POLONIA

II. STORIA CIVILE ED ECCLESIASTICA

Le origini e la dinastia dei Piasti (963-1370). - La storia vera e propria della P. comincia con Mieszko I (963-92), della dinastia dei Piasti, uscita dalla tribù dei Polani (regione di Posnania e Gniezna). Mieszko I unisce intorno ai Polani le altre tribù polacche e contrasta l'avanzata delle forze imperiali germaniche; sconfitto nel 963, prende la rivincita nel 967 e 972. L'atto più rilevante del Regno di Mieszko I è la cristianizzazione della P. (966), cui non fu estranea la moglie, la ceca Dombrowka o Dubrawka. Così la P. entrava nell'ambito del cristianesimo romano-occidentale. Il primo vescovato polacco è quello di Posnania (968), di carattere missionario e dipendente direttamente da Roma. Al 985-92 risale il primo documento nazionale polacco, il tanto discusso «Dagome» (d. «Dagone») iudez, in virtù del quale la P. veniva offerta al Patrimonio di S. Pietro.

A Mieszko I succede il figlio Boleslao I (992-1025),

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il quale allarga i confini della P. ad ovest raggiungendo l'Elba e l'Elster, a sud il Danubio e a nord il Baltico; occupa Praga (1003), entra a Kiev (1018) e riannette la Rutenia rossa (regione di Leopoli), tolta a suo padre (981). Dapprima in pace con l'Impero, Boleslao I si incontra, nel 1000, con Ottone III a Gniezna, conduce poi la guerra contro Enrico II (1002-18), che si conclude con la pace vittoriosa di Budziszyn (Bautzen). Appoggiò la missione di s. Adalberto fra gli slavi, sulle sponde meridionali del Baltico, e i Prussiani. Fondò molti monasteri, chiamò monaci dall'Italia (Camaldolesi di s. Romualdo), dalla Germania, Boemia e Ungheria; a Gniezna curò la fondazione della prima provincia ecclesiastica polacca (1000), con le diocesi suffragane di Breslavia (Wroclaw), Kolobrzeg e Cracovia; protesse pure l'opera missionaria di s. Brunone ai confini orientali della P. Nel 1024 Boleslao I cinse la corona reale. Il Regno del figlio, Mieszko II (1025-34), fu infelice. Assalito da tutte le parti (Impero, Boemia e Rutenia), dovette capitolare dinanzi all'imperatore Corrado II (1033); continuò tuttavia l'azione religiosa del padre e curò, pare, la fondazione della diocesi di Cuiavia (Wladislavia), con sede a Kruszwica. Durante l'interregno, 1034-1038, una violenta reazione pagana rovinò l'organizzazione ecclesiastica dei primi tre Piasti. Fu il figlio di Mieszko II, Casimiro I (1038-58), a reintegrarla, con il favore dell'Impero. Per ragione di sicurezza la capitale fu trasportata a Cracovia. All'inizio furono ricostituite solo le due diocesi di Cracovia e Breslavia, con clero venuto dalla Germania.

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curò, pare, la fondazione della diocesi di Cuiavia (Wladislavia), con sede a Kruszwica. Durante l'interregno, 1034-1038, una violenta reazione pagana rovinò l'organizzazione ecclesiastica dei primi tre Piasti. Fu il figlio di Mieszko II, Casimiro I (1038-58), a reintegrarla, con il favore dell'Impero. Per ragione di sicurezza la capitale fu trasportata a Cracovia. All'inizio furono ricostituite solo le due diocesi di Cracovia e Breslavia, con clero venuto dalla Germania.

(Da Bolestano Bicral. Sesssintetni Plan edbudowy Warsowy, Varsavia 1828, tat. non numerate)

Il figlio, Boleslao II il Temerario (1058-79), emulò le gesta del proavo Boleslao. Nella lotta per le Investiture stette decisamente con Gregorio VII, che nel 1076 mandò suoi legati a rinnovare la sede metropolitana di Gniezna. A questo periodo, probabilmente, risale la fondazione della diocesi di Mazovia, con sede a Plock. Il 25 dic. 1076 Boleslao fu consacrato re dal nuovo metropolita Bogumił. Ma Boleslao fece uccidere Stanislao, vescovo di Cracovia, che probabilmente lo aveva rimproverato della sua crudeltà verso gli avversari che avevano approfittato di una spedizione contro Kiev per insorgere. La morte violenta di Stanislao provocò in P. tale sdegno che il re dovette cercare rifugio in Ungheria. Gli successe il fratello Wladislau Ermanno (1079-1102). Di indole pacifica, fu condiscendente con l'Impero e subì l'influsso tedesco.

