BASILIANI d'ITALIA (ITALO-GRECI). - «Ordine basiliano» è denominazione di origine occidentale, sorta in Italia nel medioevo, per indicare e contraddistinguere i monaci italo-greci che seguivano particolarmente i precetti ascetici di s. Basilio il Grande.
L'attuale Congregazione dei Monaci b. d'I. o di S. Maria di Grottaferrata è l'erede e continuatrice del monachismo italo-greco che, importato in Italia nel sec. VI, sotto Giustiniano, si sviluppò con la progressiva bizantinizzazione delle province italiane dell'Impero di Bisanzio, favorita dall'afflusso di monaci profughi dalla Siria e dall'Egitto, a partire dal sec. VII, causa l'invasione araba. Questo afflusso si accentuò a motivo della persecuzione iconoclasta del sec. VIII, perché nelle province bizantine dell'Italia meridionale le leggi iconoclaste non andarono mai in vigore.
L'occupazione araba della Sicilia nel sec. IX determinò la concentrazione del monachismo italo-greco nella Calabria, nelle Puglie e nella Lucania, ma si avverò poi un ritorno in Sicilia, nell'età normanna, quando furono ristabiliti i monasteri che tanto lustro diedero alla Chiesa bizantina d'Italia.
Mirabile la santità che fiorì nel monachismo italo-greco già nel periodo antecedente ai Normanni. Le figure più rappresentative sono: s. Elia Speleota, s. Cristoforo di Colleano e s. Saba Iunione, s. Leoluca, s. Nicodemo di Mamola, s. Vitale di Castronuovo, s. Giovanni Teriste. Ma il grande astro, che nella lunga vita attraversò nella sua orbita una numerosa schiera di monaci e li trasformò in santi e in sapienti fu s. Nilo di Rossano (910-1004), Grottaferrata (v.).
Si può asserire in tutta verità che con s. Nilo e i suoi discepoli, b. Paolo, s. Proclo e s. Bartolomeo da Rossano, il monachismo italo-greco, quando ancora generalmente prevalevano il sistema eremitico, ebbe una vera e perfetta organizzazione cenobitica, che peraltro già si era in qualche modo attuata nel centro monastico del Mercurion, l'Athos della Calabria bizantina, dove anche s. Nilo si formò sotto la guida di Santino. I grandi riorganizzatori del monachismo italo-greco dell'epoca normanna, quali s. Bartolomeo da Simèri (v.) e s. Luca di Messina, applicarono gli insegnamenti del grande Nilo, sempre vivi nel monastero di Grottaferrata, che all'ombra della Sede Apostolica prosperava ed era come il centro di richiamo dei monaci italo-greci.
Il periodo aureo del monachismo italo-greco coincide con quello della dominazione normanna (1059-1098). I principi normanni, infatti, furono mecenati del cenobitismo. Sorsero così i monasteri del Patir, nei pressi di Rossano, e del S.mo Salvatore in Messina.
Da allora una parte dei monasteri si organizzò in due estesi gruppi monastici; l'una, con a capo l'archimandrita del S.mo Salvatore di Messina, comprendeva gran parte dei monasteri della Sicilia e alcuni della Calabria, 49 in tutto; la seconda dei SS. Elia ed Anastasio del Carbone, che abbracciava 36 monasteri della Lucania e della Calabria.
Continuò il monachismo italo-greco a prosperare sotto la dominazione sveva (1198-1266); ma durante il successivo dominio degli Angioini (1266-82) si iniziò il periodo di avversità e di decadenza, provocato sia dalle angherie dei nuovi padroni, come pure dalla
progressiva diminuzione dell'elemento greco che andava assimilandosi all'ambiente italiano.
La riduzione del numero dei monaci che ne conseguiti, la dimenticanza delle tradizioni monastiche orientali e della lingua greca, determinarono il passaggio di alcuni monastri ad Ordini religiosi latini e l'abbandono di altri. Il dorso decadimento della disciplina religiosa non poté essere eliminato né arrestato dalle visite apostoliche che si susseguirono, a partire dalla prima prescritta da papa Onorio III nel 1221. Neppure vi riuscì il celebre card. Bessarione, che si adoperò a riformare l'Ordine. Molti monastri furono ceduti in commenda e infine si pensò di sopprimere radicalmente l'Ordine basiliano in Italia. Se questo pericolo fu scongiurato lo si deve a Gregorio XIII, congiovano dai due illustri cardinali Guglielmo Sirleto e Giulio Santoro.
