MERCANTILISMO

MERCANTILISMO. - M. è la teoria che sottopone tutta l'attività economica di una nazione all'interno statale, affinché con la protezione attiva del mercato interno ed estero lo Stato possa acquistare i mezzi economici necessari ad una politica di potenza. Esso rappresenta l'espressione estrema della concezione volontaristica dell'economia, che aveva dominato in tutta l'antichità classica e nel medioevo. Ma si tratta di un volontarismo completamente nuovo, in cui l'economia viene sottratta ai limiti della coscienza morale e religiosa, per diventare puro strumento per affermare la potenza politica dello Stato.

I. Cenni Storici

Il suo sorgere coincide con la formazione delle grandi monarchie assolute, che tendono ad accentuare nelle loro mani tutta la vita interna della nazione, a formare eserciti permanenti nazionali, a compiere una politica espansionistica internazionale. Coincide anche con l'affermarsi della classe borghese, a danno di una nobiltà essenziale, mentre radicata ai fondi terrieri: e con le sempre maggiori scoperte di nuove terre.

Il m. si è sviluppato in un clima filosofico, che lo ha potenziato e razionalmente giustificato. Tale clima, proprio della seconda metà del Cinquecento e di tutto il Seicento, dipende da molti e disparati fattori: l'autonomia della politica dalla morale; la teoria della ragione di Stato; la teoria dell'origine divina immediata dell'autorità del sovrano; la dottrina degli istinti individuali essenziali e giustificati e quindi di danno al bene comune; la glorificazione protestante dell'attività professionale. Il filosofo che meglio giustifica il m. è certamente l'Hobbes.

Quando si parla di m. non si deve intendere un sistema organico e fisso di dottrine, ma piuttosto un atteggiamento generale. L'atteggiamento generale è dato dal seguente preteso principio economico, caratterizzante il m.: la moneta è il mezzo massimo dell'arricchimento di una nazione, e perciò la quantità della moneta posseduta è la causa della potenza economica dello Stato. L'attivo della bilancia commerciale viene ad essere, così, l'interesse fondamentale della politica economica.

Attraverso osservazioni più o meno semplicistiche e sotto la spinta di necessità contingenti, tale politica della bilancia attiva del commercio si orientò su alcune fondamentali direttive: 1) Potenziamento della produzione industriale a danno di quella agricola. Si credette che l'effetto di un intervento statale sull'agricoltura fosse di efficacia pressoché nulla, perché in essa dominano fattori naturali su cui poco e lentamente può l'arbitrio umano. Si comprenderà allora come uno Stato desideroso di rapido e facile arricchimento monetario abbandonasse ogni veléità di politica agraria, per concentrare tutte le sue energie sulle industrie, che aumentando sempre più i prodotti manufatti permettevano la conquista dei mercati internazionali e quindi l'afflusso della moneta. 2) Protezionismo doganale adatto a far affluire sempre più all'interno ove ed argento ed impedirne il deflusso.

Si ebbe così la proibizione assoluta dell'esportazione di metalli preziosi e delle materie prime utili alle industrie delle nazioni concorrenti; l'imposizione di forti dazi all'importazione dei prodotti finiti. 3) E ciò per arrivare alla conquista dei mercati internazionali, superando la concorrenza delle altre nazioni nella vendita dei prodotti nell'accaparrimento delle materie prime. 4) Politica marittima: indirizzata al potenziamento massimo della flotta mercantile e alla difesa della libertà dei mari con una forte flotta militare. 5) Politica coloniale: la conquista delle colonie aveva uno scopo eminentemente economico. Dalle nuove terre si potevano ricavare metalli preziosi e materie prime, e in esse si aveva un mercato sicuro per la vendita dei propri prodotti finiti. 6) Politica demografica: l'abbandanza della popolazione contribuiva alla potenza militare della nazione e anche al suo arricchimento economico.