Boleslao III Boccastorta (1107-38), diverso dal padre, rinnovò le gesta dei suoi predecessori conquistando la Pomerania tra la Vistola, Stettino e oltre (1109) e battendo l'imperatore Enrico V (1110). Curò molto gli interessi della Chiesa, promosse la fondazione della diocesi di Lubusz sull'Oder (1124) e la restaurazione di quella di Cuiavia, la cui sede fu trasferita a Wloclawek (Wladislavia). Verso il 1104 Boleslao ricevette il legato pontificio Gvalone, vescovo di Beauvais; in seguito a questa visita si celebrò in P. un sinodo che attuò le riforme gregoriane.

Col testamento di Boleslao III, la P. fu divisa in quattro ducati, assegnati ai figli; tale disgregazione del Regno durò dal 1138 al 1305 con violente lotte fra i figli di Boleslao III, poi fra i suoi nipoti e infine fra i diversi rami della dinastia, indebolendosi estremamente.

Ne è prova la sottomissione di Boleslao IV all'imperatore Federico Barbarossa (1137), ribadita nel 1173, e di Casimiro il Giusto nel 1184. La Pomerania e Danzica si staccarono dalla P. Nel 1226 Corrado, duca di Mazovia, per difendersi dai Prussiani e svolgere presso di loro opera missionaria, fece venire nel nord della P. l'Ordine dei Cavalieri Teutonici. Questa data segnò per la P. l'inizio dei ripetuti dissensi con l'Ordine. Nel 1241 la P. subì la grande invasione tartara, prima di altre novanta sino al 1697, sia tartare che turche. Il pericolo esterno fece sentire il bisogno di riunificare l'antico Regno, il che parve raggiunto con l'elezione di Premislao II nel 1295. Ma l'anno dopo il Re cadde assassinato. Fra nuovi torbidi occupava il trono polacco Venceslao II di Boemia (1300-1305). Alla morte di quest'ultimo prendeva il potere Radoslao II Breve (1305-33), con cui finisce l'epoca della Divisione regionale. Periodo politicamente infelice ma fecondo dal punto di vista religioso: la Chiesa crebbe di forza e di autorità; i sinodi estesero le riforme gregoriane (memoranda l'opera dell'arcivescovo di Gniezna, Kietlicz). Vennero gli Ordini Mendicanti: i Domenicani nel 1222, i Francescani nel 1236 ed istituirono missioni anche ai confini orientali della P. Testimonianza dell'approfondimento della fede religiosa è il numero rilevante di beati e santi di questo periodo (i beati Vincenzo Kaddubek e Ceslao, s. Giacinto, i quaranta martiri domenicani di Sandomierz, le bb. Bronislaa, Salomea, Jolanta, Kinga, e s. Edvige). Si affermò decisamente il culto di s. Stanislao, che divenne simbolo dell'unità nazionale e fu canonizzato da Innocenzo IV ad Assisi nel 1253. Dalla fine del 1300 è la gerarchia cattolica che sorge a difesa della lingua e del costume polacchi contro l'invadenza dai coloni germanici (Sinodo di Łęczyca del 1285, Jakub Swinka, arcivescovo di Gniezna). Ladislao contrastando le pretese boeme sul trono di P. cinse la corona reale a Cracovia nel 1320. Lotto contro i Cavalieri Teutonici (Plowce, 1331) i quali avevano occupato la Pomerania (strage di Danzica, 1308), la Cuiavia e la terra di Dobrzyń, stabilendo definitivamente la loro sede a Malborg (1309); non riuscì però a riguadagnare il territorio perduto. Anche Ladislao fu fedele alla Chiesa romana. Con il figlio, Casimiro il Grande (1333-70), si inaugura un periodo di splendore per la P. Abile diplomatico, Casimiro si fece cedere dai Cavalieri Teutonici (1343) la Cuiavia, il distretto di Dobrzyń, abbandonando la Pomerania, ottenne che la Boemia rinunciasse ai diritti sul trono di P.; volse l'espanione polacca verso la Rutenia rossa e la Podolia. A Halicz (1367) fondò la seconda metropoli latina, che venne poi trasferita a Leopoli (1414). Codificò, con l'aiuto del clero, la legislazione del paese e istituì a Cracovia con beneplacito di Urbano V l'Università, modellata su quella di Bologna, ma senza la Facoltà di teologia (1364).

