POLONIA

POLONIA. -

I. GEOGRAFIA

La P., come costituita dopo la seconda guerra mondiale (1945), presenta grandi differenze dallo Stato che ebbe vita fra il 1918 ed il 1939. La P. ha infatti dovuto cedere all'U.R.S.S. i suoi territori orientali (180 mila kmq.), ottenendo in compenso dalla Germania parte della Prussia orientale, la Pomerania e la Slesia (103 mila kmq.). I confini della nuova P., sebbene non ancora definitivi (saranno tali dopo la pace con la Germania), sono formati ad O. dall'Oder e la Nisa (Neisse) e ad E. dal Bug. Il litorale sul Baltico è ora assai più esteso (497 invece di 140 km.) ed il confine meridionale si appoggia ai Carpazi.

La P. ha oggi una superficie di 312 mila kmq. - in grande prevalenza costituita da bassopiani - che anche climaticamente forma un territorio di transizione fra l'Europa centrale e quella orientale. Tenuto conto delle gravissime perdite di vite umane sofferte durante l'ultima guerra (6-7 milioni), e dei forzati spostamenti di popolazione poi effettuati (espulsione dei Tedeschi e delle minoranze alloglotte; trasferimento entro il nuovo territorio dei Polacchi viventi nelle zone cedute all'U.R.S.S.), la P. è oggi uno Stato a struttura etnica e religiosa (cattolica) piuttosto omogenea, e certo assai più che nel 1939. Nel 1951 si calcola che la popolazione fosse di 25 milioni di ab. (80 a kmq.); distribuita in modo piuttosto ineguale, con minimi regionali di 20-25 ab. a kmq. (ad E.) e massimi di oltre 1000 (attorno ai centri maggiori). Il 65% di questa popolazione vive nelle campagne; le città sono numerose e di esse una ventina oltrepassano ormai i 100 mila ab. Varsavia, la capitale, ne conta 650 mila (1,3 milioni nel 1939), Łódź 660, Cracovia, Poznań e Breslavia oltre 300.

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POLONIA - 1) Confine di Stato attuale; 2) confine di Stato nel 1939; 3) confine di circoscrizione ecclesiastica; 4) ferrovie.
La P. è una Stato prevalentemente agricolo con ricca cerealicoltura e cospicua produzione di patate, barbabietola da zucchero, lino, canapa, colza, tabacco e luppolo. Il patrimonio zootecnico, quasi ricostituito, conta, fra l'altro, oltre 6 milioni di bovini, ca. 6 di suini e 3 di cavalli; quello forestale (22% della superficie territoriale) è del pari notevole. Carbon fossile (Slesia) e petrolio (Carpazi) garantiscono al paese l'energia necessaria al potenziamento di un'industria varia e vitale, che vi ha già largo sviluppo, beneficiando anche, nelle provincie occidentali, della precedente attrezzatura. Siderurgia, metallurgia, industrie tessili, chimiche ed elettrotecniche consentono tutte eccedenze notevoli per l'esportazione. Al commercio la nuova P. offre condizioni assai migliori della vecchia: più largo respiro sul mare, dove sono ora almeno quattro porti (Danzica, Gdynia, Stettino e Kolberg), una più efficiente rete di strade ordinarie e di ferrovie ed una clientela più larga.

La P. è costituita a repubblica unitaria, detta popolare secondo la fraseologia comunista, con un presidente e una dieta (Sejm) elettivi; un consiglio di Stato ed un governo in diverso modo costituiti, i due ultimi, organi del potere esecutivo.

BIBL.: O. Halecki, Post-War P., Londra 1944; B. E. Schmitt, P., Berkeley, Cal. 1945; H. Frankel, P., Londra 1948; R. Riccardi, Appunti sulle condizioni geografiche della nuova P., in Boll. Soc. geogr. ital., 8ª serie, 1 (1948), pp. 61-80.

Giuseppe Caraci

II. STORIA CIVILE ED ECCLESIASTICA

Le origini e la dinastia dei Piasti (963-1370). - La storia vera e propria della P. comincia con Mieszko I (963-92), della dinastia dei Piasti, uscita dalla tribù dei Polani (regione di Posnania e Gniezna). Mieszko I unisce intorno ai Polani le altre tribù polacche e contrasta l'avanzata delle forze imperiali germaniche; sconfitto nel 963, prende la rivincita nel 967 e 972. L'atto più rilevante del Regno di Mieszko I è la cristianizzazione della P. (966), cui non fu estranea la moglie, la ceca Dombrowka o Dubrawka. Così la P. entrava nell'ambito del cristianesimo romano-occidentale. Il primo vescovato polacco è quello di Posnania (968), di carattere missionario e dipendente direttamente da Roma. Al 985-92 risale il primo documento nazionale polacco, il tanto discusso « Dagome (o « Dagone ») iudex », in virtù del quale la P. veniva offerta al Patrimonio di S. Pietro.

A Mieszko I succede il figlio Boleslao I (992-1025),

il quale allarga i confini della P. ad ovest raggiungendo l'Elba e l'Elster, a sud il Danubio e a nord il Baltico; occupa Praga (1003), entra a Kiev (1018) e riannette la Rutenia rossa (regione di Leopoli), tolta a suo padre (981). Dapprima in pace con l'Impero, Boleslao I si incontra, nel 1000, con Ottone III a Gniezna, conduce poi la guerra contro Enrico II (1002-18), che si conclude con la pace vittoriosa di Budziszyn (Bautzen). Appoggiò la missione di s. Adalberto fra gli slavi, sulle sponde meridionali del Baltico, e i Prussiani. Fondò molti monasteri, chiamò monaci dall'Italia (Camaldolesi di s. Romualdo), dalla Germania, Boemia e Ungheria; a Gniezna curò la fondazione della prima provincia ecclesiastica polacca (1000), con le diocesi suffragane di Breslavia (Wrocław), Kolobrezg e Cracovia; protesse pure l'opera missionaria di s. Brunone ai confini orientali della P. Nel 1024 Boleslao I cinse la corona reale. Il Regno del figlio, Mieszko II (1025-34), fu infelice. Assaltò da tutte le parti (Impero, Boemia e Rutenia), dovette capitolare dinanzi all'imperatore Corrado II (1033); continuò tuttavia l'azione religiosa del padre e

curò, pare, la fondazione della diocesi di Cuiavia (Wladislavia), con sede a Kruszwica. Durante l'interregno, 1034-1038, una violenta reazione pagana rovinò l'organizzazione ecclesiastica dei primi tre Piasti. Fu il figlio di Mieszko II, Casimiro I (1038-58), a reintegrarla, con il favore dell'Impero. Per ragione di sicurezza la capitale fu trasportata a Cracovia. All'inizio furono ricostituite solo le due diocesi di Cracovia e Breslavia, con clero venuto dalla Germania.

Il figlio, Boleslao II il Temerario (1058-79), emulò le gesta del proavo Boleslao. Nella lotta per le Investiture stette decisamente con Gregorio VII, che nel 1076 mandò suoi legati a rinnovare la sede metropolitana di Gniezna. A questo periodo, probabilmente, risale la fondazione della diocesi di Mazovia, con sede a Plock. Il 25 dic. 1076 Boleslao fu consacrato re dal nuovo metropolita Bogumił. Ma Boleslao fece uccidere Stanislao, vescovo di Cracovia, che probabilmente lo aveva rimproverato della sua crudeltà verso gli avversari che avevano approfittato di una spedizione contro Kiev per insorgere. La morte violenta di Stanislao provocò in P. tale sdegno che il re dovette cercare rifugio in Ungheria. Gli successe il fratello Wladislao Ermanno (1079-1102). Di indole pacifica, fu condiscendente con l'Impero e subì l'influsso tedesco.

Boleslao III Boccastorta (1107-38), diverso dal padre, rinnovò le gesta dei suoi predecessori conquistando la Pomerania tra la Vistola, Stettino e oltre (1109) e battendo l'imperatore Enrico V (1110). Curò molto gli interessi della Chiesa, promosse la fondazione della diocesi di Lubusz sull'Oder (1124) e la restaurazione di quella di Cuiavia, la cui sede fu trasferita a Włocławek (Wladislavia). Verso il 1104 Boleslao ricevette il legato pontificio Gvalone, vescovo di Beauvais; in seguito a questa visita si celebrò in P. un sinodo che attuò le riforme gregoriane.

Col testamento di Boleslao III, la P. fu divisa in quattro ducati, assegnati ai figli; tale disgregazione del Regno durò dal 1138 al 1305 con violente lotte fra i figli di Boleslao III, poi fra i suoi nipoti e infine fra i diversi rami della dinastia, indebolendosi estremamente.

