NEOPLATONISMO

NEOPLATONISMO. - Corrente e scuola filosofica ispirata principalmente a Platone, sorta ad Alessandria sulla fine del sec. II d. C.

SOMMARIO: I. Storia e sviluppi. - II. Significato filosofico. - III. Rapporti tra n. e cristianesimo.

I. STORIA E SVILUPPI

Mentre è relativamente facile ritrovare le ragioni storiche che spiegano il n., come continuazione di dottrine che si coollegano all'Accademia platonica, altrettanto non può dirsi per gli aspetti che costituiscono l'originalità del n., differenziandolo dalla filosofia di Platone. È certo che nella formazione della scuola o corrente neoplatonica confluiscono diversi indirizzi di pensiero, comprendenti, oltre al platonismo, l'aristotelismo, lo stoicismo e diverse altre tendenze filosofiche presenti nell'epoca in cui il n. si venne formando (fine del sec. II d. C.). Non va dimenticata in questa genesi l'importanza del pensiero ebraico, soprattutto rappresentato da Fi-

lone. Tra i filosofi da cui partono le premesse storiche del n. è Posidonio di Apamea, considerato il maggiore rappresentante del sincretismo prima di Plotino, e va aggiunto Numenio di Apamea che volle legare la pluralità delle idee platoniche alla pluralità degli dèi. Non deve trascurarsi l'influsso della corrente gnostica intesa ad una elaborazione sul piano razionale di una conoscenza di Dio, di cui viene accentuata l'oscura trascendenza.

Fondatore del n. è comunemente ritenuto Ammonio Sacca, cui si attribuisce il tentativo di conciliare le correnti religiose del mondo orientale con il cristianesimo e insieme con la filosofia greca, secondo la formola ellenistica. Discepoli di Ammonio furono un Origene platonico (che venne tuttavia contestato nella sua esistenza da Cadiou) e Cassio Longino, che valorizzò particolarmente una nuova estetica collegata alla rinnovata utilizzazione delle idee platoniche. Il massimo rappresentante e sistematore della corrente neoplatonica rimane tuttavia Plotino al quale spetta non tanto la capacità sintetica di un eclettismo come fu sostenuto, ma piuttosto la viva originalità del filosofo, al di là della semplice appartenenza a una determinata scuola. Per intendere il suo periodo occorre rifarsi all'esposizione spesso frammentaria e analitica, anche se apparentemente coordinata, che ne danno le Daneadi, espressione massima e codice del n. autentico. Il modo stesso in cui Plotino esprime il suo pensiero spiega, almeno in parte, com'egli abbia potuto dare origine a scuole e correnti che ne dipendono e insieme ne differiscono. Ciò che nella dottrina del maestro è essenzialmente coordinato in una faticosa ma realizzata sintesi, assume spesso nei discepoli ed epigoni il significato di una ispirazione a nuovi e talora sopraggiunti sviluppi. Di ciò è possibile rendersi conto già nelle scuole neoplatoniche dell'antichità tra cui la scuola di Siria che ebbe a capo Giamblico e in cui già si nota l'intersecarsi di nuove ipotesi che complicano le tre (Uno, Intelletto, Anima: 'Ev, Νοῦς, Ψυχή) in cui si esprime, secondo Plotino, l'Assoluto. Il tentativo di intendere il rapporto tra l'Assoluto e il mondo viene ulteriormente spostato con l'intervento di intermediari che ricordano le dottrine gnostiche cui Plotino si era invece nettamente opposto. Si è intesa storicamente la scuola di Atene, rappresentata soprattutto da Proclo, come la continuazione ideale della scuola di Siria e insieme più direttamente legata all'Accademia; essa era in realtà già iniziata prima di Proclo con Plutarco di Atene e rappresentata, dopo Proclo, soprattutto da Damascio e Simplicio. Proclo insiste sul significato dialettico che ha il rapporto delle ipotesi tra loro e con il mondo. Logica e metafisica tendono a identificarsi. Per cui il motivo (solo parzialmente esplicito in Plotino) secondo cui l'Assoluto si pone, quindi esce da sé, infine ritorna a sé (μονή, πρόοδος, ἐπιστροφή) diviene fondamentale. Il triadismo di Proclo verrà ulteriormente elaborato e influirà notevolmente sul pensiero di taluni filosofi del medioevo.

