BASSILLA

BASSILLA. -

I. LA MARTIRE

Nel calendario della Chiesa Romana della prima metà del sec. IV (Depositio Martyrum) essa è detta martire, sepolta nel cimitero

di S. Ermete sulla Salaria vecchia, e vi si aggiunge la data dell'anno 304, anno in cui realmente infieriva la persecuzione di Diocleziano. La sua festa è segnata al 22 sett., ma poi nel Martirologio geronimiano si aggiungono altre commemorazioni il 23 genn., l'11 giugno e il 20 maggio (questa data è quella adottata dal Martirologio romano, per la festa della santa). Da essa fu pure denominata la catacomba in cui era sepolta, detta spesso coemeterium Bassillae. Il nome della santa è volgarmente scritto Bassilla con un solo s, secondo una tradizione manoscritta molto antica che la trasformò pure in Bassilisa, ma non vi è dubbio che la forma esatta è Bassilla, secondo le fonti più vetuste e l'indubbia derivazione da Bassus.

Secondo gli Atti di s. Eugenia, B. sarebbe stata nipote dell'imperatore Gallieno e martirizzata nella persecuzione del medesimo imperatore (253-68). Sebbene questi atti siano di indole romanesca, tuttavia il De Rossi e altri dotti dopo di lui trovarono più conveniente all'ambiente storico generale di accettare che B. fosse una nobilissima dama romana, padrona del fondo in cui fu poi scavata la catacomba da lei denominata, e martirizzata al tempo di Gallieno. In questo caso, la data 304 della Depositi Martyrum è l'11 giugno del Geronimiano segnerebbero solo il ricordo di una traslazione. L'anno 304 devesi però considerare come l'anno in cui è avvenuto il martirio di B.

BIBL.: I testi più antichi in Martyr. Hieronymianum, pp. 38, 264, 314, 522; gli atti in PL 21, 1105; G. B. De Rossi, La Roma sotterranea, II, Roma, p. 211 sg.; F. Savio, Basilla o Basilla in Nuovo bull. di arch. crist., 18 (1912), p. 11 sg.; P. Franchi, De Cavalieri, S. B., in Note agiografiche, V (Studi e Testi, 27), Roma 1915, p. 121 sg.; H. Delehaye, Etude sur le légendier romain, Bruxelles 1936, p. 174 sg.

II. IL CIMITERO SULLA VIA SALARIA VETERE

Constava di un'area sopra terra e di due piani di gallerie sotterranee che si estendono sotto le attuali vie di Martirologio Geronimiano, di Arch. Sacra).

Bartoloni, Siacci, Giordano e Denza; ma le costruzioni hanno seriamente danneggiato gran parte di questo cimitero, detto anche di S. Ermete.

Dal cimitero all'aperto provengono alcune iscrizioni cristiane, come il cippo che reca scolpito il Buon Pastore, con la pecora sulle spalle e due pecore ai lati e sotto l'iscrizione TOAIA A CKAHIIIAKH.

Il nome del cimitero è ricordato nella Depositi Martyrum per indicare i sepolcri di s. ERMOGENE (v.) e dei ss. Proto e Giacinto (v.), mentre per B. è indicata la via Salaria Vetere. In altri documenti posteriori, come il Martirologio geronimiano, gli «Olii di Monza», gli «Itinerari», ricorrono i nomi di altri martiri depositi in B., cioè Massimiliano, Ercolano, Crispo, Vittore e Leopardo. Quanto alla denominazione, alcuni ritengono che la martire B. accompagnata dalla data del 304 nella Depositi Martyrum sia la fondatrice del cimitero, per altri invece avrebbe avuto la sua denominazione da una omonima anteriore, donatrice dell'area.

In una galleria del primo piano il p. G. MARCIA (v.) rinvenne il 21 marzo 1845 il sepolcro intatto e l'epitafio del martire Giacinto.

Nel secondo piano sorge la basilica eretta sul sepolcro di s. Ermete, identificata da A. Bosio, fin dal 1608, mediante un frammento architettonico da lui veduto con la scritta Herme (Roma sotterranea, Roma 1634, p. 560).