Ne è prova la sottomissione di Boleslao IV all'imperatore Federico Barbarossa (1157), ribadita nel 1173, e di Casimiro il Giusto nel 1184. La Pomerania e Danzica si staccarono dalla P. Nel 1226 Corrado, duca di Mazovia, per difendersi dai Prussiani e svolgere presso di loro opera missionaria, fece venire nel nord della P. l'Ordine dei Cavalieri Teutonici. Questa data segnò per la P. l'inizio dei ripetuti dissensi con l'Ordine. Nel 1241 la P. subì la grande invasione tartara, prima di altre novanta sino al 1697, sia tartare che turche. Il pericolo

esterno fece sentire il bisogno di riunificare l'antico Regno, il che parve raggiunto con l'elezione di Premislao II nel 1295. Ma l'anno dopo il Re cadde assassinato. Fra nuovi torbidi occupava il trono polacco Venceslao II di Boemia (1300-1305). Alla morte di quest'ultimo prendeva il potere Ladislao il Breve (1305-33), con cui finisce l'epoca della «Divisione regionale». Periodo politicamente infelice ma fecondo dal punto di vista religioso: la Chiesa crebbe di forza e di autorità; i sinodi estesero le riforme gregoriane (memoranda l'opera dell'arcivescovo di

Gniezna, Kietlicz). Venneo gli Ordini Mendicanti: i Domenicani nel 1222, i Francescani nel 1236 ed istituirono missioni anche ai confini orientali della P. Testimonianza dell'approfondimento della fede religiosa è il numero rilevante di beati e santi di questo periodo (i beati Vincenzo Kadłubek e Ceslao, s. Giacinto, i quaranta martiri domenicani di Sandomierz, le bb. Bronisla, Salomea, Jolanta, Kinga, e s. Edvige). Si affermò decisamente il culto di s. Stanislao, che divenne simbolo dell'unità nazionale e fu canonizzato da Innocenzo IV ad Assisi nel 1253. Dalla fine del 1300 è la gerarchia cattolica che sorge a difesa della lingua e del costume polacchi contro l'invalenza dai coloni germanici (Sinodo di Łęczyca del 1285, Jakub Swinka, arcivescovo di Gniezna). Ladislao contrastando le pretese boeme sul trono di P. cinse la corona reale a Cracovia nel 1320. Lottò contro i Cavalieri Teutonici (Płowce, 1331) i quali avevano occupato la Pomerania (strage di Danzica, 1308), la Cuiavia e la terra di Dobrzyń, stabilendo definitivamente la loro sede a Malborg (1309); non riuscì però a riguadagnare il territorio perduto. Anche Ladislao fu fedele alla Chiesa romana. Con il figlio, Casimiro il Grande (1333-70), si inaugura un periodo di splendore per la P. Abile diplomatico, Casimiro si fece cedere dai Cavalieri Teutonici (1343) la Cuiavia, il distretto di Dobrzyń, abbandonando la Pomerania, ottenne che la Boemia rinunciasse ai diritti sul trono di P.; volse l'espansione polacca verso la Rutenia rossa e la Podolia. A Halicz (1367) fondò la seconda metropoli latina, che venne poi trasferita a Leopoli (1414). Codificò, con l'aiuto del clero, la legislazione del paese e istituì a Cracovia con beneplacito di Urbano V l'Università, modellata su quella di Bologna, ma senza la Facoltà di teologia (1364).

Casa d'Ungheria (1370-86). - Morto Casimiro il Grande senza eredi, il trono passò a Ludovico, re d'Ungheria, figlio della sorella. Questa unione personale non fu felice perché Ludovico trascurò gli interessi della P. Per assicurare il trono polacco alle figlie, in contrasto con le leggi del paese, Ludovico concesse alla nobiltà polacca i primi privilegi generali (Koszyce, 1374). La morte di

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POLONIA - Veduta di Varsavia, in primo piano la Vistola.
(Da Boleslao Bierut, Szeciolatni Plan adbudowy Warsaw, Varsavia 1338, tzv. non numerale)
Ludovico fu seguita da un interregno (1382-84) assai tumultuoso, determinato anche dal rancore suscitato dal distacco dalla Rutenia rossa (1378), voluto dal re, e dal suo tentativo di collocare un pretendente tedesco, marito di sua figlia Maria, sul trono di Cracovia. La crisi fu risolta con la decisione dei dignitari polacchi di accettare la figlia ultimogenita di Ludovico, Edvige. Essa infatti venne a Cracovia e fu coronata nel 1384. Due anni dopo, per decisione dei nobili della piccola P., Edvige sposava il sovrano della Lituania, Jagellone.

Jagelloni. Epoca della grandezza (1386-1572). — I patti di Krewo (1385) posero le basi dell'unione polacco-lituana. Venuto in Cracovia nel 1386, Jagellone fu battezzato col nome di Ladislao e cinse la corona dopo il matrimonio con Edvige. Nel 1387, egli introdusse il cristianesimo dapprima in Lituania (vi fu istituito il vescovato cattolico di Wilno), e qualche anno dopo nella Samogizia. Contemporaneamente Edvige otteneva la restituzione della Rutenia rossa. Evento importante del Regno di Ladislao fu la « grande guerra » con i Cavalieri teutonici, che culminò nella vittoria di Grunwald (1410) e che i polacchi non seppero sfruttare, perché i Cavalieri teutonici ripresero le armi fra il 1414 e il 1424 e ancora fra il 1430 e il 1433, sebbene senza successo. A Horodlo (1413) la nobiltà polacca si affratellò con quella lituana e la mirabile introduzione, dettata dai dotti di Cracovia, per questi patti, è un documento singolare della nobiltà d'intenti e del profondo spirito cristiano della nazione. Nel 1400 fu restaurata l'Università di Cracovia con l'aggiunta della Facoltà di Teologia, per esplicita volontà della regina, morta l'anno precedente in odore di santità. A Ladislao successe il figlio decenne Ladislao, detto il Varnese (1434-44), sotto la tutela del grande vescovo di Cracovia, Zbigniew Oleśnicki. Questi fu nemico dichiarato dell'hussitismo boemo (per questo la corona ceca fu rifiutata da Ladislao Jagellone nel 1420 e dal Varnese nel 1437) e ideò una crociata contro i Turchi nei Balcani. Accettata nel 1440, da parte di Ladislao Vernese, la corona ungherese, cominciò la lotta contro il Turco che, dopo qualche successo iniziale, ebbe tragico esito nella battaglia di Varna, in cui caddero il re ventenne e il nerbo degli eserciti polacco e ungherese. Casimiro, fratello di Ladislao, cinse allora la corona. Nel suo lungo regno (1444-92) tenne una politica di opposizione ai grandi del paese in favore della media e piccola nobiltà; per cui nel Convegno di Nieszawa (1454) si sanciva che ogni legge doveva essere approvata dalle piccole diete locali, i « sejmiki », che per evoluzione naturale progredirono fino a riunirsi in una prima Dieta generale, il « sejm walný », ossia Parlamento. Casimiro condusse una guerra di 13 anni contro l'Ordine Teutonico (1454-66) che si concluse con la Pace di Toruń, per cui il maestro dell'Ordine diventava vassallo della P. la quale riacquistava la Pomerania con Danzica, la terra di Culma, Miechów, la Warmia e la regione di Marienburg. Il figlio di Casimiro ebbe poi anche i troni di Boemia e Ungheria.

A Casimiro successero i tre figli Giovanni Alberto (1492-1501), Alessandro (1501-1506) e Sigismondo I il Vecchio (1506-48), come re elettivi in Polonia e granduchi ereditari in Lituania. La dinastia si spense con Sigismondo Augusto (1548-72), figlio di Sigismondo I. La costituzione « Nihil novi » (1505), firmata da Alessandro, confermò tutti i privilegi della nobiltà e sancì definitivamente il principio che nessuna legge o provvedimento militare potesse essere preso senza il benestare della Dieta (Sejm), di cui facevano parte il Re, il Senato (consiglio del re) e la Camera dei Deputati eletti dalle sejmiki.

Sotto Sigismondo il Vecchio si ebbe la guerra con il Granducato di Mosca, che tentò una intesa con l'Impero. Per parare il pericolo il re dovette acconsentire che i figli di suo fratello, re di Boemia e d'Ungheria, si imparentassero con gli Asburgo. In questo periodo l'Ordine teutonico passò alla riforma, ma Sigismondo non seppe o non poté sfruttare l'occasione favorevole per occupare la Prussia. La minaccia di Mosca indusse la Livonia a consegnarsi a Sigismondo (Trattato di Wilno, 1561). L'Accordo di Lublino (1569) sugellò definitivamente l'unione fra Polacchi e Lituani, con la creazione della

« Rzeczpospolita »: vera comunità di popoli (Polacchi, Lituani, Ruteni) in piena uguaglianza di diritti e doveri, con una comune dieta polacco-lituana; si stabilì pure che i futuri re fossero eletti dalla nobiltà.

Con la dinastia dei Jagelloni, la P. raggiunse il massimo splendore in tutti i campi. Specialmente la stupenda fioritura scientifica, artistica e letteraria ha fatto del '500 polacco il « secolo d'oro » della cultura nazionale. Superate le infiltrazioni degli Hussiti, la Chiesa della P. diede un nuovo stuolo di santi, quali s. Giovanni Kanty, il b. Ladislao da Gielniów, il b. Simone da Lipnica, s. Casimiro, figlio del re Casimiro Jagellone, ed altri. Si trovò invece impreparata dopo il 1518, quando le idee luterane raggiunsero la P. In breve cominciarono a pullulare le sette, fra cui il socinianismo, e buona parte della nobiltà aderì al calvinismo; si arrivò a chiedere l'istituzione di una chiesa nazionale polacca con a capo il re; il luteranesimo ebbe fortuna specialmente nelle città. Il merito di aver salvato la P. spetta essenzialmente a Stanislao Hosio (f.V. 1504-79) che fu aiutato dal Nunzio Commendone e dai migliori elementi del clero polacco, fra cui spiccarono Karnkowski, Herburt, Solikowski e altri. Nel 1564 il re accettava le decisioni e le riforme del Concilio di Trento portategli dall'Hosio, che l'anno dopo invitava nel regno i Gesuiti. Così fu salvata la causa cattolica in P.