Casa d'Ungheria (1370-86).- Morto Casimiro il Grande senza eredi, il trono passò a Ludovico, re d'Ungheria, figlio della sorella. Questa unione personale non fu felice perché Ludovico trascurò gli interessi della P. Per assicurare il trono polacco alle figlie, in contrasto con le leggi del paese, Ludovico concesse alla nobiltà polacca i primi privilegi generali (Koszyce, 1374). La morte di

Ludovico fu seguita da un interregno (1382-84) assai tumultuoso, determinato anche dal rancore suscitato dal distacco dalla Rutenia rossa (1378), voluto dal re, e dal suo tentativo di collocare un pretendente tedesco, marito di sua figlia Maria, sul trono di Cracovia. La crisi fu risolta con la decisione dei dignitari polacchi di accettare la figlia ultimogenita di Ludovico, Edvige. Essa infatti venne a Cracovia e fu coronata nel 1384. Due anni dopo, per decisione dei nobili della piccola P., Edvige sposava il sovrano della Lituania, Jagellone.

Jagellon

i. Epoca della grandezza (1386-1572)

I patti di Krewo (1385) posero le basi dell'unione polacco-lituana. Venuto in Cracovia nel 1386, Jagellone fu batterato col nome di Ladislao e cinse la corona dopo il matrimonio con Edvige. Nel 1387, egli introdusse il cristiano simo dapprima in Lituania (vi fu istituito il vescovato cattolico di Wilno), e qualche anno dopo nella Samogezia. Contemporaneamente Edvige otteneva la restituzione della Rutenia rossa. Evento importante del Regno di Ladislao fu la «grande guerra» con i Cavalieri teutonici, che culminò nella vittoria di Grunwald (1410) e che i polacchi non seppero sfruttare, perché i Cavalieri teutonici riportarono le armi fra il 1414 e il 1424 e ancora fra il 1430 e il 1433, sebbene senza successo. A Horodło (1413) la nobiltà polacca si affrettò con quella lituana e la mirabile introduzione, dettata dai dotti di Cracovia, per questi patti, è un documento singolare della nobiltà d'intenti del profondo spirito cristiano della nazione. Nel 1400 fu restaurata l'Università di Cracovia con l'aggiunta della Facoltà di Teologia, per esplicita volontà della regina, morta l'anno precedente in odore di santità. A Ladislao successe il figlio decenne Ladislao, detto il Varese (1434-44), sotto la tutela del grande vescovo di Cracovia, Zbigniew Oleśnicki. Questi fu nemico dichiarato dell'hostissimo boemo (per questo la corona ceca fu rifiutata da Ladislao Jagellone nel 1420 e dal Varese nel 1437) e ideò una crociata contro i Turchi nei Balcani. Accettata nel 1440, da parte di Ladislao Vernese, la corona ungherese, cominciò la lotta contro il Turco che, dopo qualche successo iniziale, ebbe tragico esito nella battaglia di Varna, in cui caddero il re ventenne e il nerbo degli eserciti polacco e ungherese. Casimiro, fratello di Ladislao, cinse allora la corona. Nel suo lungo regno (1444-92) tenne una politica di opposizione ai grandi del paese in favore della media e piccola nobiltà; per cui nel Convegno di Nieszawa (1454) si sanciva che ogni legge doveva essere approvata dalle piccole diete locali, i «sejmiki», che per evoluzione naturale progredirono fino a riunirsi in una prima Dieta generale, il «sejm walny», ossia Parlamento. Casimiro condusse una guerra di 13 anni contro l'Ordine Teutonico (1454-66) che si concluse con la Pace di Toruń, per cui il maestro dell'Ordine diventava vassallo della P. la quale riacquistava la Pomerania con Danzica, la terra di Culma, Miechów, la Warmia e la regione di Marienburg. Il figlio di Casimiro ebbe poi anche i troni di Boemia e Ungheria.

A Casimiro successero i tre figli Giovanni Alberto (1492-1501), Alessandro (1501-1506) e Sigismondo I Vecchio (1506-48), come re elettivi in Polonia e granduchi ereditari in Lituania. La dinastia si spense con Sigismondo Augusto (1548-72), figlio di Sigismondo I. La costituzione «Nihil novi» (1505), firmata da Alessandro, confermò tutti i privilegi della nobiltà e sancì definitivamente il principio che nessuna legge o provvedimento militare potesse essere preso senza il benestare della Dieta (Sejm), di cui facevano parte il Re, il Senato (consiglio del re) e la Camera dei Deputati eletti dalle sejmiki.