Il m. ebbe la sua origine nella seconda metà del Cinquecento, con la teoria del crisodendonismo. Lo squilibrio improvviso dei prezzi, dovuti all'affluire sempre crescente in Europa dei metalli preziosi dalle nuove terre scoperte, indusse gli studiosi all'interpretazione del grave fenomeno e alla semplicistica conclusione che la quantità della moneta fosse la garanzia più sicura dell'arricchimento del paese. Presero parte alla discussione il Malestroit, il Bodin, lo Scaruffi, il Davanzati, e in Spagna e in Portogallo, che più avevano sentito della gravità del fenomeno, dove il crisodendonismo si sviluppò: Lopes de Gómara, Ortiz, De Monchada, Olivarez, Gomez, De Castanares.

Il m. cominciò a prendere una fisionomia determinata al principio del Seicento, quando la difesa monetaria dei paesi fu attribuita all'intervento statale con la teoria della bilancia dei contratti, regolanti il commercio internazionale, e poi con la teoria definitiva della bilancia del commercio.

Tra sono i principali autori mercantilisti: Antonio Serra, Antoine de Montchrtien, Thomas Mun. A costoro fanno seguito nel Seicento il Turbolo, il Bocchi, il Montanari, il Lunetti, il Sully, che tentò in Francia un protezionismo agrario, il Child, il Temple, il Davenport, l'Hörnigk, lo Schröder, ecc. Nel Seicento il m. trovò la sua più importante applicazione in Inghilterra con il Cromwell e in Francia con il Colbert, da cui il m. prese anche l'appellativo di colbertismo. Nel Settecento si trovano ancora teorici mercantilistici, anche se spesso con atteggiamenti molto attenuati da varie riserve: il Law, il Melon, il Dutout, il Genovesi e, in fondo, anche il Galliani.

Le critiche al m. si iniziarono soprattutto in Inghilterra, dove l'individualismo sia filosoficamente che politicamente ebbe ben presto ragione dell'assolutismo monarchico, e dove l'applicazione della matematica allo studio dei fenomeni sociali portò sempre più alla ricerca delle leggi costanti nella politica e nell'economia. Già nella seconda metà del Seicento le osservazioni economiche di John Locke e i metodi quantitativi applicati al mondo sociale da William Petty, da John Grant e da Gregory King preludono al movimento prematuraista inglese della prima metà del Settecento. Fra tutti i prematuraisti domestico, il 'Inglese Riccardo Cantillon (1697-1734), la cui

opera postuma Essai sur la nature du commerce en général (1755) è di importanza capitale nella storia delle dottrine economiche. In Francia ed in Italia le critiche contro il m. ebbero un significato piuttosto contingente, sebbene siano servite di preparazione all'avvento del fisiocratismo e prendano il nome di protezionismo agrario. I principali esponenti sono il Boisguillebert (1646-1714), il Vauban (1633-1707), il Bandini (1677-1760), il Pascoli (1674-1744). Prenaturalisti e protezionisti agrari vengono di solito raggruppati sotto l'unica denominazione di mercantilisti liberali, sebbene esprimano ben diversi atteggiamenti di pensiero e di pratiche attuazioni. Il m. liberale è il complesso di quelle teorie economiche, che, pur subordinando l'economia alla politica ed invocando l'intervento statale per una sana economia, difendono l'esistenza di leggi naturali economiche e l'importanza dell'iniziativa privata. Al m. liberale possono anche essere attribuiti quegli scrittori, che vanno sotto il nome di sincretisti, perché, nonostante l'affermazione delle teorie fisico-ricche e naturalistiche liberali, cercarono di conciliare i postulati di queste dottrine con quelli del m. Merito particolare menzione per il Settecento: il Beccaria, il Verri, il Filangieri, il Carli, il Ward, il Tucker. Ai nostri giorni il m. viene giudicato meno severamente di quanto fecero gli autori liberali nel secolo passato. Infatti il neovolontarismo contemporaneo consente di accettare un moderato intervento attivo dello Stato nella vita economica. Inoltre non si può negare l'importanza del m. nello sviluppo della storia moderna e nell'evoluzione stessa delle dottrine economiche.

