BASILICA

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BASILICA. - La parola b., che deriva dal greco (στὸ βασιλικὴ) significa nella lingua latina un'aula grande di uso pubblico o privato. Dal principio del sec. IV in poi anche la chiesa paleocristiana viene chiamata b. (A. Ferrúa, I più antichi esempi di b. per «aedes sacra», in Archivio glottologico ital., 25 p. 142 sg.).

SOMMARIO: I. Significato. - II. Origine. - III. Descrizione. - IV. La b. nelle varie province dell'impero romano. - V. Liturgia e diritto canonico.

I. SIGNIFICATO

Nell'uso cristiano la voce b. ha un triplice significato: 1) B. maior o minor è un titolo onorifico congiunto con certi diritti, che viene concesso alle chiese più insigni. 2) B. significa una determinata forma dello spazio, cioè un ambiente longitudinale di almeno tre navate, delle quali la mediana è elevata sopra le altre tanto da poter avere proprie finestre. Così le varie parti dello spazio vengono nettamente separate e insieme subordinato per costituire un unico organismo. La luce propria della navata centrale dà allo spazio basiliale la sua tipica nota di chiarezza e di giocondità. Il tipo a navata unica è la cosiddetta Hallenkirche. 3) B. viene chiamata la chiesa paleocristiana e con ciò importa una determinata forma stilistica architettonica di una data epoca. La forma spaziale della b. viene formata dallo stile basiliale e ne costituisce una parte essenziale; viene però adoperata anche in tutti gli altri stili.

II. ORIGINE

Sembra che l'origine basiliale della chiesa cristiana si debba collocare verso la fine del III e il principio del sec. IV. A proposito di questa origine sono state escogitate le più varie teorie. La più antica faceva della b. paleocristiana una copia della b. forensis. Già Leon Battista Alberti si era espresso in questo senso, e questa fu l'opinione comune fino alla pubblicazione del De basilicis libri tres (Bruxelles 1847) dello Zestermann, che difese l'origine di quella liturgica. Poi seguirono le più varie tesi sul prototipo architettonico della b., ricercandolo alcuni nella sala egiziana di Vitruvio (Weingärtner), altri nelle costruzioni delle catacombe (Richter), nella fusione della sala privata con la cella tricloro (Kraus) delle catacombe, nella fusione dell'atrio con il tablinum della casa romana pompeiana (Dehio, Lemaire), per accennare soltanto alle più conosciute.

Accanto a queste teorie di derivazione piuttosto materiale troviamo sempre anche seguaci dello Zestermann come il Witting e il Liesenberg.

Difatti la liturgia come scopo principale della b. cristiana doveva lasciarvi la sua impronta. Ma anche la destinazione pratica più individuale lavora e realizza con mezzi ed elementi architettonici già conosciuti. Con questo è da respingere non solo la teoria dello Zestermann come troppo unilaterale, ma anche le altre, che non tengono conto del fattore ispiratore della liturgia. In specie la derivazione dalle catacombe non risponde affatto né ai risultati moderni dell'indagine cimiteriale né alla storia della chiesa primitiva. La teoria della casa pompeiana poteva sedurre nella pianata, ma non nella realtà. Inoltre sappiamo oggi che

dunque subordinate e corrono parallelamente come altrettante vie sacre verso l'altare. Le pareti principali della navata sono divise orizzontalmente in tre zone sovrapposte. In basso si trova la fila delle colonne o dei pilastri; al di sopra il muro della navata, che serve spesso per decorazioni figure, e in alto la fitta serie delle finestre luminose, corrispondenti rigidamente agli oscuri intercolunni sottostanti. Tutte queste zone orizzontali si uniscono prospetticamente verso l'altare facendo così di questo centro ideale anche il centro ottico dello spazio.

Nell'Oriente specialmente (conosciamo però tre casi anche a Roma) troviamo spesso inserito fra colonnato e finestre il matroneo, cioè un piano superiore sopra le navate laterali aperto verso l'aula centrale mediante un colonnato. L'aula rettangolare formata dalla navata centrale era coperta con un soffitto piano che sottolineava ancora l'austera semplicità di questo ambiente sacro, distinguendolo nettamente dalle sontuose b. profane e dalle grandiose vòlte a crociera delle aule termali.