Alle scuole di Siria e Atene, a carattere più propriamente filosofico-metafisico, ne vanno aggiunte altre due. L'una, la scuola di Pergamo (che può trovare in Aidesio l'anello di congiunzione con la scuola di Siria), ha carattere di più spiccato interesse religioso e va ricondotta allo sforzo di operare una difesa delle tradizioni pagane di fronte allo sviluppo del cristianesimo. Rappresentante tipico di questa scuola è, nel sec. IV, l'imperatore Giuliano l'Apostata. Fra i discepoli di Aidesio vanno ricordati Crisanzio, Prisco, Eusebio. L'altra scuola, di tipo essenzialmente erudito, è quella detta di Alessandria, che lasciò piuttosto da parte gli aspetti metafisici e religiosi sincretisti della scuola di Atene e delle scuole neoplatoniche precedenti, dandosi al commento dei filosofi classici (incluso Aristotele) e insieme all'indagine più propriamente scientifica. Ad essa appartennero anche autori cristiani (Sinesio di Cirene, Ierocle di Alessandria) mentre altri ne subirono l'influsso. Se lo studio delle scuole indicate non esaurisce il n. appartenente alla filosofia greca, costituisce tuttavia un utile schema per raggruppare i suoi rappresentanti.

Per quanto concerne l'influsso del n. sul pensiero cristiano (v. PLATONISMO) va notato che il n. (attraverso il quale si studiò spesso Platone) occupa un posto notevole, oltre che in Agostino, in tutta la patologia greca (Origene, Gregorio di Nissa, Massimo il Confessore) e su di essa agisce soprattutto per determinate tesi che gli sono proprie (Dio, Provvidenza, sovrasensibile e divino di cui il mondo sensibile è immagine, spiritualità dell'anima e sua superiorità rispetto al corpo, illuminazione dell'anima da parte di Dio, immortalità dell'anima e idea di una possibile sanzione ultraterrena). È chiaro che il n. dei Padri differisce anche per talune di queste tesi dal n. più antico. Tuttavia l'importanza di esso rimane. Anche Eusebio di Cesarea (Praeparatio evangelica, IV, xi) cita alcuni neoplatonici che avrebbero preparato la predicazione del Vangelo e tra questi Porfirio, Numenio, Plotino e Plutarco (v.). Reminisenze di Plotino si trovano anche in Cirillo d'Alessandria, oltre che in Gregorio Nazianzeno e in Basilio.

Comunque si collochi il pensiero di Dionigi Pseudo-areopagita storicamente (e mentre va tenuta presente la tesi di C. Pera in proposito che lo colloca vicino ai Padri cappadoci), resta il fatto che attraverso lui si stabilisce una delle più importanti fonti della trasmissione al medioevo delle dottrine neoplatoniche, specialmente con il De divinis nominibus. È noto, peraltro, che il medioevo non riuscì spesso a porre con vera esattezza l'attribuzione di opere d'ispirazione neoplatonica. Così per la Theologia Aristotelis (pseudo) che risente direttamente delle tesi di Plotino, e per l'opera De Caustis falsamente considerata peripatetica. Il platonismo è entrato nella scolastica sia attraverso s. Agostino, sia attraverso autori di ispirazione neoplatonica. A questi appartengono Apuleio di Madaura, con l'Asclepio attribuitogli, e gli scritti ermetici (nei quali l'influenza neoplatonica viene commista a quella neopitagorica), citati soprattutto per quanto si riferisce a speculazioni sulla natura di Dio e suoi rapporti con il mondo; inoltre Macrobio con il commento al Somnium Scipionis; Caleidio che ha una notevole importanza per avere orientato il medioevo verso la psicologia intellettualistica di Platone, piuttosto che verso l'«entelecheia» di Aristotele. È nello stesso periodo nel quale gli scritti di Aristotele oltre l'Organon vengono a contatto con l'Occidente, e cioè particolarmente nel sec. XII, che s'introduce la traduzione di opere neoplatoniche o ispirate al n. (cf. C. Baeumker, La filosofia europea e il medioevo, trad. it., Milano 1945, pp. 39-40). Nel 1268 Guglielmo di Moerbecke pubblicò la traduzione in latino degli Elementa theologiae di Proclo. Delle opere più direttamente orientate verso il n. va ricordato soprattutto il De divisione naturae Scoto Eriugena (v.). Vicini all'indirizzo neoplatonico sono gli esponenti della scuola di Chartres, Bernardo e Teodorico e altri; tra questi piegarono verso BEMA (v.) David di Dinant (v.). La derivazione di essi è più direttamente connessa a Scoto Eriugena. Uno studio più ampio del misticismo medioevale, soprattutto speculativo e dei suoi rapporti con il n., meriterebbe più ampio esame di quanto gli storici della filosofia non siano giunti finora a rintracciare.

