SALISBURGO. - Sede arcivescovile, capitale dell'omonimo paese confederale dell'Austria.
I. INIZI
Il territorio salisburghese del principato ecclesiastico si estendeva su vasta parte della pianura bavarese e sulle strette vallate dei fiumi Salzach e Saalach, con le valli minori di alta montagna; le ricchezze principali di questa regione erano in sale minerali (Dürnberg sopra Hallein, Reichenhall), il rame e altri minerali pregiati (Kitzbühel, varie valli dei Tauri), l'oro nelle valli di Rauris e Gastein, e il marmo di Adnet, sfruttate sin dai tempi preistorici.Intanto sin dall'epoca celtica sul luogo di S. esisteva il nucleo abitato importante di Petena, poi Iuvavum; il fiume fu chiamato Igonta, poi Ivarus. Sotto il dominio romano (dal 15 a. C.) il territorio fu compreso in massima parte nella provincia del Norico; Iuvavum, municipio sotto Claudio, divenne sede amministrativa, senza importanza militare; nella vita di s. Severino (m. nel 482) appare sotto la forma di Iuvao e aveva fuori della città una chiesa monastica e basilica (capp. 13 e 14) o cellula con alcuni monaci spirituali; anche nella vicina Cucullis (oggi Kuchl) verano fedeli (cap. 11); la chiesa antica del castrum Cucullis sopravvive, come pare, nell'at
tuale chiesa sul Georgenberg (S. Giorgio). Invece l'identificazione del prete Maximianus (cap. 24) in «Ioviaco», con un martire Massimo, di cui si mostra a S. la cella nelle cosiddette catacombe, non pare giustificata perché quella località stava sul Danubio, con stazione della flotta. Morto s. Severino l'antica Iuvavum fu distrutta in gran parte dagli Eruli (488). Intorno al 500 la regione venne occupata dai Baiauri e in quel secolo è ricordato un castellum superius situato sull'attuale Nonnberg. La regione, come tutta la Baviera, fu lentamente cristianizzata da missionari franchi.
Intorno al 690-95 comparve nel paese s. Ruperto (v.), vescovo missionario che istituì varie «celle», cioè centri di vita monastica e missionaria; ebbe dal duca Teodone di Baviera in dono l'antica Iuvavum con il suo castello, e vi stabilì la sua dimora, fondando un monastero maschile sotto il titolo di S. Pietro e uno femminile sul posto del castello, tuttora esistenti (Sankt Peter e Nonnberg [v.]). Teodone ottenne inoltre da Gregorio II (716) di costituire una organizzazione ecclesiastica permanente in Baviera, e S. ne sarebbe stato il centro; ma soltanto s. Bonifacio, nel 739, vi ordinò i rapporti ecclesiastici con l'istituire quattro sedi stabili: S., Ratisbona, Passavia (che avevano già avuto vescovi, almeno di passaggio) e Frisinga. Primo vescovo di S. fu Giovanni (739-45) abate di Sankt Peter. Il successore s. Virgilio (v.), fu il vero organizzatore della diocesi (745-84): costruì la prima cattedrale, distinta dalla chiesa abbaziale di S. Pietro, e vi trasferì il corpo di s. Ruperto (774), d'allora venerato come santo e patrono della diocesi e della regione. Dotto e attivissimo, diresse le forze maggiori della diocesi verso le regioni in gran parte salve della Carinzia, Stiria e Pannonia. Nel 755 appare la prima volta il nome attuale «Salzburg» (borgo del salè) e i duchi e i re tedeschi donarono al vescovato le saline delle vicinanze.
