ORANGE

ORANGE. - Città e antica diocesi nel dipartimento della Vaucluse nella Francia meridionale. È l'antica Arausio della Gallia Narbonense. Vi fu fondata da Augusto la «colonia Iulia Secundorum Arausio» con i veterani della II legione. La città fiorì durante la dominazione romana: lo testimoniano un arco di trionfo in onore di Tiberio, un teatro per ca. 7000 spettatori, un ginnasio che si estendeva per oltre 400 m.

O. fu devastata dai Visigoti nel 412. Nel 1173 divennero signori di O. i Baux, nel 1413 i Chalon; intanto nel 1564 vi fu fondata una università soppressa dalla Rivoluzione Francese. Con il Trattato di Cateau-Cambrésis la signoria di O. passò a Guglielmo di Nassau. All'inizio del sec. XVII Maurizio di Nassau fortificò la città che venne però smantellata e occupata nel 1673 dall'esercito di Luigi XIV. Per il trattato di Ryswick del 1697 O. passò a Guglielmo di Orange re d'Inghilterra, nel 1713. Col Trattato di Utrecht il Re di Prussia che ne era venuto in eredità rese O. alla Francia ma la casa di Nassau ottenne di trasferire il titolo di principato di Orange ad una parte della Gueldria. Nel 314 al Concilio di Arles O. fu rappresentata dal presbitero Faustino; il vescovo Costanzo intervenne ad Aquileia nel 381 ed a Milano nel 390; Giusto fu presente al Concilio di O. del 441; i successori sono noti fino a tutto il sec. VI, per poi riprendere quando ad O. fu unita la diocesi di St-Paul-Trois-Châteaux. L'ultimo suo vescovo fu mons. G. L. de Tillet, dal 1774 al 1790, anno in cui la diocesi fu soppressa dalla Rivoluzione. Pio VII la ristabilì nel 1817 nominandovi mons. P. T. D. Astros, ma venne soppressa di nuovo subito dopo ed unita ad Avignone. Il Sinodo dell'8 nov. 441 fu presieduto da s. Ilario di Arles; il secondo del 3 luglio 520 da Cesario di Arles. Quest'ultimo ha speciale importanza nella storia del dogma, perché vi fu condannata quella tendenza semipelagiana che aveva avuto il suo centro presso i monaci di Lérins. Sulla scorta di proposizioni desunte dalle opere di s. Agostino e di Prospero di Aquitania, ed inviate dal papa Felice IV, furono proposti 25 canoni dogmatici (v. PELAGIO E PELAGIANESIMO). Il vescovo Eutropio fu deposto nella basilica da lui fatta edificare fuori città e che prese poi il nome di S. Eutropio, il cui epitaffio, in parte superstite, fu inciso sul coperchio di un sarcofago pagano riadoperato (E. Le Blant, Inscriptions chrétiennes de la Gaule, II, Parigi 1865, tav. 67, nn. 402 sgg.; CIL, XII, 1272-73). La chiesa di S. Eutropio fu saccheggiata dagli ugonotti nel 1561, come pure la Cattedrale, di cui trafigarono il tesoro, e le chiese dei Cordeliers, di Nonains e di S. Giovanni. Il re Carlo IV nel 1365 dotò O. di una università che fu soppressa dalla Rivoluzione.

BIBL.: L. Duchesne, Faites épiscopaux de l'ancienne Gaule, I, 2ª ed., Parigi 1907, pp. 265-66; Hefcie-Leclercq, II, pp. 1085-1108. Enrico Josi

MARTIRI DI O., beate. - Il 1º maggio 1794, 29 religiose di Bollène (diocesi di Avignone), che si erano rifiutate di prestare il giuramento prescritto dal governo repubblicano francese, furono arrestate e tradotte ad O.

Rinchiuse nel carcere della Cure, dove si trovavano già 4 consorelle (e furono poi raggiunte da alcune altre), trasformarono la prigione in una nuova comunità, con propria superiore, relativo corrio, intense e prolungate pratiche di pietà. Accusate di «fanatismo e superstizione», 32 di esse furono condannate a morte dal tribunale rivoluzionario. Tra il 6 e il 26 sg. 1794, a scaglioni, subirono il martirio con lieto animo nella piazza di O. Sedici appartenevano all'Ordine delle Orsoline, tredici alla Congregazione dell'Adorazione perpetua, due erano cistercensi e una benedettina.

Furono beatificate da Pio XI il 10 maggio 1925. Festa il 9 luglio.

BIBL.: AAS, 17 (1925), pp. 153-56, 234-38; G. Meritan, Vita delle trentadue beate religiose ghigliottinate ad O. in odio alla fede, Roma 1925; F. Rousseau, Moines bénédictines martyres,

Parigi 1926, pp. 133-36; A. Zimmermann, Kalendarium Benedictinum, II, Vienna 1934, pp. 410-12. Piero Sannazzaro

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“ORANGE.” Enciclopedia Cattolica, vol. IX (1952), p. 131. Azione Romana digital edition, https://azioneromana.com/it/article/orange.