Nel giorno di Pentecoste del 1579 ebbe luogo la vera nascita dell'Ordine con la convocazione del capitolo generale dei monaci greci d'Italia a S. Filarete di Seminara, presso Mileto in Calabria, seguita, in data 1° nov. del medesimo anno, dalla bolla Benedictus Dominus di Gregorio XIII, che costituiva la Congregazione b. d'I. e quella di Spagna, conferendole un ordinamento simile a quello della Congregazione benedettina dei Cassinesi. Si cercò anche di diminuire gli abusi delle commende con il separare la mensa del commendatario da quella monastica, come si praticava con i Benedettini. L'Ordine così riformato riprese a vivere. La rinnovata Congregazione basiliana fu italo-spagnola, giacché entrò a farvi parte anche il ramo spagnolo dei basiliani di rito latino che, costituito in Spagna ca. il 1556, pur dipendendo dal medesimo generale, ebbe sviluppo e influenza locale. Questo ramo fu soppresso dal ministro Espartero (1855).
Al ristabilito monachismo b. d'I. mancava però, in realtà, la nota essenziale di monachismo bizantino. Eccettuato il convento di Mezzoioso (Palermo), fondato nel 1609 dall'albanese Andrea Reres, nel quale i monaci che lo popolavano erano italo-albanesi nati e vissuti nel rito bizantino, negli altri monasteri, compreso quello di Grottaferrata, il rito bizantino, pur conservando alcune caratteristiche arcaiche italo-greche, era stato gravemente alterato. Molti monasteri adottarono in tutto il rito romano; i monaci potevano facilmente mutare rito. Anzi nel 1709, l'abate generale Pietro Menniti chiese a Clemente XI la completa latinizzazione dell'Ordine; supplica che fu rifiutata, come pure l'altra rinnovata a papa Benedetto XIV nel 1746 dal generale Diego Del Pozzo.
Nel 1784 il ministro del re di Napoli, B. Tanucci,
progressiva diminuzione dell'elemento greco che andava assimilandosi all'ambiente italiano.
suppresse numerosi monasteri situati nella parte continentale del regno. Rimasero quelli della Sicilia e di Grottaferrata. La legge infine del 1866 sciolse interamente l'Ordinare, che sarebbe scomparso, se nel monastero di Grottaferrata, che venne conservato come monumento nazionale, i monaci non avessero ottenuto di poter rimanere come custodi. Il rito, però, che si osservava nella Badia era misto dei riti bizantino e romano.
Per mettere le basi di una ripresa del monachismo bizantino d'Italia s'imponeva una riforma. E questa venne finalmente decisa dalla S. Congregazione di Propaganda Fide per gli affari di rito orientale, nella seduta plenaria del 12 luglio 1880, e, nonostante le gravi difficoltà in cui urtò, fu confermata con decreto del 12 apr. 1882. Grande parte nella preparazione e nell'attuazione della riforma ebbe l'erudito abate di Grottaferrata, G. COZZA-LUZI, GIUSEPPE (v.), in seguito vicebibliotecario di S. Romana Chicsa. Il suo successore, l'abate Arsenio Pellegrini, portò a termine la riforma nel suo lungo governo (1883-1917), organizzandosi così l'attuazione di Congregazione dei Monaci b. d'I.
propr. E. Jusil d'I. di S. Maria di Grottaferrata, che ebbe le sue prime costituzioni nel igoo.
Terminato quasi il lavoro di riforma, segui un primo passo verso l'espansione: nel 1920 fu riaperto lo storico monastero di Mezzoiuso, dove la Congregazione ha il suo probandato. Un'altra fondazione si
di S. Maria di Grottaferrata, che ebbe le sue prime costituzioni nel 1900.
Terminato quasi il lavoro di riforma, seguì un primo passo verso l'espansione: nel 1920 fu riaperto lo storico monastero di Mezzoiouso, dove la Congregazione ha il suo probandato. Un'altra fondazione si iniziava nel 1932 a S. Basile, in Calabria, nella diocesi italo-albanese di Lungro; e nel 1935 si riapriva, dopo oltre un secolo, il collegio di S. Basilio in Roma, per la formazione filosofico-teologica dei giovani monaci. Nel 1938 infine, per rispondere ai desideri della S. Sede, i monaci si portarono in Albania, dove stabilirono le missioni di Fieri e di Argirocastro dalle quali sono stati espulsi. Nel 1948 hanno aperto una casa a Piana degli Albanesi (Palermo).
Pio XI, con bolla Pervetustum Cryptaeferratae coenobium del 26 sett. 1937, dava alla Badia la sua definitiva sistemazione giuridica con la elevazione a Monastero Esarchico, ossia Abbatia nullius, immediatamente soggetta alla S. Sede.