II. ARCIVESCOVATO
I. Centro missionario (898-950 ca.). - Dal 758 all'821 ARNON (v.) che il 20 apr. 798 vide elevata la sua sede a metropoli da Leone III con le sedi suffragane di Sabiano, Bressanone (v.), e quelle bavaresi esistenti sin dal 739: Frisinga, Passavia e Ratisbona, nonché Neuburg, presto unita ad Augusta che stava sotto Magonza. Fiori la scuola di Sankt Peter: fu composto il celebre codice delle tradizioni (registro delle proprietà terriere della Chiesa di S.) e dato vastissimo impulso alle missioni verso oriente, specialmente dopo le guerre avariche. Carlomagno assegnò tutti gli immensi territori degli Avari a S. come paesi di missione, e l'arcidiocesi si estese fino verso il Tibisco, mentre dall'811 la Drava formò il confine con Aquileia; poco dopo furono regolati quelli con Passavia (v. cristianesimo). Poiché l'estensione era immensa fu costituito un corcepiscopato nella Carinzia, con sede a Maria Saal. Sotto Liulphram (836-859) si stabilì un centro missionario oltre il Danubio per gli slovacchi, a Nitra, inizio di lite politico-religiosa.
delle investiture gli arcivescovi di S. furono ordinariamente con i papi, e ne ebbero molto a soffrire; ma ne uscirono più potenti e rispettati. Eberardo II (1200-46), partigiano dell'imperatore Federico II, ottenne conferma della piena indipendenza politica del suo principato ecclesiastico (20 apr. 1220) e, seguendo le idee di Gebardo, istituì tre altre sedi «suffragane»: Chiemsee in Baviera (1217-18), Seckau nella Stiria (1218) e, nella Carinzia orientale, Lavant con residenza a Sankt Andrä (1228). Anzi, il vescovo di Chiemsee prese residenza sin dal 1300, nella stessa città di S. (Chiemseehof). Così oltre i suffragane, nel senso comune, di Bressanone, Frisinga, Passavia e Ratisbona S. ebbe quattro suffragane propri, con pieno diritto di elezione, investitura, ecc. Questo «unicum» è rimasto in vigore per Chiemsee fino alla sua soppressione, nel 1307, per gli altri in gran parte fino al Concordato austriaco del 1933-34.
Dal 1366 gli arcivescovi di S. ebbero anche il diritto di battere moneta d'oro. Ma per i movimenti politici del tempo, si ebbero sempre più spesso arcivescovi intrusi, che non di rado furono motivo di violenti contrasti anche armati e causa di decadenza e di sensibili tensioni intestine.
3. Apogeo di potenza e di arte (1450-1750 ca.). - L'imperatore Federico III poté istituire a Vienna e a Wiener Neustadt propri vescovati, cosa che fino allora S. e Passavia erano riusciti ad impedire. Lo stesso Federico concesse poi nel 1481 alla città di S. i diritti di città libera imperiale, per indebolire la potenza del principe arcivescovo. Ma non vi riuscì, perché l'arcivescovo Leonardo di Keutschach (1495-1519) intervenne contro queste velleità di indipendenza: rimasero celebri il trasporto in pieno inverno dei cittadini più cospicui a Radstadt, accompagnati dal boia, e la costruzione del grande organo sulla fortezza della città («Stier») che doveva suonare alle 4 di mattina e alle 9 di sera per regolare la vita cittadina: opera che funziona ancora egregiamente, ma suona melodie corali, diverse ogni mese. Poi rafforzò la fortezza e ne fece anche abitazione principesca con la chiesa di S. Giorgio ove si fece effigie in marmo rosso, benedicendo dall'alto città e paese. Gli successe il celebre card. Matteo Lang di Wellenbach (1519-40) che portò il suo Stato a nuovo splendore e nel 1529 ebbe il titolo di «primas Germaniae», rimasto alla sede fino ad oggi. Dopo il Concilio Tridentino non mancarono sinodi riformatori (1569-1576) e la vita religiosa si mantenne florida nonostante infiltrazioni protestanti.