Periodo dei re elettivi (1572-1595). — Estinta la Casa dei Jagelloni, la P. si diede alcune norme costituzionali per l'elezione dei nuovi re, per cui, durante la vacanza, la prima autorità dello Stato (interrex) era l'arcivescovo di Gniezna, al quale il Concilio di Costanza aveva concesso il titolo primaziale; e si decise che la nobiltà (siritim) avesse il diritto di scegliersi il nuovo sovrano. Come luogo delle elezioni si indicò Varsavia (la capitale fu trasferita da Cracovia a Varsavia solo nel 1596). Il primo re eletto fu Enrico di Valois (1573-74), che dove giurare, come i suoi successori, i « pacta conventa » che fissavano i limiti del potere regio.

Dopo il brevissimo regno di Enrico, si insediò sul trono di Cracovia Stefano Batory (1575-86), definito il più grande dei re polacchi. Batory condusse una politica lungimirante e di tenace fermezza, aiutato dall'eccellente statista polacco Jan Zamoyski. Il re attuò delle riforme interne e diede pieno appoggio al cattolicesimo, il quale, grazie soprattutto allo sforzo dei Gesuiti, vinse definitivamente il protestantesimo. Nel 1578 il re trasformò il Collegio Gesuitico di Wilno in Accademia. Condusse una guerra vittoriosa contro Mosca (1579-81) e morì mentre stava preparando una spedizione contro la Turchia.

Successivamente pervenero al trono i Waza, con Sigismondo III (1587-1632) e i suoi due figli: Ladislao IV (1632-48) e Giovanni Casimiro (1648-68). In tale periodo, pur fra le gesta degli etmani polacchi, si avvertirono più gravi i segni dell'incipiente disgregazione statale. Sigismondo, buon cattolico, volendo rafforzare il suo potere provocò la ribellione di Zebrzydowski (1606). Nel tentativo di occupare il trono di Svezia procurò alla P. la sterile guerra con questa potenza. Vittorioso nella guerra con Mosca, che venne occupata dal suo esercito, non seppe sfruttare il successo. Nel 1596 a Brześć Litewski si attuò l'unione della Chiesa separata polacca con Roma, di cui fu fautore il gesuita polacco Pietro Skarga (1536-1612); si ebbero però vittime insigni, come s. Giosafat Kuncewicz, arcivescovo di Polock (m. nel 1623) e il gesuita s. Andrea Bobola (m. nel 1657). Ladislao, più prudente del padre, riuscì a concludere la pace con la Turchia e la Svezia. Sognava la conquista delle sponde del Mar Nero, ma la nobiltà non lo appoggiò. Nell'anno della sua morte vide l'improvviso scoppio della ribellione cosacca sotto la guida di Chmielnicki. Il Regno di Giovanni Casimiro fu tragicamente tempestoso: assalito da tutte le parti (cosacchi, Mosca), con il territorio occupato dagli Svedesi, il re cercò rifugio in Slesia; ma seppe dominare la sorte avversa. Nel 1660 fu conclusa a Oliwa la pace con la Svezia (emancipazione della Prussia) e nel 1667 ad Andruszów con Mosca (l'Ucraina, a sinistra del Dnieper, passava sotto la dominazione dello Zar). Sotto Giovanni Casimiro si cominciò a esercitare

per la prima volta (1652) il cosiddetto « liberum veto », ossia la rottura del dibattito parlamentare per l'opposizione anche di un solo deputato. Dopo l'abdicazione di Giovanni Casimiro la nobiltà elesse i due re « Piasti », cioè polacchi, Michele Korybut-Wiśniowiecki (1669-73) e Giovanni III Sobieski (1673-1696), l'eroe delle grandi vittorie di Vienna e di Parkany in Ungheria (1683), che contribuirono a dare un colpo mortale alla potenza turca. Dopo di lui cominciarono a spadroneggiare gli stranieri. Infatti gli ultimi re polacchi, Augusto II Sassone (1696-1733), suo figlio Augusto III (1733-63) ed infine Stanislao Augusto Poniatowski (1764-95) furono messi sul trono con l'intervento di altre potenze europee.

In questo periodo la P. tocca il fondo della propria decadenza. Dopo la battaglia di Poltava (1709), al dominio incontrastato della Russia e agli intrighi della Prussia cercò di opporsi la Confederazione di Bar (1768), a carattere religioso-nazionale, di cui fu animatore il carmeltano Marek Jandolowicz. La Russia, la Prussia e poi anche l'Austria risposero col primo smembramento della P. (1772). E quando nella Dieta dei quattro anni (1788-1792), la rinnovata classe dirigente polacca elaborò la celebre Costituzione detta del 3 maggio (1791), giudicata dallo Herzberg, ministro di Federico Guglielmo di Prussia, migliore di quella inglese, Russia e Prussia si opposero nuovamente e attuarono il secondo smembramento (1793). Infine quando la nazione esasperata si sollevò con Kościuszko (1794), facendo appello alle masse contadine, Russia, Prussia e Austria cercarono di cancellare definitivamente la P. dalla carta politica dell'Europa con il terzo smembramento (1795).

Secolo di schiavitù (1795-1918). - Nel ventennio 1795-1815 i Polacchi guardarono con fiducia alla Francia rivoluzionaria e poi a Napoleone. Ma questi non soddisfacere in pieno le aspirazioni nazionali. La pace di Tilsit creò solo un surrogato dell'antico regno nel Granducato di Varsavia, formato con territori tolti alla Prussia ed ampliato successivamente (1809) con alcune regioni polacche strappate all'Austria. Questo Stato visse fino alla caduta dell'imperatore. Dal Congresso di Vienna (1815) alla prima guerra mondiale lo schema geopolitico polacco resta in linea di massima immutato, fatta eccezione solo per l'annessione del territorio libero di Cracovia da parte dell'Austria nel 1846 e per le due insurrezioni antirusse. I polacchi vissero incorporati nei confini delle tre potenze limitrofe in differenti condizioni politiche.

La parte sottoposta all'Austria, denominata « Galizia », dopo l'iniziale processo di un'intensa germanizzazione e subdole divisioni della società (contadini eccitati contro i nobili, « strage di Galizia », 1846) godrà, dopo il 1866, di una certa autonomia, divenendo, con le sue città di Cracovia e Leopoli e le loro Università, il centro propulsore della vita culturale della nazione. La parte prussiana, con il nome di « Granducato di Posnania », attraverso le oscillazioni della politica prussiana, contrastata apertamente da una sola insurrezione armata guidata dal Mierosławski (1848) diventerà, dopo il 1840, teatro della più spietata germanizzazione, accentuatasi sotto Bismarck. Nella parte russa, la maggiore fra tutte, la Lituania, Volinia, Podolia, con l'Ucraina, rimasero incorporate alla Russia e il resto costituì il Regno di P. (chiamato spesso « Regno del congresso ») con Parlamento ed esercito propri, unito alla corona imperiale russa. E proprio qui le due successive insurrezioni (1850-31 e 1863-1864) provocheranno profondi cambiamenti. Dopo il 1831 sparirà la Statuto del Regno e dopo il 1864 cesseranno di esistere anche i resti della limitata autonomia. Ma proprio in queste desolanti condizioni la nazione polacca diede prova di una sorprendente vitalità. Chiesa e clero furono ispiratori e animatori della sua resistenza. Quando la Prussia tentò di svigorire la sede primaziale di Gniezna, unendola personalmente alla diocesi di Posnania (elevata con questo scopo alla dignità arcivescovile nel 1821), il clero si oppose con estrema risolutezza. Nel periodo del Kulturkampf si distinse l'arcivescovo Ledóchowski, futuro cardinale di Propaganda Fide (m. nel 1902). Analogamente nel territorio austriaco fiorirono le iniziative cattoliche, intese a raccogliere il popolo intorno al suo clero,

in una coraggiosa lotta di resistenza contro il giuseppiniamo accentratore degli Asburgo. Fu fondata la rivista « Przegląd powszechny » tuttora esistente, crebbero di prestigio e di autorità le Facoltà di teologia di Cracovia e di Leopoli. La Russia tentò di separare dalla Chiesa cattolica la Chiesa greco-cattolica polacca, ma si trovò di fronte a un'azione risoluta di resistenza di cui furono animatori i Basiliani. Una certa tolleranza il governo usò nei confronti dei cattolici fino alla prima rivoluzione, poi la situazione peggiorò e divenne tragica dopo il 1863. Il Felijski, arcivescovo di Varsavia, fu deportato e la stessa sorte subirono altri vescovi, come il Krasinski, Popiel e Lubienski. Le congregazioni religiose furono sciolte e l'Accademia ecclesiastica di Varsavia trasferita a Pietroburgo nel 1867. Tutte queste persecuzioni non valsero a smembrare l'unità religiosa della P. Gli emigrati sostenuti dal grande poeta Mickiewicz diedero vita al nuovo Ordine religioso dei Resurrezionisti che si assunse il compito di tenere alta la coscienza religiosa dei connazionali. In questo senso lavorarono anche nel territorio del « Regno del congresso » i Cappuccini che esercitarono una intensa azione di penetrazione dal basso all'alto.

