DIMOSTRAZIONE

DIMOSTRAZIONE. - Da de-monstrare, mostrare, far vedere, con senso di derivazione. In senso largo è d. ogni argomento con cui si prova e si rende manifesta una proposizione o tesi prestabilita. La d. quindi presuppone nota la verità che si intende dimostrare, solo però come posizione problematica, non nel suo valore di certezza. In quanto tende a raggiungere questo scopo, di fondare cioè la certezza e l'evidenza, la d. si afferma come pro-

cesso logico positivo nella conquista del sapere, e il suo significato si accosta a quello più universale di deduzione.

In Aristotele d. (ἀπόδειξις) è in senso proprio il sillogismo che parte da premesse necessarie, certe ed immediate; argomentazione quindi veramente scientifica, « syllogismus faciens scire » (Anal. post., I, 22, 71 b 20 agg.; cf. Top., I, 1, 100 a 37 agg., e Sum. Theol., 1°-2°, q. 54, a. 2, ad 2). In quanto tale, la d. non può estendersi alle proposizioni prime e immediate che sono invece il principio e punto fermo cui fa capo ogni processo dimostrativo (Anal. post., I, 3, 72 b 18). Con ciò non è per nulla infirmato, come vorrebbe una moderna concezione relativistica, il valore apodittico della scienza, ponendosi i primi principi d'ordine metafisico come certezze assolute fondate sulla evidente necessità oggettiva dei rapporti ontologici fondamentali dell'essere. Quanto al principio ontologico della d., esso va cercato, secondo Aristotele, nell'essenza: πάσης γὰρ ἀποδείξεως ἀρῆν τὸ τί ἐστιν (De Anima, I, 1, 402 b 25). La d. infatti è il processo che partendo dai principi mostra la necessità della conseguenza; ora tutto ciò che non appartiene all'essenza è accidente (συμβεβηκός) e come tale non necessario, né quindi può valere come principio di d.

Intesa nel senso più largo di metodo di prova, la d. può essere di varie specie. In logica si distingue la d. diretta che si fonda su ragioni intrinseche ai termini della proposizione, e l'indiretta che invece dimostra una proposizione piuttosto dall'esterno, con ragioni più o meno aderenti, come, ad es., quando si prova la verità di una dottrina dal generale consenso, o la sua falsità dalle false conseguenze che ne derivano. Ulteriori specie della d. diretta, fondate sul grado più o meno alto di priorità ontologica e immediatezza causale delle premesse riguardo alla conclusione, sono la d. a priori (dalla causa all'effetto, in genere da un principio o ragione ontologicamente anteriore alle sue conseguenze), a posteriori (dall'effetto alla causa), propter quid (dalle cause e principi intrinseci e immediati), quia (dagli effetti o dalle cause estrinseche).

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“DIMOSTRAZIONE.” Enciclopedia Cattolica, vol. IV (1950), p. 931. Azione Romana digital edition, https://azioneromana.com/it/article/dimostrazione.