Sotto Sigismondo il Vecchio si ebbe la guerra con il Granducato di Mosca, che tentò una intesa con l'Impero. Per parare il pericolo il re dovette acconsentire che i figli di suo fratello, re di Boemia e d'Ungheria, si impegnassero con gli Asburgo. In questo periodo l'Ordine teutonico passò alla riforma, ma Sigismondo non seppe o non poté sfruttare l'occasione favorevole per occupare la Prussia. La minaccia di Mosca indusse la Livonia a consegnarsi a Sigismondo (Trattato di Wilno, 1561). L'Accordo di Lublinio (1569) suggerì definitivamente l'unione fra Polacchi e Lituani, con la creazione della

«Rzeczpospolita»: vera comunità di popoli (Polacchi, Lituani, Ruteni) in piena uguaglianza di diritti e doveri, con una comune dieta polacco-lituana; si stabilì pure che i futuri re fossero eletti dalla nobiltà.

Con la dinastia dei Jagelloni, la P. raggiunse il massimo splendore in tutti i campi. Specialmente la stupenda fioritura scientifica, artistica e letteraria ha fatto del '500 polacco il «secolo d'oro» della cultura nazionale. Superate le infiltrazioni degli Hussiti, la Chiesa della P. diede un nuovo stuolo di santi, quali s. Giovanni Kanty, il b. Ladislao da Gielniów, il b. Simone da Lipnica, s. Casimiro, figlio del re Casimiro Jagellone, ed altri. Si trovò invece impreparata dopo il 1518, quando le idee luterane raggiunsero la P. In breve cominciarono a pullulare le sette, fra cui il socinianismo, e buona parte della nobiltà aderì al calvinismo; si arrivò a chiedere l'istituzione di una chiesa nazionale polacca con a capo il re; il luteranesimo ebbe fortuna specialmente nelle città. Il merito di aver salvato la P. spetta essenzialmente a Stanislao Hosio (IV. 1504-79) che fu aiutato dal Nunzio Commendone e dai migliori elementi del clero polacco, fra cui spiccarono Karnkowski, Herburt, Solikowski e altri. Nel 1564 il re accettava le decisioni e le riforme del Concilio di Trento portategli dall'Hostio, che l'anno dopo invitava nel regno i Gesuiti. Così fu salvata la causa cattolica in P.

Periodo dei elettivi (1572-1795). — Estinta la Casa dei Jagelloni, la P. si diede alcune norme costituzionali per l'elezione dei nuovi re, per cui, durante la vacanza, la prima autorità dello Stato (interrex) era l'arcivescovo di Gniezno, al quale il Concilio di Costanza aveva concesso il titolo primaziale; e si decise che la nobiltà (viritim) avesse il diritto di scegliersi il nuovo sovrano. Come luogo delle elezioni si indicò Varsavia (la capitale fra tusseria da Cracovia a Varsavia solo nel 1596). Il primo re eletto fu Enrico di Valois (1573-74), che dové giurare, come i suoi successori, i «pacta conventa» che fissavano i limiti del potere regio.

Dopo il brevissimo regno di Enrico, si insediò sul trono di Cracovia Stefano Batory (1575-86), definito il più grande dei re polacchi. Batory condusse una politica lungimirante e di tenace fermezza, aiutato dall'eccellente statista polacco Jan Zamoyski. Il re attuò delle riforme interne e diede pieno appoggio al cattolicesimo, il quale, grazie soprattutto allo sforzo dei Gesuiti, vinse definitivamente il protestantesimo. Nel 1578 il re trasformò il Collegio Gesuitico di Wilno in Accademia. Condusse una guerra vittoriosa contro Mosca (1579-81) e morì mentre stava preparando una spedizione contro la Turchia.

Successivamente pervennero al trono i Waza, con Sigismondo III (1587-1632) e i suoi due figli: Ladislao IV (1632-48) e Giovanni Casimiro (1648-68). In tale periodo, pur fra le gesta degli etnimi polacchi, si avvertirono più gravi i segni dell'incipiente disgregazione statale. Sigismondo, buon cattolico, volendo rafforzare il suo potere provocò la ribellione di Zebrzydowski (1606). Nel tentativo di occupare il trono di Svezia procurò alla P. la sterile guerra con questa potenza. Vittorioso nella guerra con Mosca, che venne occupata dal suo esercito, non seppe sfruttare il successo. Nel 1596 a Brzesć Liteswski si attuò l'unione della Chiesa separata polacca con Roma, di cui fu fautore il gesuita polacco Pietro Skarga (1536-1612); si ebbero però vittime insigni, come s. Giovanni Kuncewicz, arcivescovo di Polock (m. nel 1623) e il gesuita s. Andrea Bobóla (m. nel 1657). Ladislao, più prudente del padre, riuscì a concludere la pace con la Turchia e la Svezia. Sognava la conquista delle sponde del Mar Nero, ma la nobiltà non lo appoggiò. Nell'anno della sua morte vide l'improvviso scoppio della ribellione cosacca sotto la guida di Chmielnicki. Il Regno di Giovanni Casimiro fu tragicamente tempestoso: assalito da tutte le parti (cosacchi, Mosca), con il territorio occupato dagli Svedesi, il re cercò rifugio in Slesia; ma seppe dominare la sorte avversa. Nel 1660 fu conclusa a Oliva la pace con la Svezia (emancipazione della Prussia) e nel 1667 ad Andruszów con Mosca (l'Ucraina, a sinistra del Dnieper, passava sotto la dominazione dello Zar). Sotto Giovanni Casimiro si cominciò a esercitare