Periodo dell'indipendenza (dal 1918 in poi). - L'esito della prima guerra mondiale permise alla P. di riacquistare la sua indipendenza. Prima e durante il conflitto si erano battuti a questo scopo note personalità, come Dmowski e Pilsudski. Gli imperi centrali, pericolanti, per guadagnarsi le simpatie dei polacchi crearono il 5 nov. 1916 il Regno di P. con un consiglio di reggenza composto dell'arcivescovo di Varsavia mons. Kakowski e dai principi Lubomirski e Ostrowski. Anche la Russia sovietica si pronunciò in favore dell'indipendenza (1917), che venne resa effettiva con la caduta degli imperi dell'Europa Centrale (1918). La Pace di Versaglia tracciò le frontiere occidentali della P., corrette poi dalle insurrezioni e dal plebiscito in Slesia, che però non assicurarono al paese l'agognato accesso al Baltico. Le frontiere orientali furono invece decise dalla guerra con la Russia (1918-20) che si concluse con la vittoria dei polacchi del 1920, suggellata dal Trattato di Riga (1921). Le frontiere orientali furono successivamente riconosciute dalle potenze occidentali (1923). La vita iniziale della Repubblica polacca non fu facile. Tuttavia in poco tempo le più gravi ferite della guerra furono rimarginate. Nel 1921 fu votata la prima Costituzione della nuova P. Il 1924 è l'anno della grande riforma monetaria. Con un colpo di Stato Pilsudski prese il potere nel maggio del 1926. La seconda Costituzione fu elaborata nel 1935.

Grande fu anche il fervore della rinascita religiosa: nel 1920 venne fondata una università cattolica a Lublino e nel 1925 fu stipulato il concordato con la S. Sede. Artefici di questo risveglio furono, sotto la guida del Visitatore, poi primo Nunzio Apostolico, Achille Ratti (v. 1910-21), le migliori personalità dell'episcopato polacco, dal Bilczewski, arcivescovo di rito latino a Leopoli, a mons. Teodorovicz, arcivescovo di rito armeno nella stessa città, ai cardd. Hlond, primate di P., e Sapieha, arciv. di Cracovia.

Lo scoppio della seconda guerra mondiale trovò la P. compatta ed unita. Attaccara il 1° sett. 1939 dalla Germania, colpita alle spalle dall'U.R.S.S., la P. cadde. Milioni di cittadini perirono nei campi di concentramento tedeschi, altre centinaia di migliaia furono deportati dai Russi. La suprema pagina di gloria fu scritta con la tragica insurrezione di Varsavia (1944). Perciò non fa meraviglia se ai Patti di Jalta e Teheran, cioè all'ennesimo tentativo della spartizione della P., la nazione abbia risposto con una solenne protesta.

BIBL.: L. Kinkel, Bibliografia historii polskiej, 3 voll. e 3 suppl., Cracovia 1891-1914, 2° ed., Leopoli 1931; Polski słownik biograficzny (Dizionario biogr., dell'Accademia polacca, a cura di un comitato presieduto da W. Konopczyński), Cracovia dal 1935. Per la st. politica: F. Giannini, St. della P. e delle sue relaz. con l'Italia, Milano 1926; G. Mayer, a. V. ENOCH. Ital., XXVII, 749-63; E. Hanisch, Die Geschichte Polen, Bonn-Lipsia 1923; W. Sobieski, Hist. de Pologne, Parigi 1934; H. Grappin, Hist. de la Pologne des origines d'1922, Essais de synthèse historique, Parigi 1933; ed., Hist. de Pologne, Nuova York-Montréal 1944; F. Dvornik, The making of central and eastern Europe, Londra 1949; Cambridge history of Poland from the origins to Sobieski (opera collettiva), Cambridge 1950. Per la

storia della Polonia indipendente (1918-39): Pologne (1919-19)
(I. Vita politica e sociale; II. Vita economica, III. Vita intellettuale
e artistica, opera coll. svizzera), Neuchâtel 1946-47. Per la st. della
Chiesa: K. Völker, Kirchengeschichte Polens, Berlino-Lipsia 1930;
J. Uminski, Historia Kościoła, 2 voll., 1ª ed., Leopoli 1934, 2ª ed.,
ivi 1939. Per la st. della cultura: A. Brückner, Dzieje kultury
polskiej, I-III, Cracovia-Varsavia 1939, IV, ivi 1946; M. Fried-
berg, Kultura polska a niemiecka, 2 voll., Poznań 1946. Per la
st. degli ordinamenti militari: T. Korzan, Dzieje wojen i wojsko-
wości w Polsce, 3 voll., Cracovia 1912; M. Kukiel, Zarys historii
wojskości w Polsce, 3ª ed., ivi 1929. Per la st. dell'economia:
J. Rutkowski, Hist. économique de la Pologne avant les portages,
Parigi 1927. Per la st. dei rapporti polacco-tedeschi: Deutsch-
land und Polen, opera collettiva di studiosi tedeschi, Monaco-
Berlino 1933. Per la st. della politica polacca: W. Wasiutyński,
Tysiąc lat polityki polskiej, Monaco 1946; J. Giertych, Polityka
polska w dziejach Europy, soltanto vol. I, Londra 1947. Per la
st. dei movimenti demografici in P. dalla I alla II guerra mon-
diale: F. M. Kulisher, The Displacement of Population in Europe,
Montréal 1943; id., Europe on the Move. War and Population
Changes 1917-47, ivi 1948. Giuseppe Kolodziejczyk

III. ORGANIZZAZIONE ECCLESIASTICA

1. Per i fedeli di rito latino la P. conta 5 diocesi metropolitane con 25 diocesi suffraganee: a) Cracovia, con le suffraganee Cze- stochowa, Katowice, Kielce, Tarnovia; b) Gnesna e Po- snania, con le suffraganee Culma e Ladislavia; c) Leopoli, con le suffraganee Luceoria, Premislia; d) Varsavia, con le suffraganee Lodz, Lublino, Plock, Sandomir, Siedlce; e) Wilna, con le suffraganee Lomza, Pinsk. 2. Per i fedeli di rito armeno: l'arcidiocesi di Leopoli. 3. Per i fedeli di rito ruteno: la metropolitana Leopoli con le suffraganee Premislia e Stanislopoli. 4. Per i fedeli ruteni di rito bizan- tino: l'esarcato apostolico di Lemkowszczyzna.

IV. CONDIZIONE GIURIDICA DELLA CHIESA IN P

La condizione giuridica della Chiesa in P. è carat- terizzata da due fatti rilevanti: la denuncia del Con- cordato da parte del governo provvisorio nel 1945 e il cosiddetto accordo con l'episcopato del 1950.

Il Concordato con la P. (AAS, 17 [1925], p. 273 sgg.)
risaliva al 1925 (firmato il 10 febbr., entrato in vigore
il 2 ag.) ed assicurava alla Chiesa un'ampia libertà d'azione
nella sfera della sua competenza, regolando, tra l'altro,
materie che avevano per il paese particolare interesse,
come, ad es., le circoscrizioni ecclesiastiche dei vari riti
(art. 9), la questione dei beni ecclesiastici (art. 24), il
trattamento economico da parte dello Stato a favore del
clero e delle istituzioni ecclesiastiche, fissato in un ap-
posito allegato. La denuncia venne fatta in seguito a de-
liberazione del Consiglio dei ministri in data 12 sett. 1945
per asserite violazioni di esso da parte della S. Sede, con-
sistenti nella nomina di un amministratore apostolico per
la diocesi di Culma nella persona del vescovo di Danzica
e di un amministratore (non arcivescovo) di Gniezno e
Poznan nella persona del tedesco Breitinger, per i Te-
deschi abitanti nelle diocesi di Gniezno e Poznan: fatti
questi che sono nella comune prassi concordataria, specie
in situazioni fluttuanti, come quelle della Polonia 1939-44.

Attualmente, per quanto è dato conoscere, la condi-
zione della Chiesa è regolata da un accordo firmato il
14 apr. 1950 da una commissione mista di rappresentanti
del governo e dell'episcopato. Non si tratta in realtà d'un
accordo vero e proprio, né di un modus vivendi, e tanto
meno di un concordato. È noto, infatti, che nella prassi
costante e nel diritto della Chiesa, il definire i rapporti
tra gerarchia e Stato nell'ambito di una nazione rientra
nelle causae maiores, che sono di esclusiva competenza
del Romano Pontefice, in relazione al primato che questi
esercita su tutta la Chiesa.

I vescovi polacchi per designare il documento sotto-
scritto si sono serviti del termine dichiarazione comune,
che è forse il più adatto.

Esso consta di 19 artt. alcuni dei quali, precisamente
gli artt. 10 (pratiche religiose per gli alunni fuori delle
scuole), 17 (assistenza religiosa nelle case di pena), 18
(assistenza religiosa negli ospedali) hanno un annesso
esplicativo, e di un Protocollo aggiunto che comprende
4 artt., con due annessi esplicativi e completivi agli artt.
1 e 2.

I primi 9 artt. contengono le richieste del governo.

Essi suonano con crude espressioni (si parla addirittura
di ragion di Stato, art. 5) e tentano di compromettere la
Chiesa con impegni politici (artt. 1, 2, 6, 7, 8) e territo-
riali (artt. 3 e 4), alieni dalla sua missione e che nella loro
formulazione sono tutti tendenziosi.