La grande aula rettangolare abusata ad una sola navata, misura m. 17 di lunghezza, 7 di larghezza e m. 16 di altezza. Venne restaurata più volte, a cominciare dal papa Pelagio II (578-90), ma specialmente nei secc. XVI-XVIII-XIX. L'accesso antico era nella parete sinistra mediante una larga scala; l'attuale scala a chiocciola è del sec. XVIII.

Nel 1940 a ca. 13 m. dal piano dell'aula lo scrivente riconobbe in una piccola abside sotto una mano di scialbatura le seguenti pitture: nella calotta il Salvatore con il volume aperto in cui si legge Ego sum pastor bonus et cognosco oves meas, tra due angeli; al di sotto Maria regina su trono gemmato sorreggente il Bambino Gesù; alla destra l'arcangelo Raffaele, s. Ermete e s. Giovanni evangelista; a sinistra l'arcangelo Gabriele e s. Benedetto. Le pitture non sono anteriori alla fine del sec. VIII.

Article illustration
Bassilla - Pianta della basilica di S. Ermete - Roma, via Salaria Vetere.

di S. Ermete sulla Salaria vecchia, e vi si aggiunge la data dell'anno 304, anno in cui realmente infieriva la persecuzione di Diocleziano. La sua festa è segnata al 22 sett., ma poi nel Martirologio geronimiano si aggiungon

Davanti all'abisidiola si erge un altare isolato a blocco di tufo lionato (alto m. 0,90) con pozzetto per reliquie.

Pitture più antiche furono segnalate già dal Bosio in cubicoli e arcósoli del cimitero. Particolarmente importanti quelle con la scena del Giudizio, del Signore e i dodici apostoli in cattedra; in un arcosolio rimangono anche tracce d'una decorazione musiva con Daniele tra i leoni, resurrezione di Lazzaro, ritratto d'un defunto.

Lungo gli ambulacri sono state di recente sistemate numerose iscrizioni cristiane greche e latine; tra queste sedici frammenti dell'esastico del prete Teodoro relativo ai lavori eseguiti presso il sepolcro dei martiri Proto e Giacinto e due frammenti del carme damasiano in onore del martire Ermete. Iscrizioni provenienti da questo cimitero si conservano anche nel museo Capitolino e nel museo Cristiano Lateranense; tra queste, due contenenti una invocazione alla martire B.

BIBL.: A. Bosio, Roma sotterranea, Roma 1634, p. 560; C. Marchi, Monumenti delle arti cristiane primitive nella metropoli del cristianesimo, I, Architettura, ivi 1844, pp. 237-72; G. B. De Rossi, La cripta dei ss. Proto e Giacinto nel cimitero di S. Ermete presso la Salaria Vetere, in Bull. di arch. crist., 5a ser., 4 (1894), pp. 5-35; M. S. De Rossi, Il Cimitero di S. Ermete, in N. bull. di arch. crist., 2 (1896), pp. 99; G. Bonavenna, Cimitero di S. Osservazioni intorno alla cripta e alle iscrizioni storiche dei ss. Proto e Giacinto, ibid., 4 (1898), p. 77; Wilpert, Pitture, pp. 518-19; E. Josi, Sepulcrum Hyacinthi Martyris Leopardus presbyter ornavit, in Römische Quartalschrift, 31 (1924), pp. 10-36; id., Sepoltra di due frammenti del carme damasiano in onore di S. Ermete, in Rivista di arch. crist., 9 (1932), pp. 147-50; P. Styser, Die römischen Katakomben, Berlino 1933, pp. 245-53; id., Die römischen Martyregriffe, ivi 1935, p. 147-58; M. Van Cuisen, Une lettre inédite du p. Gazet sur la catacombe de S. Hermes, in Analecta boll., 52 (1934), pp. 334-52; R. Krautheimer, S. Ermete, in Corpus Basilicarum Christianarum Romae, Città del Vaticano 1938, pp. 200-208; E. Josi, Sepoltra di un altare e di pitture nella basilica di S. Ermete, in Rivista di arch. crist., 17 (1940), pp. 195-208; A. Ferrara, Epigrammata Damasiana, Città del Vaticano 1942, pp. 192, 193, 195. Sandro Carletti