Talvolta, specialmente se erano cinque, le navate sboccavano in un transetto a forma di vasta sala quadrangolare, collegata con la navata centrale attraverso un grande arco, il cosiddetto arco trionfale. In alcune regioni, come intorno all'Adriatico e nell'Africa, il pavimento della b. era spesso a musica con figure, ornamenti geometrici e iscrizioni.

3) Il presbiterio. — La navata centrale della b. sbocca, o direttamente o attraverso il transetto, nell'abside, un vano semicircolare o poligonale, raramente quadrato. La disposizione di questo ambiente varia molto secondo le regioni. Dalla Siria si diffuse l'uso di accompagnare l'abside con due vani laterali pròthesis e diaconicon, che servivano quali sacrestie per i bisogni del culto. Altrove troviamo tre absidi parallele o in forma trilobata. Generalmente l'abside sporge dalla parete di fondo, talvolta però non apparisce al di fuori.

Nel fondo dell'abside stava la cattedra del vescovo, addossata al muro fra due bancate per i presbiteri. Davanti l'abside, o immediatamente o a relativa distanza, si trova l'altare, vero centro dell'edificio di culto. L'altare stesso era sormontato da un ciborio. Lo spazio intorno all'altare era riservato ai sacerdoti e ai chierici assistenti alle funzioni liturgiche e perciò separato dal resto dell'aula con cancelli decorati. Tutto l'ambiente fu chiamato presbiterio e più tardi anche coro, dal gruppo dei cantori che vi prese posto. Anzi, per avere spazio sufficiente per i cantori, i cancelli si stendevano spesso anche ad una parte della navata centrale. Così ebbe origine la schola cantorum propriamente detta.

IV. LA B. NELLE VARIE PROVINCE DELL'IMPERO ROMANO. — 1) Roma. — La forma architettonica della b. paleocristiana nonostante la sua generica unità subisce notevoli differenze secondo le varie regioni architettoniche. Il tipo classico romano della b. con la sua forte tendenza longitudinale si ritrova qua e là nell'impero romano, ma raramente fuori d'Italia. Troviamo invece gradatamente un cambiamento del tipo romano verso un tipo orientale con tendenza centralizzante, che va a finire nella costruzione a cupola dell'età bizantina. Tali elementi occorrono, ad es., in Africa, con l'aumento del numero delle navate laterali, col girare del colonnato lungo il muro interno della facciata, con le due absidi opposte e con l'altare portato innanzi nella navata centrale. Simili ed altri elementi si raccolgono in tutte le province del Mediterraneo orientale.

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(da R. Visillard. Les origines du titre de St. Martin aux Monts, Roma 1837)
Basilica - Assonometria del - Titulus Equilii (fine del sec. III) - Roma.

Nessuna città del mondo ci ha conservato un sì gran numero di chiese paleocristiane come Roma. Essa ci insegna inoltre le diverse forme che poteva prendere l'edificio di culto cristiano secondo le varie necessità della vita ecclesiastica. La cura della grande comunità cristiana di Roma rese già fin dal III sec. necessaria la divisione della città in vari centri «parrocchiali» che agli inizi del V sec. salivano a venticinque, numero che rimase poi costante. Questi centri del culto e dell'amministrazione ecclesiastica di Roma furono chiamati tituli (v.). Essi per la loro funzione di «parrocchia» erano tutti dentro la città in opposizione alle «chiese cimiteriali» che stavano fuori le mura, dove soltanto, secondo la legge romana, potevano trovarsi i luoghi di sepoltura. Così Roma fu circondata da una corona di chiese cimiteriali, che vi sorse nel IV sec. in conseguenza del culto dei martiri (v. AD CORPUS, BASILICA). Oltre i titoli e le chiese cimiteriali, troviamo fra le b. paleocristiane romane anche chiese semplicemente urbane come la b. costantiniana del Laterano, S. Croce di Gerusalemme e S. Maria Maggiore, che sorsero con scopi e intenzioni particolari. Le b. cimiteriali principali sono: S. Pietro, S. Paolo, S. Sebastiano, S. Lorenzo, S. Agnese. Dei numerosi titoli nominiamo fra i più interessanti: S. Martino ai Monti, S. Clemente, S. Sabina, SS. Giovanni e Paolo, SS. Quattro Coronati, S. Pudenziana, S. Anastasia, S. Crisogono.