Gli altri dieci rappresentano le richieste dell'episco-
pato, tutte ed unicamente intese al bene delle anime (sal-
vare il salvabile in materia di insegnamento religioso nelle
scuole, di associazioni cattoliche, di opere di carità e di
beneficenza, di stampa e pubblicazioni cattoliche, di ma-
nifestazioni del culto pubblico, di assistenza religiosa al-
l'esercito, nelle case di pena e negli ospedali, di libertà
d'azione per gli Ordini e le Congregazioni religiose).

Il Protocollo aggiunto contiene disposizioni relative
alla trasformazione della Caritas in associazione per soc-
correre gli indigenti, ad eventuali aiuti economici del go-
verno al clero ed alle istituzioni religiose, al servizio mi-
litare dei seminaristi e dei sacerdoti e religiosi dopo i voti.

Pietro Palazzini

V. LETTERATURA

1. Gli albori

La luce della fede non giunse alla P. da Bisanzio, come ad altre nazioni slave, ma da Roma; e l'anima polacca ebbe con il Battesimo (966) impronta cattolica e latina, che si rivela in tutte le sue manifestazioni e per prima nella letteratura. Fiorita, come in ogni altro paese, all'ombra dei conventi e delle cattedrali, fu ai suoi albori di carattere ecclesiastico e di lingua latina: vite di santi, annali di conventi, cronache; fra queste il Chronicon Galli anonymi e, più tardi, la cronaca di Magister Vincentius (Kadlubek). Il primo com- ponimento in lingua polacca che è pervenuto è l'inno Bogurodzica (« Madre divina ») cantato dai guerrieri che combattevano contro i cavalieri teuto- nici alla fine del sec. XIII e divenuto il vero canto patrio. Seguirono poesie religiose; la cronaca di Janko da Czarnków e la Rozmowa Mistrza ze Śmier- cia (« Colloquio del maestro Policarpo con la morte »), l'opera più interessante del mediocivo polacco per la descrizione indiretta di tutta la vita del tempo.

Nel sec. XIV s'intensificarono le migrazioni degli
studenti polacchi all'Università di Padova; nel 1364
re Casimiro fondò lo Studio generale di Cracovia, che
divenne importante centro culturale. Vi fu allievo
Johannes Dlugosz (Longinus), autore della mo-
numentale Historia Polonica. L'introduzione del-
l'Umanesimo in P. avveniva non solo per mezzo degli
studenti che tornavano dall'Italia, ma particolarmente
ad opera di Filippo Buonaccorsi (Callimaco Espe-
riente), umanista alla corte di Cracovia; mentre il
gusto per l'arte italiana veniva portato da una legione
di artisti italiani al seguito della regina Bona Sforza.

2. Il secolo d'oro

La magnifica fioritura della letteratura nel Cinquecento riflette armoniosamente in una duplice espressione latina e polacca un unico spirito. L'influenza dell'Umanesimo si fonde con la consapevolezza che la nazione prende di sé nel mo- mento della sua maggiore prosperità. Di classica ele- ganza sono i carmi latini del Krzycki (Cricius), del Dantyszek (Dantiscus), dell'Hussowski (Hussovia- nus) e di Clemens Janicki (Ianicius), coronato con il lauro dei poeti. Il Janicki fu all'Università di Padova, e di lui si ricorda tra l'altro una bella Ode all'Italia. La poesia polacca raggiunge la maggiore altezza con Jan Kochanowski ([v.], 1530-84): Pieśni (« Canti »), Fraszki (« Bagatelle »), poemi vari, di cui Proporzec (« Lo stendardo ») è il più bello, nonché alcune opere drammatiche. Ellenista perfetto, si ispirò all'antichità nel rifiuto degli ambasciatori greci, trasse l'ispirazione dal popolo per il Canto di s. Gio- vanni alla sobitha (festa tradizionale); attinse al suo dolore paterno l'argomento del suo capolavoro,

i Treny per la morte della figliolotta Orsola. Molti imitatori trovò il Kochanowski; tra questi Mikołaj Sęp Szarzyński, i cui sonetti sono improntati a profonda tristezza. Eleganti verseggiatori in polacco furono Sebastian Klonowicz (1545-1602) e Szymon Szymonowicz (Simon Simonides, 1558-1629), di cui si ricordano i delicati idilli (Sielanki). Opera del tutto originale e caratteristica è La vita dell'uomo onesto di Mikołaj Rej (1505-69), che si oppone alle tendenze classicheggianti del tempo giudicandole una menomazione dello spirito nazionale, ch'egli valorizza in una semplice colorita descrizione della vita dei gentiluomini polacchi del tempo. Appartiene a questo secolo la versione che del Cortegiano di Baldassar Castiglione fece Łukasz Górnicki, adattando alla psicologia e agli usi polacchi la figura del protagonista e l'ambiente, in modo da renderlo un'opera originale. Sono da ricordare ancora il polemico ardito St. Orzechowski e Andrzej F. Modrzewski, creatore di un progetto di riforma interna della P.: il suo Monumentum pro Reipublicae ordinatione ebbe larga eco in tutta Europa.

L'introduzione della « riforma », che ebbe effimero successo in P., suscitò naturalmente viva opposizione. L'oratoria sacra fiori con Piotr Skarga ([v.], 1536-1612), le cui Prediche alla Dieta sono giustamente celebri non solo per l'alto senso religioso e politico, ma per lo stile.

3. Decadenza e rinascita. - Il sec. XVII fu un secolo interamente di guerra per la P., e la letteratura ne subì il contraccolpo. Tuttavia, se pure non può paragonarsi al precedente, non mancano opere di valore. Maciej Sarbiewki (Sarbiewius, 1595-1640) acquistò fama europea riprendendo la tradizione latina, e fu coronato dal Pontefice come « l'Orazio polacco ». Un altro Kochanowski, Piotr (1566-1620), tradusse la Gerusalemme liberata, alla maniera con cui il Górnicki aveva tradotto il Castiglione, facendone cioè un'opera polacca per sentimenti e per costumi. Andrzej Morsztyn (1612-93), delicato poeta lirico, tradusse l'Adone del Marini e il Cid di Corneille. L'anima religiosa e guerresca della P. si manifestò nella Guerra di Chocim di Wacław Potocki (1625-96) e nella Psalmodja di Wespazjan Kochowski (1633-1700). Nella prosa l'opera più rappresentativa del tempo è costituita dalle Pamiętniki (« Memorie ») di Jan Chr. Pasek, spirito bizzarro e avventuroso: partecipò alla guerra contro gli Svedesi, litigò tutta la vita con i vicini, ebbe amori e vicende fantastiche che raccontò con una spontaneità e una verità che danno alla sua narrazione il carattere di un romanzo vissuto. Sotto i re sassoni tutta la vita polacca decadde; e decadde pure la letteratura.

L'influsso italiano, che aveva predominato fin nel tardo Settecento, fu sostituito dall'influsso francese con l'avvento al trono di P. di Stanisław Augusto Poniatowski. Le nuove correnti illuministiche investirono la produzione letteraria e filosofica, preparando le riforme sociali che, volute dagli spiriti più nobili, si concretarono nella Costituzione del 3 maggio 1791, redatta dall'abate Hugo Kollątaj. Nonostante il precipitare degli eventi storici, nel campo del pensiero e degli studi vi fu una rinascita. Notevoli le figure di Ignacy Krasicki ([v.], 1735-1801), vescovo di Varmia, ingegno versatile, prostore forbito, drammaturgo, poeta, autore della prima enciclopedia polacca, di favole, satire, opere didattiche; di Stanisław Staszic (1755-1826), che scrisse opere politiche e un diario dei suoi viaggi, con interessanti pagine sull'Italia; di Stanisław Trembecki (1735-1812), ingegno vigoroso che rinnovò la lingua letteraria; l'opera sua principale è il poema Zofidicka. Stanisław Konarski, sacerdote piarista, si occupò dei pro-

Article illustration
POLONIA - Interno della Cappella Sigismondiana della cattedrale di Cracovia. Arch. Bartolomeo Berrecci (1517-36).
(da Wł. Tatarkiewicz, Architektura Nowożyna od Rzeszówna do Klasycyzmu, Lospoli 1911, fig. 18)
blemi dell'educazione. Da ricordare infine i poeti Dionizy Kniaźnin, St. Karpiński e il legionario Józef Wibycki (1747-1829), che in Italia scrisse quello che doveva diventare l'inno nazionale della patria: « La Polonia non è morta poi che noi viviamo ».