per la prima volta (1652) il cosiddetto liberum veto, ossia la rottura del dibattito parlamentare per l'opposizione anche di un solo deputato. Dopo l'abdicazione di Giovanni Casimiro la nobiltà clesse i due re «Piasti», cioè polacchi, Michele Korybut-Wiśniowiecki (1669-73) e Giovanni III Sobieski (1674-1696), l'eroe delle grandi vittorie di Vienna e di Parkany in Ungheria (1683), che contribuirono a dare un colpo mortale alla potenza turca. Dopo di lui cominciarono a spadroneggiare gli stranieri. Infatti gli ultimi re polacchi, Augusto II Sassone (1696-1733), suo figlio Augusto III (1733-63) ed infine Stanislao Augusto Poniatowski (1764-95) furono messi sul trono con l'intervento di altre potenze europee.

In questo periodo la P. tocca il fondo della propria decadenza. Dopo la battaglia di Poltava (1709), al dominio incontrastato della Russia e agli intrighi della Prussia cercò di opporsi la Confederazione di Bar (1768), a carattere religioso-nazionale, di cui fu animatore il carmelitano Marek Jandlowicz. La Russia, la Prussia e poi anche l'Austria risposero col primo smembramento della P. (1772). E quando nella Dieta dei quattro anni (1788-1792), la rinnovata classe dirigente polacca elaborò la celebre Costituzione detta del 3 maggio (1791), giudicata dallo Herzberg, ministro di Federico Guglielmo di Prussia, migliore di quella inglese, Russia e Prussia si opposerono nuovamente e attuarono il secondo smembramento (1793). Infine quando la nazione esasperata si sollevò con Kościuszko (1794), facendo appello alle masse contadine, Russia, Prussia e Austria cercarono di cancellare definitivamente la P. dalla carta politica dell'Europa con il terzo smembramento (1795).

Secolo di schiaviti (1795-1918). — Nel ventennio 1795-1815 i Polacchi guardarono con fiducia alla Francia rivoluzionaria e poi a Napoleone. Ma questi non soddisfacce in pieno le aspirazioni nazionali. La pace di Tilsit creò solo un surrogato dell'antico regno nel Granducato di Varsavia, formato con territori tolti alla Prussia ed ampliato successivamente (1809) con alcune regioni polacche strappate all'Austria. Questo Stato visse fino alla caduta dell'imperatore. Dal Congresso di Vienna (1815) alla prima guerra mondiale lo schema geopolitico polacco resta in linea di massima immutato, fatta eccezione solo per l'annessione del territorio libero di Cracovia da parte dell'Austria nel 1846 e per le due insurrezioni antirusse. I polacchi vissero incorporati nei confini delle tre potenze limitrofe in differenti condizioni politiche.