Il nuovo spirito rinascimentale portò ad una rapida e vasta rinnovazione della città e del principato, grazie all'opera di tre celebri principi arcivescovi. Il primo e più discusso è Wolf Dietrich di Raitenau (1587-1612), alunno del Germanico di Roma, a 28 anni principe arcivescovo, che portò profondissime impressioni della vita e dell'arte italiana. Demoli la grandiosa Cattedrale medievale fino alle fondamenta (1600) e nel 1610 pose la prima pietra della nuova. Iniziò nel centro di S. la costruzione di un intero quartiere ecclesiastico (residenza, uffici, Palazzo del Capitolo ecc.) apri un nuovo cimitero, favorì ogni specie d'arte, servendosi di artisti italiani. Contro l'espansione protestante chiamò i Cappuccini e costruì loro alcuni conventi. Nel favorire il commercio venne a conflitto armato («Salzkrieg») con Massimiliano di Baviera. Soccambette, fu imprigionato e denunciato a Roma (1612). Il suo ardore costruttivo gli aveva procurato nemici specie nel Capitolo, ma gli noccuse soprattutto la sua relazione con Salomè Alt (cui l'Imperatore dette il titolo di Altenau) da cui ebbe 10 figli e per la quale costruì il castello di Altenau, oggi Mirabell. Un commissario pontificio, pur liberandolo dalla prigionia bavara di Hohensalzburg, lo dichiarò prigioniero della S. Sede, sotto la sorveglianza del nuovo arcivescovo. Wolf Dietrich visse ancora 5 anni (m. nel 1617), in stretto carcere, però in sincera penitenza. Gli seguì (1612-19) Marco Sittico di Hohenems, che del predecessore continuò le costruzioni con maggiore successo. Nel 1614 iniziò la nuova Cattedrale con altra pianta, e preparò con il ginnasio (1617) la futura Università.
Ma il principe più grande di quel periodo è Paris di Lodron (1619-53), che riuscì a mantenere durante

Salisburgo - Castello del vescovo (sec. xi, rifatto nel sec. xvi). Hohenverfon.
la guerra dei Trent'anni piena pace nei suoi Stati, anzi a portarli a vera floridezza materiale e spirituale. Nel 1628 poté terminare la costruzione esterna della Cattedrale e di molti altri edifici della città, dandole in parte l'aspetto di città barocca. Costruì per maggiore sicurezza nuove fortificazioni, mantenendo un modesto ma ben fornito esercito. Ma la sua maggiore gloria è la fondazione dell'Università benedettina di S. (1632) e la costituzione della Congregazione benedettina di S. che comprese molte abbazie bavaresi e vicine (1641-1808).
Riuscite vane le missioni fra i protestanti, sempre tenaci nelle loro vallate alpine, Leopoldo di Firmin (1727-44) per liberarsi di loro il 31 ott. 1731 li esiliò dallo Stato, fatto che allora allarmò tutta l'Europa; più di 25 mila persone lasciarono il paese per trasferirsi in gran parte nella Prussia e nell'Assia.
4. Declino (1750-1816)
S. non riuscì a sottrarsi all'illuminismo e al cesaropapismo di Giuseppe II, e Girolamo Colloredo (1772-1803), che ne era molto imbevuto, introdusse molte riforme abolendo le processioni, limitando la pietà esterna, sopprimendo confraternite e opere pie, vietando persino i presepi con grande rammarico del popolo.Con l'avvento di Napoleone, il Colloredo fuggì (1800) davanti ai Francesi per non mai più tornare. Morì nel 1812 a Vienna. Ma sino dal 1786 egli aveva dovuto stipulare una Convenzione con Giuseppe II (19 apr.), in forza della quale cessò la giurisdizione di S. nei territori austriaci e l'imperatore (consentiente Roma) ridusse i suffraganei salsburgesi di Gurk, Seckau, Lavant e il nuovo vescovato di Leoben a suffraganei di S. nel senso comune della parola. A S. però rimase il diritto della nomina dei vescovi di dette sedi.