4. Classicismo e romanticismo. - Le condizioni della P. dopo le spartizioni e l'epopea napoleonica, che aveva ridestato e poi deluso le speranze polacche, ebbero non poca parte nella prevalenza che il romanticismo conquistò in P. (v. ROMANTICISMO), dove la tradizione classica era fiorente e aveva un centro rappresentato da scrittori quali il Feliński, autore della tragedia Barbara Radziwiłłowna, il vescovo Jan Paweł Woronicz e Juljan Ursyn Niemcewicz. Le traduzioni di poeti inglesi e tedeschi creavano intanto un'atmosfera favorevole allo sviluppo delle nuove tendenze; e quando il Brodziński (1791-1835) nel 1818, sei anni prima della prefazione del Cromwell di V. BALL, HUGO, pubblicava il suo saggio sul Classicismo, romanticismo e lo spirito della poesia polacca, raccoglieva una fervida adesione da parte degli spiriti più eletti del tempo. Varsavia restò dominio dei classicisti sino al 1820, ma a Vilno si affermava la vittoria dei romantici per opera di Adam Mickiewicz (1797-1855), e, successivamente, di Juljusz Słowacki, di Zygmunt Krasiński e di altri nobilissimi scrittori. Adam Mickiewicz dava nei Dziady (« Gli avi ») la sua tragedia personale e quella della patria; in Konrad Wallenrod il damma della vendetta contro l'oppressore, in Pan Tadeusz, capolavoro della letteratura polacca, il poema della Lituania stessa, con la sua affascinante natura, la sua gente, i suoi usi. Le Ballate e romanze, i sonetti e le liriche sono pervasi da un alto senso religioso e patriottico. Juljusz Słowacki ebbe rare attitudini drammatiche: autore di numerosi drammi, poemi, liriche, è fra i tre maggiori romantici quello che meglio possedette la magia del verso. Zygmunt Krasiński fu pensatore e poeta; i suoi drammi (Iridione; La non divina commedia) al pari dei suoi poemi sono improntati al dolore che adombrò la sua vita e fu confortato da un'alta fede. Altri romantici furono Antoni Malczewski, autore del poema Marja; Seweryn Goszczynski (Zamek Kaniowski); Bohadłan Zaleski, che cantò le bellezze delle terre orientali; Teofil Lenartowicz (1822-1893) che visse lunghi anni a Firenze, e altri. Novellatori romantici furono Michał Czaykowski, bizzarro avventuriero che scrisse fantasiosi romanzi cosacchi; il conte Henryk Rzewuski, delizioso raccontatore di episodi della vita dell'antica P., e il fecondissimo romanziere Józef Ignacy Kraszewski, che fece rivivere la storia polacca. La commedia fiorì con il maggiore dei commediografi della P., Aleksander Fredro. La storia ebbe un'ottimo cultore in Joachim Lelewel. Si rannoda infine al romanti-

cismo e precorre le tendenze simboliste il profondo e a volte oscuro Cyprian Norwid (1821-77).

5. Il positivismo

La reazione al romanticismo fu determinata non solo da correnti dilaganti in tutta Europa, ma essenzialmente da quelle stesse condizioni della patria che avevano dato sì forte impulso alla corrente romantica. La fede nella resurrezione della patria, i vaticini dei suoi ispirati poeti erano dilagati con la sanguinosa repressione dell'insurrezione del 1863. Parve agli spiriti stanchi e doloranti che la salvezza dovesse giungere dalla visione della nuda realtà, affrontata per risolvere i problemi che assillavano la nazione. La cultura polacca s'improntò dunque, come tutta quella europea, alle nuove dottrine. Il poeta Adam Asnyk (1838-97) cantava: « Formati alla scuola dell'aspra sventura, abbiamo respinto la dolcezza dei sogni; assetati di verità, lei sola cerchiamo ». L'Asnyk fu uno dei più eminenti lirici del tempo; da ricordare con lui Marja Konopnicka (1842-1910), sensibilissima alla bellezza della natura e dell'arte (e all'Italia si ispira una delle sue migliori raccolte di liriche), come fu sensibilissima al dolore del popolo che lavorava in patria e sulle vie del mondo (Pan Balcer al Brasile). Fra i romanzieri del tempo emergono Bolesław Prus (Aleksander Słowacki, 1847-1912), che diede con Lalka (« Bamboła ») un quadro della vita polacca in cui i caratteri sono finemente disegnati; con Il Faraone ricreò l'ambiente dell'antico Egitto; e scrisse anche ottime novelle.

Eliza Orzeszkowa (1841-1910), il cui più bel romanzo è Nad Niemen (« Sul Niemen ») è autrice pure di romanzi ebraici (Metr); Adolf Dygasiński (1839-1902) è un fine osservatore della vita della natura (Gody życia, « Le feste della vita »); Adam Szymański (1852-1916), esiliato politico in Siberia, trasse dalle sue esperienze la materia viva per i suoi Szkice (« Schizzi ») e per i suoi racconti in cui si ritrovano la bontà, il dolore, la durissima vita degli esiliati. Józef Weyssenhof (1866-1932) è romanziere sobrio ed elegante. Ma il maggiore fra tutti gli scrittori del tempo fu Henryk Sienkiewicz (1846-1916), che appartenne, agli inizi, alla corrente positivistica, da cui si staccò con i suoi grandiosi romanzi storici (la Trilogia, I Crociati, ecc.) e acquistò fama mondiale per il romanzo Quo vadis? che si svolge nella Roma neroniana, nel contrasto fra l'ambiente pagano e quello dei primi cristiani, e ha pagine di calda fede. Altre sue opere di argomento moderno sono Bez dogmatu (« Senza dogma »), Rodzina Polanieckich (« La famiglia Polaniecki »); molte novelle, fra cui Hania e Latarnik (« Il guardiano del faro »), sono a giusto titolo reputati capolavori. Scrisse inoltre corrispondenze di viaggio, anche dall'Italia.

6. La letteratura polacca dagli inizi del presente secolo all'invasione tedesca

La reazione alle tendenze positiviste avvenne in P. per l'influenza dei poeti francesi (Mallarmé, Verlaine, Baudelaire) e del D'Annunzio; ma prevalentemente per l'impulso ad una liberazione interiore dopo il fallimento del programma di ricostruzione sociale e culturale bandito dal positivismo. I Polacchi inoltre già avevano nel loro passato i migliori maestri, precursori delle moderne tendenze: lo Słowacki e il Norwid, di cui scoprivano allora soltanto il pieno valore. Le riviste Życie (« Vita ») e Chimera raggrupparono le individualità più notevoli: Stanisław Przybyszewski (1868-1925), autore di drammi, saggi e romanzi legati al simbolismo nordico; Stanisław Wyspiański (1869-1907), pittore, poeta, musicista, rinnovatore dell'arte tipografica, drammaturgo, che richiama per la sua formazione intellettuale certe grandi figure del Rinascimento. Il suo tormento d'artista, la passione patria, l'alto senso religioso della vita informano la sua vasta produzione in ogni campo. Alla « Giovane P. », scuola poetica del principio del secolo, appartengono Jan Kasprowicz (1860-1926), la cui ispirazione rivela profonda religiosità, larga umanità, amore per la natura; Kazimierz Tetmajer (1865-1940), lirico delicato della bellezza e dell'amore; e Leopold Staff (vivente), che è considerato uno dei massimi poeti polacchi. Eminenti prosatori di questo periodo: Stefan Żerowski (1864-1928), nella cui opera prevale la passione patriottica; Popioły (« Ceneri ») è l'epopea della P. ai tempi napoleonici; novelle e drammi riflettono l'intimo

tormento della ricerca della libertà nazionale. Władysław Reymont (1868-1925) si distingue per una umana, pacata considerazione di motivi sociali. Chłopy (« I contadini »), premio Nobel 1924, rappresenta il poema della terra nel volgere delle stagioni: gli uomini vi sono rappresentati nelle fatiche della vita quotidiana, con i loro errori e le loro qualità. Ziemia obiecana (« Terra promessa ») mostra il sorgere della potenza industriale in ciò che essa ha di più disforme dalla vita semplice e spontanea dello spirito, ingoiato anch'esso dalla macchina che asserbe tutte le attività dell'uomo. Prosatori eminenti sono Wacław Berent (n. nel 1872) e Wacław Sieroszewski (1860-1940), che, esiliato giovanissimo in Estremo Oriente, trasse come già lo Szymański ispirazione dai suoi ricordi nei romanzi di soggetto esotico; Juljusz Kaden Bandrowski (1885-1944, fucilato dai Tedeschi) fu nobilissima tempra di scrittore.

Dopo la prima guerra mondiale, risorta a libertà, la P. ebbe larga fioritura di poeti e prosatori, fra cui è difficile scegliere. I maggiori si raggruppano intorno alla rivista Shamander: Julian Tuwim, Antoni Słominski, Jan Lechón, Jarosław Iwaszkiewicz, tutti viventi; Maria Pawlikowska, che cesellò le sue brevi liriche, simili a coplas spagnole. Al gruppo strapaesano Czartiak appartiene Emil Zegadłowicz; i Pawlikowski, vera dinastia letteraria, fondarono una casa editrice per le loro opere e vi pubblicarono anche quelle di Maryla Wolska, poetessa luminosa per la vena serena e la fede religiosa. Infine Kazimiera Illakowicz ha un posto a parte fra i lirici moderni; notevolissimo il suo poemetto Storia del Martire di Mosca, commossa rievocazione del sacerdote polacco Budkiewicz ucciso in Russia. Si distinguono nel romanzo: Marja Dąbrowska (Nocy i dnie, « Le notti e i giorni »); Zofia Kossak, che predilige il genere storico; Andrzej Strug; Ferdynand Goetel ed altri.

