BASILIANI, MONACI ORIENTALI. - Vengono così chiamati i religiosi di Oriente che ispirano la loro vita monastica alle regole di s. Basilio. L'espressione «Ordine di s. Basilio», sotto la quale vennero erroneamente compresi, dal sec. XVI ai tempi nostri, tutti i monaci di rito bizantino, è nata in Occidente e venne per la prima volta adoperata, agli inizi del sec. XI, come semplice formula di cancelleria, dalla Curia Romana, quando questa si occupò dei monaci greci dell'Italia meridionale (v. BASILIANI D'ITALIA (ITALO-GRECI)).
I B., pur conservando quanto vi è di essenziale nella vita monastica come la preghiera, la vita comune e l'osservanza dei consigli evangelici, differiscono ormai dal monachismo primitivo nella varietà degli scopi e dei regimi che li guidano, e comprendono in seno al cattolicesimo i seguenti Ordini canonicamente riconosciuti:
I. ORDINE BASILIANO DI S. GIOSAFAT. - Prende il nome dal grande monaco e martire Giosafat Kunciewicz (m. nel 1623) che si sentì mosso ad una riforma del monachismo del suo paese. Divenuto lui arcivescovo di Polotsk, la riforma prese forza per l'opera di Giuseppe Rutskuyi, archimandrita dal 1609 del monastico della S. Ma Trinità di Vilna, il quale, diventato metropolita nel 1614, convocò nel luglio 1617 nel suo castello di Ruta presso Novogrudok, il primo Capitolo generale dei B. riformati e con la cooperazione dei Gesuiti, che s'erano stabiliti a Vilna, dettò loro uno schema di costituzioni, che rispecchiarono fini nei particolari il genere di vita della Compagnia di Gesù, ancor meglio copiato nell'ultimo Capitolo legislativo tenuto a Torokany nel 1780. Tuttavia i nuovi B. conservavano l'obbligo della recita dell'ufficio divino, e mentre i monasteri d'Oriente dipendono dal vescovo locale, Rutskuyi raggruppò tutti i monasteri sotto l'autorità di un protoarchimandrita, vero generale di Ordine, eletto liberamente dalla Congregazione. Stabili però che tutti i monaci dipendessero tanto per il ministero esterno che per la vita interna anche dal metropolita. Egli conferì in tal modo alla istituzione una rigida organizzazione adatta perfettamente alla vita attiva come aveva sempre desiderato, allontanandosi dalle costumanze degli antichi monastici e orientali. Ai religiosi, oltre gli altri tre, veniva imposto il voto supplementare di rifiutare tutte le dignità. Benedetto XIV li dispensò tuttavia col breve *Incylam quidem* del 12 apr. 1753. Con decreto del 4 ott. 1624, Propaganda Fide invitava tutti i B. trenta a riunirsi in congregazione. E così approvata da Urbano VIII col breve *Exponi nobis* del 20 ag. 1631, essa assunse il nome della S. Ma Trinità di Lituania.
Intanto molti monasteri della Polonia, venuti all'unione cattolica, come altri di nuova fondazione, rimasti indipendenti da quelle congregazioni, si unirono fra loro nel Capitolo generale tenuto a Leopoli nel 1739, assumendo la denominazione di Congregazione della Protezione della B. V. Polonia. Benedetto XIV, col breve *Etsi dubitare* del 27 nov. 1742, la esortò ad unirsi con la Congregazione di Lituania, come di fatto avvenne nel Capitolo generale del Duomo nel maggio 1743. In tal modo si ebbe una sola Congregazione basiliana divisa nelle due province di Lituania e di Polonia e Benedetto XIV, col breve *Inter plures* dell'11 maggio 1744, approvando le risoluzioni del Capitolo, stabilì che la congregazione assumesse il nome di *Ordo s. Basilii Magni Ruthenorum* e che il protoarchimandrita si eleggesse alternativamente dall'una e dall'altra provincia, come pure il procuratore generale residente in Roma. Tali disposizioni rimasero in vigore anche dopo la spartizione della Polonia. Nel 1744 i B. ruteni erano ca. 1300 con 72 monasteri in Lituania e 69 in Polonia. Nel 1780 il numero delle province fu portato a tre; una per la Lituania, l'altra per i paesi passati alla Russia e la terza, di S. Nicola, per la Russia Bianca. Ma scoppiata in Russia nel 1832 la persecuzione, nel 1839 l'Ordine basiliano non vi poté più esistere. Nei domini austriaci l'Ordine non venne risparmiato dal giuseppinismo; per modo che, quando fu decretata la riforma di Leone XIII nel 1882, vi esistevano in tutto 14 monasteri.