Nel 1803, con la grande secolarizzazione germanica, cessò anche il millenario principato ecclesiastico di S. Nella Pace di Lunéville il suo territorio fu aggiudicato all'arciduca di Toscana con il titolo di Elettorato (Kurfürstentum). Nel 1805 passò all'Austria che lo perdette nel 1809. Intanto era anche soppresso il Capitolo della cattedrale (1807). Il vescovo di Chiemsee tenne l'amministrazione spirituale dell'arcidiocesi. Dal 1809 al 1810 S. stette sotto i Francesi, poi passò alla Baviera (1810-16) che soppresse il diritto di moneta e l'Università.
III. L'ARCIDIOCESI MODERNA (DAL 1825 IN POI)
Con il Congresso di Vienna (1816), il territorio del principato di S. passò definitivamente sotto l'Austria, però alcune parti importanti come Reichenhall, Berchtesgaden e il Flachgau, la parte piana oltre la Salzach, rimasero alla Baviera. Dal 1918 è uno dei paesi confederali della Repubblica austriaca. Fu necessario anche un riordinamento dei rapporti ecclesiastici.Con le bolle Ex imposto (2 maggio 1818) e Ubi pri-

SALISBURGO - La Cattedrale medievale. Stampa del 1495.

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**Per cortesia del p. G. Löwe, redentorista**
SALISBURGO - I. Pianta della Cattedrale medievale (sec. XII), romanica, con 6 torri, transetto e cupola ottagonale; 2. Progetto di S. Solari, eseguito tra il 1614 e il 1628, di tipo vignolese, cupola centrale, 2 navate laterali in forma di cappelle.
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**mum** (7 marzo 1825) l'arcidiocesi di S. fu nuovamente eretta, circoscritta e dotata. Fu istituito un nuovo Capitolo metropolitano (1825) e nominato il primo arcivescovo nella persona di Ag. Gruber, celebre catechista (1823-35), cui successe Federico principe di Schwarzenberg (1836-1850). I vescovati di Trento (suffragane di S. dal 1825) e di Bressanone (suffr. sin dal 1798) furono sottomessi direttamente alla S. Sede nel 1920 e nel 1924 quello di Lavant, passata alla Jugoslavia nel 1918. Con il Concordato austriaco del 1933 i due suffraganei di Gurk e di Seckau vengono nominati direttamente dalla S. Sede secondo il diritto comune ed al Capitolo di S. rimane solo il diritto di eleggere, su proposta ternaria del Papa, il nuovo arcivescovo di S. da confermarsi poi dal Pontefice.
Il passaggio (1938-45) dell'Austria alla Germania portò all'arcidiocesi di S. tutte le difficoltà create dal regime nazista; e le bombe fecero il resto: la cupola della Cattedrale e altre chiese furono distrutte, le opere religiose soppresse. Da ricordare come segno della ripresa religiosa l'« Österr. Borromäuswerk » (1946) per la stampa cattolica, la Commissione permanente dell'episcopato austriaco per la liturgia, con sede nell'Istituto liturgico presso l'abbazia di St. Peter (1947), l'« Österr. Institut für Caritaswissenschaft » per la preparazione dei laici all'opera sociale, e la rinascita dell'Università Cattolica.
L'attuale arcidiocesi ha 9715 kmq., con 456.000 ab., di cui 380.000 cattolici (la sola città di S. conta ormai più di 100.000 ab.). È divisa in 19 decanati con 200 parrocchie. Ha bene organizzati i Seminari maggiori e minori. Esiste inoltre la Facoltà teologica. S. è nota anche come luogo di origine della Società di S. Pietro Claver per le missioni africane.