7. Guerra e dopo guerra

Il 1939 segnò l'inizio d'una catastrofe nel mondo polacco: parve che la guerra dovesse spegnere ogni manifestazione dello spirito. Gli studiosi e gli artisti deportati, chiuse le università, distrutte le biblioteche. Ma la P., avvezza per tradizioni secolari alle invasioni e alle guerre sul suo territorio, offrì un meraviglioso esempio di resistenza: sorse una università clandestina; innumerevoli i giornali e le pubblicazioni clandestine fra cui, notissima, Kamienie na szaniec (« Pietre sulla trincea ») del Gorecki (pseudonimo di A. Kaminski). Molti polacchi riparavano all'estero, formando centri intellettuali di una nuova emigrazione in Ungheria, Italia, Francia, Inghilterra, Persia, Palestina.

Fra le corrispondenze di guerra è da ricordare: Bitwa o Montecassino (« La battaglia di Montecassino ») di Melchior Wańkowicz; le testimonianze sui campi di concentramento: Z. orchłani (trad. con il titolo « Il campo della morte ») di Zofia Kossak e Wspomnienie Starobielskie (« Ricordi di Starobielsk ») di Józef Czapski, tutti a carattere di cronaca; mentre notevole valore letterario hanno: Droga wiodła przez Narwich (« La strada passava per Narwich ») di Ksawery Pruszynski; Dymy nad Birchenau (« Fumate su Birchenau ») della Szmaglewska; Listy z pod morwi (« Lettere scritte sotto al gelso ») di Gustaw Morcinek.

Sono da notare due raccolte di versi di Marja Pawlikowska, pubblicate in Inghilterra; versi della Illakowicz, stampati in Ungheria; il bel poema Kwiaty polskie di Julian Tuwim e il romanzo Srebrne Orły (« Aquile d'argento ») di Teodor Parniki.

Il profondo mutamento politico e sociale iniziatosi in P. con il 1945, non mancherà di influire anche sulla sua letteratura; ma troppo vicini sono gli eventi perché si possa prevedere con esattezza quanto i Polacchi potranno salvare della tradizione culturale occidentale, a cui sono sì profondamente legati.

BIBL.: repertori bibliografici: E. Estreicher, Bibliografia polska, Cracovia 1870 ssg. (opera in continuazione); G. Korbut, Literatura polska, Varsavia 1930-31. Opere generali: A. Mickiewicz, Les Slaves, 3 voll., Parigi 1849; St. Tarnowski, Historia literatury polskiej, 7 voll., Cracovia 1900-1907; A. Brückner, Geschichte der polnischen Literatur, Lipsia 1922; G. Mayer, Carattere patriottico e tendenze universali della letteratura polacca, Roma 1930; L. Zaleski, Attitudes et destinées, faces et profils d'écrivains

polonais, Parigi 1932; B. Chlebowski, La littérature polonaise au XIXᵉ siècle, ivi 1933; Dzieje literatury piehuri w Polsce, in Encyclopædia polska, 2ᵃ ed., Cracovia 1935; A. Brückner, Literatura polska od jej początków do chwili obecnej (Storia della letteratura polacca dagli inizi al momento presente), aggiornata da St. Lam al 1947, ivi s. d.; Polagne 1919-30, III: Vie intellectuelle et artistique, Neuchâtel 1947. Marina Bersano Begey

VI. ARTE CRISTIANA

Le premesse dell'arte medievale in P. sono caratterizzate da una assoluta mancanza di influssi bizantini. Avendo la P. accettato, nella seconda metà del x sec., il cristianesimo dall'Occidente, la formazione della sua civiltà venne anche interamente educata dai centri latini. Solo tracce passeggere di un lieve contatto con l'arte bizantina si notano in P., non prima dell'inizio del Quattrocento, quando con l'arrivo al potere della dinastia lituana dei Jagelloni la P. si trovò in rapporti con la civiltà rutena delle rive del Dnieper.

I primi ad importare in P. i modelli dell'arte occidentale furono i Benedettini; le loro più antiche abbazie polacche, dei secc. xi e xii, soprattutto quella di Tyniec, hanno un carattere romanico. Le abbazie cistercensi (Sulejow), molto diffuse in P. dal xiii sec., si orientano nelle loro forme verso i modelli del gotico francese; e le prime chiese dei Domenicani (Sandomir, Cracovia), che ebbero in P. un grande sviluppo in seguito all'apostolato di s. Giacinto, si ispirano al cosiddetto gotico degli Ordini mendicanti.

L'architettura gotica del xiv sec. riesce in P. a realizzare un suo carattere individuale, il cosiddetto «gotico della Vistola», in fabbricati, dove domina il mattone rosso, a volte sporgenti a ventaglio intorno a slanciate colonne. Come maggiori esempi del gotico di marcato carattere polacco locale, possono citarsi le chiese di S. Giovanni e di Maria Vergine a Torunia, la cattedrale di Gniezno, e quella di Cracovia, ambedue riedificate nel xiv sec., quella di Chelmno, la collegiata a due navate di Wislica, le chiese di Maria Vergine e di S. Caterina a Cracovia, quelle di Maria Vergine a Starograd e a Posnania, il cortile della vecchia Università di Cracovia, il Palazzo comunale di Torunia e la sala capitolare nel Castello di Malborgo. A questo ciclo stilistico apparteneva pure la grandiosa chiesa di Maria Vergine a Danzica e la chiesa di Maria Vergine di Nowe Miasto a Varsavia, ambedue distrutte durante la seconda guerra mondiale.

Nel corso di tutto il medioevo i modelli della pittura in P. vengono forniti da prototipi dell'Occidente europeo; essi arrivano attraverso la Boemia, in una versione spesso ivi riformata. Con la corte angioina l'attività artistica in P. del tardo Trecento viene ravvivata da modelli del gotico internazionale, che arrivano allora attraverso l'Ungheria.

Il Quattrocento segna in P. una maggiore dipendenza artistica dai concetti tedeschi, uniti alla cultura borghese. La pittura chiesastica e la scultura sono allora maggiormente influenzate dal tardo gotico di Norimberga, l'apogeo del quale si rivela in P. nel magnifico altare con le Storie della Vergine, scolpito in legno da Veit Stosa verso il 1490, capolavoro che adorna l'abside della chiesa di Maria Vergine a Cracovia. D'altronde il Quattrocento ha lasciato in P. alcune tracce di pittura bizantineggiante rutena, p. es., gli affreschi della cattedrale di Sandomir, quelli del 1415 nella cappella della S.ma Trinità nel Castello di Lublino e quelli del 1470 nella cappella di S. Croce del duomo di Cracovia; essi formano le uniche eccezioni bizantine nell'intero percorso della storia dell'arte in P. Si nota pure che l'espansione della civiltà polacca, dilagandosi sin dal xv sec. ed in modo particolare nel xvi sec. nelle terre rutene del Granducato lituano, ivi portava insieme le forme artistiche dell'Occidente europeo, e che, su queste terre di confine della P. con l'Oriente, l'arte bizantina si trovava in regresso per opera della civiltà polacca, interamente di contenuto latino. Il gusto rinascimentale italiano arriva in P. nel primissimo Cinquecento. Viene protetto dalla corte del re Sigismondo I, sposo di Bona Sforza, ed intensamente diffuso dai personaggi della corte, in modo particolare dal gran cancelliere Cristoforo Szydłowiecki. La fab-

fabbrica della Reggia del Wawel a Cracovia, castello interamente rifatto tra il 1502-30 dagli architetti italiani Francesco Italo e Bartolomeo Berecci, diventò allora in P. il maggior centro della cultura artistica italiana; la quale, ben presto, con Gian Maria Mosca, detto il Padovano, architetto del Palazzo dei drappieri Sukiennice a Cracovia e di quello vescovile (del 1550), domina il gusto dell'architettura e della scultura cinquecentesca polacca. In seguito, tra il 1600 e il 1650, il lungo e operosissimo soggiorno in P. del manierista veneto Tommaso Dolabella di Belluno diede anche alla pittura polacca del Seicento un aspetto stilistico italianizzante.

Lo spostamento della capitale da Cracovia a Varsavia con i re della dinastia Wasa, fece di quest'ultima città la culla del barocco in P., il quale si diffondeva avendo ivi come prototipi le chiese dei Gesuiti. Dopo alcuni fabbricati ecclesiastici barocchi, concepiti nel puro gusto italiano, p. es., la chiesa di S. Pietro a Cracovia, opera dell'architetto italiano Giovanni Trevani, eseguita tra il 1597 e il 1619, si crea uno stile locale barocco polacco, prodotto di un compromesso tra le nuove tendenze decorative italiane con le forme strutturali di tradizione gotica, adattate ai bisogni climatici. Diverse chiese seicentesche polacche dimostrano un tale compromesso artistico, p. es., quella di Kazimierz del 1613 e quella di Radzyn del 1641. Gli esempi più ricchi di questo genere di chiese, come quel-

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POLONIA - S. Stanislao vescovo e martire risuscita il cavaliere Pietro detto Pietroirno. Pala d'altare di Taddeo Konica (1752). Roma. S. Stanislao dei Polacchi.
(per cortesia del dott. Wehr)
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POLONIA - L'adultera. Dipinto di Enrico Siemiradski (1873) - Pietroburgo, già raccolta dell'Imperatore Alessandro III. la della S. Croce a Varsavia e quella dei missionari a Vilna, hanno di solito le facciate adornate ai lati da due torri.
Il barocco fiorito alla fine del Seicento lasciò in P. alcuni bei monumenti; tra essi, la villa suburbana di Wilanow presso Varsavia, edificata per il re Giovanni III Sobieski, la chiesa dell'Antokol a Vilna e il Palazzo Krasinski a Varsavia. Al barocco, improntato maggiormente di spirito italiano, succede nella P. settecentesca il rococò, piuttosto orientato dal gusto di Dresda, dove soggiornava maggiormente la corte comune sassone e polacca di allora. Quale tipico prodotto di tale orientamento estetico si può citare il Palazzo Brühl a Varsavia. In questo periodo sono assai caratteristiche le decorazioni fantastiche di altari. Nella pittura polacca della prima metà del Settecento si manifesta però sempre l'indirizzo italianizzante, il quale vi è rappresentato anzitutto da Simone Czechowicz (1689-1776), pittore polacco educato a Roma, ritenuto dalla tradizione ultimo allievo di Carlo Maratta e fedele imitatore di costui nelle numerose sue pale d'altare, disseminate in diverse chiese dell'intera P.