Nel VII sec. nasce a Roma una nuova specie di

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(da F. Wacktemuth, Der Baum)
Basilica - Pianta dell'antica b. costantiniana di S. Pietro.

edifici ecclesiastici, legati alle diaconie, sedi di organizzazioni assistenziali di carità verso i poveri. Nel secolo seguente anche esse ebbero proprie chiese con un loro servizio liturgico. La più famosa di queste diaconie è S. Maria in Cosmedin.

Nella storia della b. paleocristiana Roma è unica quanto al numero, l'autenticità, la conservazione, la differenziazione di tipi secondo la forma architettonica e la funzione ecclesiastica, e non può essere ragionata con altra città del mondo.

2) Ravenna e regione adriatica. — Un vero centro architettonico accanto a Roma fu Ravenna, favorita dalle vicende politiche come sede di Teodorico e poi dell'esarca bizantino. Le relazioni con Bisanzio determinarono anche la forma delle b. ravennati e di quelle circostanti l'Adriatico. L'abside poligonale è fiancheggiata dalla pròthesis e dal diaconicon, generalmente è illuminata da grandi finestre. Invece dell'atrio troviamo spesso un grande portico. L'uso del pulvino sopra i capitelli, la decorazione plastica e musiva rivelano del pari lo stile bizantino. Il gruppo di Ravenna merita speciale attenzione per l'insigne valore artistico delle sue opere. Le b. conservate sono S. Giovanni Evangelista, S. Agata e S. Pietro Maggiore (oggi S. Francesco), fondate nel sec. V, S. Apollinare in Classe e S. Apollinare Nuovo fondate nel sec. VI.
L'influsso di Ravenna si estese sulle coste adriatico-dalmatiche. Per il periodo dal sec. V al VII sono da nominare specialmente la b. dei SS. Felice e Fortunato a Vicenza, le b. di Aquileia, di Grado, di Trieste ed in particolare quella di Parenzo. In territorio austriaco troviamo resti di antiche b. a Duel presso Villacce o a S. Peter im Holz. A Salona sono da notare i resti di due b. collegate dentro la città, delle quali una a forma di croce, e di due altre nella vicina zona cimiteriale di Marusanac. La b. doppia è un fenomeno speciale di queste regioni come anche l'uso di ricchissimi pavimenti a musaico.

3) Costantinopoli e i Balcani. — A Costantinopoli la b. propriamente detta ha ceduto presto il posto alla soluzione bizantina dell'edificio di culto a spazio centrale con cupola. Ci è rimasta soltanto la b. di S. Giovanni di Studio, ma anche questa non del tipo spaziale basilicale, ma di Hallenkirche. L'influsso di Bisanzio ha troncato anche lo sviluppo della b. nei paesi balcanici, almeno dal sec. VI in poi. Dal sec. IV al VI, però, troviamo oggi nella sola Grecia sessanta b. paleocristiane, divisibili in tre tipi principali: cioè b. longitudinali, b. di pianta quasi quadrata nel complesso delle tre navate, e b. con transetto. Spesso troviamo i matronei sopra le navate laterali. Il nartecce è indispensabile e sviluppato in varie forme, mentre l'atrio ha soltanto tre lati a colonne. Quasi tutti i santuari del culto pagano furono trasformati in b. o nuove o inserite nel tempio antico; così Olimpia, Delfi, Eleusi, Epidauro, Dodona, ecc. Speciale menzione merita la b. di S. Demetrio a Salonicco.

Anche la Romania ha conservato resti di molte piccole b. paleocristiane, specialmente nella Dobrugia, a Tropaeum, Troesmis e Dolojman.

