 (nuova ed. 1905); C. Sigwart, Logik, 2 voll., Tulln 1873 (4a ed. 1911); W. Wundt, Logik, 3 voll., Stocerdas 1880 (4a ed. 1910 [la seconda parte dei trattati di Sigwart e Wundt è dedicata alla Methodenlehre]). Cf. inoltre H. Poincaré, Science et méthode, Parigi 1907; A. Lulande, Les théories de l'induction et de l'expérimentation, 1876; J. Cavallès, Méthode axiomatique et formalisme, 3 voll., 1913; N. Nurnersoni i manuali in lingua inglese: A. D. Ritchie, Scientific method, Nuova York 1923; M. R. Cohen e E. Nagel, Introduction to logic and scientific method, 1913 (nuova ed. 1942); M. Black, Critical thinking, an introduction to logic and scientific method, 1916; Ch. W. Churchman e R. L. Ackoff, Methods of inquiry etc., St. Louis 1950. Suoli indirizzi analitici e operazionisti: B. Russell, Scientific method in philosophy, Chicago 1914; P. W. Bridgman, The logic of modern physics, Nuova York 1928; R. Carnap, Logische Syntax der Sprache, Vienna 1934; id., Introduction to semantics, Cambridge, Mass. 1942; H. Dingler, Die Methode der Physik, Monaco 1938; Ch. Morris, Signs, language and behaviour, Nuova York 1946 (trad. II. Milano 1949). Paolo Filiasi Carcano.