BRESSANONE, DIOCESI di. - Nell'Alto Adige, in provincia di Bolzano. La città, a 560 m., è in una conca soleggiata nella quale la Rienza si unisce all'Isarco.
Nella seconda metà del sec. VI troviamo esistente fra i Breuni, popolazione romanizzata abitante nella provincia romana della Rezia Seconda al di sopra di Trento, un vescovato che aveva il suo centro a Sabiona (presso Chiusa sull'Isarco) e dipendeva dal metropolita d'Aquileia. Quando sia stato introdotto il cristianesimo nel territorio dell'Alto Adige e i suoi affluenti e dell'Inn è difficile dire. Il primo vescovo di cui si ha notizia è un Maternino e poi un Ingenuino che ci è noto per la parte da lui presa per lo scisma dei Tre Capitoli nella fase più acuta, sulla fine del sec. VI, e per la buona memoria che lasciò di sé nel paese tormentato da invasioni. Dopo il 591 mancano notizie su Sabiona ed i suoi vescovi, ma assai probabilmente la serie non fu interrotta. Nel 769 in un documento di Tassilone duca di Baviera e poi nel 770 al Sinodo di Dingolfing compare come vescovo un Alim, probabilmente celta, il quale sta in relazione con l'episcopato bavarese; allora Sabiona non fu certamente dipendente da Aquileia. Quando, il 20 apr. 798, fu costituita da papa Leone III la metropoli di Salisburgo, Sabiona fu uno dei vescovati da essa dipendenti. Scarse notizie si hanno poi durante il sec. IX. Il 13 sett. 901 Lodovico, figlio dell'imperatore Arnolfo, donò al vescovo Zaccaria il possesso di Pristina-[Prichsna]-Brixen, cioè B. Verso il 975 troviamo Albuino «vescovo della chiesa di Sabiona e B.», il quale ebbe il favore degli imperatori Ottone II ed Enrico II e per mezzo di donazioni, cambi, acquisti ingrandì assai l'importanza della sua chiesa nelle valli dell'Isarco, Rienza ed Inn ed anche nella Carintia, Baviera e Carniola, dove da Enrico II ebbe il possesso di Veldes il 10 apr. 1004. Albuino morì il 5 febbr. 1006 dopo avere eretta a B. la sua Cattedrale con una scuola capitolare. Fra i suoi primi successori il più noto è Poppo eletto papa nel 1048 col nome di Damaso II, m. 18 ag. di quell'anno. A B. si tenne nel giugno 1080 l'adunanza dei vescovi nella quale si pronunciò sentenza di deposizione contro Gregorio VII (v. più sotto: CONCILIO di B). Nel 1179 Federico Barbarossa concesse ai vescovi la dignità di principi dell'impero, ma il loro potere fu molto limitato dal prevalere dei conti del

(fot. Gab. fot. naz.)
L'intera diocesi secondo le antiche frontiere nel 1925 contava 488-532.000 anime con 508 circoscrizioni di cura d'anime; di esse 394.722 dipendevano da Feldkirch-Innsbruck.
La diocesi di B. ha ora una superficie di ca. kmq. 4279 e una popolazione di ca. 100.000 ab., quasi tutti cattolici, con 137 parrocchie, 244 sacerdoti diocesani e 121 regolari (1948).
Numerosi istituti religiosi sorsero attraverso i secoli nell'antico ambito della diocesi: notevole particolarmente per la sua importanza, a Innsbruck, il collegio «Canisianum» dei Gesuiti, i quali tengono pure la facoltà teologica nell'università di questa città.

CONCILIO DI B. - D'ordine di Enrico IV, re di Germania, a B. il 25 giugno 1080 si riunirono pochi vescovi di Germania (Conciliabolo di B.) e pochi d'Italia, tra i quali il card. Ugo Candido ed Enrico, patriarca d'Aquileia, per deliberare intorno alla scomunica e alla deposizione dal seggio papale da infliggersi a Gregorio VII allora regnante. E ciò fu fatto, previo esame delle imputazioni, che dai fautori di detto re, laici ed ecclesiastici, erano portate contro il papa: 1° d'aver con la simonia usurpato il seggio pontificale; 2° d'aver sovvertito l'ordine e la pace nella Chiesa e nell'impero; 3° d'aver messa
in discussione la fede cattolica intorno al Corpo e al Sangue di Cristo, come già Berengario di Tours, che gli era stato maestro.
A sostituire sul seggio pontificale Gregorio VII, fu eletto Guiberto, arcivescovo di Ravenna (v. CLEMENTE III, antipapa), che già nel 1078 era stato scomunicato e deposto da un Concilio romano, per la sua vita irreligiosa e per disobbedienza alla S. Sede. Fu questa una ritorsione alla sentenza di scomunica e di deposizione dal trono regale di Germania e di Italia di Enrico IV, fatto ribelle e nemico della Chiesa romana, sentenza pronunciata da Gregorio VII nel Concilio romano del 7 marzo di quello stesso anno.
L'illegalità dell'elezione di Clemente III è indubbia: essa contravveniva al decreto di Niccolò II (1059), perché un solo cardinale era intervenuto all'elezione, e perché né clero né popolo romano erano stati interpellati in merito. Per corroborare la duplice deliberazione del Conciliabolo, Pietro Grasso, giureconsulto di Ravenna, ligio al re, compose un libello, in cui opponeva alle tesi dei canonisti i principi del diritto romano, nuova arma che sarà usata con fortuna nei futuri conflitti.