DIMISSORIE, LETTERE

DIMISSORIE, LETTERE. - Autorizzazione che
un Ordinario concede, normalmente per iscritto, ad
un vescovo (anche se indeterminato, che di regola
sia del medesimo rito dell'ordinando ed in ogni caso
avente comunione con la S. Sede) perché possa
lecitamente procedere all'ordinazione di un sud-
dito del concedente. Esse sono necessarie sempre,
perché si possa procedere lecitamente all'ordina-
zione di chi non sia suddito dell'ordinante (can. 955).

Non possono concedersi lecitamente prima che siano
accertate le qualità dell'ordinando e prima che egli non
abbia i documenti con relative testimonianze prescritte
dal CIC (can. 993).

Il superiore religioso, nelle religioni esenti, deve
nelle l. d. attestare che l'ordinando abbia già emesso la
professione solenne, che appartenga ad una casa religiosa
a lui soggetta, che abbia completati gli studi necessari ed
in genere sia in possesso dei requisiti richiesti dal CIC
(can. 995); tali l. d. devono essere indirizzate al vescovo
della diocesi in cui si trova la casa religiosa dell'ordinando
(can. 965), salvo talune eccezioni tassativamente previste
(art. 966).

Oltre il vescovo, dopo che abbia preso possesso della
diocesi, possono concedere le l. d. il vicario generale,
purché ne abbia mandato speciale dal vescovo; il vicario
capitolare, sempre però con il consenso del Capitolo
(e. medesimo, se non è trascorso un anno dalla vacanza della
sede vescovile, deve concorrere una necessità specifica
di provvedere ad un determinato ufficio o beneficio);
il vicario e il prefetto apostolico, nonché l'abate o pre-
lato nullius, quand'anche non siano vescovi (can. 958).
Una volta concesse, conferiscono all'ordinando un di-
ritto all'ordinazione, che non viene meno qualora il
concedente dovesse, per qualunque ragione, cessare dal
suo ufficio prima del conferimento dell'Ordine, ma che
può cessare per revoca (can. 963).

BIBL.: Wernz-Vidal, IV, 1, p. 249; F. M. Cappello, Summa iuris canonici, II, 3a ed., Roma 1939, p. 531; id., Tractatus can. et mor., II, 111, Torino 1935, pp. 341-45.