PROPOSIZIONE, PANI DELLA

PROPOSIZIONE, PANI della. – Dodici pani rituali offerti a Dio ogni sabato su apposita mensa nel Santo, dove restavano per tutta la settimana.

Sono chiamati lehem pānīm «pane della faccia» o della presenza (Ex. 25, 30; I Sam. 21, 7 ecc.), perché posti davanti a Dio; lehem tāmīdh «pane perpetuo» (Num. 4, 7); lehem qōdēs «pane santo» (I Sam. 21, 5, 7); dopo l'esilio, anche lehem ham-ma'arekhēth «pane del mucchio» (I Par. 9, 32; 23, 29; Neh. 10, 33), a motivo della disposizione sulla mensa. Le versioni greche hanno promesso scumente: ἄρτον τοῦ προσώπου (I Sam. 21, 6; Neh. 10, 33; Aquila più servilmente: προσώπου), ἄρτον ἐνώπιον (Ex. 25, 30), οἱ ἄρτον οἱ προσώπιον (ibid. 39, 18 [36]), più spesso ἄρτον τῆς προσώσεως (ibid. 40, 21; I Sam. 21, 6; I Par. 9, 32; 23, 29 ecc.; cf. Mt. 12, 4 ecc.; panes propositionis della Volg., con inversione dei termini in Heb. 9, 2).

I p. della p. erano, almeno in epoca tardiva, azimi (Flavio Giuseppe, Antig. Jud., III, 6, 6; Mēnhāth, V, 1); per ognuno s'adoperavano due decimi di efa (ca. sette litri e mezzo) di fior di farina (Lev. 24, 5; staccata undici volte, secondo Mēnhāth, VI, 7); venivano fatti, dopo l'esilio, a spese del tesoro del Tempio (Neh. 10, 33), in apposita sala (Tāmādh, III, 3; Mīdōth, I, 6), da determinati leviti (I Par. 9, 32), in forma di schiacciate grosse un dito, rivoltate in su alle estremità laterali. Si disponevano sulla mensa (Ex. 25, 23-30) in due pile di sei, sollevati l'uno dall'altro mediante una specie di gabbia di fili d'oro. Con i pani si offriva anche incenso purissimo (Lev. 24, 7; Siphrā, fol. 263, 1; I Settanta aggiungono: «sale»). I pani della settimana precedente dovevano essere consumati dai sacerdoti nel luogo santo. Per l'eccezione di I Sam. 21, 1-6, in vista della grave necessità di David e del suo seguito (cf. Mt. 12, 4; Mc. 2, 26; Lc. 6, 4), Achimelech richiede un minimo di purità legale. I p. della p. non sono (contro Kennedy) una sopravvivenza di religione premosa, che avrebbe provveduto un cibo alla divinità. La superiorità e il carattere spirituale di questo rito risulta dal fatto che i p. della p. venivano semplicemente presentati a Dio e non scomparivano, come in altri culti, in maniera misteriosa. La legge non faceva, in proposito, alcun mistero (Lev. 24, 9). Il numero di dodici si è voluto mettere in rapporto con i mesi dell'anno o con i segni dello zodiaco, anziché con le tribù d'Israele.

Il rito dei p. della p. si mantenne fino al 70 d. C. (I Mach. 4, 51; II Mach. 1, 8; 10, 3; Hebr. 9, 2).

BIBL.: H. Lesêtre, Pain, in DB. IV, col. 1575 sq.; A. R. S. Kennedy, Shevahred, in Ditt. of the Bible, IV, p. 495 sq.; E. Kalt, Schaubrate, in Bibliotheca Reallexikon, II, col. 610 sq.; F. X. Kortleiner, Archaeologia Biblica, 2a ed., Innsbruck 1917, p. 63 sq.; H. L. Strack - P. Billerbeck, Kommentar zum Neuen Testament, aus Talmud und Midrasch, III, Monaco 1926, pp. 723-33; P. Heinisch, Das Buch Exodus, Bonn 1934, V. indice; A. Clamer, Le Lévitique (La Ste Bible di L. Pirot - A. Clamer, 2), Parigi 1940, p. 177 sq.