Il regno del gusto neoclassico arriva in P. nel 1764, con l'avvento al trono di Stanislao Augusto Poniatowski, mecenate e protettore delle arti. Ha un suo primo brillante periodo durante tutto il regno di quest'ultimo Re dal 1764 al 1795; un suo secondo periodo fiorito sotto il Ducato di Varsavia (1807-15); ed un terzo, appesantito, dopo il Congresso di Vienna. Nel suo brillante periodo settecentesco l'architettura neoclassica in P. è guidata da Domenico Merlini (1731-97) e dal suo allievo Giovanni Kamsetzer (1753-95) ai quali si deve prima di tutto la ricostruzione interna del Castello reale Zamek a Varsavia (distrutto durante la seconda guerra mondiale) e la costruzione della graziosissima Villa Lazienki a Varsavia, gioiello architettonico di questa epoca. L'architetto polacco Lorenzo Gucewicz diede allora un aspetto neoclassico ai monumenti di Vilna: alla Cattedrale nel 1777 e al Palazzo comunale nel 1781-83. La pittura sotto il regno di Stanislao Augusto fu portata al suo notevole livello in maggior parte per opera della cultura italiana, sia per tramite di pittori polacchi educati a Roma, come Taddeo Konicz (m. a Roma nel 1796), seguace di Pompeo Batoni, e Francesco Smuglewicz (1745-1807), sia proprio da maestri italiani stabilitisi in P., tra i quali il primo fu il vedutista veneto Bernardo Bellotto detto il Canaletto, chiamato da Stanislao Augusto a Varsavia nel 1767 e poi rimasto ivi ininterrottamente fino alla morte avvenuta nel 1780. Il vero capo scuola della pittura neoclassica in P. fu però Marcello Bacciarelli (n. a Roma nel 1731, m. a

(per cortesia del comm. Leone Siemiradski)

Varsavia nel 1818), pittore di scene sacre, allegoriche, mitologiche, storiche e pure ritrattista, la cui attività in P. fu molto apprezzata dai suoi contemporanei, come mostra il fatto ch'egli fu nobilitato dalla Dieta di P., prima dell'ultima spartizione di questo Stato. Il trentino G. B. Lampi (1751-1830) e Giuseppe Grassi (1758-1838), figlio di genitori italiani all'estero, lavorarono nel tardo Settecento in P., lasciandovi alcuni ottimi esempi delle loro attività ritrattiste. Anche la cultura francese contribuì allo sforzo artistico in P., avendovi in questa epoca uno squisito rappresentante nel pittore Giovanni Pietro Norblin de La Gourdaine (1745-1830), degno seguace del Fragonard. Agli albori dell'Ottocento è da notare l'attività del ritrattista Casimiro Wojniakowski (1772-1812). In questa epoca si crea poi in P. un tipico stile del mobilio, nel quale le forme classicheggianti vengono adattate al materiale locale, specialmente al frassino. L'architettura di gusto neoclassico perdura in P. oltre il 1850; le sue forme diventano sempre più pesanti e decorate in modo esuberante. I maggiori architetti di questo tardo periodo neoclassico sono due italiani attivi a Varsavia: il toscano Antonio Corazzi (1792-1877), ideatore del Teatro dell'opera a Varsavia, e il romano Enrico Marconi (1792-1863), a cui si devono numerosissimi palazzi e la prima stazione ferroviaria in P., quella di Varsavia, detta « binario di Vienna », edificata tra il 1838 e il 1840.

La pittura romantica in P. ebbe i suoi rappresentanti in Alessandro Orlowski (1777-1832), polacco attivo pure in Russia, ed in Pietro Michalowski (1801-55), precursore del linguaggio pittorico moderno novecentesco, maestro di alta qualità sintetica, derivata alquanto dal Goya.

La seconda metà dell'Ottocento segna un fecondo sviluppo pittorico in P.; esso si vede aperto dal grazioso ritrattista winterhalteriano Giuseppe Simmler (1832-68). Seguono eccellenti illustratori: il tragico Arturo Grotger (1837-67), ispirato dalla triste fine dell'insurrezione polacca del 1863, il battagliata Giulio Kossak (1829-1899) ed il lirico disegnatore Elviro Michele Andriolli (1836-93), figlio di un italiano e di una polacca, nato in P. ma educato a Lucca. Con la potente personalità di Giovanni Matejko (1838-93), Cracovia diventò il più importante centro artistico delle terre polacche della seconda metà dell'Ottocento; tra i numerosi allievi del Matejko si ricordano solo i due più notevoli: il pittore, poeta e drammaturgo Stanislao Wyspianski (1869-1907) e Giuseppe Mehoffer (1869-1940), ambedue eccellenti ideatori di vetrate per chiese; il secondo lavorò anche fuori della P., principalmente nella cattedrale di Friburgo in Sviz-

zera. La corrente realistica della pittura polacca viene maggiormente ispirata nel tardo Ottocento dalla scuola di Monaco di Baviera, dove ha studiato una larga schiera di maestri polacchi; i più notevoli tra essi sono Giuseppe Brandt (1841-1910), Alfredo Wierusz-Kowalski (1849-1915), Ladislao Czachorski (1850-1912), i fratelli Massimiliano (1846-74) ed Alessandro Gierynski (1849-1901), quest'ultimo nel suo tardo periodo alquanto influenzato dai macchiaioli fiorentini. Lo squisito paesista Giuseppe Chelmonski (1850-1912), se anche allievo della scuola di Monaco, orienta la sua arte piuttosto secondo il gusto pittorico francese. Enrico Siemiradzki (1843-1902), pittore di alta cultura classica, evocatore di scene antiche, è legato all'arte italiana. Jacek Malczewski rappresenta il simbolismo, tradotto in un linguaggio di mirabile sensibilità cromatica. L'arte di Giuliano Falat (1853-1929) e di Leone Wyczółkowski (1852-1936) ha una formazione spiccatamente impressionista, di origine parigina: non di meno è espressa in modo assai individuale.

BIBL.: per la pittura: F. Kopera, Dzieje Malarstwa w Polsce, I, Cracovia 1925 (contiene la storia della pittura nel medioevo); II, ivi 1926 (contiene la storia della pittura della rinascita fino al neoclassicismo); J. Mycielski, Sto lat Malarstwa w Polsce, in Serbski Piekne, ivi s. d. Per l'architettura: S. Loza, Słownik Architektów i Budowniczych Polaków, Varsavia 1917; W. Tatarkiewicz, Nowoczesne Architektura w Polsce in Sztuka w Polsce, Cracovia 1934. In generale: F. Kopera, Historia Sztuki w Polsce, Varsavia 1927-31; J. Langman, O polskiej sztuce religijnej, Katowice 1932. Witold Wehr

VII. ORDINAMENTO SCOLASTICO

La scuola polacca è stata riformata e riorganizzata negli anni 1945-50. Essa si propone d'impartire alla gioventù l'istruzione puramente pratica e di educarla secondo i principi socialisti.

Il Consiglio degli affari scolastici, creato il 28 ott. 1947, veglia sull'insegnamento collaborando con i Comitati dei genitori e con il Comitato di coordinamento degli studenti, fondato il 6 nov. 1947. Agli studenti è stato conferito il diritto di prendere parte alle riunioni dei professori ogni volta che sono all'ordine del giorno questioni scolastiche. Particolare importanza assumono nella educazione generale e in quella scolastica i Comitati dei genitori, fondati il 26 febbr. 1949. Essi hanno i seguenti compiti: procurare borse di studio, libri, curare la refezione scolastica e le colonie estive, interessarsi all'istruzione socialista e vegliare sui programmi e sui metodi d'insegnamento. Dal 29 sett. 1950 sono obbligatorie le riunioni dei Comitati dei genitori dei singoli centri cittadini con gli insegnanti dei centri stessi. L'istruzione si divide in prescolastica, scolastica e postescolastica. Attraverso questa complessa organizzazione lo Stato e il Partito dominano pienamente su tutto lo sviluppo dell'istruzione. - Vedi tavv. CXIV-CXV.

BIBL.: anon., Sviluppo dell'istruzione superiore, in Boll. di legislazione scolastica comparata, Roma 1948, pp. 227-30; W. W. De Andreia, I comitati scolastici dei genitori, Roma 1951.
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“POLONIA.” Enciclopedia Cattolica, vol. IX (1952), p. 1019. Azione Romana digital edition, https://azioneromana.com/it/article/polonia.