MIMESI. - Da μίμησις, significa imitazione. È un concetto su cui, probabilmente già nelle più antiche culture storiche, si basava l'interpretazione e la motivazione dei riti culturali e delle prescrizioni religiose.
Nel pensiero greco il concetto della m. si differenzia e si determina ulteriormente nelle sue applicazioni cosmologico-metafisiche, morali e religiose. Platone definisce le cose mondane come imitazioni (μίμηται, ἐκείνες) delle realtà invisibili, ultimamente dell'idea del bene (Tim., 38 a, 48 e). L'analoga determinazione delle virtù morali come imitazione di Dio (Theaet., 176) è strettamente connessa con questa dottrina cosmologica. Nello stoicismo è ripresa, accanto alla concezione più caratteristica dell'ἀκολουθεισμός, l'idea dell'imitazione di Dio o della natura divinizzata (Cicerone, Tus., V, 70; Seneca, De ira, II, 16 ed Epist., 95, 50). Il concetto rivive nel cristianesimo ove però l'imitazione di Dio nella vita spirituale è motivata con l'assimilazione interiore alla natura divina effettuata dalla Grazia.