La parte sottoposta all'Austria, denominata «Galizia», dopo l'iniziale processo di un'intensa germanizzazione e subdole divisioni della società (contadini eccitati contro i nobili, «strange di Galizia», 1846) godrà, dopo il 1866, di una certa autonomia, divenendo, con le sue città di Cracovia e Leopoli e le loro Università, il centro propulsore della vita culturale della nazione. La parte prussiana, con il nome di «Granducato di Posenia», attraversò le oscillazioni della politica prussiana, contrastata apertamente da una sola insurrezione armata guidata dal Mierosławski (1848) diventerà, dopo il 1840, teatro della più spietata germanizzazione, accentuata sotto Bismarck. Nella parte russa, la maggiore fra tutte, la Lituania, Polonia, Poldaia, con l'Ucraina, rimase in controparte alla Russia e il resto costituì il Regno di P. (chiamato spesso «Regno del congresso») con Parlamento ed esercito propri, unito alla corona imperiale russa. E proprio qui le due successive insurrezioni (1830-31 e 1863-1864) provocheranno profondi cambiamenti. Dopo il 1831 sparirà la Statuto del Regno e dopo il 1864 cesseranno di esistere anche i resti della limitata autonomia. Ma proprio in queste desolanti condizioni la nazione polacca diede prova di una sorprendente vitalità. Chiesa e clero furono ispiratori e animatori della sua resistenza. Quando la Prussia tentò di svolgere la sede primaziale di Gniezno, unendola personalmente alla diocesi di Posnania (elevata con questo scopo alla dignità arcivescovile nel 1821), il clero si oppose con estrema risolutezza. Nel periodo del Kulturkampf si distinse l'arcivescovo Ledóchowski, futuro cardinale di Propaganda Fide (m. nel 1902). Analogamente nel territorio austriaco fiorirono le iniziative cattoliche, intese a raccogliere il popolo intorno al suo clero, in una coraggiosa lotta di resistenza contro il giuseppinismo accentuato degli Asburgo. Fu fondata la rivista «Przegląd powszechny» tuttora esistente, crebbero di prestigio e di autorità le Facoltà di teologia di Cracovia e di Leopoli. La Russia tentò di separare dalla Chiesa cattolica la Chiesa greco-cattolica polacca, ma si trovò di fronte a un'azione risoluta di resistenza di cui furono animatori i Basilian. Una certa tolleranza il governo usò nei confronti dei cattolici fino alla prima rivoluzione, poi la situazione peggiorò e divenne tragica dopo il 1863. Il Felinski, arcivescovo di Varsavia, fu deportato e la stessa sorte subirono altri vescovi, come il Krasinski, Popiel e Lubienski. Le congregazioni religiose furono sciolte e l'Accademia ecclesiastica di Varsavia trasferita a Pietroburgo nel 1867. Tutte queste persecuzioni non valsero a smembrare l'unità religiosa della P. Gli emigrati sostenuti dal grande poeta Mickiewicz diedero vita al nuovo Ordine religioso dei Resurrezionisti che si assunse il compito di tenere alta la coscienza religiosa dei connazionali. In questo senso lavorarono anche nel territorio del «Regno del congresso» i Cappuccini che esercitarono una intensa azione di penetrazione dal basso all'alto.

Periodo dell'indipendenza (dal 1918 in poi). — L'esito della prima guerra mondiale permise alla P. di riacquistare la sua indipendenza. Prima e durante il conflitto si erano battuti a questo scopo note personalità, come Dmowski e Pilsudski. Gli imperi centrali, pericolanti, per guadagnarsi le simpatie dei polacchi crearono il 5 nov. 1916 il Regno di P. con un consiglio di reggenza composto dell'arcivescovo di Varsavia mons. Kakowski e dai principi Lubomirski e Ostrowski. Anche la Russia sovietica si pronunciò in favore dell'indipendenza (1917), che venne resa effettiva con la caduta degli imperi dell'Europa Centrale (1918). La Pace di Versaglia tracciò le frontiere occidentali della P., corrette poi dalle insurrezioni e dal plebiscito in Slesia, che però non assicurarono al paese l'aggiornato accesso al Baltico. Le frontiere orientali furono invece decise dalla guerra con la Russia (1918-20) che si concluse con la vittoria dei polacchi del 1920, sugellata dal Trattato di Riga (1921). Le frontiere orientali furono successivamente riconosciute dalle potenze occidentali (1923). La vita iniziale della Repubblica polacca non fu facile. Tuttavia in poco tempo le più gravi ferite della guerra furono rimargiate. Nel 1921 fu votata la prima Costituzione della nuova P. Il 1924 è l'anno della grande riforma monetaria. Con un colpo di Stato Pilsudski prese il potere nel maggio del 1926. La seconda Costituzione fu elaborata nel 1935.

Grande fu anche il fervore della rinascita religiosa: nel 1920 venne fondata una università cattolica a Lublin e nel 1925 fu stipulato il concordato con la S. Sede. Artefici di questo risveglio furono, sotto la guida del Visitatore, poi primo Nunzio Apostolico, Achille Ratti (v. PIO XI, PAPA), le migliori personalità dell'esposito polacco, dal Bilezewski, arcivescovo di rito latino a Leopoli, a mons. Teodorowicz, arcivescovo di rito armeno nella stessa città, ai cardai. Hlond, primate di P., e Sapieha, arciv. di Cracovia.

Lo scoppio della seconda guerra mondiale trovò la P. compatta ed unita. Attaccata il 19 sett. 1939 dalla Germania, colpita alle spalle dall'U.R.S.S., la P. cadde. Milioni di cittadini perirono nei campi di concentramento tedeschi, altre centinaia di migliaia furono deportati dai Russi. La suprema pagina di gloria fu scritta con la tragica insurrezione di Varsavia (1944). Perciò non fa meraviglia se ai Patti di Jalta e Teheran, cioè all'ennesimo tentativo della spartizione della P., la nazione abbia risposto con una solenne protesta.