IV. UNIVERSITÀ, ISTITUTI DI CULTURA
Sankt Peter (v.) fiorirono sempre gli studi sacri e profani; pertanto essa esercitò di continuo un influsso notevolissimo nella vita spirituale della città e dell'antico principio. Lo stesso vale, relativamente all'abbazia di Nonnberg, per il sesso femminile. Vi fu inoltre nel medioevo la scuola del Duomo. Ma la gloria di S. barocca nel campo scolastico è la sua Università benedettina, sorta, dopo molte difficoltà, con il definitivo aiuto del principe arcivescovo Paris di Lodron e l'appassionata collaborazione dei Benedettini di S. e della Baviera. Nel 1617 sorse dapprima un ginnasio; nel 1620 (9 marzo) si ebbe il diploma imperiale; nel 1625 (17 dic.) la conferma pontificia di Urbano VIII; nel 1623 l'apertura dell'Università. In torno al 1700 sorse accanto all'Università la celebre « Kollegienkirche », creazione barocca di prim'ordine. Notevole il fatto che l'Università di S. era l'unica università cattolica nella quale anche la storia avesse un insegnamento pratico e universale. La Baviera la soppresse subito (24 dic. 1810); continuò però in suo luogo una specie di liceo, fino al 1850, quando fu ristabilita la Facoltà teologica.Sin dal 1884 esiste il « Kath. Universitätsverein » per la fondazione e dotazione di una completa Università cattolica. Dopo un arresto durante e in seguito alla prima guerra mondiale, il periodo nazista distrusse l'opera vicina alla realizzazione. Ora tutto è ripreso; sono stati aggiunti la Facoltà filosofica, e vari Istituti superiori. Dal 1931 si tengono a S. le « Salzburger Hochschulwochen », corsi superiori estivi internazionali universitari, molto rinomati. A S. esiste poi la « Studienbibliothek » con più di 1200 mss., più di 4600 incunaboli e più di 100.000 volumi. Dal 1880 si ha poi il noto istituto internazionale « Mozarteum » per la musica. A S. infatti ebbe i natali il grande musicista W. A. Mozart (n. nel 1756) che esordì la sua carriera con l'appoggio del principe arcivescovo. Fama mondiale ha il « festival » (Salzburger Festspiele) fin dal 1917, ripreso nel 1925, durante la stagione estiva, con grandiose manifestazioni, soprattutto drammatiche, sul sagrato della Cattedrale.
V. ARTE
Oggi S. si presenta a prima vista come città barocca: detta anche la Roma germanica per le sue molte cupole dominate da quella della Cattedrale. Questa è il principale monumento sacro della città. È dedicata ai ss. Ruberto e Virgilio. Distrutta la primitiva costruzione iniziata da S. Virgilio (774), si ebbe durante il sec. XII la ricostruzione in grandiosi forme romaniche, influenzate dalla Sassonia, con grande atto tra due torri quadrate, tre navate interne con nave traversa e altre due torri rotondate, cupola ottagonale e altre due piccole torri con scale nel presbiterio. Seguirono rinnovamenti gotici e abbellimenti interni: grandiosi altari, sculture e opere d'arte di ogni genere, tanto che la cattedrale di S. era tra le più grandi delle Germania. Gravemente danneggiata da incendio nel 1598, fu rasta al suolo dal 1600 in poi. Wolf Dietrich di Raitenau, principe arcivescovo, chiamò Vincenzo Scamozzi che elaborò un primo grandioso progetto ispirandosi a S. Pietro di Roma e al Gesù (1606-10), ma nel 1610 quando Wolf Dietrich pose la prima pietra il progetto era già semplificato. Il suo successore, Marco Sittico, fece redigere da Santino Solari un terzo progetto, eseguito dal 1614 al 1628. I due campanili furono terminati nel 1655. La facciata è di marmo bianco, tutto il resto dell'esterno in pietra grigia (lunghezza 100 m., larghezza 70, cupola 72 m.). L'esterno è puro Rinascimento, l'interno primo barocco, con ricco arredamento di vari artisti. Nel presbiterio dieci tombe arcivescovili dal 1619 al 1771 e grandioso organo del sec. XVIII. Dalla vecchia Cattedrale proviene la vasca battesmile del sec. XII; il Tesoro racchiude cimeli d'ogni età.La piazza del Duomo con le arcate di G. A. Dario (1606) forma un grandioso quadriportico, con in mezzo il monumento all'Immacolata (1771), del Hagenaue. Accanto sorge la sontuosa residenza (ora sede del governo) dei principi arcivescovi, sorta sul posto dell'antica del 1120 a. c. e rinnovata nel sec. XVI (dal 1595 fino al 1619, con aggiunte nel 1788-92), che nel suo insieme attesta la potenza dell'antico principato. Sulla piazza davanti sta la fontana della residenza (1631-61), di Tommaso di Garona, la fontana rinascimentale più bella di oltre'apre.
