Alla stessa data sono commemorati nel Sacramentario gelasiano del sec. VIII di S. Gallo e nel Gregoriano, mentre il loro sepolcro è ricordato dagli Itinerari del sec. VII con l'indicazione «in spelunca». Esso è stato identificato in una doppia cripta dove il 21 marzo 1845 fu rinvenuto il locale intatto, con l'epitaffio di G. ancora in situ e i suoi resti carbonizzati. I sepolcri dei due martiri già nel sec. IV erano stati ostruiti da una frana ed il papa Damaso ne aveva curato la sistemazione con scala d'accesso ed un lucernario: opera del presbitero Teodoro. I sepolcri dei due martiri furono abbelliti (sec. V) per cura di un presbitero Leopardo, non meglio identificato (cf. E. Josi, «Sepulcrum Hiacinthi martiris Leopardus presbyter ornavi», in Römische Quartalschrift, 32 [1924], pp. 10-36).
Sono ricordati dalla tarda e leggendaria Passio s. Eugenia (BHL, 2666), secondo la quale sarebbero stati fratelli e addetti come eunuchi al servizio di Eugenia. Dopo aver accompagnato la loro padrona ad Alessandria, sarebbero stati ceduti alla vergine Bassilla che avrebbero convertito al cristianesimo. Durante la persecuzione di Valeriano, sarebbero stati arrestati in seguito ad una sommossa popolare e, condotti in un tempio per sacrificare, le loro preghiere avrebbero ridotto in polvere la statua del dio. Il prefetto Nicæzio li avrebbe allora fatti uccidere.