PROTOEVANGELO

PROTOEVANGELO. - Correntemente si designa così Gen. 3,15, perché contiene il « primo lieto annuncio » di salvezza per l'umanità dopo il peccato

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(fot. Enc. Catt.) PROTO e GIACINTO, santi, martiri - Iscrizione del martire G. rinvenuta il 21 marzo 1845 nel cimitero di Bassilla, ora nella cappella del Collegio Urbano De Propaganda Fide - Roma.
(ibid. 3, 1-8). Eva, per scagionare se stessa dall'accusa di Adamo, accusa il serpente; il quale, senza interrogatorio, viene colpito dalla condanna (v. 14). Qui s'innesta l'annuncio di una lotta senza tregua tra i due gruppi opposti del serpente con la sua discendenza, della donna con la discendenza di lei. Il secondo gruppo ne uscirà vittorioso.

Ecco il testo del p. secondo l'ebraico: « E ostilità porrò tra te e la donna, e tra il tuo lignaggio e il lignaggio di lei. Esso ti stritolerà il capo e tu lo colpirai al calcagno ». Dove la Volgata ha il plurale inimicitias il testo ebraico ha il singolare 'ēbhāh, « ostilità ». Il futuro « porrò » può indicare un fatto che si attua già dal momento in cui viene annunciato. « Stritolerà » e « colpirai » sono forme dello stesso verbo ebraico šīph, « schiacciare », « stritolare », attenuato nei Settanta con τηρέω in ambedue i casi. La Volgata traduce prima conterere, poi insidiari; l'antica latina, riproducendo i Settanta, servare. La differenza di significato sembra suggerita anche dal contesto, che vuole contrapporre due azioni di diversa efficacia. La variante classica è hū' (« esso »), da riferirsi a zar'āh (« seme » o lignaggio della donna), tradotto con il maschile αὐτός, in luogo del neutro αὐτό, dai Settanta (concordanza ad sensum con στέρυα) e dall'antica latina con ipse (riferito a semen), mentre la Volgata ha ipsa. Le versioni, a differenza dell'originale, farebbero, dunque, pensare che a vincere il serpente sia un individuo. Questo, per la Volgata, è « la donna ».

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Ma non si può dubitare che, nell'originale, il pronome maschile hū' supplisca il sostantivo zar'āh « seme di lei ». Maschile è la voce verbale jēšīphēhhā, e il suffisso pronominale in tēšīphennū. Non è certo che l'ipsa della Volgata sia dovuto all'interpretazione mariologica, data fino dal tempo di s. Girolamo, quantunque non comunemente, come spesso si dice. S. Girolamo stesso (Liber quaest. Hebr.: PL 23, 943) rilevava sia l'identità del verbo in ebraico, sia la diversità del pronome.

La vittoria schiacciante sul serpente non si può riconoscere che a un campione dell'umanità, il quale sfugga ad ogni influsso o potere del maligno. È il Messia. Il significato mariologico del testo riposa soprattutto sulla tradizione, che nell'ipsa della Volgata ha trovato la sua classica espressione.

Il pieno significato del p. poté non essere percepito dai progenitori e dalle generazioni successive; ma, per quanto vago, fu un raggio di speranza nel quadro fosco dell'umanità decaduta. In tutt'altro senso è detto p. il più noto « vangelo dell'infanzia » (v. GIACOMO, protoevangelo di).

BIBL.: G. Engelkemper, Das Protoevangelium, in Bibl. Zeitschr., 8 (1910), pp. 351-71; F. Couppens, De Proto-evangelio, Gen. 3, 15, Roma 1932; id., De historia primaeva, ivi 1934, pp. 137-224; L. Drevniak, Die mariologische Deutung von Gen. 3, 15 in der Väterzeit, Breslavia 1934; T. de Orbiso, La mujer del Protoevangelio, in Estudios biblicos, 1 (1941-42), pp. 187-207, 273-89; T. Gallus, Sensus allegorico-dogmaticus, sensus litteralis

Protoevangelii, in Verbum Dom., 27 (1949), pp. 33-43; P. Bonnetain, Immaculée Conception, in Dlls. IV, coll. 240-54. Teodorico da Castel San Pietro

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“PROTOEVANGELO.” Enciclopedia Cattolica, vol. X (1953), p. 131. Azione Romana digital edition, https://azioneromana.com/it/article/protoevangelo.