Diverso è l'aspetto del n. del Rinascimento. L'influenza neoplatonica diviene prevalente, oltreché nei noti esempi di Giorgio Gemisto Pletone, del card. Bessarione, di Pico della Mirandola e di Marsilio Ficino anche, e soprattutto, in coloro che ritrovarono nel n. l'ispirazione e insieme l'inquadramento speculativo. Tra questi un posto a parte è rappresentato da Niccolò Cusano, in cui il n. costituisce il nucleo intorno a cui si organizza il sistema filosofico. Si può anzi dire che mentre in lui il n. si associa a uno sforzo di ripensamento che cerca di mantenersi, riuscendovi in parte, aderente alle tesi fondamentali della teodicea cristiana, la posizione si rovescia invece in quegli altri filosofi del Rinascimento (in particolare Giordano Bruno), che costituiscono effettivamente un umanesimo pagano, dissolvitore e critico della filosofia classica del medioevo.

È certamente possibile parlare di n. presente in indirizzi più moderni di pensiero; ma qui sfugge la possi-

bilità di un inquadramento che vada oltre influissi e rilievi pure assai degni di nota e in cui non è consentito dire che il n. abbia agito nel suo complesso, ma piuttosto invece in taluni suoi aspetti. Così si è potuto parlare di presenza di elementi neoplatonici nell'idealismo germanico (Schelling) o in filosofi contemporanei.

II. SIGNIFICATO FILOSOFICO

L'interpretazione più integrale del n. è teoretico-metafisica. L'elemento fondamentale va ritrovato nel modo con cui il n. intende l'Assoluto in sé, nella sua esistenza e natura e nei suoi rapporti con il mondo spirituale e fisico.

Caratteristica del n. è, sebbene diversamente in Plotino e nelle scuole neoplatoniche del mondo ellenistico, l'indirizzo emanatista che intende la realtà come necessaria derivazione dall'Assoluto. Il vincolo che unisce l'Assoluto e il mondo è più o meno profondo. Talora prevale nel n. la tendenza verso l'unità del reale, e si ha un atteggiamento orientato verso il monismo, talvolta invece permangono nel n. indirizzi dualistici, dovuti soprattutto alla concezione della materia come non totalmente riducibile al mondo dello spirito; oppure l'Assoluto è centralizzato in un Principio Supremo, separato da ogni altra realtà, così da esserne essenzialmente estraneo. Va rilevato che il n. prende posizione di fronte a tutti i massimi problemi della filosofia: dell'uomo, del cosmo e della libertà, dell'etica e della religione. In merito al problema religioso si è talora voluto individuare in esso il motivo essenziale e quasi esclusivo del n. Certamente il problema dell'Assoluto è il centro speculativo del n.; tuttavia non è esatto che l'interesse religioso venga quasi a sostituire quello più propriamente teoretico. Ciò è potuto accadere solo in determinati indirizzi e correnti che non esprimono adeguatamente il vero significato filosofico del n. In esso invece si ha piuttosto la sicurezza che nasce da una fondazione teoretica del rapporto fra l'Assoluto e il mondo e l'uomo. La filosofia introduce alla religione, è integrata RELIGIONE (v.) non si sostituisce alla filosofia ma ne costituisce piuttosto il coronamento spirituale. La teurgia, la magia, la gnosi rinnovata che ha potuto talora collegarsi al n. ne è piuttosto un'appendice degenera e spuria. Il più autentico e originario n., rappresentato da Plotino, si sforza di mantenere l'unità non tanto e non solo tra il mondo e l'Assoluto, tra il vivere umano e l'Uno da cui dipende, ma insieme tra filosofia e religione, tra conoscenza e vita, tra contemplazione e azione. Il n., d'altronde, intende fornire all'uomo una via da percorrere che si realizza attraverso la speculazione filosofica e insieme attraverso una riforma ascetica della vita, con quella solidale. In questi motivi fondamentali va ricercata la caratteristica e l'unità del n. al di qua delle particolari determinazioni e talora contaminazioni delle correnti neoplatoniche ellenistiche.