Un'altra residenza fu la fortezza di Hohensalzburg, iniziata come castello nel 1777, ricostruito in gran parte da Leonardo di Keutschach, con Palazzo, chiesa e tutti gli accessori. Le sale principesche (« Fürstenzimmer », soprattutto la « goldene Stube ») rivelano grande gusto e raffinatezza; un unicum la stufa in maiolica, del 1501, di cui ogni singola formella ha una plastica propria. La fortezza, ampliata nei sec. XVII e XVIII, domina con la sua vastissima mole la città. La residenza del « sufraggiano » di Chiemsee fu il Chiemseehof, vastissimo edificio, medievale e barocco, ma poi molto trasformato, ora altra sede del governo. Notevole la « Hofapotheke » la farmacia ufficiale, con interno e arredamento dal 1500 al 1700. Tutta la città è piena di altri monumenti profani dei principi, come fontane, scuole di cavalleria, bagni per i cavalli, palazzi, case borghesi, di mercanti, con cortili ad arcate, ecc.
Delle molte chiese va soprattutto ricordata quella dei Francescani, fino al 1583 chiesa parrocchiale della città: sorta nel sec. VIII, ricostruita nel sec. XIII, in forme romaniche pesanti, dedicata nel 1221. Il coro romanico fu sostituito nel 1408-32 ca

Salisburgo - Antifonario (sec. xir). Ministara raffigurante l'offerta del libro a s. Pietro - Abbazio di St. Peter.
. dal maestro Hans Stethamer con un luminoso coro gotico, in forma di « Hallenkircher », con pilastri altissimi, in forma di palme, e un deambulatorio di effetto grandioso. Il campanile è del 1486-98. Per l'altare maggiore si chiamò l'artista più grande del epoca, Michele Pacher, ma del suo lavoro (1486-98) non rimase che la statua della Madonna; il resto fu sostituito dall'altare barocco di J. B. Fischer V. Erlach (1709-11). Da notare il camposanto, presso la chiesa di S. Sebastiano, di A. Bertoleto (1595-1600), con arcate intorno, e moltissimi monumenti; nel suo mezzo il mausoleo a cupola di Wolf Dietrich.
L'aspetto barocco di S. le viene dalle molte chiese a cupola in questo stile. In un primo tempo vi costruì molto Gaspare Zugalli, con aiuto di altri artisti italiani; di lui soprattutto le chiese di S. Erardo (1685-89) e di S. Gaetano (1685-1700), molto caratteristiche, in forme barocche italiane. Segue il periodo di J. B. Fischer V. Erlach, architetto imperiale di Vienna. Di lui sono la chiesa della S.ma Trinità (1694-1702), con le due ali della Paggeria e del Seminario; la sua opera maggiore a S. è la « Kollegienkirche », cioè chiesa dell'Università (1694-1707) dedicata all'Immacolata. Meno grandiosa la costruzione delle chiese di S. Giovanni, dell'ospedale (1699-1714) e delle Orsoline (1699-1705). Tutte queste chiese sono decorate da vari artisti locali e di fuori, con molto gusto.