4) Asia Minore. — La forma basilicale dell'edificio di culto si sviluppa nell'Asia Minore fino al sec. VI, quando venne messa da parte dalla forma bizantina a cupola. La b. in queste regioni mostra molte varianti. Accanto al soffitto piano troviamo anche la vòlta a botte. Il nartecce è spesso doppio, interno e esterno; l'abside può essere semicircolare, poligonale o, e questo è un elemento speciale, a forma di ferro di

cavallo; può essere sporgente o inserita nel muro di fondo, fiancheggiata da pròthesis e diaconicon o no. Troviamo anche qui matronei sulle navate laterali e talvolta la facciata allargata da due basse torri. Monumenti importanti sono a Efeso la b. della Madonna e quella di S. Giovanni, il santuario di S. Tecla presso Seleucia, le b. di Meriamlik, Rušafah, Korykos e Binbirkilissa. L'Armenia produce un tipo originale di edificio a cupola, ma conosce anche la forma longitudinale come sala con vòlte a botte o come Hallenkirche a tre navate con pilastri.

5) Mesopotamia.
– L'architettura ecclesiastica della Mesopotamia occidenziale segue il tipo sviluppato nella Siria, mentre nella sua parte orientale crea una forma architettonica molto differente dal tipo generico della b. paleocristiana, derivandola dal tempo assirobabilonese e dal palazzo sassanide. Specialmente nella regione montuosa del Tur 'Abdin troviamo due tipi di chiese; il primo si compone di una sala lunga rettangolare in direzione est-ovest, con abside semicircolare e un nartecce lungo il lato sud; il secondo invece ha un vano trasversale con triplice bèma (cioè p

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(da De Vogue, Architecture civile et religieuse en Syrie, t. II p. 125)
Basilica - Ricostruzione dell'esterno della b. di Dèr Turmānīn (sec. v).
(cioè presbiterio ab-

resbiterio ab-sidato con pròthesis e diaconicon) e nartecce.

6) Siria. – Un centro architettonico di particolare importanza è senza dubbio la Siria. Condizioni speciali del materiale da costruzione e tradizioni regionali hanno, specialmente nella Siria meridionale, formato un tipo di b. di notevole monumentalità. La muratura a blocchi di pietra portava spesso all'uso di forti pilastri a larga distanza. Così lo spazio presenta un ritmo più pesante e più solenne. Talvolta la mancanza di legno costringeva alla costruzione del soffitto in lastre di pietra posate sopra archi trasversali. Con questo elemento la tipica divisione dello spazio centrale della b. in zone orizzontali viene cambiato in una serie di blocchi spaziali verticali, evidente preludio alla concezione spaziale dell'architettura medievale. Anche la decorazione plastica del muro esterno con colonnine sovrapposte, lesene, archetti, ecc. può interpretarsi come preludio di forme pre-romantiche. Importante è pure la forma del coro normalmente composto di un'abside collocata fra pròthesis e diaconicon, forma che appunto dalla Siria irradiò un po' dappertutto. Monumentale è pure la soluzione della facciata, cioè di un portico a due piani con due tozze torri laterali. Il principale monumento dell'antica Siria è il santuario di Qal'at Sim'an, eretto intorno alla colonna del famoso asceta Simeone. Altre b. notevoli sono quelle di Dêr Turmânin, Qalb-Laozeh, Ruwejhal e Tafbah.

7) Palestina. – Nella Terra Santa sorseo, come è naturale, sontuose b. già per opera di Costantino sui luoghi sacri di Gerusalemme e di Betlemme. La forma si distingue poco dal tipo classico romano. Spesso vari edifici sono congiunti in un unico complesso, per il quale una specie di propilei funziona da ingresso. L'abside mostra generalmente la soluzione della Siria. Di speciale importanza era la grande b. a cinque navate sul Golgota unita al-l'Anastasis, cioè il santuario sul se-polcri di Nostro Signore. Sostanzialmente conservata è ancora oggi la b. della Natività a Betlemme, anch'essa a cinque navate. Resti di altri edifici si trovano, oltre S. Stefano e la b. del Getseman di Gerusalemme, a Emmaus, Mambre, Gerasa, sul Monte Nebo e sul lago di Genczaret (la b. della moltiplicazione dei pani).

8) Egitto. – Nell'Egitto troviamo due tipi differenti: uno piuttosto classico romano e l'altro piuttosto orientale. L'abside subisce le più varie forme e viene talvolta riccamente decorata con colonnine nell'interno, come nelle b. del Monastero rosso presso Sôhâg. Il complesso più monumentale è il santuario di S. Mena a Abû Mînâ con due b. e vari altri edifici. Altri resti si trovano a Denderà, Bâwit, Luxor, Cairo Vecchio.

