MILL, JAMES. - Storico e filosofo, n. a Northwater Bridge (Scozia meridionale) il 6 apr. 1773, m. a Londra il 26 giugno 1836. Studiò lettere e teologia all'Università di Edimburgo. Licenziato predicatore (1798) non proseguì tuttavia la carriera ecclesiastica (presbiteriana) e anzi più tardi assunse nette posizioni di radicalismo religioso. Nel 1802 si recò a Londra ove fu editore del Literary journal. Nel 1806 iniziò la sua History of British India (6 voll., 1818-19), vasta ricerca sulle origini dell'Impero britannico in India. Nonostante le severe critiche sul governo della Compagnia delle Indie, l'opera gli valse l'assunzione a un posto importante nella Indian House. A BENTHAM, JEREMY (v.) di cui condivise i principi etico-politici. Collaborò frattanto a varie riviste (Edinburgh Review fino al 1813; Westminster Review, 1824-26). Nel 1821 pubblicò gli Elements of political economy (vers. II. Milano 1831) e nel 1829 l'Analysis of the phenomena of human mind (nuova ed., commentata dal figlio John Stuart, dal Bain e dal Findlater in 2 voll., 1869). Del 1835 è l'ultima sua opera, Fragments on Mackintosh, Mackintosh (v.) dal punto di vista dell'utilitarismo (v.).
Come economista, M. segue le idee di Ricardo (v.). Agì, con gli scritti e con l'attività alla Indian House, sulla politica inglese e va considerato come il principale fondatore del « philosophical radicalism » antiaristocratico e propugnatore dei principi dell'utilitarismo. In filosofia il M. Hume (v.) Hartley (v.). Ogni idea o rappresentazione sorge per associazione di diverse sensazioni connesse inseparabilmente, si da dar origine a un contenuto unitario (principio della mental chemistry). Fra le leggi della associazione il M. ritiene quasi esclusivamente la contiguità spazio-temporale. Nella psicologia dell'associazione, estesa dal M. anche agli stati affettivi, egli scorgeva un valido sussidio al miglioramento della legislazione e al perfezionamento dell'uomo.