CIRILLO (COSTANTINO) e METODIO, santi. - Fratelli greci, detti «apostoli degli Slavi»; vissero nel sec. IX.
I. A BISANZIO
C. e M. nacquero a Salonicco dal nobile magistrato Leone. Dopo la morte prematura del padre, la protezione dei figli fu assunta dal cancelliere imperiale Teocrito. M., un pratico giurista, fu incaricato dell'amministrazione di una provincia abitata dagli Slavi, probabilmente la Macedonia.Il più giovane, Costantino (chiamatosi C. nel farsi monaco), fu chiamato da Teocrito a Costantinopoli per essere istruito insieme con il minorenne imperatore Michele III, tra i cui maestri si distinguevano Leone detto matematico e Fozio, il futuro patriarca. Finiti gli studi, C. rifiutò la carriera aulica e ricevette gli Ordini sacri, accettando poi l'ufficio di bibliotecario patriarcale. Ma dopo poco tempo si ritirò nascostamente in un monastero. Ritrovato, non volle più ritornare all'ufficio di bibliotecario, tuttavia accettò la cattedra di filosofia, nella quale si distinse tanto da ricevere il soprannome di «Filosofo». In quel tempo si recò alla corte del califfo di Bagdad in qualità di ambasciatore imperiale.
Intanto l'855 portò importanti cambiamenti politici. Bardas, zio dell'imperatore Michele e nemico accanto di Teocrito, riuscì a guadagnarsi completamente la fiducia del giovane imperatore e fece uccidere Teocrito. L'imperatrice madre Teodora dovette ritirarsi dal governo e più tardi fu rinchiusa in un monastero. Sotto il governo di Michele III la direzione degli affari di Stato passò effettivamente nelle mani di Bardas. La tragica fine di Teocrito e di Teodora, protettori di C. e M., ebbe gravi conseguenze anche per loro. M. rinunciò alla sua carica e si fece monaco in un monastero di Olimpo di Bitinia. Pure C. si ritirò dalla vita pubblica ed in breve raggiunse il suo fratello a Olimpo, dove ambedue attesero alla preghiera e allo studio. I cambiamenti politici ebbero anche le loro conseguenze nel campo ecclesiastico. Nell'858 fu deposto il patriarca Ignazio ed eletto Fozio, amico e consigliere di Bardas.
C. e M. si tenevano fuori di questo penoso conflitto. Verso l'860 l'imperatore incaricò C. di una missione politico-religiosa presso i Chazari, residenti allora sulle coste del mar Nero tra il Don e il Caucaso. C. dovette piegarsi all'ordine dell'imperatore e partì accompagnato da M. Durante la sosta a Cherson in Crimea s'interessò della tomba di S. Clemente, papa e martire. Identificato il luogo tradizionale della tomba, C. scoprì le reliquie di S. Clemente e le prese con sé. La missione di C. conseguiti il prefisso scopo: numerosi Chazari ricevettero il Battesimo ed il Chan strinse amicizia con l'imperatore. Ritornati a Costantinopoli, C. si stabilì presso la chiesa dei SS. Apostoli e M. si ritirò nel monastero di Polichronio, di cui divenne abate.
II. MISSIONE IN MORAVIA
Intanto giunse a Costantinopoli una ambasciata del principe Rostislao (846-60), sovrano della grande Moravia, per chiedere un vescovo e missionari, che parlassero la lingua del suo popolo. La Moravia era già in parte cristianizzata per opera dei missionari occidentali, i quali, oltre a propagare la fede cristiana, favorivano l'espansione dell'Impero germanico. Rostislao voleva liberare il suo Stato dall'influsso politico dei vescovi tedeschi e procurare alla Moravia una organizzazione gerarchica propria. L'imperatore scelse per questa missione C. e M., perché essi, oriundi di Tessalonica (Salonicco), parlavano bene la lingua paleoslava. Né i moravi, né gli altri popoli slavi avevano allora una letteratura propria. Perciò prima di partire C. compose un nuovo alfabeto, ed incominciò a tradurre in paleoslava i libri sacri. Nell'863 C. accompagnato da M. e da alcuni discepoli, partì per la Moravia munito di una lettera commendatizia dell'imperatore.In Moravia C. e M. si dedicarono principalmente alla predicazione ed alla formazione del giovane clero. Con l'aiuto di M. C. tradusse in lingua paleoslava anche testi liturgici bizantini ed alcuni latini. La predicazione e la celebrazione delle funzioni sacre, nella lingua capita dal popolo, ebbe grande successo, ma insieme eccitò l'ostilità del clero tedesco, il quale accusò a Roma C. e M. di eresia. Dopo ca. tre anni e mezzo di attività missionaria in Moravia C. e M.,
con alcuni scelti discepoli, si recarono a Roma. Furono solennemente ricevuti dal papa Adriano II (867-72) perché portavano seco le reliquie di s. Clemente. Il Papa, informato della loro attività in Moravia, riconobbe l'ortodossia di C. e M. ed approvò l'uso della lingua paleoslava nella liturgia. M. fu ordinato sacerdote, C. probabilmente vescovo. Intanto C. si ammalò gravemente. Durante la malattia prese l'abito monastico. C. morì il 14 febbr. 869 e fu sepolto nella basilica di S. Clemente.
Dopo le trattative con i principi di Moravia e Pannonia il Papa nominò M. arcivescovo di Sirmio e lo inviò in Moravia come legato pontificio. Mentre ritornava M. fu arrestato e incarcerato, dopo una parvenza di processo, svoltosi in un sinodo cui parteciparono tra altri Adalvino di Salisburgo, Anonone di Frisinga e Ermenrico di Passavia. Solo dopo tre anni, grazie all'energico intervento del nuovo papa Giovanni VIII (872-82), M. fu liberato e tornò in Moravia. Ma fu di nuovo accusato a Roma di eresia, specialmente ad opera del sacerdote tedesco Viching, il quale riuscì a guadagnarsi le simpatie del principe Svatopluk (870-94), successore di Rostislao. M. si recò di nuovo a Roma, dove pienamente si giustificò, mentre la liturgia slava veniva di nuovo approvata. La Moravia ricevette la propria organizzazione gerarchica con a capo M.; ma anche Viching, grazie alla protezione di Svatopluk, ottenne la sede suffragana di Nitra. M. dedicò il resto della sua vita a consolidare l'organizzazione ecclesiastica servendosi di una nutrita attività letteraria. Ma il suo perfido suffraganeo Viching riuscì ad alienare completamente Svatopluk da M. e con vari intrighi amareggiò molto gli ultimi anni del suo arcivescovo. M. m. il 6 apr. 885, dopo aver designato proprio successore il suo discepolo, nobile moravo, Gorazd.