9) Africa settentrionale. – All'importanza delle province africane, nell'antichità, per la vita ecclesiastica corrispondeva naturalmente una vasta attività edilizia, della quale ci sono pervenuti numerosi e importanti testimonianze monumentali, specialmente nelle odierne Tunisia e Algeria. La forma architettonica della b. africana si distingue da quella romana per un complesso di elementi che, come già fu accennato sopra, esprimono una concezione spaziale più centralizzata e con questo anche più orientalizzante. Le navate crescono a cinque, sette e anche nove, fenomeno che porta logicamente anche ad ingressi laterali. La forma del complesso absidale è molto varia, ma prevale quello siriaco. Nella Tunisia si trovano anche spesso due absidi opposte. L'altare sta verso la fine della navata principale a distanza notevole dall'abside. L'atrio è spesso sostituito da un nartecce con ingressi laterali. Le colonne della navata sono talvolta binate. Dei resti conservati ci sono da notare per la Cirenaica.

e Tripolitania le b. di Sabratha, Leptis Magna, Tolemaide e Apollonia; per la Tunisia cinque delle b. di Cartagine: cioè quella di Damous el-Karita, di Dermech e di Bir-Foutha, la b. Maiorum e la b. di S. Cipriano. Poi anche quelle di Feriana, el-Kef, Haïdra, Sibia, Segermes, Thelepte, Sbeitla. Dell'Algeria sono da nominare fra le altre le b. di Orléansville, Tipaza, Djemiila, Timgad, Henchir-Deheb.

10) Spagna, Francia, Germania. — Gli edifici paleocristiani di queste regioni seguono in linea generale la forma architettonica romana. D'altra parte il numero di monumenti conservatici è relativamente scarso un po' per le nuove costruzioni sopravvenute e un po' anche per la defirenza di studi e scavi in proposito. Per la Spagna sono da citare specialmente Tarragona (Cattedrale), Merida, Vega del Mar. Nella Francia si trovano resti di edifici paleocristiani a Marsiglia (S. Vittore), Vienne (S. Pietro), Lione (Cattedrale). La Germania possiede nel duomo di Treviri un nucleo architettonico antico di forma quadrata, del quale però non è del tutto certo, se fosse dall'inizio un edificio di culto. Resti di costruzioni paleocristiane si sono trovati anche a Colonia (S. Gerone, S. Orsola, S. Severino), Bonn e Xanten.

BIBL.: 1) Bibliografia generale: A. Zestermann, De basilicis libri tres, Bruxelles 1847; W. Weingärtner, Ursprung und Entwicklung des christlichen Kirchengebäudes, Lipsia 1858; O. Mothe, Die Basilikenform bei den Christen der ersten Jahrhunderts, 2a ed., 1876; I. P. Richter, Der Ursprung der abendländischen Kirchengebäude, Vienna 1878; F. X. Kraus, Realencyklopädie der christlichen Altertümer, Friburgo in Br. 1882; G. Dehio, Die Genesis der christlichen Basilika, Vienna 1883; G. von Bezold, Die christliche Baukunst des Abendlandes, Stoccarda 1892-1901; F. Witting, Die Anfänge christlicher Architektur, Strasburgo 1902; H. Lemaire, L'origine de la basilique latine, Bruxelles 1911; O. Wulf, Altrichstliche und byzantinische Kunst, Berlino 1914 (Bibliographisch-kritischer Nachtrag, 1936); C. M. Kaufmann, Handbuch der christlichen Archäologie, Paderborn 1922; F. Grossi-Gondi, I monumenti cristiani iconografici ed architettonici dei secoli secoli, Roma 1923; H. Leclercq, Basilique, in DACK, II, 1, coll. 525-602; R. Schultz, Basilika, Untersuchungen zur antiken und frühmittelalterlichen Baukunst, Berlino 1928; K. Liesenberg, Der Einfluss der Liturgie auf die frühchristliche Basilika, Neustadt 1928; Atti del III Congresso Internazionale di Archeologia cristiana (Studi di Antichità cristiana, 8), Roma 1934; F. Wachsmuth, Der Raum, II: Raumschöpfungen in der altrichstlichen Kunst, Marburgo 1935; E. Kirschbaum, Der Raumcharakter der altrichstlichen Basilika, in Riv. di Arch. Crist., 13 (1936), pp. 271-303; F. W. Deichmann, Versuch einer Darstellung der Grundrisstypen des Kirchenbaues in frühchristlicher und byzantinischer Zeit im Morgenlande auf kunstgeographischer Grundlage, Würzburg 1937; L. Kitschelt, Die frühchristliche Basilika als Darstellung des himmlischen Jerusalem, Monaco 1938; G. P. Kirsch, Gli edifici sacri cristiani nell'antichità: appendice aggiunta alla versione ital. della Storia della Chiesa di A. Fliche-V. MARTINO G, III, Torino 1940; Atti del IV Congresso internaz. di Archeol. cristiana, I (Studi di Antichità cristiana, 16), Roma 1940; II (ibid., 19), 1948.