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storia della Polonia indipendente (1918-39): *Pologne* (1919-19) (I. Vita politica e sociale; II. Vita economica, III. Vita intellettuale e artistica, opera coll. svizzera), Neuchâtel 1946-47. Per la st. della Chiesa: K. Volker, Kirchengeschichte Polens, Berlino-Lipsia 1930; J. Umiński, Historia Kościoła, 2 voll., 1a ed., L'epoli 1934. 2a ed. 1939. Per la st. della cultura: A. Brückner, *Disjei kultur polskiej*, I-III, Cracovia-Varsavia 1939, IV, ivi 1946; M. Friedberg, *Kultura polska a niemiecka*, 2 voll., Poznań 1946. Per la st. degli ordinamenti militari: T. Korzon, *Disjei wojen i wojaków w Polsce*, 3 voll., Cracovia 1912; M. Kukiel, *Zarys historii wojskowości w Polsce*, 3a ed., ivi 1929. Per la st. dell'economia: J. Rutkowski, *Hist. économique de la Pologne avant les partages*, Parigi 1927. Per la st. dei rapporti polacco-tedeschi: *Deutschland und Polen*, opera collettiva di studiosi tedeschi, Monaco-Berlino 1933. Per la st. della politica polacca: W. Vasutynski, *Tysiac lat polityki polskiej*, Monaco 1946; J. Giertych, *Polityka polska w dziejach Europy*, soltanto vol. I, Londra 1947. Per la st. dei movimenti demografici in P. dalla 1 alla 11 guerra mondiale: E. M. Kulisher, *The Displacement of Population in Europe*, Montréal 1943; id., *Europe on the Move. War and Population Changes 1917-47*, ivi 1948. Giuseppe Kolodziejczyk.

III. ORGANIZZAZIONE ECCLESIASTICA

1. Per i fedeli di rito latino la P. conta 5 diocesi metropolitane con 25 diocesi suffraganee: a) Cracovia, con le suffraganee Czesłochowa, Katowice, Kielce, Tarnovia; b) Gnesna e Poznań, con le suffraganee Culma e Ladislavia; c) Leopold, con le suffraganee Luceoria, Premislia; d) Varsavia, con le suffraganee Łodz, Lublin, Płock, Sandomir, Siedlce; e) Wilna, con le suffraganee Łomża, Pinsk. 2. Per i fedeli di rito armeno: l'arcidiocesi di Leopoldi. 3. Per i fedeli di rito ruteno: la metropolitana Leopoldi con le suffraganee Premislia e Stanisłopoli. 4. Per i fedeli ruteni di rito bizantino: l'escraco apostolico di Łemkowszczyzna.

IV. CONDIZIONE GIURIDICA DELLA CHIESA IN P. La condizione giuridica della Chiesa in P. è caratterizzata da due fatti rilevanti: la denunzia del Concordato da parte del governo provvisorio nel 1945 e il cosiddetto *accordo* con l'episcopato del 1950.

Il Concordato con la P. (AAS, 17 [1925], p. 273 sgg.) risaliva al 1925 (firmato il 10 febbr., entrato in vigore il 2 a.g.) ed assicurava alla Chiesa un'ampia libertà d'azione nella sfera della sua competenza, regolando, tra l'altro, materie che avevano per il paese particolare interesse, come, ad es., le circoscrizioni ecclesiastiche dei vari riti (art. 9), la questione dei beni ecclesiastici (art. 24), il trattamento economico da parte dello Stato a favore del clero e delle istituzioni ecclesiastiche, fissato in un apposito allegato. La denuncia venne fatta in seguito a deliberazione del Consiglio dei ministri in data 12 sett. 1945 per asserire violazioni di esso da parte della S. Sede, consentiti nella nomina di un amministratore apostolico per la diocesi di Culma nella persona del vescovo di Danzig e di un amministratore (non arcivescovo) di Gniezno e Poznan nella persona del tedesco Breitinger, per i Tredeschi abitanti nelle diocesi di Gniezno e Poznan: fatti questi che sono nella comune prassi concordatoria, specie in situazioni fluttuanti, come quelle della Polonia 1939-44.

Attualmente, per quanto è dato conoscere, la condizione della Chiesa è regolata da un *accordo* firmato il 14 apr. 1950 da una commissione mista di rappresentanti del governo e dell'episcopato. Non si tratta in realtà d'un accordo vero e proprio, né di un *modus vivendi*, e tanto meno di un concordato. È noto, infatti, che nella prassi costante e nel diritto della Chiesa, il definire i rapporti tra gerarchia e Stato nell'ambito di una nazione rientra nelle *causae maiores*, che sono di esclusiva competenza del Romano Pontefice, in relazione al primato che questi esercita su tutta la Chiesa.