I monaci ruteni d'Ungheria, rimasti indipendenti da quelli di Polonia, non ebbero materialmente a soffrire; ma, essendo ridotti ormai a pochissimi, nel 1922 vennero annessi alla Congregazione di Galizia riformata da Leone XIII. Di questa, che, a sua volta, non si trovava in migliori condizioni delle altre, il medesimo Pontefice con la lettera apostolica *Singulare praesidium* del 12 maggio 1882, affidò ai Gesuiti la riforma che, con l'approvazione della nuova costituzione, il 10 giugno 1896, fu felicemente portata a termine dagli stessi monaci. La novella congregazione, detta del S. Mon Salvatore, diventata florida e numerosa, poté intraprendere missioni nel Brasile, nel Canada e negli Stati Uniti d'America a favore degli emigranti ruteni e prendere nel 1904 la direzione del Collegio ruteno di Roma. Nel 1921 il romeno Maxim, fattosi b. nel monastero di Krekhiv in Galizia, volle ripristinare l'antico convento dei SS. Pietro e Paolo tra i suoi concittadini della Transilvania. In seguito a ciò s'intese la necessità di restaurare la locale organizzazione monastica ed il Capitolo generale, tenuto a Dobromyl nel luglio 1931, ristabiliva la dignità di archimandrita per tutta la congregazione con residenza a Roma e l'autorità di un protoegumeno a capo di ciascuna delle tre province, la galiziana, la podcarpatica per i paesi a sud dei Carpazi e l'americano-canadese comprendente anche gli Stati Uniti d'America, alla quale si aggiunse la viceprovincia del Brasile, oggi provincia.
Inoltre, nell'udienza pontificia del 24 febbr. 1932, i monaci della riforma di Dobromyl, divisi in 23 monasteri, ottenevano di assumere il nome di «Ordine basiliano di S. Giosafat» per ricordare la parte avuta da questo santo nella rinascita dell'antica congregazione rutena.
II. B. MELKITI DEL S. SALVATORE. - Questi B. detti anche «Salvatoriani», traggono la loro origine da una fondazione di Eutimio Sajfi (1642-1722), metropolita di Tiro e Sidone. Egli fin dal 1684 aveva radunato alcuni sacerdoti, facendo emettere loro i voti religiosi e costruendo per essi nel 1708, nei pressi di Sidone, il monastero e la chiesa tuttora esistenti. Come Rutskuyi, Eutimio non intendeva da principio fondare un vero monastero di rito orientale, però subito i suoi monaci appaiono B. ed insieme veri missionari. Nella costituzione *Demandatum* del 24 dic. 1743, Benedetto XIV considera i Salvatoriani come esistenti per *viam facti*, li dichiara B., ingiungendo loro di osservare la genuina regola di s. Basilio e li sottomette all'ordinario del luogo e mediatamente al patriarca di Antiochia dei Melkiti, al quale restano direttamente soggetti nei riti dove non esiste un ordinario cattolico. La forma del loro governo è analoga a quella dei B. Šuwajriti e aleppini.
Fino alla conquista della Siria da parte degli Egiziani (1831-32) i Salvatoriiani hanno atteso al ministro parrocchiale nella Fenicia, Palestina, Egitto e città di Damasco; ed anche oggi continuano soprattutto ad esercitarlo nelle diocesi di Tiro, Sidone, Tolemaide (S. Giovanni d'Acri), Cesarea di Filippo (Paneade), Tripoli (Libano) e Damasco, nelle quali contano 7 monasteri e 290 monaci, in gran parte sacerdoti.