Fra i vari castelli sono da ricordare Mirabell, costruito nel 1606 da Wolf Dietrich di Raitenau, ricostruito da J. L. V. Hildebrand nel 1721-27, con grandioso parco; dopo l'incendio del 1818 rimaneggiato da P. Nobile. Si è conservata la scalinata interna, con i celebri puttini in piombo fuso di R. Donner (1726). Il castello di Hellbrunn (1613-15) costruito dall'architetto della Cattedrale, S. Solari, celebre soprattutto per i vari giuochi d'acqua (1615-19); il teatro all'aperto, per commedie italiane, e il « Nonatsschloss » costruito in un mese. Del già nomi
nato J. B. Fischer V. Erlach è anche il castello di Klessheim, di forme molto sobrie, quasi classiche, mentre il castello di Leopoldskron (1736) è più semplice e intimo. Nella città sarebbero ancora da nominare il Municipio del 1407, rimaneggiato nel 1616, e il traforo sotto il Mönchsberg, il «Neutor» (123 m.) dell’inizio del sec. XVIII.
Fuori della città di S. non si può omettere di menotare alcune fra le opere d’arte più rinomate. Mattsee, fondata nel 777, collegata romana con decorazione barocca; Tamsweg, nel Lungau, con chiesa in onore di S. Leonardo, piena di opere d’arte (verteorie medievali, affreschi dei sec. XIV e XV, e le delle famiglie dei pittori Ledrewasch, che conta almeno 18 maestri durante due secoli). Vicino è Mariapfarr con altri celebri affreschi nella chiesa parrocchiale. Tra i santuari mariani il più frequentato è quello di Maria Plain, presso S., chiesa di A. Dario (1671-74); per l’incoronazione della statua W. A. Mozart scrisse la nota «Kröhnungsmesse». Vedi tav. CV.
Bun: fonti: A. V. Meiller, Regesta arch. bis. Salzburg, 1766-1746, Vienna 1866; A. Brackmann, Germania Pont., I. Provincia Salzburg, et eiuscopatus Trientinus, Gottinga 1910-11; W. Hauthaler-F. Martin, Salzburger Urkundenbuch, 3 voll., Salisburgo 1898-1918. Studi: W. Hund, Metropolis S., In- golstadt 1582; 2a ed., di Gewold, 1620 (ancora utile per la ricchezza di notizie). M. Hansiz, Germania sacra, II, Augusta 1729; VI. Dalham, Concilia Salisburg., Augusta 1783; J. Durlinger, Histori.-Statist. Handbuch der Erzdiö. Salz. in ihren heutigen Grenzen, 3 voll., Salisburgo 1802-67; G. Reitlechner, Marianisches Salzburg, Innsbruck 1904; H. Widmann, Gesch. Salzburg., 3 voll., Salisburgo 1907-14; P. Lindner, Monat- tion Metropolis Salisb., 11 1068; A. Brackmann, Die Kurie und die Salzburger Kirchenprozess, Vienna 1912; G. Swarzenski, Die Salz. Malerei, Vienna 1913; J. Mühlmann, Der alte Dom zu Salzb., 11 1925; F. Martin, Kunstgesch. von Salzb., 11 1925; id., Salz. Fürsten in der Barockzeit, Salisburgo 1913; Ch. Greinz, Die fürsterbischöfl. Kurie und das Stadtdekanat Salzb., 11 1920; E. Tomek, Kirchengesch. Österreichs, I, Innsbruck 1935; II, 11 1949, passim (v. indici); W. Mayer, Der Tiroler Anteil des Eh. Salzburg, kirchen- kunst- und heimatgesch., 11 1936 in corso di pubblicazione; K. Ginhart, Die bildende Kunst in Österreich, 5 voll., Baden 1936-39 (indic.) molto materiale); K. O. Wagner, Alt.-Salzb., Vienna 1947; E. Schaffran, Kunstgesch. Österreichs, 11 1948; R. K. Donin, Vins. Scamozzi u. der Einfluss Venedigs auf die Salzb. Architektur, Innsbruck.
