BEMA

BEMA. - Dal greco βῆμα (βλῆμ = andare, camminare). Il significato della voce B. è molto diverso, sia nella Grecia antica che a Roma, nelle chiese cristiane e presso i Manichei.

Nella Grecia antica infatti la parola B. poteva significare: a) una misura lineare per verificare la lunghezza delle strade (βῆματισταί); b) un gradino elevato sul quale salivano gli oratori e i cantori (come si vede in molti vasi attici); c) una tribuna per il giudice (Mt. 27, 17; Jo. 19, 12; Sibyllina, VIII, 242); d) un semplice rialzo in legno o in pietra nei teatri o altrove. A Roma con la parola b. si intendeva il rialzo nel Foro Romano dal quale parlavano al popolo i pretori; perciò anche i rostra furono chiamati b. La sedia curule per il tribuno si poneva sopra un rialzo simile detto «tribunale».

Nel cristianesimo, presso gli orientali si disse b. tanto l'abside elevata, quanto lo spazio elevato e chiuso per

mezzo di cancelli contenente l'altare; ovvero il muro divisorio tra il presbiterio e la nave centrale, o anche il pulpito.

In Occidente si chiamò b. talvolta l'abside elevata o la parte anteriore della medesima o un rialzo per l'oratore (Eusebio, Hist. eccl., X, 9) o il banco per i presbiteri (Hefele-Leclercq, I, 1023); od anche il pulpito per la lettura (Sozomeno, Hist. eccl., IX, 2: PG 67, 1600). Presso i manichei si chiamò b. la festa celebrata in onore di Mani, perché i manichei veneravano una cattedra vuota, velata, disposta sopra un tribunale elevato (s. Agostino, Contra epistolam Manichaei: PL 42, 177).

BIBL.: F. X. Kraus, s.

V. in Real

Euc. d. christl. Altert., I, pp. 43-46; R. Hultsch, s. V. in Pauly-Wissowa, Realencycl., III, pp. 264-65; U. E. Paoli, s. V. ENOCH. Ital., VI, pp. 588-89; L. Eisenhofer, s. V. in LThK, II, col. 134. Ludovico Voelkl

BEMA: V. MANIERISMO.

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“BEMA.” Enciclopedia Cattolica, vol. II (1949), p. 705. Azione Romana digital edition, https://azioneromana.com/it/article/bema.