I vescovi polacchi per designare il documento sottoscritto si sono serviti del termine *dichiarazione comune*, che è forse il più adatto.

Esso consta di 19 artt. alcuni dei quali, precisamente gli artt. 10 (pratiche religiose per gli alunni fuori delle scuole), 17 (assistenza religiosa nelle case di pena), 18 (assistenza religiosa negli ospedali) hanno un annesso esplicativo, e di un Protocollo aggiunto che comprende 4 artt., con due annessi esplicativi e completivi agli artt. 1 e 2.

I primi 9 artt. contengono le richieste del governo. Essi suonano con crude espressioni (si parla addirittura di *ragion di Stato*, art. 5) e tentano di compromettere la Chiesa con impegni politici (artt. 1, 2, 6, 7, 8) e territoriali (artt. 3 e 4), alieni dalla sua missione e che nella loro formulazione sono tutti tendenziosi.

Gli altri dieci rappresentano le richieste dell'episcopato, tutte ed unicamente intese al bene delle anime (salvare il salvabile in materia di insegnamento religioso nelle scuole, di associazioni cattoliche, di opere di carità e di beneficienza, di stampa e pubblicazioni cattoliche, di manifestazioni del culto pubblico, di assistenza religiosa all'esercito, nelle case di pena e negli ospedali, di libertà d'azione per gli Ordini e le Congregazioni religiose).

Il Protocollo aggiunto contiene disposizioni relative alla trasformazione della *Caritas* in associazione per soccorrere gli indigenti, ad eventuali aiuti economici del governo al clero ed alle istituzioni religiose, al servizio militare dei seminaristi e dei sacerdoti e religiosi dopo i voti. Pietro Palazzini

V. LETTERATURA

1. *Gli albori*. — La luce della fede non giunse alla P. da Bisanzio, come ad altre nazioni slave, ma da Roma; e l'anima polacca ebbe con il Battesimo (966) impronta cattolica e latina, che si rivela in tutte le sue manifestazioni e per prima nella letteratura. Fiorita, come in ogni altro paese, all'ombra dei conventi e delle cattedrali, fu ai suoi albori di carattere ecclesiastico e di lingua latina: vite di santi, annali di conventi, cronache; fra queste il *Chronicon Galli anonymi*, e più tardi, la cronaca di Magister Vincentius (Kadłubek). Il primo componimento in lingua polacca che è pervenuto è l'inno *Bogurodzica* («Madre divina») cantato dai guerrieri che combattevano contro i cavalieri teutonici alla fine del sec. XIII e divenuto il vero canto patrio. Seguirono poesie religiose; la cronaca di Janko da Czarnków e la *Rozmowa Mistrza ze Śmiercią* («Colloquio del maestro Policarpo con la morte»), l'opera più interessante del medioevo polacco per la descrizione indiretta di tutta la vita del tempo.

Nel sec. XIV s'intensificarono le migrazioni degli studenti polacchi all'Università di Padova; nel 1364 re Casimiro fondò lo Studio generale di Cracovia, che divenne importante centro culturale. Vi fu allievo Johannes Długosz (Longinus), autore della monumentale *Historia Polonica*. L'introduzione dell'Umanesimo in P. avveniva non solo per mezzo degli studenti che tornavano dall'Italia, ma particolarmente ad opera di Filippo Buonaccorsi (Callimaco Esperiente), umanista alla corte di Cracovia; mentre il gusto per l'arte italiana veniva portato da una legione di artisti italiani al seguito della regina Bona Sforza.

2. *Il secolo d'oro*. — La magnifica fioritura della letteratura nel Cinquecento riflette armoniosamente in una duplice espressione latina e polacca un unico spirito. L'influenza dell'Umanesimo si fonde con la consapevolezza che la nazione prende di sé nel momento della sua maggiore prosperità. Di classica eleganza sono i carmi latini del Krzycki (Cricius), del Dantyszek (Dantiscus), dell'Hussowski (Hussovianus) e di Clemens Janicki (Ianicius), coronato con il lauro dei poeti. Il Janicki fu all'Università di Padova, e di lui si ricorda tra l'altro una bella *Ode all'Italia*. La poesia polacca raggiunge la maggiore altezza con Jan Kochanowski ([v.], 1530-84): *Piesni* («Canti»), *Fraszki* («Bagatelle»), poemi vari, di cui *Proporzec* («Lo stendardo») è il più bello, nonché alcune opere drammatiche. Ellenista perfetto, si ispirò all'antichità nel *rifiuto degli ambasciatori greci*, trasse l'ispirazione dal popolo per il *Canto di s. Gio-vanni alla sobbirka* (festa tradizionale); attinse al suo dolore paterno l'argomento del suo capolavoro,