2) Bibliografia regionale (senza le monografie su singoli monumenti). — Roma: J. P. Kirsch, Die römischen Titelkirchen im Altertum, Paderborn 1918; Chr. Huelsen, Le chiese di Roma nel Medio Evo, Firenze 1927; R. Krautheimer, Corpus basilicarum christianarum Romae. Le b. cristiane antiche di Roma (sec. IV-XIX), Città del Vaticano 1937 (in corso di pubblicazione); R. Vieillard, Recherches sur les origines de la Rome chrétienne, Macon 1941; M. Armellini, C. Cecchelli, Le chiese di Roma dal sec. IV al XIX, Roma 1942. — Ravenna e regione adriatica: C. Ricci, Ravenna, Bergamo 1902; Ch. Diehl, Ravenne, Parigi 1903; W. Gerber, Altrichstliche Kultbauten Istriens und Dalmatiens, Dresda 1912; R. Egger, Frühchristliche Kirchenbauten im südlichen Noricum, Vienna 1916; E. Dygge e J. Brondsted, Recherches à Salone, Copenaghen 1928. — Costantinopoli e i Balcani: R. Netzhammer, Die christlichen Altertümer der Dobrudscha, Bucarest 1918; G. A. Sotiriu, Al malacogiotovnikai basilikai, in: Ελληνικά, Αθήνα 1931; A. M. Schneider, Byzanz. Vorarbeiten zur Topographie und Archäologie der Stadt, Berlino 1936. — Asia Minor: J. Strzygowski, Kleinasien, ein Neuland der Kunstgeschichte, Lipsia 1903; H. Rott e K. Michel, Kleinasiatische Denkmäler, in: V. M. Ramsay e G. L. Bell, The Thousand and One Churches, Londra 1909; I. Keil e A. Wilhelm, Denkmäler aus dem rauhen Kölken, Manchester 1931. — Mesopotamia: C. Preusser, Nord-

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(fol. Gab. Vat. Naz.)

ricordo del Concilio di Efeso (431); a queste due grandi basiliche urbane si aggiungono le altre due cimiteriali e perciò estra urbane erette sulle tombe degli apostoli, cioè: 3) la b. di S. Pietro in Vaticano; 4) la b. di S. Paolo sulla via Ostiense.