II. Valutazione

I. Valore filosofico

Il m. rispetto al volontarismo medievale rappresenta certamente un regresso. L'economia infatti, staccata dai principi etici, perde completamente il suo significato umano per diventare strumento di utilitaristiche competizioni tutte a danno della vera civiltà e prosperità degli uomini. La politica, indipendente anch'essa dai principi etici, considera l'economia semplicemente come un mezzo empirico all'attuazione dei suoi piani di potenza.

Un significato positivo del m. si può vedere nell'aver sottolineato il valore sociale dell'economia, portandola da un piano assolutamente privato a quello del bene pubblico. Tuttavia, anche sotto questo aspetto, la mancanza di una base filosofico-etica ha fatto sì che l'importanza sempre maggiore data all'economia abbia educato gli animi a vedere nella prosperità materiale il fine principale della vita sociale ed individuale.

2. Valore economico

È necessario distinguere il valore economico delle dottrine dai risultati pratici conseguiti dal m. Le dottrine mercantilistiche rivelano indubbiamente la superficialità delle osservazioni e la gratuità di molte importanti conclusioni, tuttavia rappresentano un grande passo verso la formazione della scienza economica moderna. I risultati pratici immediati furono: costituzione ed indipendenza delle singole economie nazionali; sviluppo della ricchezza mobile e delle funzioni economiche dello Stato; incremento dei traffici internazionali; nascita di importantissime industrie; formazione di una borghesia attiva e competente. Gli effetti remoti e generali furono invece molto gravi, perché un intervento statale così intellegibile e non sostenuto da sufficiente conoscenza delle leggi economiche, ed anzi guidato da spiegazioni parziali o fallaci, doveva condurre ai più disastrosi squilibri economici.

3. Valore storico

È il volontarismo ha contribuito enormemente ad alimentare la lotta dello Stato nascente contro il residuo particolarismo e ad imporre alle iniziative private note lontane e utili alla collettività. Ha incoraggiato la privata iniziativa ed è largamente riuscito a farne strumento d'una assidua politica di potenza. Ha trasformato l'economia delle nazioni, creato la fisionomia moderna dell'industria francese, gettato le basi dell'Impero coloniale olandese, costruito la potenza marittima dell'Inghilterra, segnata l'era della nascita della Russia moderna e della Prussia (A. Fanfani, Storia delle dottrine economiche: il volontarismo, 3a ed., Milano 1943, pp. 244-245).
BIBL.: E. Mengotti, Il collettismo, Firenze 1901; C. Supino, La giustificazione storica del m., Napoli 1905; C. Harsini, Les doctrines monétaires et financières en France du XVIe au XVIIIe siècle, Parigi 1928; A. Marchal, La conception de l'économie nationale et ses rapports internationaux chez les mercantilistes français, 1931; Ch. Cole, French mercantilist doctrine before Colbert, 1932; A. Fanfani, Dal m. al liberismo, Milano 1936; I. Mazzoni, Schema di una storia della politica economica internazionale nel pensiero del sec. XVII, XVIII, XIX, Torino 1936; E. Heckler, Il m., trad. it., 1936; G. Tagliacozzo, Economisti neologici nei secoli, XVII e XVIII, Bologna 1937; G. De Maria, La politica economica dei grandi sistemi coercitivi, Torino 1937; G. Luzzatto, Storia economica: l'età contemporanea, Padova 1938; A. Fanfani, Storia economica dalla crisi dell'Impero romano al principio del sec. XVIII, Milano 1940; id., Indagine sulla rivoluzione dei prezzi, 1940; id., Storia del lavoro in Italia dalla metà del sec. XV al primi del sec. XVIII, 1942; id., Storia delle dottrine economiche: il naturalismo, 2a ed., 1946.

Tullio Piacentini