III. RAPPORTI TRA N. E CRISTIANESIMO. — Le relazioni tra n. e cristianesimo storicamente si sono esplicate, come si è sopra indicato, anzitutto nella speculazione filosofica e teologica della patristica. Ciò non deve intenderci come una dipendenza della teologia patristica dal n., nel suo contenuto propriamente dogmatico. Piuttosto il n. ha contribuito a fornire le basi di una filosofia di indirizzo platonico che si poneva sostanzialmente in accordo con il cristianesimo.

Accanto a un n. che intendeva rinvigorire il paganesimo, si presenta infatti un n. che fornisce diversi e complessi elementi razionali alla speculazione teologica sul dato rivelato. È da chiedersi, d'altronde, se il cristianesimo abbia a sua volta esercitato una influenza sul n. e, in particolare, su Plotino. Quest'ultimo quesito è ancora lontano da una soluzione. Il n. più autentico riconosce la trascendenza all'Assoluto, collocandolo al di sopra di ogni realtà. L'Assoluto d'altro lato non è riducibile ad un unico aspetto; anzi il n. insiste nel trovare diverse tappe nel processo che collega l'Assoluto ad altre realtà che

gli appartengono e, indirettamente, al mondo. Nasce così il problema del rapporto tra le «ipostasi» che costituiscono l'Assoluto, e del mondo con l'Assoluto medesimo. Il cristianesimo ha stabilito una netta distinzione tra Dio e il mondo, tra le operazioni di Dio ad extra concernenti le creature e la sua attività ad intra in cui si esprime la sua vita eterna, nell'Unità della natura e nella Trinità delle Persone. La Trinità per il cristianesimo è Dio stesso mentre invece nel n. le ipostasi sono frutto di una libertà-necessità di Dio. Quanto al rapporto tra l'Assoluto e il mondo manca al n. creazione (v.). Esso verrà introdotto solo attraverso i filosofi e pensatori cristiani. Il n. primitivo è panteistico (v. PANTEISMO): Dio non crea liberamente il mondo; non solo c'è necessità di comunione tra il mondo e Dio (il mondo non può esistere senza Dio), ma Dio non può esistere senza il mondo. Nel n. di Plotino si oscilla tra un monismo emanatistico (v. EMANATIEMO), in cui viene abolita la libertà della creazione, dualismo (v.) legato all'esistenza della materia.