Nell'antichità cristiana la Lateranense era ufficiata durante la settimana dai vescovi suburbicari; mentre le altre tre erano ufficiate a turno dai chierici addetti ai titoli di Roma. Altrettanto avveniva per la chiesa cimiteriale di S. Lorenzo al Verano, sulla via Tiburtina, che era perciò ed è in qualche modo eguagliata alle quattro patriarcali. Attraverso il medioevo le b. di S. Paolo e di S. Lorenzo furono affidate ai monaci benedettini che vi costruirono accanto i loro monasteri; nelle altre tre fu invece costituito un capitolo di canonici, presieduto ciascuno da uno dei cardinali col titolo di arciprete; in esse fu pure eretto un collegio di penitenzieri, affidato nel sec. XVI ai frati Minori per il Laterano, ai Domenicani per S. Maria Maggiore, ai Gesuiti per S. Pietro (sostituiti nel sec. XVIII con i Minori conventuali): essi hanno l'incarico di ascoltare le confessioni come penitenzieri minori alla dipendenza del card. Penitenziere maggiore. Nelle b. maggiori, compresa quella di S. Lorenzo, l'altare maggiore è riservato al papa, sicché nessuno vi può celebrare senza suo permesso, che del resto si concede assai raramente, a meno che la celebrazione avvenga alla presenza del papa stesso. Per speciali privilegio Pio IX con breve del 3 ag. 1855 concesse alla Congregazione dei canonici regolari lateranensi di celebrare all'altare papale il giorno di s. Lorenzo nella b. omonima; tale privilegio è stato poi ristretto all'abate generale della medesima Congregazione con decreto della Sacra Congregazione dei Riti dell'11 luglio 1920. A S. Paolo, per privilegio di Innocenzo III (bolla del 13 giugno 1203), riconfermato da Benedetto XV (riscritto del 14 genn. 1920) l'abate ordinario «pro tempore» celebra all'altare papale il 25 genn., giorno della Conversione di S. Paolo. Il 30 giugno, appella papale, celebra all'altare della confessione un arcivescovo assistente al Soglio per privilegio di Gregorio XVI (1841). Una prerogativa poi delle b. maggiori è la Porta santa che il papa a S. Pietro ed i cardinali arcipreti a S. Giovanni e a S. Maria Maggiore aprono e chiudono nell'Anno Santo. A S. Paolo, dove manca l'arciprete, è aperta e chiusa da un cardinale delegato dal papa, che ordinariamente è il cardinale decano. L'anniversario della loro dedicazione si celebra in tutta la Chiesa. Fuori Roma sono b. patriarcali le chiese di S. Francesco (bolla Fidelis Deus, 4 marzo 1754 di Benedetto XIV) e di S. Maria degli Angeli (bolla Omni potens ac misericors Deus, 11 apr. 1909 di Pio X) in Assisi.

B. minori attraverso il medioevo furono, in Roma, le chiese di S. Lorenzo in Damaso e di S. Maria in Trastevere, in seguito lo divennero per consuetudine e per privilegio diverse altre chiese come recentemente quella dei SS. Ambrogio e Carlo al Corso e di S. Antonio sulla via Merulana. Secondo la disciplina vigente nessuna chiesa può avere titolo di b. se non per concessione apostolica o per consuetudine immemorabile (can. 118 del CIC); e lo possono ottenere anche le chiese fuori Roma.

La concessione del titolo è subordinata a speciali condizioni: 1) antichità, grandezza e valore artistico o religioso della chiesa; 2) clero sufficiente per le sacre funzioni; 3) rendite adeguate per le spese del culto; 4) ricchezza di suppellettile sacra e di sacre reliquie; 5) che la chiesa sia solennemente consacrata. I privilegi che accompagnano il titolo sono: l'ombellione, il tintinnabolo e la cappa magna per i canonici. L'ombellione è a forma di un grande cono con bande alterate di porpora e oro, cui sovrasta un globo sormontato da una croce dorata. I due colori sono quelli della città di Roma. Un primo accenno di quest'ombellione lo abbiamo nell'Ordo XV, n. 153, dove il D'Amelius narra che nella canonizzazione di s. Brigida (7 ott. 1391) alla porta di S. Pietro tutti i canonici andarono incontro al papa con la croce, la cappa, l'ombellione e il tintinnabolo (PL 78, 1361). Già in quel tempo il tintinnabolo era il compagno inseparabile dell'ombellione. Esso consta di un'asta che poggia sul petto di chi lo porta. La parte superiore è formata da legno ben lavorato nel mezzo del quale è appesa una campanella e al suo battaglio è legata una cordicella che gli fa battere ogni tanto un suono. Sovrasta la campanella una specie di icone, nella quale son dipinti da una parte il santo titolare della b. e dall'altra una immagine del Signore o di qualche santo. Altro privilegio delle b. minori è la cappa magna violacea che si porta sopra il rocchetto ove esiste un Capitolo cattedrale o collegiale. In estate alla cappa si sostituisce la cotta. «Vedi Tavv. LXIII-LXIV.

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(Inci Comptes Rendus de l'Acad. des Inser. at belles lettres, BIII)
Basilica - Pianta della b. di Damous el-Karita (sec. vi).