III. ORDINE B. DI S. GIOVANNI BATTISTA (BALADITI ŠUWARITI) DEI MELKITI. — Dal monastero di Balamand, presso Tripoli, verso il 1710 uscirono per ritirarsi in solitudine i due ieromonaci Gerasimo e Salomone, che, giunti al Libano, fondarono un piccolo monastero presso la chiesetta di S. Giovanni Battista, trovata tra Šuwajr e Btagrin. A causa della guerra il monastero fu dovuto ben presto abbandonare per cercar scampo a Beirut. Salomone vi restò solo quando il compagno ritornò a Balamand. Senonché nel sett. 1712 Gerasimo tornò al suo monastero ottenendo grandi favori dal metropolita cattolico di Beirut. Moltiplicatosi il numero dei monaci, nel giugno 1720 si unirono in Capitolo: elessero archimandrita il confratello Niceforo Karmi e fissarono le regole della loro disciplina in 18 articoli. Nel 1722 l'archimandrita prescrisse l'emissione dei tre voti, oltre quello dell'umiltà, imitando monaci maroniti libanesi. In seguito, per completare le regole brevi e lunghe di s. Basilio, il p. Nicola Ša'ig trovò opportuno adottare semplicemente le costituzioni dei predetti monaci libanesi, desunte da costituzioni italiane non ancora bene identificate. Tuttavia le variazioni risultarono di piccola entità e vennero approvate da Benedetto XIV col breve Ecclesiae Catholicae regimini dell'11 giugno 1757.
Sulla fine del sec. XVIII il metropolita di Beirut, Ignazio Sarrūf, col pretesto di alcuni abusi, cercò di riformare la Congregazione Šuwajrita, ma non vi riuscì, e diede principio ad una nuova Congregazione nel monastero di Mār Sim'an (S. Simone stilta presso Beirut). Il patriarca Teodosio VI Dahan la soppresse con l'approvazione di Propaganda Fide, che pur approvava alcune parti dei regolamenti imposti ai Šuwajriti dal metropolita (1784). I Šuwajriti, benché monaci dall'origine, dovettero tuttavia, come i Salvatoriiani, adattarsi a servire parrocchie sprovviste di clero secolare nelle diocesi di Beirut e di Zahelè.
Attualmente contano 5 conventi, 5 procure e 118 professi. Il maggior parte ieromonaci, che insieme con la vita liturgica, attendono anche ad opere di apostolato e di carità.
IV. ORDINE B. ALEPPINO DEI MELKITI. — È una derivazione della Congregazione Šuwajrita, dalla quale si staccarono fin dal 1824. Essendo stato annullato il distacco dall'emirato del Libano, Bašir II Šihab, soltanto nel sett. 1829 fu possibile una definitiva divisione, approvata dalla S. Congregazione di Propaganda Fide il 9 genn. 1832. Da allora i membri del ramo libanese si dicono «Baladiti», mentre gli altri si dicono «Aleppini». I B. aleppini non hanno mai esercitato la cura di anime nel loro paese, però reggono 25 parrocchie fuori di esso nelle diocesi di Ba'albek, Zahelè, Tripoli (Libano), a Damasco nella Transgiordania, nell'Egitto e nel Sudan. Contano 75 monaci e 5 monasteri, tra cui quello del S.mo Salvatore in Saba (repubblica Libanese).
grico-slave en Pologne et en Russie, 2 voll., 2ª ed., Parigi 1892-1898; C. Korolevskii, Histoire des Patriarches Melchites, Roma 1910; A. Kerczon, Die griech.-kathol. Kirche in Galizien, 1921; A. Fortescue, The Uniate Eastern Churches, Londra 1923; J. Parigore, Basile de Chare et B., in DACL, II, coll. 507-10; Anatolea Ordinis s. Basilii Magni, Leopoli 1924 (per i ruteni); S. Congr. Orientale, Statistica della gerarchia e dei fedeli di rito orientale, Città del Vaticano 1932, pp. 323-42.