Tuttavia la concezione dell'unità divina del mondo si prestava a una valorizzazione in senso cristiano. S. Agostino e lo Pseudo-Dionigi svilupperanno il tema dell'itinerarium per cui è dato raggiungere i gradi successivi che conducono ab exterioribus ad interiora e successivamente all'Assoluto. È su questo tema che la filosofia del n. si incontra più propriamente con la concezione mistica, che costituisce indubbiamente un aspetto rilevante del n. L'uomo dinanzi alla realtà che lo circonda ne coglie la fragile caducità; è quindi portato a trascendere il mondo per una Realtà che possa venir raggiunta non solo logicamente, ma in una ulteriore esperienza, frutto di conoscenza intuitiva. C'è pertanto una «mistica» connessa alla incapacità umana di esprimere con il proprio linguaggio sensibile e significativo l'Assoluto. Essa culmina nell'incontro ineffabile con Dio, ESTASI (v.). La mistica del n. è intellettualista e solo subordinatamente sperimentale. Essa è personale e rigorosamente limitata nel tempo e nello spazio. La mistica cristiana se ne differenzia per il suo contenuto legato alla Rivelazione e per il modo in cui si attua e che presuppone costantemente la mediazione di Cristo, Verbo di Dio fatto uomo. Non senza ragione il n. ha potuto dare origine piuttosto a espressioni di religiosità che di vera e propria religione.

Da questo punto di vista il n. è nettamente eclettico e impose una larga esigenza di correzione e integrazione da parte dei filosofi, teologi, mistici cristiani che se ne ispirarono. Le sue divergenze dal cristianesimo si sono storicamente imposte e chiaramente manifestate in s. Agostino. A un dato momento del suo itinerario spirituale s. Agostino non fu tanto sollecito di «cristianizzare» il n. quanto di porre da parte ciò che in esso è insufficiente e contrastante con la dottrina cristiana e cioè, sia il razionalismo e naturalismo spesso implicito nel n., che i suoi aspetti e motivi irrazionalistici. Tuttavia l'affermazione risoluta del primato della contemplazione rispetto all'azione (già presente nella filosofia greca ma più tipicamente esplicita nel n.), la decisiva valorizzazione e centralità della Realtà di Dio nella sua Trascendenza, sono fra i più validi e perenni motivi del n., insieme con la domanda da esso posta, e non compiutamente risolta, del rapporto tra l'Assoluto e il mondo, tra Dio e l'uomo.

BIBL.: sul n. in genere: E. Vacherot, Hist. critique de l'école d'Alexandrie, Parigi 1846-51; R. Günther, Das Problem der Theodizee im Neuplat., Berna-Lipsia 1906; K. Praechter, Richtungen und Schulen im Neuplat., in Genetikon, Berlino 1910; W. Jaeger, Nemesius von Emeus, ivi 1914; Th. Whittaker, The new Platonists, 2ª ed., Cambridge 1918; G. Capone Braga, Il mondo delle idee, Città di Castello 1928; W. Theiler, Die Vorbereitung der Neuplat., Berlino 1930. Per i rapporti con il cristianesimo: K. Praechter, Christ. neuplat. Beziehungen, in Byz. Zeitschr., 21 (1912), 1-27; R. Arnou, Le platonisme chez les Pères, in DThC, XII, coll. 2238-2392; Ch. Boyer, Christianisme et néoplatonisme

dans la formation de st. Augustin, Parigi 1921; J. Danielou, Platonisme et théologie mystique, ivi 1944; id., Origène, ivi 1948. Studi particolari: M. Jacquin, Le néoplat. de J. Scot., in Rev. des sciences philos. et théol., 1 (1907), pp. 674-85; C. Saunter, Der Neoplatonismus, seine Bedeutung f. die antike u. mittelalterl. Philos., in Philos. Jahrbuch, 23 (1911), pp. 183-95, 367-80, 469-86; C. Baumker, Der Plat. im Mittelalterl., Monaco 1916; F. Cappuyns, Jean Scot Eriugène, Parigi 1933; C. Pera, Denys le mystique et la théomachie, in Rev. des sc. philos. et théol., 25 (1936), pp. 45-75; M. dal Pra, Scoto Eriugena e il n. medievale, Milano 1941. Per i rapporti con il pensiero moderno: K. P. Hasse, Von Plotin zu Goethe, Lipsia 1909. V. inoltre ai singoli autori.

Luigi Pelloux

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“NEOPLATONISMO.” Enciclopedia Cattolica, vol. VIII (1952), p. 1029. Azione Romana digital edition, https://azioneromana.com/it/article/neoplatonismo.